Il quotidiano online Cagliaripad ha intervistato Warren Mosler e Paolo Barnard durante la tappa cagliaritana del tour. Un video da non perdere che dura circa sei minuti.

<<Tutta l’economia europea e i tecnocrati credono che i decicit siano troppo alti e che vadano ridotti. Mentre nella reltà i deficit vanno aumentati, ma i tecnocrati impongono nuove tasse e l’austerità. Il vero problema è che il deficit è troppo piccolo. Deve essere più grande per la piena occupazione>>

Warren Mosler, Cagliari 11 giugno

 

Comments

  1. Ma qualcuno, una buona volta, mi sa spiegare perchè c’è tanto ostracismo da parte della stampa e della TV alla diffusione della TEORIA? Perchè non aprono almeno un dibattito? Qualcuno mi risponda, per favore!!!!

    1. 1) I media appartengono + o – a quello stesso sistema, o da esso comunque dipendono. Le proprietà sono banche, centri di potere politico economico, oligarchie schierate politicamente e rapaci.
      2) Ignoranza. Quel tipo normale e diffuso d’ignoranza che non ha a che fare solo ed esclusivamente con l’economia. Tutto ciò che non rientra culturalmente nello stereotipo, nel modello o negli standard, non è facilmente comprensibile. La modernità insegna a diffidare di tutto ciò che già da subito, al primo impatto, non si presenta con caratteristiche familiari e facilmente digeribili. Tutto ormai ci viene confezionato in un certo modo, e, nel tempo, lo assorbiamo inconsapevolmente. E, inconsapevolmente, creiamo una sorta di anticorpi verso tutto ciò che non rispetta tali standard. Ecco allora che se parliamo di debito pubblico, il termine “debito” ha solo una connotazione terribilmente negativa, a prescindere. E’ un demone, e con esso non si può scendere a patti, lo si respinge e basta.
      3) Mi pare, non mi ricordo in quale testo, proprio N. Chomsky spiegava come è lungo il processo di formazione universitaria dei più titolati giornalisti americani, un processo di fidelizzazione, durante il quale questi dimostrano il loro grado di sottomissione culturale al regime. Più ne sono dipendenti, più carriera fanno. Sarà diverso qui in Italia? Non credo.

      1. Ringrazio Roberto per l’arguta e circostanziata risposta. Tuttavia gli argomenti ivi esposti non appaiono sufficienti a giustificare il muro di cemento armato che è stato erto sull’argomento.
        L’altro giorno, ad uno dei magazine pomeridiani (non ricordo con certezza quale dei due tra “la vita in diretta” e “pomeriggio cinque”) Irene Pivetti aveva appena accennato all’argomento “PIENA OCCUPAZIONE” che è stata subito messa a tacere per cambiare argomento.
        Ci deve essere qualcos’altro dietro! …Ma mi sfugge ancora.

