Articoli su notizie, fatti di cronaca, di politica economica e di economia relativi all’Italia.

Qual è l’opinione della MMT circa le posizioni e le decisioni dei rappresentanti delle istituzioni italiane ?

Che posizione hanno partiti politici, movimenti e associazioni varie residenti nel nostro Paese ? Come ritengono deva essere gestita l’economia ? Qual è la loro posizione riguardo l’Unione Europea e altri trattati internazionali ? Come si pone la MMT nei confronti di queste opinioni ?

In che modo i media rappresentano l’economia italiana ed il nostro rapporto con l’Unione Europea ? Come si pone la MMT nei confronti dei media italiani ? Quali sono le posizioni dei giornalisti e degli opinionisti italiani ? Cosa ne pensano della MMT ? Qual è l’opinione della MMT a riguardo e come replica alle loro critiche ?

Chi sono gli economisti ed i politici italiani che difendono l’Unione Europea e le sue politiche. Cosa pensa la MMT delle loro posizioni ? Qual è l’opinione della MMT riguardo gli economisti critici nei confronti dell’Unione Europea ?

Quali sono state e quali sono le conseguenze della nostra appartenenza all’Unione Europea ? Ci sono stati vantaggi o svantaggi, che posizione ha la MMT a riguardo ? Qual è l’opinione della MMT riguardo l’adesione dell’Italia ai trattati internazionali di libero scambio ? Quali sono le loro conseguenze ?

Come dovrebbe agire la classe politica italiana in un’ottica MMT ? Come sta agendo ora dal punto di vista della MMT ? La politica italiana come si rapporta nei confronti della MMT ? Che opinioni hanno i politici italiani della MMT ? Qual è l’opinione della MMT sulla realtà politica dell’Italia ? Che punto di vista ha la MMT nei confronti della classe politica italiana ?

Ed eccoci alla quarta parte di questa nostra serie di video, dedicata ad una cosa di cui quotidianamente sentiamo parlare e presentata da molti esponenti del mondo della politica, dei media e da vari economisti come una possibile soluzione alla grave crisi sanitaria ed economica che sta colpendo il nostro Paese.

Ma quanti di noi sanno cosa veramente sia il Meccanismo Europeo di Stabilità ?

Il nostro referente economico Filippo Abbate ci spiega le regole e le politiche sulle quali poggia questo strumento, basandosi su fonti ufficiali facilmente verificabili da chiunque.

Alla prossima !

Proseguiamo la nostra serie di video sulla MMT con la seconda parte del Capitolo “I bilanci prima della tua vita”.

Vedremo insieme cosa significa per uno Stato perdere la sua sovranità monetaria e di bilancio, alla luce anche dei recenti fatti di cronaca.

Ti sei mai chiesto cosa rappresenta veramente per te cittadino il debito pubblico ? Sei veramente convinto che il Governo di una nazione deva comportarsi come una famiglia, ossia, spendere di meno di quello che incassa ? Cosa comporta questo per noi settore privato di cittadini ed aziende ? Cosa c’è veramente all’origine della crisi economica iniziata nel 2007, e che ora rischia di inasprirsi nuovamente con conseguenze ancora più gravi ?

Come hanno agito gli Stati dotati di una loro sovranità monetaria per fronteggiare la crisi finanziaria ? Come hanno agito invece l’Italia e l’eurozona ?

A queste ed ad altre domande risponderà il nostro referente economico nazionale Filippo Abbate.

Buona visione ! E buona diffusione !

Iniziamo questa serie di video con la prima parte, in cui parleremo di come funziona uno Stato, dell’assurdità delle regole dei trattati europei e dell’importanza della spesa pubblica, cosa oggi come oggi ancora più vera considerata l’emergenza sanitaria ed economica in corso.

La parola a Filippo Abbate, referente economico nazionale di MMT Italia.

Buona visione e buona divulgazione !

Chi ha detto che le cose non possono cambiare e bisogna solo adattarsi e sopportare di fronte ai grandi movimenti storici, quando essi si risolvono in sofferenza e privazioni più o meno gravi, per la popolazione?

MMT Italia non ci sta ad assistere inerte al nostro amato Paese che affonda ogni giorno che passa.

