“Sparata” di fine anno del presidente del consiglio il quale sta governando tra risultati disastrosi e peggiorativi rispetto ad un anno fa. Per il 2015 auspichiamo che dedicherete parte del vostro tempo ad informarvi e capire i mali reali dell’economia italiana ed europea: solo allora, forse, potremmo davvero cambiare “ritmo”

Video, presentazione in Power Point e link di approfondimento: tutto il materiale per l’autoformazione degli attivisti, anche per coloro che sono ai primi approfondimenti. Iniziamo dalle sei lezioni tenute all’università Federico II di Napoli. Come si ottiene la Piena Occupazione con stabilità dei prezzi

In onore della nomina di Stephanie Kelton, presidente del Dipartimento di Economia dell’università del Missouri-Kansas City, ad Economista Capo della Commissione Bilancio del Senato U.s.a. (qui articolo dettagliato), proponiamo un video registrato durante il primo SummitMMT organizzato a Rimini nel febbraio 2012. Il titolo di questo articolo è ripreso dalla prima frase detta da Stephanie Kelton all’inizio del suo intervento: “Grazie di essere tornati dopo la pausa, abbiamo ancora tanto da dire”.
L’intervento di Kelton che proponiamo fu registrato il sabato pomeriggio e introdusse i temi della MMT (Teoria della Moneta Moderna), precisamente la Finanza Funzionale, la sovranità monetaria e la piena occupazione.
Un approfondimento interessante sia per chi ha poi avuto modo di studiare e approfondire i temi della MMT sia per chi è ai primi passi.
 

Summit Rimini 2012 - Stephanie Kelton

La presidentessa del Dipartimento di Economia dell’Università di Missouri-Kansas City nominata da Bernie Sanders, senatore che nel 2016 potrebbe concorrere alla Presidenza degli Stati Uniti. Lei si auto-definisci “deficit owl”, una “gufo del deficit”. E’ stata a Rimini nel Summit del febbraio 2012

Video, presentazione in Power Point e link di approfondimento: tutto il materiale per l’autoformazione degli attivisti, anche per coloro che sono ai primi approfondimenti. Iniziamo dalle sei lezioni tenute all’università Federico II di Napoli. La prima tratta i temi introduttivi e base della MMT

Altro che “competizione e concorrenza sale della competitività” caro vicedirettore Daniele Manca. Gli Stati Uniti hanno realizzato dei deficit fino ad oltre il 12% del Pil. Ma adesso i cittadini americani stanno tornando ad indebitarsi a causa della ripresa dell’austerità. Un po’ di numeri dove, invece,
il tempo della propaganda è finito: la realtà è troppo dura per credere alle favolette di un tempo.

Fonte: Memmt Veneto
Oggi vi voglio parlare di tre paesi e non di tre paesi qualunque, ma tre stati che le fonti ufficiali dipingono come economie benestanti, due dei quali rientrano a pieno rango tra le economie più avanzate secondo la classifica del Fondo Monetario Internazionale.
Come mai sono importanti questi stati?
Vi ricordate dell’inflazione e delle partite correnti ? Ne abbiamo parlato diffusamente qui (http://www.memmtveneto.altervista.org/frodi3.html) e qui (http://www.memmtveneto.altervista.org/frodi6.html).
Riassumendo, l’economia mainstream dipinge l’inflazione come uno dei mali peggiori, come qualcosa che necessariamente mina alla base la solidità di tutti i parametri macroeconomici più importanti, quali l’occupazione e il reddito nazionale; mentre la competitività (saldo positivo delle partite correnti) è assolutamente necessaria, in quanto una nazione può sopravvivere di fatto solo facendo sì che un’altra soccomba, nella gara globale al ribasso dei prezzi e dei salari reali dei lavoratori al fine di esportare il più possibile beni reali in cambio di beni finanziari.
Bene, oggi vedremo come questi tre paesi di cui sopra accennavo, di fatto con le loro serie storiche smontano ancora una volta questi falsi miti, creati ad hoc per spaventare le persone e giustificare le politiche criminali oggi imposte da tutti i governi dell’Eurozona (tra cui ovviamente il caso Italia non è da meno, come sovente accade quando si tratta di fare il male e non il bene).
Consideriamo in prima istanza l’Australia: si tratta di un paese assai ricco di materie prime, un paese quindi fortemente esportatore, ma anche fortemente importatore per quanto riguarda i prodotti finiti: http://it.wikipedia.org/wiki/Economia_dell%27Australia
Come farà mai questo stato ad essere fra le prime economie al mondo ? Grazie alle sue materie prime ovviamente; senz’altro noi Italia non possiamo pensare di essere uno stato autonomo con una sua moneta, perché non abbiamo materie prime, mentre l’Australia ne è ricchissima e campa di surplus commerciali.
Bene, ancora una volta facciamo affidamento alle fonti ufficiali e andiamo a vedere se veramente le cose stanno così:

Australia_macro

Signore e signori, ho il piacere di presentarvi il caso Australia. A quanto pare il fatto di essere ricchi di materie prime non necessariamente comporta di avere dei surplus col settore estero (vedere linea gialla sopra che rappresenta il saldo delle partite correnti). Ebbene, l’Australia dal 1980 fino al 2013 ha registrato costantemente forti disavanzi dei suoi pagamenti con l’estero (al contrario dell’Italia, vedere qui: http://www.memmtveneto.altervista.org/frodi4.html).
Nonostante ciò, non sembra affatto che la sua economia ne abbia risentito, con aumenti percentuali annui del PIL sempre ragguardevoli (in media circa 3-4% all’anno) e un livello di disoccupazione che solo in due anni superò la soglia del 10%, per poi ridiscendere in maniera pressoché costante e stabilizzarsi ad un livello inferiore al 6% (più o meno la disoccupazione che oggi ha la Germania, che vive di esportazioni).
Mah che strano. Come mai tutto ciò ? Forse che l’aumento del reddito di una nazione non è dovuto solo agli scambi finanziari con l’estero, ma anche ad altre entrate, quali ad esempio la spesa pubblica, che non a caso aumentò sempre in maniera costante, mentre il debito pubblico (somma dei deficit annuali di uno stato) subì un’impennata proprio a partire dalla crisi finanziaria del 2007 ?

