Media: audio e video sulla MMT e su notizie di economia dall’Italia, dall’Europa e da tutto il mondo. Interviste, dirette sui social, video e audio degli economisti e degli attivisti MMT.

Audio e video anche introdotti da brevi articoli di commento o di sintetica cornice non a carattere di prevalenza rispetto all’audio o al video.

La MMT come è vista dal mondo dei media ? Cosa dicono telegiornali, talk show, trasmissioni di attualità sulla MMT ? Ci sono delle trasmissioni dove si parla di MMT ? Quali sono gli economisti e gli attivisti che hanno partecipato a queste trasmissioni ? Di conseguenza, di cosa si è discusso ?

Quali sono le interviste realizzate sulla MMT ? Chi ha risposto alle domande dei giornalisti e cosa ha detto ? Di conseguenza, su che canali sono state trasmesse ? Sono disponibili delle registrazioni audio e video ?

Ci sono delle dirette social che parlano di economia e di MMT ? Di conseguenza, su che canali sono consultabili ? Chi ha parlato in occasione di queste dirette e cosa ha detto ?

Ci sono video e audio in cui si è parlato di economia e di MMT ? Di conseguenza, chi ha parlato e cosa è stato detto ? Chi sono gli economisti e gli attivisti MMT che parlano di economia attraverso video o audio ?

Ci sono video e audio che spiegano la MMT ? Di conseguenza, chi li ha realizzati e di cosa si parla in queste occasioni ?

Ci sono video in cui si attacca pubblicamente la MMT ? Di conseguenza, cosa è stato detto ? Quali sono gli spezzoni di questi video o audio e come replica la MMT ? E ancora, ci sono video e audio di confronto tra gli economisti MMT e gli economisti appartenenti ad altre scuole di economia ?

Si è svolto sabato 18 novembre a Firenze un incontro organizzato da MMT Italia a cui hanno partecipato i rappresentanti di alcuni movimenti cosiddetti “sovranisti” italiani e il giornalista Paolo Barnard. L’incontro, aperto da una introduzione del presidente MMT Italia Filippo Abbate, è proseguito con una descrizione del fenomeno dell’Intelligenza Artificiale da parte di Barnard. Di seguito il video completo.


I PLT sono un elemento strutturale nella proposta MMT. La moneta è un caso di monopolio pubblico; questo significa che lo Stato monopolista della valuta può effettuare tutta la spesa pubblica che vuole. È fondamentale però che questa spesa avvenga nel rispetto dell’interesse principale della collettività: la piena occupazione. Lo Stato monopolista della valuta è in grado di dare un lavoro a tutti i disoccupati. Daniele Basciu spiega le caratteristiche dello strumento che può riportare la civiltà nell’Eurozona: i Piani di Lavoro Transitorio. Non esistono impedimenti tecnici, risolvere la disoccupazione è una scelta politica.


 
In questo contesto, il Comitato jesino per il No al referendum costituzionale e le associazioni Economia Per I Cittadini e ME-MMT Marche hanno organizzato un incontro di analisi della tematica referendaria, sul tema della modifica della Costituzione, che si è tenuto venerdì 30 settembre presso il Palazzo dei Convegni di Jesi.
I relatori sono stati Ruggero Fittaioli (Comitato per il No), Gloria Baldoni (Direttivo Nazionale Cgil) e Giacomo Bracci (socio fondatore di Economia per i cittadini) i quali hanno relazionato sulle ricadute economiche per l’Italia in caso di vittoria del Sì.
bracci-a-jesi
 

Nel video allegato proponiamo l’intero ricco confronto che si è tenuto lo scorso 20 giugno presso la Città dell’Altra Economia, a Roma, per il convegno “Mmt e la nuova Resistenza” che ha visto la partecipazione, come relatori, di Alfonso Gianni per il Comitato per il No alla modifica costituzionale, del professor Sergio Cesaratto, del professor Stefano Sylos Labini, dell’onorevole Alfredo D’Attorre (Sinistra Italiana) e di Antonio Maria Rinaldi (Alternativa per l’Italia).