  2. CONVEGNO MEMMT DI WARREN MOSLER E PAOLO BARNARD –
    ASSISI – 16 GIUGNO 2013

    Premetto che non ho nessun pregiudizio contro coloro che espressamente dichiarano voler affrancare il popolo italiano da una crisi che pare non avere fine, anzi, apprezzo lo spirito nobile di coloro che si prefiggono, con animo nobile e (presumo) tanta fatica personale (un tour per tutta Italia di questi tempi…), di diffondere consapevolezza tra la gente, circa i reali motivi della crisi e i modi per uscirne prima possibile e, possibilmente, con una fiammella di economia ancora integra in vista di una reale, auspicabile, ripresa del sistema – Italia.
    Barnard mi ha convinto molto nella sua spiegazione ben documentata sui mali dell’euro: ha evidenziato in molti grafici e diagrammi provenienti da fonti autorevolissime (Banca d’Italia, FMI ecc) come tutti i parametri economici nazionali fossero, con la lira, enormemente migliori per il nostro Paese, di quelli attuali, dopo oltre undici anni di esperienza euro. In particolare ha fatto notare il capovolgimento della situazione tra Italia e Germania da Paese in surplus siamo passati a Paese in forte deficit, laddove esattamente all’opposto è accaduto ai tedeschi… bello anche il dato sull’inflazione: non fu certo l’esistenza di una banca centrale pubblica, che acquistasse il debito emesso dallo Stato a tassi concordati col Tesoro, a determinare l’inflazione a due cifre degli 70’ (quanto piuttosto i due incredibili boom del prezzo dei prodotti petroliferi del 73 e del 79), che infatti riguardò tutto il pianeta, osservando inoltre che negli anni 50 e 60’ l’inflazione viaggiava invece su livelli del tutto paragonabili agli attuali. Insomma tutti dati interessanti e verificabilissimi che ci dimostrano come il salto nel buio (alias “entrata nell’euro”) fu davvero l’inizio della catastrofe… potrei aggiungere che questi signori SAPEVANO ESATTAMENTE COSA SAREBBE ACCADUTO E LO DISSERO ANCHE PUBBLICAMENTE e che oggi per i nostri politici farci fare retromarcia sarebbe arduo, perché avrebbero il non scarso problema di smentire se stessi, de– legittimandosi politicamente. E allora avanti con la menzogna e con l’arraffamento a mani basse (alias: aumento dei casi di corruzione, peculato, concussione ecc) prima che tutto finisca nel default totale… e’ di tutta evidenza che privare il Paese della libertà di poter svalutare il proprio cambio è stata una vera forma di autoflagellazione che penalizza drammaticamente il nostro export, incentivando invece le importazioni, a scapito però della domanda interna. Anch’essa, quindi, destinata a languire.
    Quindi difficile non sostenere l’amico Barnard quando denuncia queste drammatiche tematiche, attraverso anche il suo “il più grande crimine – 2011” liberamente scaricabile dalla Rete. Il problema inizia quando egli da bravo ed onesto giornalista – analista si vuole trasformare in economista di grido, ampliando l’eco degli economisti ai quali a sua volta egli ha fatto riferimento per crearsi una sua cultura nella specifica materia. Il problema insomma è che crede di essersi rivolto a dei rivoluzionari non accorgendosi che dietro la patina rivoluzionaria dei suoi amici economisti, capeggiati dal simpaticissimo Warren, esiste molta forma, molta spettacolarità, qualche battuta allegra, ma alla fin fine, poca e discutibile sostanza. Purtroppo il movimento sostiene infatti delle teorie monetarie inerenti anche la formazione del debito pubblico davvero risibili, pur partendo da premesse e considerazioni non del tutto infondate.
