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MMT Italia presenta il piano di uscita dalla UE e dall’euro e il ripristino della Sovranità Costituzionale.

MMT ITALIA, oltre ad aver espresso con grande chiarezza fin dall’inizio le ragioni per le quali l’abbandono dell’Unione Europea e dell’euro rappresenta sempre più un’urgenza indifferibile, ha elaborato un piano dettagliato sulle modalità tecniche con cui è possibile realizzare e gestire l’uscita.

Gli aspetti strategici ed operativi sono illustrati nel documento “Ripristino della Sovranità Costituzionale – Il Piano di MMT Italia“, che sarà oggetto della presentazione.

Relatori di eccezione saranno i due esperti che hanno fornito il supporto determinante per la redazione del documento:

– WARREN MOSLER, economista, fondatore della MMT, alle cui intuizioni si deve l’impianto tecnico su cui la proposta è stata strutturata;

– DANIELE TRABUCCO, costituzionalista, che ha fornito un prezioso contributo su tutti gli aspetti giuridici connessi all’operazione.

L’evento si terrà a Roma, sabato 18 settembre 2021, alle ore 15; per poter partecipare è necessario prenotarsi, a partire dal 15 agosto p.v. e fino ad esaurimento posti, utilizzando il modulo di prenotazione che sarà presente in questa pagina.