 
 

Nel video il servizio realizzato da On Air sull’incontro svoltosi a Fermignano (provincia di Pesaro-Urbino) il 18 giugno 2016, dove oltre al presidente di Memmt Marche Tiziano Tanari, erano presenti come relatori anche l’avvocato Marco Mori di Alternativa per l’Italia, e l’avvocato Giuseppe Palma.
I relatori hanno illustrato l’incompatibilità tra trattati europei e la Costituzione italiana, oltre a descrivere tutti gli aspetti di criticità della riforma costituzionale.
Nel servizio tutte le interviste.
Buona visione.

 
 

Un pubblico numeroso e molto attento ha partecipato al primo incontro pubblico nella regione Marche, organizzato dall’associazione regionale MMT Marche e dal Comitato del No al referendum costituzionale incentrato sulla campagna per il “No” al referendum oppositivo alla modifica firmata da Renzi-Boschi sulla Costituzione Italiana, per il quale si voterà nel mese di ottobre.
 

Sabato 14 maggio, al Polo Museale di Montefiore, le relazioni di Riccardo Morelli, referente regionale del Comitato del No, e Chiara Zoccarato, componente del direttivo nazionale MMT Italia, introdotti dal giornalista Pier Paolo Flammini, hanno illustrato la genesi, gli effetti e le motivazioni della proposta di modifica della Costituzione.
“La modifica della Costituzione – ha affermato Morelli – combinata con la nuova legge elettorale comporta uno stravolgimento dissennato della Costituzione che ha come obiettivo quello di umiliare il Parlamento, riducendolo ad esecutore della volontà del governo. Il Comitato per il No è aperto a tutti i cittadini appartenenti a tutte le forze politiche, perché la Costituzione è di tutti i cittadini e non solo di una parte”. Durante l’incontro sono state raccolte molte firme per la richiesta di referendum abrogativo della riforma costituzionale e per l’abrogazione della legge elettorale Italicum (si ricorda ai cittadini di Montefiore che è possibile porre la propria firma tutti i giorni, recandosi in Municipio).
Chiara Zoccarato ha invece illustrato come l’obiettivo ultimo della riforma sia quello di conformare le istituzioni repubblicane al modello europeo ed eliminare il più possibile frizioni e dissenso nel recepimento delle direttive del governo, che di fatto è già il terminale della Governance multilivello nel nostro paese: “La governance non è un sistema democratico per definizione: il suo fondamento sta per una serie di istituzioni affiancate l’una all’altra, spesso senza alcuna relazione diretta con il corpo elettorale. In questo modo si attua una sottrazione della sovranità popolare, uno svuotamento nei fatti del nostro articolo 1 della Costituzione. Come evidenziato da eminenti costituzionalisti, con la riforma si vuole scrivere nero su bianco ciò che oggi nei fatti avviene: in questo modo non avranno più vincoli di tipo giuridico ed imporranno la loro volontà, la stessa che sta distruggendo l’economia e la società italiana ed europea, senza che noi avremmo più nulla per richiamarli al rispetto di quella sovranità divenuta carta straccia”.
Al termine dell’incontro è seguito un momento di dibattito e confronto con i presenti. Presto saranno organizzati altri appuntamenti di informazione con la cittadinanza al fine di creare consapevolezza e momenti di auto-formazione sul tema referendario e sulle connessioni della Carta Costituzionale con l’economia di piena occupazione e il tipo di società conseguente.
Nelle foto: la sala del Polo Museale con i relatori e gli ascoltatori e la raccolta di firme per il referendum oppositivo della modifica costituzionale e per il referendum sulla legge elettorale Italicum
Conferenza Mmt-Comitato No referendum a Montefiore dell'
Conferenza Mmt-Comitato No referendum a Montefiore dell'Aso
Raccolta firme per il referendum oppositivo sulla modifica della Costituzione e sulla legge elettorale