Ma soprattutto non ci sta ad assistere alla disinformazione comunicata sui media e che danneggia inevitabilmente la formazione di una sana opinione pubblica.

La convinzione è che il cittadino non possa realmente partecipare alla vita sociale della Nazione se le informazioni in suo possesso non gli consentono realmente di discernere all’interno dei movimenti storici in atto.

Da queste considerazioni, e per quello che è il nostro campo operativo di elezione, ecco il progetto che è stato messo in piedi per dare contributo alla soluzione del problema.

CONSAPEVOLEZZA E COSTITUZIONE

Scopo del progetto è portare lo spettatore ad acquisire maggiore consapevolezza sui reali meccanismi economici in atto e sulla situazione di pericolo in cui si trova il Nostro Paese, al fine di creare un’azione comune proveniente dal basso, dalla popolazione italiana. I video conterranno un collegamento crescente con la nostra Costituzione, ne richiameranno gli articoli, ricollegandoli alla situazione attuale. Questo con l’obiettivo di situare gli interventi in un contesto di chiara difesa dello stato civile, che nelle prossime settimane sarà in grave pericolo.

Non vi è consapevolezza senza educazione

Non vi è libertà senza consapevolezza.

Educazione (intesa sia in senso comportamentale che culturale), Consapevolezza, Libertà, sono gli elementi distintivi – oggi scarsi – del messaggio centrale insito nell’intera collana divulgativa.

Nei video sarà tenuto un tono mai aggressivo, mai volgare, in linea con la serietà della divulgazione. Lo spettatore verrà in possesso, piuttosto che di interpretazioni, di una serie di dati di spessore che gli consentiranno di costruirsi in autonomia la propria visione della realtà storica attuale e di individuare i comportamenti che dovrà mettere in campo per risolvere le attuali problematiche.

Inoltre, ogni video sarà supportato da un articolo che ne riporterà le fonti, e da una bibliografia consigliata di supporto e di approfondimento. È anche prevista la produzione di una parallela versione podcast dei video, per aumentarne la fruibilità agli utenti finali e per allargare, di conseguenza, la platea dei destinatari.

Ogni registrazione sarà contraddistinta dal logo MMT che mette i video stessi al riparo da strumentalizzazioni.

I video saranno pubblicati prima di tutto sui mezzi di comunicazione MMT, poi dietro consenso scritto su vari media, che dovranno rispettare la condizione di metterli in onda integralmente, affinché non venga distorto il messaggio in essi contenuto.

Infine, i video conterranno sempre una premessa molto chiara e una sintesi conclusiva, messaggi scritti per dare la massima chiarezza al video stesso che appariranno in sovrimpressione per avere maggior impatto, nonché animazioni esplicative.

Riteniamo che con questa collana lo spettatore avrà in mano uno strumento valido ed efficace per spiegare alle persone cosa sta succedendo in Italia in modo autorevole, documentato e completo.

Per tutto il resto si rimanda alla visione dei video man mano che saranno pubblicati nei prossimi giorni, a partire da questo:

Abbiamo il piacere di comunicare l’inizio della nostra nuova iniziativa.

A breve pubblicheremo una serie di video in pillole per spiegare i concetti base della MMT e l’importanza della piena applicazione della Costituzione Italiana del 1948, per poter tornare ad essere un paese libero e garantire il benessere economico e sociale alla nostra popolazione.

Iniziamo quindi con la presentazione del progetto a cura del nostro referente economico nazionale Filippo Abbate.

Buona visione !

Di Marco Cavedon, postato il 30/03/2020.

Fonte: https://mmtveneto.wordpress.com/2020/03/29/cosa-ci-insegna-lattuale-emergenza-del-virus-covid-19/

Ormai da mesi si sta parlando dell’emergenza legata al diffondersi in tutto il mondo del virus Covid-19.

Il nostro Paese, l’Italia, “vanta” purtroppo i numeri più alti sia di persone contagiate che di morti, che il 28/03/2020 hanno superato la cifra di 10.000.