Fonte: http://www.perugiaonline.net/societa/lavoro-transitorio-garantito-la-proposta-di-warren-mosler-40311/#
Autore: Alessandro Catanzaro
“Sono stato a Pompei qualche anno fa e la guida turistica mostrò al nostro gruppo un’antica moneta. Ci disse che lo Stato romano raccoglieva le monete con le tasse e grazie a queste pagava i servizi ai cittadini. Al che io obiettai che succedeva l’esatto contrario: lo Stato prima pagava i servizi e poi tassava. La guida non era convinta. Allora chiesi chi fosse a coniare le monete. La guida mi rispose che era lo Stato, e subito se ne andò via”
L’incontro Comincia con un aneddoto l’esposizione di Warren Mosler, l’economista statunitense fondatore della Mosler Economics-Modern Money Theory, invitato ieri (sabato 25 febbraio) alla Sala dei Notari dal Movimento 5 Stelle. È stata l’occasione per parlare del report sulle politiche di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale che verrà presentato la prossima settimana in Commissione Occupazione e Affari Sociali al Parlamento Europeo. Tale report è stato commissionato dal M5s Europa, tramite il gruppo Efdd, alla Fef Academy, che gravita sempre nell’orbita Me-Mmt. Durante l’incontro, Mosler ha avuto poi modo di far conoscere al pubblico la sua teoria economica, soffermandosi in particolare sui piani di lavoro transitorio garantito. Accanto a lui sedevano il suo collaboratore italiano Daniele Della Bona (che ha contribuito alla stesura del report insieme a Giacomo Bracci), la europarlamentare umbra del M5s Laura Agea, la deputata Tiziana Ciprini e la consigliera comunale Cristina Rosetti. Abbiamo avuto modo di parlare con i primi tre delle questioni oggetto del dibattito e non solo.
Intervista a Warren Mosler
Qual è la differenza tra la Sua idea e la nozione di reddito minimo garantito?
Quest’ultimo, nella sua formulazione di base, è slegato dal lavoro. Se le persone non lavorano, non producono: il rischio in questo modo è di causare iperinflazione, perché la ricchezza creata non corrisponde ad un aumento dei beni e servizi disponibili.
I piani di lavoro transitorio garantito come funzionerebbero invece?
In un momento di forte disoccupazione come quello attuale, il settore privato non riesce ad assorbire tutta la forza lavoro disponibile. Ecco perché creare dei piani pubblici, finanziati con risorse provenienti dalla banca centrale, che diano un lavoro temporaneo ai disoccupati, garantendo loro un salario minimo. Questo per consentire alle persone di recuperare potere d’acquisto e all’economia di ripartire. Create queste condizioni, avverrà poi la graduale transizione di questi lavoratori dal settore pubblico a quello privato. Per permettere tutto ciò c’è però bisogno di spesa a deficit.
Ritiene che una misura del genere sia applicabile nell’Europa attuale, estremamente attenta alla tenuta dei conti?
Questo programma non andrebbe contro i valori fondanti dell’Unione Europea. Il principale compito che ha la Banca Centrale Europea è quello di mantenere la stabilità dei prezzi e la mia proposta va proprio in questo senso, dato che combatte tanto l’inflazione quanto la deflazione. Semmai, il problema è di ordine politico.
Intervista a Daniele Della Bona
La Me-Mmt, nata negli Stati Uniti, ha avuto una grande diffusione in Italia. C’è qualche ragione particolare?
Tutto è dovuto all’impegno, qualche anno fa, di un giornalista, Paolo Barnard, e insieme a lui di alcuni attivisti. Da lì si sono creati dei gruppi di promozione e quindi delle associazioni. Queste idee hanno attecchito insomma, anche se Barnard ormai si è distaccato dai gruppi. Ma gli scritti di Mosler stanno via via venendo tradotti in varie lingue (l’ultima in ordine di tempo è il danese), segno che l’interesse è diffuso.
Ci sono altre forze politiche con cui state dialogando, oltre che col M5s?
In Italia non siamo mai andati oltre gli abboccamenti con singoli esponenti di vari partiti, nulla che si sia poi concretizzato. Invece, si è appena aperto un discorso in Spagna con Izquierda Unida: ci hanno fatto un endorsement pubblico e hanno invitato Warren a parlare nel paese iberico.
Intervista a Laura Agea
Mosler parla di piani di lavoro transitorio, che è cosa diversa dal reddito di cittadinanza. Voi puntate sempre su quest’ultimo?
Sì, ma siamo pronti a valutare ogni proposta che punti a redistribuire la ricchezza. Un quarto della popolazione europea è sotto la soglia di povertà: questa cosa non è tollerabile. Ecco perché abbiamo preso contatti con diversi esperti che condividono con noi una visione di un certo tipo, incluso Mosler. Faremo un approfondimento sui piani di lavoro transitorio garantito: è il metodo a 5 stelle. E questo metodo ci servirà qualora dovessimo arrivare al governo, cosa che ci auguriamo.
 Se ciò dovesse accadere, lancereste l’annunciato referendum consultivo sull’euro?
Sì, ma anche qui non parliamo solo di euro, ma di politiche economiche. Quelle fin qui dominanti, impostate sulla stabilità non danno ossigeno al Paese: sono loro a creare le difficoltà, prima ancora che l’euro. Inoltre, c’è una concorrenza sleale all’interno della Ue, con gli Stati che si danneggiano vicendevolmente. A ciò dobbiamo aggiungere le pressioni esterne che subiamo, come avvenuto con l’approvazione del Ceta o nel dibattito sulla concessione dello status di economia di mercato alla Cina. Qui, è il paradigma a dover cambiare.

Di seguito un articolo del Corriere della Sera pubblicato sulla Digital Smart Edition, a firma di Stefania Tamburello.Qui il link. Mosler si trova a Vibo Valentia per il Festival dell’Economia, invitato dall’associazione Rete Mmt.

Salario minimo e occupazione, finanziati da Bce: l’inedita proposta dell’ex guru di Wall Street

Warren Mosler e l’italiano Damiano Silipo lanciano dal festival dell’Economia di Vibo Valentia un’idea per aiutare la Banca centrale europea ad evitare il rischio deflazione
«Proposta che non richiede la modifica dei trattati»

La Bce ha bisogno di uno strumento in più per sconfiggere il pericolo della deflazione. A dirlo, con in mano una proposta di intervento alternativo che verrà presentata a giorni alla comunità scientifica, sono due economisti, l’italiano Damiano Silipo e lo statunitense Warren Mosler, che hanno scelto il giovane festival dell’economia di Vibo Valentia per anticipare la loro idea. Un’idea che si inserisce nel dibattito attorno agli esiti più lenti del previsto del Quantitative easing, si muove soprattutto nel campo degli euroscettici e segue la scia per esempio dell’Helicopter money che sarebbe in grande sintesi la trasmissione di liquidità da parte delle banche centrali direttamente a cittadini e imprese, saltando le banche.