    E’ vero che la moneta non è merce! Chi lo dubita? Per cui sostenerne la scarsità è veramente una follia, dato che viene oggi creata dal nulla a costo zero (senza alcuna copertura aurea) ma asserire che questa attività sia di stretta competenza dei governi (nel cui ambito Mosler fa rientrare anche la privatissima FED) mi sembra veramente inaccettabile. Idem quando si dice che le decisioni in materia monetaria sono tutte in mano del governo (peccato che solo con l’audit del 2011, prima nella storia della FED dal lontano 1913, anno della sua fondazione, si scoprì che aveva creato dal nulla e prestato a banche di tutto il mondo, a partire dal 2008, ben 16.000 miliardi di dollari…) e che l’influenza dei “soci privati” della FED (cioè le più grandi banche del pianeta, tutte con sede a Wall Street e non solo) sarebbe praticamente nullo… tutto sarebbe in mano al buon Obama e al suo entourage: certo, per chi crede alle favole è una bella storia a (mancato) lieto fine. Anche qui però, peccato non ci credano ne Krugman, ne Stigliz (premi Nobel Economia) ne Roubini (non Nobel, ma economista di spicco e punto di riferimento per i primi due…). Non mi dilungo sul punto, ci sarebbe da scrivere trattati e non voglio perdere il filo dello sgomento…
    Giusto anche, in line di principio, che lo Stato debba prima spendere e dopo pretendere di incassare mediante tassazione. Ma solo in linea di principio logico, perché anche accedere completamente a questa opinione non è agevole mentalmente (o forse dovrei dire moralmente) per chi crede che la moneta sia qualcosa di completamente diverso da quel che Mosler & company sostengono.
    Non si può condividere infatti la tesi che la moneta tragga il suo valore dall’azione dello “Stato” (?) che la emette e le conferisce il valore impresso sopra perché poi quel valore viene accettato dallo Stato stesso per il pagamento delle imposte e non piuttosto dall’accettazione popolare quale convenzione sociale e momento previsionale di spesa (la accetto perché so che qualcun altro la accetterà). Questo per alcuni motivi chiari:
    a) La moneta è in passato esistita anche senza uno Stato che la supportasse e la imponesse. Si usava l’oro, accettato per convenzione come qualcosa di prezioso in se, in quanto raro, duttile, facilmente trasportabile e lavorabile.
    b) Scopo originario della moneta è stato quello di garantire una più efficace circolazione dei beni rispetto all’uso (quasi sempre locale) del baratto e non certo l’accumulazione e nemmeno la misura del valore (tale funzione verrà dopo, con l’avvento della moneta fiduciaria, cioè non coperta da metallo prezioso).
    c) Quando la gente percepisce, anche solo istintivamente, la natura “velenosa” della moneta (nel senso della sua, artificiosamente indotta, rarità) ricorre a forme primitive di baratto. Non cessano gli scambi perché manca “moneta di Stato”: la gente si organizza, l’economia sopravvive, seppur ad uno stato larvale, più che altro dovuto alla circostanza che la gente non conosce in modo approfondito sistemi alternativi all’uso della moneta legale. Eppure questo sta ugualmente accadendo nelle isole greche ed inizia a verificarsi da poco anche in Italia (centri di scambio dell’usato) come le cronache stesse riportano.
    d) Prendete un governatore, diceva il grande prof. Auriti e mandatelo a stampare soldi su un isola deserta o selvaggia e osserviamo che valore assumono questi soldi, immessi tra una popolazione di aborigeni (che ne potrebbero fare forse delle mini – cerbottane per la caccia) o ai loro bambini che ci potrebbero ritagliare dei pupazzetti colorati o le loro madri, che potrebbero decorarci le loro collane ornamentali … questo e poco altro effimero valore avrebbe per loro il denaro, non certo il valore nominale stampato sopra ciascuna banconota; se ne desume che è solo l’accettazione consapevole del denaro che conferisce valore pieno alla moneta stessa; ne deriva che il Governatore in questione farebbe bene a tagliare la legna per una scialuppa con la quale affrontare una fuga avventurosa piuttosto che stampare soldi inutili.
    e) Il denaro stesso non è creazione statale ma bancaria – privata, atteso che almeno il 97% della moneta esistente oggi è credito privato e non moneta ufficiale non distinguibile da quest’ultima (poiché nominato nella medesima forma: euro, sterline, dollari, yen) posto in essere dalle banche ordinarie e non da quelle centrali… e moltiplicatosi attraverso l’effetto espandente della riserva frazionaria (qualora ad esempio fissata al 2%, con 20 euro la banca può creare dal nulla 1000 euro). Pensare ad una riforma seria dell’attuale sistema finanziario trascurando questo aspetto fondamentale è davvero illusorio.