Quella che all’inizio, anche da parte di vari “esperti”, era considerata una malattia infettiva che non avrebbe portato a conseguenze particolarmente gravi per la nostra popolazione, si sta ora manifestando in tutta la sua drammaticità, tanto che il Governo è stato costretto a prendere via via provvedimenti sempre più restrittivi, arrivando alla chiusura totale delle attività produttive ritenute non di prima necessità col DPCM 22/03/2020, mentre da ormai due settimane è in vigore il divieto di spostamento dalla propria dimora se non per esigenze legate alla spesa, al lavoro o a motivi sanitari o di particolare urgenza, divieto che via via è divenuto sempre più restrittivo.

Quali sono le considerazioni da fare di fronte ad una situazione certamente molto grave, probabilmente la peggiore vissuta dal mondo occidentale a partire dal secondo Dopoguerra ?

Anche in questo caso, possiamo rilevare tutta la drammaticità legata alle regole dell’Unione Europea e dell’euro, che impongono alle diverse nazioni ex sovrane fortissimi limiti nel potere di intervenire. A proclami generici di sospensione del Patto di Stabilità e alle proposte portate avanti da alcuni Paesi dell’Unione di mutualizzare l’emissione dei debiti, finora nulla di concreto è seguito, quando buonsenso avrebbe voluto si fosse intervenuti molto prima del dilagare della situazione. E’ del 28 Marzo la dichiarazione del Presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen, che ha escluso ogni possibilità di ricorso ai cosiddetti eurobond, salvo poi rettificare in maniera maldestra tramite un suo portavoce l’affermazione parlando in modo generico di “opzioni entro i limiti del trattato”. Insomma, dopo settimane nulla di concreto si sta facendo a livello europeo, considerato anche il fatto che attualmente i Paesi che in qualche modo sono favorevoli all’ipotesi di mutualizzazione del debito sono solo una minoranza, 10 su un totale di 27 e fra questi non mancano differenze notevoli di visioni, considerata la presenza di realtà storicamente avverse all’Italia quali la Francia o comunque fortemente favorevoli alle politiche neoliberiste, quali l’Irlanda. Insomma, anche se si arrivasse (e le condizioni attuali lo escludono) a condividere i rischi sull’emissione del debito non è chiaro assolutamente in che misura questo piano verrebbe attuato, con quali meccanismi e in che tempi, senza contare il fatto che una tale misura richiederebbe ulteriori cessioni di sovranità a livello europeo, con ogni probabilità creando un ministero delle finanze unico, l’ennesimo apparato sovranazionale elefantiaco che molto difficilmente riuscirebbe a prendere decisioni uniche ed efficaci per realtà molto diverse ed in tempi celeri.

Tornando al discorso iniziale, vediamo come di fatto le politiche di austerità nella spesa pubblica mettano decisori e commentatori della politica di fronte a due alternative che umanamente sono inaccettabili, ossia, quella di lasciare il virus dilagare al fine di permettere le attività produttive ed il girare dell’economia, e quella di bloccare le industrie a tempo indefinito senza però un forte intervento dello stato capace di garantire stipendi e pensioni. Basti considerare che in Italia fino a Maggio è stato bloccato il pagamento dei contributi e pertanto il Presidente dell’INPS Pasquale Tridico ha dichiarato che i soldi per pagare le pensioni ci saranno sicuramente solo fino a quella data. Dopodiché dovrebbe intervenire il Governo, che potrebbe però essere a corto di liquidità.