«Occorre far aumentare l’inflazione»

«La nostra proposta non richiede, come l’Helicopter money, interventi di modifica dei trattati ma si presenta come uno strumento aggiuntivo a disposizione della Bce» sostiene Silipo, docente di economia presso l’Università della Calabria. «Bisogna cambiare strada per fare aumentare l’inflazione e l’obiettivo deve essere la piena occupazione, altrimenti a breve tutti i giovani saranno disoccupati», sostiene Mosler (per leggere le sue teorie e le notizie correlate più interessanti, sfiora l’icona blu e apri il suo sito), già gestore di hedge funds, docente universitario e fondatore della scuola post-keynesiana della Modern Monetary Theory, a cui fa riferimento tra gli altri Stephanie Kelton, la consigliera economica del candidato democratico alla Presidenza degli Stati Uniti, sfidante di Hillary Clinton, Bernie Sanders.

Creare lavoro «di transizione» e dar forza alla ripresa

La proposta punta tutto sul lavoro, e sul creare occupazione per far risalire l’inflazione e dare forza alla ripresa, nell’ambito del mandato della Banca centrale europea di mantenere la stabilità dei prezzi assicurandone la crescita vicino, ma sotto, al 2%. Il punto di partenza sarebbe un grande piano per dare lavoro e salario a chi vuole lavorare, un lavoro di transizione destinato a confluire nel generale sistema privato. Ebbene a finanziarie tale piano, fissando il salario minimo di riferimento, dovrebbe essere la Bce che invece di determinare il livello dei tassi di interesse e dare liquidità alle banche per portare l’Euroarea fuori dal pericolo di deflazione, fisserebbe quello dell’occupazione dando liquidità al lavoro.

35 ore settimanali a 7 euro l’ora

I proponenti costruiscono lo scenario ipotetico: l’offerta di lavori di transizione della Bce sarebbe di 35 ore settimanali con un salario di 7 euro a ora, pagato appunto da Francoforte. Nel mese di ottobre 2015 ci sono stati 17.240 milioni di lavoratori disoccupati nei 19 Paesi della zona euro. Supponendo che tutti i disoccupati avessero optato per un lavoro di transizione al salario minimo previsto, il costo massimo diretto per l’Eurotower sarebbe di 18,14 miliardi euro al mese. Il costo per i Paesi, in termini di contribuzione al capitale della Banca centrale, sarebbe di 2,1 miliardi, ma nel contempo risulterebbe anche un risparmio immediato complessivo di 12,3 miliardi al mese per le mancate spese di sostegno al reddito degli ex disoccupati. Tali somme risparmiate, al netto delle spese di capitale aggiuntivo, sarebbero trasferite, spiega Mosler, alla BCE che in ultima analisi spenderebbe quindi per l’attuazione del programma di lavoro di transazione circa 8 miliardi di euro al mese.

Aumento dei consumi e crescita del Pil nominale

I proponenti indicano anche il vantaggio in termini di aumento del Pil e di ripresa dell’inflazione: nel primo trimestre del 2016 la crescita del Pil nominale sarebbe pari quindi a 24 miliardi di euro, pari all’importo netto necessario per l’attuazione del programma. Nel periodo successivo, ipotizzando una propensione al consumo dello 0,92%, la spesa BCE potrebbe rimanere la stessa, ma il Pil nominale continuerebbe ad aumentare grazie all’effetto moltiplicatore. Quanto al tasso di inflazione — sempre secondo la proposta completa di riflessioni tecniche, pr proiezione e calcoli — toccherebbe un massimo poco superiore al 2% prima di riscendere e di stabilizzarsi all’ 1,65% dopo circa 3 anni. Non ci sarebbe quindi il pericolo di generale inflazione sgradita.