Australia_spesa

Ma vediamo ora (per levarci ogni dubbio) anche il caso della Nuova Zelanda, paese che al contrario dell’Australia è povero di materie prime (esattamente come la sfortunata Italia): http://it.wikipedia.org/wiki/Nuova_Zelanda#Economia.

 NZelanda_macro

Arghh! Di nuovo un paese con forti deficit nei confronti dell’estero ma con altri parametri macroeconomici “in regola”, uno stato che attualmente ha una disoccupazione pari al 6% (meno della metà rispetto quella nostra, nonostante nel 2013 l’Italia sia tornata ad avere un surplus nelle partite correnti, dovuto però ahimè al calo dei consumi, quindi anche delle importazioni: http://www.memmtveneto.altervista.org/frodi7.html). Per qualche strano motivo che gli economisti mainstream si guardano bene dall’analizzare, qualcosa non quadra. Non sarà forse per merito anche qui di una crescita della spesa dello stato e di un debito pubblico che aumenta in tempo di crisi finanziaria (dal 2007 in poi) ?

 NZelanda_spesa

Anche in questo caso, è esattamente ciò che è successo.
Per quanto riguarda l’altro grande spauracchio, ossia, l’inflazione, divertiamoci ulteriormente andando a guardare le serie storiche di un paese non certo tra le economie più avanzate e nemmeno tra i più democratici e rispettosi dei diritti umani e del bene della popolazione, ossia, la Turchia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Turchia#Economia

Turchia_macro

Allora, non prendete paura. Ho usato un grafico a doppio asse “y” al fine di poter analizzare contemporaneamente tutti i dati macroeconomici più rilevanti, ossia, inflazione (asse a destra), disoccupazione e aumento percentuale del PIL (asse a sinistra). Come si evince dai dati sopra, dal 1981 al 2002 circa la Turchia ha sempre avuto un’inflazione molto elevata (superiore quasi sempre al 40% di aumento annuo). Nonostante ciò, registrò molto spesso aumenti annui del reddito nazionale (PIL) circa pari o superiori al 5% (con picchi vicini al 10%), mentre la disoccupazione non sembrò risentirne affatto, attestandosi su valori moderati per poi incredibilmente superare le due cifre proprio in corrispondenza del forte abbassamento dell’inflazione a partire dal 2002. In questo caso dunque il modello della “Curva di Phillips” sembra dare ragione all’economia mainstream, che tuttavia preferisce rispetto all’alta inflazione avere più persone che il reddito proprio non lo percepiscono (svalutato o meno che sia).
Dove l’economia mainstream non ha però ragione è sul parallelismo tra spesa pubblica e aumento dell’inflazione:

Turchia_spesa

Sia la spesa totale del governo che il debito pubblico (in valori assoluti) sono sempre aumentati, mentre il debito pubblico in rapporto al PIL è pressoché sempre calato, segnale del fatto che ad un aumento della liquidità disponibile sono aumentati in misura maggiore i consumi interni in beni e servizi (e quindi anche il reddito interno aggregato). Come abbiamo più volte ribadito infatti (http://www.memmtveneto.altervista.org/frodi3.html), se ad un aumento dell’offerta di moneta aumenta anche la produzione, l’inflazione non ne risente e in questo caso è pure calata.
Questo articolo è nato da un’idea del nostro referente economico Daniele della Bona e da un esempio riportato da Warren Mosler nel corso della riunione con gli attivisti ME-MMT tenutasi a Chianciano domenica 12 gennaio 2014 (e trascritta magistralmente da Mario Volpi).
Un particolare grazie a tutti.
Nota: tutti i grafici di cui sopra sono stati ottenuti mediante elaborazione dei dati ricavati dal sito del Fondo Monetario Internazionale, World Economic Outlook Database:http://www.imf.org/external/
In alcuni casi i dati per gli anni ’80 del secolo scorso non sono disponibili.

Ogni crisi finanziaria si risolve con una riduzione della pressione fiscale o un aumento della spesa: invece il Cremlino sta scaricando sui più poveri l’attacco al rublo. Il “caso” russo è un “caso” di scuola per capire come agire una volta compresa la natura della moneta e i saldi settoriali, e come non agire sulla base dei “dogmi” imposti dal mainstream

Dalla Commissione ad un bel posto retribuito a Paris Bas, Munich Re, Ryanair, Royal Bank of Scotland. Nel silenzio della stampa. Come disse Monti nel 1998: “Così le istituzioni europee sono più lontane e al riparo dal processo elettorale”.

Il dibattito su Euro sì/Euro no è vivo e aperto, la crisi ci perseguita e popoli e politici sono sempre più sensibilizzati, in questa delicata fase non lasciamoci preclusa alcuna scelta, compresa quella di divenire un modello alternativo e possibile in pacifica convivenza con un mondo globalizzato e globalizzante. La Me-Mmt rappresenta un passo in questa direzione