Di fronte a tale drammatica situazione il Governo continua ad appellarsi ad un improbabile intervento europeo, quando altri Paesi, anche facenti parti dell’UE, senza aspettare che siano gli altri a muoversi hanno già dichiarato senza problemi di voler disattendere il Patto di Stabilità e di spendere cifre enormi per far fronte all’emergenza. La Germania ha infatti varato un piano di intervento di ben 750 miliardi di euro per tutelare imprese e famiglie, che comprendono un deficit di 156 miliardi per il 2020. Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha approvato un piano di aiuti da 2000 miliardi di dollari per risollevare l’economia, mentre il Regno Unito ha annunciato un piano da ben 330 miliardi di sterline per il sostegno di imprese e lavoro. E in Italia ? Per il momento è stata approvata per il 2020 l’emissione di debito pari a 25 miliardi di euro tramite il decreto “Cura Italia”, a cui se ne aggiungono solo 4,3  versati ai comuni e altri 400 milioni, col vincolo di utilizzare queste somme per le persone che non hanno i soldi per fare la spesa. Veramente poca cosa quindi, se rapportata a quanto realizzato da altri Paesi e considerata anche l’attuale emergenza sanitaria, per fronteggiare la quale in tempi brevi si dovrebbero mettere a disposizione molti nuovi posti letto per la terapia intensiva assieme alle attrezzature, ai medici e agli infermieri necessari. Il Decreto, più che basarsi sul potenziamento dell’organico, parla di retribuzione degli straordinari per  i dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale già attivi e della possibilità di trattenere in servizio medici ed operatori sanitari pronti per la pensione.

Ancora una volta abbiamo la prova di come uno Stato privo della sua sovranità monetaria e di bilancio non abbia di fatto alcun potere di intervenire per la tutela del bene della popolazione e della sua economia, cosa ancora più vera in situazioni di emergenza grave come quella attuale dove la chiusura di interi comparti produttivi non permette al denaro di circolare, mettendo a rischio posti di lavoro e versamenti di contributi al sistema previdenziale ed assistenziale per cifre che potenzialmente possono arrivare alle centinaia di miliardi di euro. E affidarsi alle decisioni degli organismi centrali europei, considerata anche l’emergenza in atto che richiederebbe risposte veloci e concrete, non pare affatto un atto realistico e che possa portare a dei risultati certi.

Di Marco Cavedon, postato l’11/03/2019.

Fonte: https://mmtveneto.wordpress.com/2019/03/11/i-nuovi-provvedimenti-del-governo-giallo-verde/

I nuovi provvedimenti del governo “giallo-verde” possono veramente definirsi una svolta ?

Oggi analizzeremo le tre principali misure con le quali il governo Lega – Movimento 5 Stelle si è prefissato di risolvere i problemi economici del nostro paese, e cercheremo di capire se le cose stanno veramente così come ci vengono descritte.

  1. Quota 100.

Partiamo con il primo di questi tre provvedimenti, ossia “quota 100”, un’opzione che consente ai lavoratori l’uscita anticipata dal lavoro rispetto ai limiti stabiliti dalla Legge Fornero (art. 24 Decreto Legge 6 dicembre 2011, n.201). Contrariamente a quanto affermato più volte dal principale sostenitore di questo provvedimento, il segretario della Lega Matteo Salvini, il decreto legge 4/2019, ossia la legge non ancora ratificata dal Parlamento con cui si introduce “quota 100”, non rappresenta affatto un’abrogazione della Legge Fornero, bensì un’aggiunta di una nuova modalità ai canali di pensionamento tradizionali già in vigore.

Va precisato che si tratta solo di una misura transitoria, in quanto prevede la possibilità di accedere alla pensione anticipata per i lavoratori che hanno maturato 38 anni di contributi con 62 anni di anzianità, ma solamente nel caso si maturino questi requisiti entro il 31/12/2021.

Si tratta veramente, come sostenuto dal governo, di una manovra espansiva in grado di rilanciare la domanda aggregata e l’economia ? La risposta è NO, in quanto viene ripristinato il divieto di cumulo tra reddito di lavoro e pensione sino al raggiungimento dell’età della pensione di vecchiaia (67 anni), per rafforzare, almeno nelle intenzioni, l’ingresso nel mondo del lavoro da parte dei giovani.

Coloro che decideranno di utilizzare questa opzione godranno di conseguenza di un reddito totale inferiore e pertanto di un minore potere di spesa, alla luce anche del fatto che, contrariamente a quanto dichiarato dal governo, non è affatto vero che queste persone non subiranno alcuna penalizzazione rispetto a chi maturerà i requisiti previsti dalla Legge Fornero. Se è pur vero che chi ha 18 anni di contributi al 1995 continuerà a vedersi calcolato l’assegno col sistema precedente retributivo fino al 2011, va però considerata la penalizzazione in base al sistema contributivo. L’assegno pensionistico verrà di fatto ridotto, in quanto il calcolo contributivo non si basa sugli ultimi stipendi o retribuzioni percepite come il sistema retributivo, ma sui contributi effettivamente versati nel corso dell’attività lavorativa, rivalutati e trasformati in rendita da un coefficiente che aumenta all’aumentare dell’età pensionabile.