La paga fissa, strumento di stabilità

La fissazione di un salario minimo, così come per esempio è avvenuto nel passato per l’oro, servirebbe da ancoraggio agli altri prezzi e servirebbe da strumento di stabilità e, in pratica, sarebbe «la fonte della definizione del valore dell’euro nella zona euro». Da qui il ruolo della Bce che potrebbe usare il salario come strumento della politica monetaria per guidare il tasso di inflazione.

Meglio del «quantitative easying»

«Il mandato della Banca centrale è solo quello di garantire la stabilità dei prezzi, e questo lo può fare meglio e più rapidamente con il programma dei lavori transitori piuttosto che con quello di Quantitative Easing», taglia corto Mosler sorvolando sulle perplessità che la sua proposta può sollevare in Bce, ma anche nei governi e nei sindacati. Ma avvertendo che “Prendendo tutti gli economisti del mondo non saranno in grado di dare e accordarsi su un’unica soluzione».

Ecco il sondaggio sull’economia andato in onda in una recente puntata di Ballarò, sulla tv pubblica:Tagliare sprechi e spesa pubblica” vuol dire ridurre in ogni caso i soldi in circolazione.
Sono politiche restrittive di austerità: mi spiegate quale sarebbe la differenza con l’opzione “proseguire con l’austerità”, Ballarò?
E poi fateci caso. Anche tassare i patrimoni corrisponde ad una sottrazione di denaro dal settore di famiglie e imprese, lo vediamo ogni giorno con la supertassazione che ci impongono dal 1994 ad oggi per soddisfare i parametri europei, con una serie di avanzi primari di bilancio senza precedenti (ovvero ci tassano più di quanto ci danno con la spesa pubblica).
Mentre “Vendere il patrimonio pubblico” consiste nella svendita di tutti quei beni o aziende dello stato che fanno registrare introiti per le casse statali, ogni anno. Privarsene significa rinunciare a questi ultimi, e mettere nelle mani dei privati molti servizi pubblici essenziali, con conseguente aumento delle tariffe (il privato punta al massimo profitto) per una popolazione già in ginocchio economicamente.
Dunque, in definitiva, le opzioni “Vendere il patrimonio pubblico” e “Tassare i patrimoni” sono assimilabili alla categoria “Proseguire con l’austerità“. Mi chiedo: perché fare un sondaggio con cinque opzioni, quando si poteva semplicemente far scegliere tra “Proseguire con l’austerità” e “Uscire dall’euro e aumentare il deficit”?

Sondaggio Ballaròp

Il Gruppo Territoriale Umbria continua ad essere una avanguardia importante per tutto il movimento MMT italiano.
Ne è dimostrazione il “Mese dell’Economia”, organizzato dall’associazione Me-Mmt Umbria insieme al Comune di Trevi e che si svilupperà in tre incontri, il 4, l’11 e il 17 aprile e che vedrà la relazione di attivisti della Me-Mmt Umbria, di Epic Umbria e della Fef Academy, assieme ai professori dell’Università degli Studi di Perugia Paolo Polinori e Amedeo Argentiero.

i tassi negativi praticati dalla Bce stanno stimlando una gigantesca speculazione fra le due sponde dell’Atlantico. Il punto da notare in questa transazione è che una volta convertiti gli euro in dollari, in virtù del differenziale fra i tassi di interesse delle due valute la società che ha effettuato la transazione beneficia di un guadagno esponendosi di fatto soltanto al rischio di cambio.

Capire il Quantitative Easing. Il bazooka bagnato della Bce. I deficit pubblici di Giappone, Stati Uniti, Gran Bretagna a confronto con Italia ed Eurozona: “Caro Draghi, mettiti pure l’anima in pace, la politica monetaria non funziona né nel breve, né nel medio, né nel lungo periodo. La cura si chiama politica fiscale espansiva ed è proibita nell’Eurozona”