    Quindi Barnard prima e Mosler dopo hanno illuminato la platea sul roseo concetto che il debito pubblico sarebbe la ricchezza di un popolo e non il suo debito. E già .. perché lo Stato che spende (a deficit…) la moneta che esso stesso crea, diffondendola tra la gente, potrebbe raccogliere cioè che residua dal pagamento delle tasse per farsi prestare la sua stessa moneta contro cessione di titoli del debito ai suoi cittadini. Quindi alla fine il debito che esso contrae, lo contrae con il suo popolo! Premesso che non si capisce perché lo Stato dovrebbe recuperare dai cittadini, tassandoli, i soldi che esso stesso può liberamente creare dal nulla a costo zero… insomma: che mondo irreale! Peccato (e so tre!) che peraltro nemmeno funziona così, né da noi ma nemmeno nella sua amata terra d’Oltreoceano. Da noi l’euro è moneta straniera: ed è questo che determina l’escalation inarrestabile del debito pubblico. Siamo nelle poco affidabili mani dei mercati finanziari: l’euro agli Stati non lo fornisce la BCE (né tanto meno Bankitalia) ma (salvo procedure emergenziali di recente rispolverate per dare ossigeno al moribondo, tipo ELA e OMT, la prima pro banche, la seconda pro Stati ) lo forniscono i mercati internazionali: non sarebbe stato per nulla male se il convegno avesse veicolato questa forma di conoscenza verso l’attento uditorio; il quale invece altro non ha potuto fare che ammirare il bigliettino da visita di Mosler sventolato pubblicamente ai fini didattici e a mò di banconotina… certo, va detto che sarebbe stato poi difficile spiegare e far capire che il debito pubblico è, udite udite, una nostra ricchezza (le perplessità sono emerse verso la fine del convegno grazie a qualche “impertinente” domanda dalla folla, a sala ormai mezza sfollata…), visto che di quelle somme create dal nulla dal sistema bancario siamo poi debitori noi, vil popolino, fino all’ultimo cent di capitale più interesse e che successivamente alla loro emissione i nostri titoli del debito vengono trattati sui mercati dei capitali, inseriti in pacchetti di Fondi di tutti i tipi, commerciati, valutati (anzi, svalutati), oggetti di scommesse sui famigerati CDS (es. quelli acquistati nel 2011 dalla Bundesbank, in cambio dei titoli italiani, cosa che fece lievitare lo spread, condannando Berlusconi e governo al seguito), tutti parametri che, alla fine, determinano il livello di intervento dello Stato nelle manovre finanziarie che impongono sempre più onerosi recuperi di somme dal popolo italiano (ma non solo..), nel nome dell’Europa, popolo il quale crea ricchezza con il proprio lavoro, con il proprio impegno, assumendosi soventi gravi rischi d’impresa, e a tal fine sacrificandosi, salvo poi vedersela espropriata attraverso dei presunti meccanismi di (de)”stabilizzazione finanziaria” denominati: MES, pareggio di bilancio, fiscal compact ecc (ma qui ci siamo: le politiche di austerity, giustamente, sono viste come il fumo negli occhi da qualunque sostenitori mmt e da qualsiasi persona di buon senso ), che altro scopo non hanno che quello di accentuare la consumazione di un disastro economico ormai in atto da anni. Come si possa dire a un popolo “voi dovete pagare le tasse dopo che lo Stato ha speso la moneta che il suo governo ha creato” non mi appare realistico… bisognerebbe invece spiegare che:
    1. La moneta sarà sempre liberamente creabile da chi la emette, non essendoci vincoli reali alla sua immissione (riserve auree);