L’ultima stima proposta sulle eventuali perdite con “quota 100” è al momento quella dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, basata su un campione statistico approssimativo. Secondo gli esperti, scegliere “quota 100” può costare, in termini di minore pensione, dal 5,6% nel caso in cui l’uscita dal lavoro si anticipi di un anno, fino al 34,7% in caso di uscita 6 anni prima.

Non propriamente “un affare” pertanto.

Vero è che i datori di lavoro potrebbero assumere nuovi lavoratori giovani per rimpiazzare coloro che andranno in pensione prima e il tasso di disoccupazione potrebbe calare, ma ciò è tutto da dimostrare alla luce del fatto che il governo attuale, accogliendo le richieste della Commissione Europea, ha abbassato il deficit per il 2019 dal 2,4% inizialmente previsto al 2%, un valore prossimo a quanto realizzato per il 2018. Non sono pertanto state messe in atto misure economiche espansive in grado di rilanciare la domanda aggregata e l’occupazione, considerando anche che per il 2019 è previsto pure un elevato avanzo primario strutturale (pari al 2,3% del PIL e in aumento per il 2020 e il 2021). Ricordiamo che l’avanzo primario rappresenta una sottrazione al netto di risorse all’economia reale, dal momento in cui viene calcolato in base alla formula entrate meno spese (escluse quelle per il pagamento degli interessi sulle obbligazioni governative).

Figura tratta da pagina 9 del dossier sulla Manovra di Bilancio 2019 – 2021.

Saldi_2018_2021
  1. Reddito di cittadinanza.

Questa misura è contenuta sempre all’interno del decreto legge 4/2019 (lo stesso che prevede le disposizioni per “quota 100”). Dal sito del Ministero del Lavoro, apprendiamo che si tratta di una misura di sostengo economico ai redditi famigliari e che è associato ad un percorso di reinserimento lavorativo e sociale, senza però un intervento diretto dello Stato nella creazione di occupazione, come al contrario prevede il Programma di Lavoro Garantito MMT.

L’importo complessivo non può superare i 9.360 euro annui (780 euro mensili) moltiplicati per la scala di equivalenza (un valore che varia da 1 a 2,1 in base ai componenti del nucleo famigliare). Il versamento del beneficio decorre dal mese successivo alla richiesta e viene erogato per un periodo continuativo massimo di 18 mesi. Potrà essere rinnovato, previa sospensione di un mese prima di ciascun rinnovo. Per accedere a questo sostegno, invero assai ridotto, è prevista tutta una serie di clausole molto stringenti. Andiamo ad analizzarne alcune.

Il nucleo famigliare deve essere in possesso di:

  • un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 30.000 euro;
  • un valore del patrimonio mobiliare non superiore a 6.000 euro per il single, incrementato in base al numero dei componenti della famiglia (fino a 10.000 euro), alla presenza di più figli (1.000 euro in più per ogni figlio oltre il secondo) o di componenti con disabilità (5.000 euro in più per ogni componente con disabilità).
  • un valore del reddito famigliare inferiore a 6.000 euro annui, moltiplicato per il corrispondente parametro della scala di equivalenza (pari ad 1 per il primo componente del nucleo famigliare, incrementato di 0,4 per ogni ulteriore componente maggiorenne e di 0,2 per ogni ulteriore componente minorenne, fino ad un massimo di 2,1).

Si tratta pertanto di un aiutino che verrà concesso solo a quelle famiglie in condizioni gravi di povertà.

Per accedere alla misura è inoltre necessario che nessun componente del nucleo familiare possieda:

  • autoveicoli immatricolati la prima volta nei 6 mesi antecedenti la richiesta, o autoveicoli di cilindrata superiore a 1.600 cc oppure motoveicoli di cilindrata superiore a 250 cc, immatricolati la prima volta nei 2 anni antecedenti (sono esclusi gli autoveicoli e i motoveicoli per cui è prevista una agevolazione fiscale in favore delle persone con disabilità);
  • navi e imbarcazioni da diporto (art. 3, c.1, D.lgs. 171/2005).