Pubblichiamo il video integrale di un interessante confronto che si è svolto a Fabriano sul tema del Lavoro. Organizzato dal locale Movimento Cinque Stelle, relatori erano, oltre al nostro Pier Paolo Flammini della Me-Mmt Marche, lo scrittore e saggista Lucilio Santoni e lo scrittore e filosofo Alessandro Pertosa.
Molti sono stati gli spunti del dibattito e, dopo le iniziali relazioni, l’analisi ha affrontato lungamente la contrapposizione tra la Piena Occupazione e il Reddito di Cittadinanza, oltre che il rapporto della Costituzione con il lavoro e l’evoluzione tecnologica. Si è ribadito anche in questa sede, non senza incontrare resistenze e in alcuni casi con un confronto vivo e ricco di spunti di attualità, come con la Mmt i concetti “statici” sia economici che di organizzazione sociale siano superati nel segno della autodeterminazione liberati da vincoli inconciliabili con la nostra Carta Costituzionale.
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Primo incontro incentrato direttamente sui rapporti tra la Costituzione Italiana e i Trattati Europei da parte dell’associazione Me-Mmt Italia, in Toscana, attraverso il referente Filippo Abbate. Da una parte la “tutela del cittadino”, dall’altra la “tutela del profitto”. Per questo motivo presto l’associazione sarà in prima fila, con quanti lo vorranno, per sensibilizzare in vista del referendum costituzionale del prossimo autunno

Si ringraziano i giornalisti Roberto Santilli e Marianna Gianforte per la collaborazione nell’intervista video.
Per una lettura puntuale della cronaca dell’incontro, si legga l’articolo di AbruzzoWeb.
Articolo originario: RivieraOggi .
https://youtu.be/Wbi3KUBXsDw
 