    2. È il popolo che crea ricchezza non il sistema bancario (del quale né Barnard né Mosler fanno cenno alcuno, poi alla fine del convegno credo di aver capito anche il perché, ma ne farò un cenno, appunto, alla fine di questo… appunto); per assurdo se la gente potesse far ricorso ad una forma moderna di baratto, per scambiarsi efficacemente i beni e i servizi che essa produce e che consentisse di risolvere tutti i bisogni di ciascuno, a nessuno servirebbe più moneta;
    3. In un sistema a moneta fiduciaria, la tassazione è un assurdo in sé, poiché lo Stato potrebbe creare da se i mezzi monetari di cui necessita, accreditando le relative somme dal Ministero del tesoro ai ministeri “addetti ai lavori” (pubblica istruzione, sanità, difesa ecc) sulla base di budget di spesa approvati a livello politico e che tengano conto dell’impatto inflattivo delle somme così create; ovviamente lo Stato così come crea moneta, sarebbe pur sempre in grado di distruggerla, attraverso la fiscalità diffusa (tasse, imposte, contributi), il cui fine sarebbe solo e sempre il controllo dell’offerta monetaria e mai e poi mai un mezzo per reperire risorse!
    4. La moneta non viene oggi creata dallo Stato ma (nella quasi totalità) dal sistema bancario attraverso il plurisecolare trucchetto della riserva frazionaria (altro concetto rimasto ben occultato nelle pieghe, anzi piaghe…, del convegno).
    Da lui (cioè negli USA) il dollaro non è certo espressione di sovranità monetaria ma di debito eterno. Non è un caso se con la creazione della FED nel 1913 nasce anche la creazione dell’IRS, l’agenzia statunitense che cura la riscossione delle imposte sui redditi da lavoro, prima inesistente, la cui legittimità costituzionale peraltro è molto dubbia. Da quel momento infatti nasce l’obbligo per i cittadini di pagare gli interessi sulla moneta ormai “privatizzata” dalla sciagurata firma del presidente Woodrow Wilson sul Federal Reserve Act in una fredda sera del 23 dicembre 1913, a parlamento quasi spopolato per le vacanze natalizie, propostagli da Nelson Aldrich parente di tale Rockfeller che, scommetteteci, ne aveva finanziato l’ascesa… (il riferimento ai 400 milioni di Goldman & Sachs alla campagna elettorale per il primo mandato di Obama è puramente non casuale). A parte la breve parentesi kennedyana del dollaro emesso come United States Note, quindi in osservanza dei principi costituzionali e fuori dal circuito della FED (e che probabilmente gli costò la vita nel 1963, come, circa tre lustri, dopo costò la vita al nostro Aldo Moro emettere le famose 500 lire come “ Repubblica Italiana – banconota di stato a corso legale” invece di “Banca d’Italia”), la produzione monetaria americana comporta anch’essa un robusto decollo del debito pubblico, come in effetti è avvenuto (con il rischio, da poco scongiurato, del famigerato “fiscal cliff” misure automatiche di riduzione del debito particolarmente onerose sotto l’aspetto sociale) al punto che nel 2011 persino gli Usa, dopo aver salvato con fondi pubblici le banche che hanno provocato i noti disastri (piano TARP), sono stati colpiti dal giudizio negativo delle proprie agenzie di rating!
    Insomma, mi spiace cari Mosler/Barnard ma commettete errori pacchiani. Secondo voi: lo Stato spende e recupera parte dei soldi con la tassazione (spesa in deficit) rendendo possibile l’occupazione. Il problema è che non dite che quella spesa è un debito (e non un semplice deficit) per tutti perché la moneta stessa viene creata come debito e poi gestita come tale dai mercati internazionali. Che saranno quelli a decidere le politiche e non solo quelle monetarie ma persino sociali (le famose “riforme strutturali” del lavoro di cui tanto parla Draghi, che in sintesi significano: precarizzazione, part time, licenziamenti facili, lavori a progetto, diritti negati ecc tutto ampiamente sottopagato in stile riforma del lavoro del ministro tedesco Hartz del 2003, della serie: “come è bello diventar competitivi a spese dei poveracci”) … ricordavano Stigliz e Roubini che nei Paesi emergenti le banche centrali sottoposte a governi hanno ottenuto risultati migliori di quelle cd “indipendenti” nei quali il segreto e l’opacità delle decisioni nonché