Pertanto chi, magari per motivazioni contingenti, ha avuto la necessità di acquistare di recente un’auto nuova anche di categoria media ed è in seguito caduto in disgrazia, dovrà attendere due anni prima di poter accedere a questo piccolo sostegno al reddito famigliare.

Ma non è finita qui. Per ricevere il Reddito di cittadinanza è necessario rispettare alcune “ condizionalità “ che riguardano l’immediata disponibilità al lavoro e l’adesione ad un percorso personalizzato di accompagnamento all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale, che può prevedere attività di servizio alla comunità, per la riqualificazione professionale o il completamento degli studi nonché altri impegni finalizzati all’inserimento nel mercato del lavoro e all’inclusione sociale. Al rispetto di queste condizioni sono tenuti i componenti del nucleo famigliare maggiorenni, non occupati e che non frequentano un regolare corso di studi o di formazione.

Andiamo a vedere in cosa consiste questo cosiddetto “Patto per il Lavoro”.

Il beneficiario dovrà accettare almeno una di tre offerte di lavoro congrue (una in caso di rinnovo del Reddito di cittadinanza).

La congruità dell’offerta di lavoro viene definita sulla base di tre principi (art. 25 del decreto legislativo 150/2015):

  • coerenza tra l’offerta di lavoro e le esperienze e competenze maturate;
  • distanza del luogo di lavoro dal domicilio e tempi di trasferimento mediante mezzi di trasporto pubblico;
  • durata dello stato di disoccupazione.

Con riferimento alla durata di fruizione del Reddito di cittadinanza ed al numero di offerte rifiutate, il principio di cui al punto 2 come descritto dal DM n. 42 del 10 aprile 2018 viene integrato come segue:

  • nei primi dodici mesi di fruizione del beneficio è congrua un’offerta entro 100 chilometri di distanza dalla residenza del beneficiario o comunque raggiungibile in cento minuti con i mezzi di trasporto pubblici, se si tratta di prima offerta; entro 250 chilometri di distanza se si tratta di seconda offerta; ovunque collocata nel territorio italiano se si tratta di terza offerta;
  • decorsi dodici mesi di fruizione del beneficio è congrua un’offerta entro 250 chilometri di distanza dalla residenza del beneficiario nel caso si tratti di prima o seconda offerta, ovvero ovunque collocata nel territorio italiano se si tratta di terza offerta;

In caso di rinnovo del beneficio è congrua un’offerta ovunque sia collocata nel territorio italiano anche nel caso si tratti di prima offerta.

Si tratta pertanto di condizioni molto pesanti da rispettare, che possono comportare l’assenza da casa per mesi o per anni di un padre o una madre di famiglia per accettare un lavoro a molti Km di distanza. Basti pensare che anche nel caso in famiglia ci siano delle persone disabili, è previsto comunque un limite massimo pari a 250 Km di distanza dalla propria residenza.

Andiamo ora ad analizzare le modalità tecniche con cui viene erogato questo cosiddetto sostegno al reddito.

Il beneficiario avrà diritto ad ottenere una carta da pagamento elettronica, attualmente emessa da Poste Italiane. Anche in questo caso limiti e restrizioni si sprecano e rendono questo strumento molto difficile da utilizzare. Basti pensare che questa carta, oltre all’acquisto di beni e servizi di base, consente di effettuare prelievi di contante entro un limite mensile di soli 100 euro per i nuclei familiari composti da un singolo individuo (incrementata in base al numero di componenti il nucleo). Il beneficio dovrà inoltre essere fruito entro il mese successivo a quello di erogazione. L’importo non speso o non prelevato viene sottratto nella mensilità successiva, nei limiti del 20% del beneficio erogato. È prevista inoltre la decurtazione dalla Carta degli importi complessivamente non spesi o non prelevati nei sei mesi precedenti, ad eccezione di una mensilità.

