Prima parte (1/2)
A febbraio, il commissario UE Olli Rehn ha avvertito il Belgio che avrebbe dovuto attenersi al suo obiettivo di deficit di bilancio del 2,15% del PIL per il 2013, dopo avere mancato quello di 2,8% nel 2012. Nello stesso periodo sono terminati i negoziati tra il Parlamento Europeo ed il Consiglio, su due nuovi regolamenti per una maggiore sorveglianza sui bilanci dell’area euro. Da quando il Parlamento ha votato, giovedì 12 marzo, il controllo della Commissione è stato rafforzato nel poter imporre misure di austerità. Dai commenti di Rehn, l’adozione del cosiddetto Two-pack è stato un primo grande passo verso una “più profonda e genuina unione economica e monetaria” prefigurata dallo stesso e da Barroso.
Gli attacchi di Rehn al governo belga sono Stati di una schiettezza insolita. L’ex ministro conservatore finlandese è chiaramente insoddisfatto dei risultati di bilancio del Paese che ospita la maggior parte delle istituzioni europee: vuole azioni, non dichiarazioni. Solo quattro anni fa, tali avvertimenti da un commissario sarebbero stati seri, ma non particolarmente minacciosi per un governo. Ma quella era un’altra Unione Europea. Un’ondata di riforme hanno rafforzato il controllo della Commissione, e qualcuno scommette che il Belgio potrebbe essere il primo Paese ad essere multato secondo le nuove regole.1 La Commissione potrebbe essere in grado di far molto più che sanzionare un governo che non ha raggiunto i suoi obiettivi di deficit, vuole la capacità di poter dire a un governo come tali parametri devono essere raggiunti. L’UE ha di recente adottato alcuni strumenti che Rehn sarà in grado alla sua maniera.
Inoltre, Rehn non è contento del ritmo con cui il Belgio adotta le riforme. Non che le misure di austerità non siano state imposte, di recente i salari sono stati bloccati, e questo in un Paese in cui i lavoratori vedevano i propri stipendi automaticamente adeguati all’indice dei prezzi al consumo. La decisione di congelare i salari ha portato diecimila lavoratori nelle strade. Ma almeno il sistema non è stato ancora del tutto abbandonato; il maggiore rimorso di Rehn, che per primo ha raccomandato di sbarazzarsi della correzione automatica dei salari ritornando al livello del 2011. Due anni dopo, Rehn sta di nuovo chiedendo “misure di natura strutturale”.
Doppio standard
Ironicamente, i parametri dell’economica belga sono ben diversi da, diciamo, l’Olanda. Mentre il deficit del Belgio  rimane intorno al 3%, l’Olanda è al 3,4% e le previsioni per il futuro sono migliori per il Belgio anziché per l’Olanda. Il tre per cento è al momento la soglia ufficiale nell’UE, ma Rehn reclama adesso che il costo del salvataggio della banca Dexia non sia incluso nei conti belgi. Anche se tale inclusione avrebbe portato al rialzo il deficit del Belgio, sarebbe comunque intorno a quello olandese.
Nonostante ciò, Rehn non nomina o svergogna il governo olandese, piuttosto il contrario. La contraddizione nell’approccio si spiega in modo chiaro: l’Olanda ha di gran lunga seguito i consigli della Commissione ed implementato una serie di severe riforme. Ha anche pienamente supportato la linea dei “falchi” di Commissione e Germania. Questo le ha dato un’alta reputazione di fronte a queste ultime. Per contro, nonostante le “riforme”, il deficit olandese è aumentato.
Ciò verte su diverse questioni, come, per esempio, quali siano al momento le priorità per la Commissione, e [la priorità, ndr] sembra essere la capacità di spingere i governi degli Stati membri ad adottare specifici pacchetti di riforme piuttosto che ridurre il deficit in sé. Diventa sempre più chiaro che l’austerità non è solo riduzione del deficit ma è piuttosto un’opportunità per imporre riforme strutturali neoliberiste – in pratica un attacco bello e buono allo stato sociale.
Riforme strutturali
Nei passati tre anni sono state varate diverse leggi UE che rinforzano l’intrusione della Commissione nel modellare le politiche economiche degli Stati, incluse quelle di bilancio, ed hanno dato alla stessa e al Consiglio maggiori opzioni per poter forzare i Paesi in specifici percorsi, con la Commissione che ne emerge come il vincitore assoluto. Ad ogni modo, se la Commissione chiedeva di multare uno Stato membro per il suo deficit, poteva essere fermata se la maggioranza qualificata in Consiglio si fosse opposta. Mentre poteva emettere delle raccomandazioni sul bilancio degli Stati membri, vi erano ancora dei limiti su cosa potevano esigere. Potevano chiedere riduzioni dei salari e una politica che supportasse la competitività, ma specifiche richieste di modificare le leggi sul lavoro restavano difficili da imporre.
La proposta di rimuovere tali limiti al potere della Commissione è stata discussa per un po’, e sembrava concretizzarsi con il documento della Commissione Progetto per una robusta unione monetaria ed economica, rilasciato lo scorso novembre, che descriveva le fasi verso tale obbiettivo.
Fonte: http://corporateeurope.org/news/double-jeopardy
Traduzione a cura di Alessio Tartari
 

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