L’AQUILA – Un impianto da “utopia concreta”, come la chiama lui stesso, un piano di azione immediato che combacia con il classico keynesismo, ovviamente da ventunesimo secolo e dunque verde. Serge Latouche, invitato dal dipartimento di Scienze Umane de L’Aquila per una conferenza che si è svolta martedì 23 febbraio, ha avuto modo di relazionare sui classici temi della “decrescita“, termine lanciato da lui stesso, ha spiegato, “perché nel 2002 tutti parlavano di sviluppo sostenibile, che è uno slogan ma anche un ossimoro, per cui abbiamo contrapposto un altro termine che ha avuto successo”.
Ma quando dallo scenario utopico Latouche è sceso a quello dell’attuazione dello stesso nelle nostre società, le azioni evidenziate non sono state estremistiche: “La decrescita è un cammino, bisogna avviarsi nel suo sentiero”, ha detto l’intellettuale francese. E dunque “una riconversione ecologica delle economie”, “la fine della globalizzazione ultra-liberistache mette in guerra gli uni contro gli altri”, “la fine del mito delle esportazioni e unarivalutazione delle economie interne, come spiegava il più grande economista del Ventesimo Secolo, John Maynard Keynes“, alcune delle sue affermazioni. E inoltre: “L’obiettivo è quello di dare a tutti un lavoro“. Keynesismo, di fatto, o post-keynesismo, ovviamente “green“.
Nulla di molto diverso rispetto alle visioni programmatiche di buona parte della sinistra (ma non solo) che aspira ad un “New Deal verde“, oppure agli scenari di piena occupazione “verde” come quelli descritti in questo lavoro dall’economista statunitense della MMT Mathew Forstater Paper_Green_Jobs, tra l’altro presente qualche anno fa proprio a L’Aquila nell’ambito di un altro convegno partecipatissimo.
Quanto esposto sopra non è una critica a Latouche e ai pensatori e a coloro che si battono per un modello di vita ecologico. Anzi. Il pensiero latouchiano è sempre stimolante. Tuttavia crediamo che i veri intellettuali non siano coloro in grado di disegnare utopie, ma chi a partire da una nuova concezione del mondo riesca a individuare le azioni di cambiamento reali.
Da qui deriva il problema che i grandi sostenitori della decrescita hanno introiettato l’idea di un mondo “altro” da raggiungere e di conseguenza respingono le azioni utili al miglioramento dell’esistente poiché le ritengono figlie di una politica della crescita tout-court. Confondono strumenti con fini politici e rifiutando gli strumenti contrastano quei risultati politici che auspicano nelle intenzioni e rischiano di impedire nei fatti. Si tratta di una grande perdita di risorse ed energie umane ed intellettuali, purtroppo chiuse in un rischio di autoreferenzialità e sottratte alla sfida politica contemporanea.
Sottrazione che parte dallo stesso Latouche, come evidente dalla intervista video. Quando si risponde che vanno bene le politiche keynesiane “ma non per la crescita, bisogna dare lavoro a tutti e poi cercare di vivere bene”, si afferma un concetto lapalissiano, incontestabile. Oserei dire costituzionale: piena occupazione.
Oppure, alla domanda: “In che modo si possono attuare queste politiche, demandandole al mercato, allo Stato, o ad una via mediana tra questi due elementi”, la sottrazione latouchiana è tanto palese quanto poco concreta: “Né Stato né mercato, deve agire la società civile” e alle mie ulteriori richieste di comprensione dello slogan, stavolta, ha detto: “La società civile deve andare contro lo Stato e il mercato“. Il che purtroppo non significa nulla. Potrebbe essere una evasione dalla realtà, oppure il rifiuto di aderire a correnti di pensiero avversate pubblicamente per questioni di predominio intellettuale, quanto poi ricalcate una volta usciti dalla speculazione intellettuale.
Su un concetto, espresso sotto forma di domanda nell’intervista, vorrei invece approfondire la riflessione dei lettori. La “decrescita” è un concetto che si aggancia parimenti alla “crescita”, e dunque è speculare al tema del Pil. I “decrescisti” vorrebbero “uscire dall’economia”, anche se dovrebbero ammettere loro stessi che questa “fuga” dall’economia, per quando non definita, non significa in alcun modo la fine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, o, meglio ancora, la fine del capitalismo. La fine delle fonti fossili non significa fine del capitalismo, ad esempio.
Ho fatto presente a Latouche come le teorie post-keynesiane, ribadite coerenti con la realtà in documenti ufficiali della Bank of England, affermino chiaramente cosa avviene almeno negli Stati con moneta sovrana (quindi non nell’Eurozona): “Le tasse non pagano la spesa pubblica“.
Questo assunto libera l’economia dall’ultimo “numerino magico“, ovvero il dato della crescita del Prodotto Interno Lordo. Dato fondamentale, soprattutto in Eurozona (fortemente avversata da Latouche, va detto, come tempio dell’ultra-liberismo) perché ad esso sono rapportate le entrate dello Stato necessarie a garantire gli stipendi dei dipendenti pubblici, la Sanità, le pensioni, i servizi, gli investimenti.
Una volta invece separate queste due grandezze (Pil e imposte) e rese indipendenti, l’unico elemento da perseguire è davvero “l’interesse pubblico”, attraverso l’uso della “finanza funzionale” come descritto dall’economista Abba Lerner.
E l’interesse pubblico è una società dove tutti lavorano e dove si vive bene rispettando i vincoli naturali, per dirla con le parole di Latouche. Ma in tutto questo non si capisce cosa c’entri un termine come decrescita, quando parliamo invece di buon vecchio keynesismo adeguato alle esigenze ambientali e consapevole delle potenzialità della moneta moderna. 
 

Di seguito la trasmissione “L’Approdo”, andata in onda sulla televisione digitale terrestre abruzzese-marchigiana Super J venerdì 15 gennaio, avente per oggetto il tema della crisi bancaria seguente al cosiddetto decreto salvabanche dello scorso mese di novembre e gli effetti generati a livello economico, politico e finanziario.
Invitato Pier Paolo Flammini, referente per la Me-Mmt della Regione Marche, il quale ha criticato duramente la decisione del governo e della Commissione Europea che hanno condotto al decreto:  “Il governo prende ordini e fa quello che gli viene scritto, non tutela il risparmio secondo l’articolo 47 della Costituzione” ha esordito. Presenti in studio, con la conduttrice Daniela Facciolini, il deputato di Scelta Civica Giulio Cesare Sottanelli, presidente della Banca del Vomano, il giornalista economico Stefano Cianciotta e il referente per la Federconsumatori della Provincia di Ascoli Piceno Antonio Ficcadenti.