L’impressione anche in questo caso è che nelle intenzioni iniziali si sia voluta proporre una misura di sostengo ai redditi più bassi, di fatto in seguito vanificata a causa degli strettissimi vincoli di bilancio dell’Unione Europea, che ha imposto di ridurre un deficit già miserrimo del 2,4 % del PIL ad una valore ancora più basso. La proposta MMT è completamente diversa, in quanto prevede l’erogazione di salari decisamente più elevati del misero sostengo del Reddito di cittadinanza, mediante un intervento diretto del governo per la creazione di lavori nel settore pubblico. Questi redditi dovranno diventare la base minima di dignità sotto la quale non si potrà andare.

Per ulteriori approfondimenti, vedi qui.

  1. Flat tax.

E’ una misura prevista all’interno della Legge di Bilancio 2019, per la cui applicazione servono però decreti attuativi non ancora emanati. Si tratta di stabilire una percentuale massima di tassazione, variabile in base ai ricavi di partite IVA e imprese e  ai redditi delle famiglie.

A causa sempre delle trattative con l’Europa, che, ricordiamolo, hanno previsto una riduzione del deficit pubblico per il 2019 al 2%, l’entrata in vigore di questo provvedimento avverrà nel corso di ben 3 anni:

  • per il 2019 verrà applicata solo per le partite IVA che nell’anno precedente hanno dichiarato ricavi fino a 65.000 euro, nella misura del 15%
  • per il 2020 verrà applicata alle partite IVA con ricavi fino a 100.000 euro, nella misura del 20%
  • per il 2021 verrà applicata alle imprese con ricavi superiori ai 100.000 euro e alle famiglie, secondo percentuali non ancora definite. In base alle ultime informazioni, per le famiglie ci sarà un’aliquota del 15% per i redditi fino a 80.000 euro e del 20% per i redditi superiori. A causa degli obiettivi economici di riduzione della spesa pubblica a deficit già promessi all’Europa, ci potrebbero però essere anche delle aliquote diverse: 23% per i redditi fino a 75.000 euro, 33% per i redditi superiori. Per i redditi famigliari inferiori ai 50.000 euro è invece previsto un sistema di deduzioni.

Vediamo pertanto nella logica di cui sopra un primo errore. Si preferisce prioritariamente abbassare la tassazione delle piccole imprese e pertanto stimolare il lato dell’offerta, mentre la detassazione sui redditi delle famiglie è prevista solo molto più tardi. Si permane pertanto nello scorretto assunto neoliberista secondo il quale sarebbero le imprese di per sé a creare ricchezza e lavoro, non comprendendo che queste in verità producono beni reali e non finanziari, e per fare questo hanno prima bisogno di un aumento della domanda aggregata che può essere realizzato solo con la spesa a deficit da parte dello Stato.

E qui veniamo al secondo errore, perché il deficit dello Stato rimarrà basso anche nel 2019 e negli anni seguenti verrà ulteriormente ridotto. La legge finanziaria per il 2019 prevede, dopo l’approvazione a seguito della trattativa con l’UE, varie misure di taglio della spesa pubblica quali dismissioni immobiliari, riduzione della spesa in conto capitale (investimenti, quelli che per televisione tutti dicono che servono ma nessuno vuole realmente fare), l’abrogazione di diversi tipi di crediti d’imposta per le imprese, l’istituzione della web tax, cioè di una tassa che grava sulle imprese che prestano servizi digitali (ma il mantra del Movimento 5 Stelle non era investire nel campo dell’informatizzazione?), il rinvio a fine anno delle assunzioni a tempo indeterminato per alcuni settori del pubblico impiego, riduzioni e riprogrammazioni della spesa per quanto riguarda il Fondo per favorire la competitività e la produttività, il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione Territoriale, le risorse destinate a Ferrovie dello Stato per la realizzazione dei progetti previsti (ma il mantra della Lega non era realizzare la TAV ?). E’ previsto inoltre per gli anni a venire il ricorso alle clausole di salvaguardia sull’IVA, una tassa che va a colpire proprio i consumi e che potrebbe portare nelle casse dello stato più di 9 miliardi nel 2020, più di 13 miliardi nel 2021.