la totale l’irresponsabilità di chi assume le decisioni, sembrano non aver avuto altro scopo che quello di coprire le scelte sbagliate (io le avrei chiamate “criminali”, mi sembra più appropriato) e che ai popoli non si può parlare di democrazia per poi abiurare completamente il concetto davanti alle decisioni di politica monetaria coperte da un telo nero davanti agli occhi della gente comune, pur essendo decisioni che tanto influenzano la loro vita, il loro futuro (per la quale un tasso di interesse sul mutuo raddoppiato in poco tempo può comportare, ad es. la perdita della casa). Questo smentisce ancora una volta l’assunto mosleriano di una politica monetaria “del governo”; senza sovranità monetaria non esiste politica monetaria indipendente ma solo subalternità nei confronti di chi detiene il potere di signoraggio sulla moneta, determinandone quantità e qualità nell’emissione e gestendone i flussi relativi. E’ questo il senso dei vari trattati europei e delle “letterine di intenti” della BCE ai governi : sostituire il potere degli stati con il potere della finanza internazionale ed ecco, anche in questo io vedo la forte contraddizione del ragionamento di Barnard. Il quale prima fa riferimento ai poteri forti descritti nel suo “il più grande crimine” poteri che vorrebbero esautorare gli Stati trasferendo quote crescenti di sovranità a entità sovranazionali auto referenti e non – elette, ma poco dopo sostiene che il debito pubblico è la ricchezza del popolo (chissà i 100 miliardi annuali circa di servitù sul debito a chi li paghiamo: a noi stessi ? ho qualche dubbio), laddove sono proprio principalmente le manovre speculative sul debito pubblico ad aver reso schiavi i popoli stessi . Ai quali poi, a ben vedere, pochi soldi sono rimasti per investire nel debito statale, se è vero come è vero e come lui stesso ha affermato, che in meno di trenta anni la percentuale del risparmio degli italiani è calata dal 25% al 6% (dato 2012, oggi temo in ulteriore peggioramento).
    L’occupazione la si sostiene incentivando la domanda interna e sostenendo le esportazioni, all’interno di un circuito internazionale di accordi che tendano all’equilibrio finanziario delle nazioni, non allo sfruttamento delle più povere da parte delle più ricche. Creando nelle zone più depresse delle forme di solidarietà fiscale eventualmente accompagnate dall’uso di moneta complementare locale, che consenta un parallelo miglioramento della produzione locale, con una evidente funzione anti – globalizzazione. Le ricette sono tante e in questo siamo facilitati: qualsiasi cosa si faccia in futuro di profondamente diverso rispetto a ciò che esiste oggi, difficilmente potrà peggiorare le cose. Un modo forse un po’ elaborato per dire che abbiamo toccato il fondo, ma la realtà è indubbiamente proprio questa.
    Per quanto concerne l’andamento dei risparmi, forse anche Mosler avrà notizie analoghe a quelle italiane, per quanto concerne la situazione negli Usa, atteso che anche lui, come da egli stesso dichiarato, è proprietario di una banca che possiede azioni della Fed… dalla quale, a suo dire, non ha ricevuto nemmeno un “birthday present”: sarà quindi vero che la Fed delle banche sue azioniste se ne frega alla grande? Chissà… ma d’altronde come si fa a non credere a uno che ti dice cose del genere con un simile, solare, confortevole sorriso?
    Posted by Ludovico Fulci

  3. caro sign. ludovico sulci. ho l’impressione che lei sia uno dei tanti al soldo dei nostri PADRONI poco conosciuti e mai votati. uno stato sovrano stampa la moneta al costo di stampa. attualmente gli europei la devono acquistare a prezzo pieno più interessi. anche un pollo può comprendere, che il debito pubblico (ora si che è un vero debito pubblico) continuera ad aumentare, cosi come le tasse, la svendita dei gioielli nazionali,e i servizi. come previsto dalla memmt. e i popoli europei sempre più poveri, che DIO la perdoni.

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