Per ulteriori approfondimenti, vedi qui.

Per concludere, abbiamo per l’ennesima volta la dimostrazione di come nessun governo possa risolvere la grave situazione economica in cui ancora ci troviamo, fintantoché si decide di continuare a rispettare le regole dell’eurozona.

Di Maria Luisa Visione, postato il 17/10/2018.
Fonte: Siena News.
Tensione sui mercati: se la Commissione Europea non accetterà le condizioni della nota di aggiornamento del DEF, si aprirà per noi la procedura d’infrazione.
Il braccio di ferro tra l’Europa e l’Italia si dirige su uno scenario ancora incerto. Per adesso tutto si limita ai confini nostrani e, da più parti, le reazioni dei poteri forti si fanno sentire. Tuttavia, una buona fetta del popolo ha capito che finanza e politica camminano insieme e riavvolge il vecchio nastro del 2011 fatto di letterine e spread come un film in parte già visto.
Il giudizio dell’agenzia di rating DBRS sulla possibilità remota dell’uscita dell’Italia dall’Eurozona allontana il rischio contagio. Rispetto al 2011, però, l’aria è cambiata: l’Italexit non è più un tabù. Quali sono alcuni dei timori più frequenti sul tema?
Il primo riguarda l’inflazione, la paura che galoppi vertiginosamente a seguito della creazione di moneta da parte della Banca d’Italia, erodendo il potere di acquisto. Il secondo attiene alle eventuali ripercussioni sull’ammontare dei risparmi. L’ultimo all’isolamento del nostro Paese dal resto del mondo.
Rispondo attingendo ai contenuti autorevoli della scuola economica MMT (Modern Money Theory). Premessa al ragionamento è il ritorno alla sovranità monetaria, ovvero una situazione completamente opposta a quella attuale. Lo Stato per finanziare le spese, emetterebbe la sua moneta e, di conseguenza, i nuovi titoli di Stato sarebbero denominati nell’unità di conto di emissione. Cosa comporta ciò? Che lo Stato sarà sempre in grado di onorare i suoi impegni e, quindi, non si potrà mai verificare la situazione in cui non saranno acquistati i suoi titoli, né quella di dover pagare più interessi a fronte di una minore solvibilità.
Alcuni studi scientifici hanno stimato la svalutazione della nuova valuta, in caso di Italexit, dall’11 al 20%, che, però, si ridurrebbe successivamente. Condizione imprescindibile è che lo Stato tassi ed accrediti gli stipendi esclusivamente nella nuova valuta. Non c’è bisogno di convertire i depositi bancari, si può lasciare tale facoltà ai possessori. La necessità di pagare le tasse in moneta nazionale comporterà la vendita di euro facendo apprezzare gradualmente la nuova valuta, in regime di cambi flessibili. In ogni caso, se una valuta si svaluta si comprano merci a prezzi più bassi e ciò comporta maggiore richiesta di valuta nazionale, che torna ad apprezzarsi. Non c’è poi una correlazione diretta tra svalutazione e inflazione, cioè non è che se una moneta si svaluta del 30%, l’inflazione aumenta del 30%. Tutto avviene in misura minore e controllabile.
E la correlazione tra stipendi e salari? Se stipendi e salari aumentano più dei prezzi non si verifica erosione del potere di acquisto. Oggi accade il contrario: i prezzi dei prodotti e servizi calano perché non c’è domanda, causa alta disoccupazione e bassi redditi. Ma se lo Stato interviene come regolatore garantendo la piena occupazione, sovverte il meccanismo della mancanza di domanda.
Inoltre la Banca d’Italia accumulerà riserve in euro, convertendo i depositi bancari a chi lo richiede e potrà rimborsare i titoli di Stato già emessi in euro.
Sulla competitività, se con il ripristino della sovranità monetaria lo Stato ha in mano la leva fiscale, può tassare meno le aziende che saranno incentivate a rimanere in Italia, dando lavoro e partecipando positivamente al meccanismo di crescita virtuoso.
Ho semplificato molto ma quanto espresso ha dietro piena validità scientifica. Solo per dire che tutto dipende sempre da come ci si prepara, anticipando e giocando, in prima linea.