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Chi ha detto che le cose non possono cambiare e bisogna solo adattarsi e sopportare di fronte ai grandi movimenti storici, quando essi si risolvono in sofferenza e privazioni più o meno gravi, per la popolazione?

MMT Italia non ci sta ad assistere inerte al nostro amato Paese che affonda ogni giorno che passa.

Ma soprattutto non ci sta ad assistere alla disinformazione comunicata sui media e che danneggia inevitabilmente la formazione di una sana opinione pubblica.

La convinzione è che il cittadino non possa realmente partecipare alla vita sociale della Nazione se le informazioni in suo possesso non gli consentono realmente di discernere all’interno dei movimenti storici in atto.

Da queste considerazioni, e per quello che è il nostro campo operativo di elezione, ecco il progetto che è stato messo in piedi per dare contributo alla soluzione del problema.

CONSAPEVOLEZZA E COSTITUZIONE

Scopo del progetto è portare lo spettatore ad acquisire maggiore consapevolezza sui reali meccanismi economici in atto e sulla situazione di pericolo in cui si trova il Nostro Paese, al fine di creare un’azione comune proveniente dal basso, dalla popolazione italiana. I video conterranno un collegamento crescente con la nostra Costituzione, ne richiameranno gli articoli, ricollegandoli alla situazione attuale. Questo con l’obiettivo di situare gli interventi in un contesto di chiara difesa dello stato civile, che nelle prossime settimane sarà in grave pericolo.

Non vi è consapevolezza senza educazione

Non vi è libertà senza consapevolezza.

Educazione (intesa sia in senso comportamentale che culturale), Consapevolezza, Libertà, sono gli elementi distintivi – oggi scarsi – del messaggio centrale insito nell’intera collana divulgativa.

Nei video sarà tenuto un tono mai aggressivo, mai volgare, in linea con la serietà della divulgazione. Lo spettatore verrà in possesso, piuttosto che di interpretazioni, di una serie di dati di spessore che gli consentiranno di costruirsi in autonomia la propria visione della realtà storica attuale e di individuare i comportamenti che dovrà mettere in campo per risolvere le attuali problematiche.

Inoltre, ogni video sarà supportato da un articolo che ne riporterà le fonti, e da una bibliografia consigliata di supporto e di approfondimento. È anche prevista la produzione di una parallela versione podcast dei video, per aumentarne la fruibilità agli utenti finali e per allargare, di conseguenza, la platea dei destinatari.

Ogni registrazione sarà contraddistinta dal logo MMT che mette i video stessi al riparo da strumentalizzazioni.

I video saranno pubblicati prima di tutto sui mezzi di comunicazione MMT, poi dietro consenso scritto su vari media, che dovranno rispettare la condizione di metterli in onda integralmente, affinché non venga distorto il messaggio in essi contenuto.

Infine, i video conterranno sempre una premessa molto chiara e una sintesi conclusiva, messaggi scritti per dare la massima chiarezza al video stesso che appariranno in sovrimpressione per avere maggior impatto, nonché animazioni esplicative.

Riteniamo che con questa collana lo spettatore avrà in mano uno strumento valido ed efficace per spiegare alle persone cosa sta succedendo in Italia in modo autorevole, documentato e completo.

Per tutto il resto si rimanda alla visione dei video man mano che saranno pubblicati nei prossimi giorni, a partire da questo:

Di Marco Cavedon, postato il 30/03/2020.

Fonte: https://mmtveneto.wordpress.com/2020/03/29/cosa-ci-insegna-lattuale-emergenza-del-virus-covid-19/

Ormai da mesi si sta parlando dell’emergenza legata al diffondersi in tutto il mondo del virus Covid-19.

Il nostro Paese, l’Italia, “vanta” purtroppo i numeri più alti sia di persone contagiate che di morti, che il 28/03/2020 hanno superato la cifra di 10.000.

Quella che all’inizio, anche da parte di vari “esperti”, era considerata una malattia infettiva che non avrebbe portato a conseguenze particolarmente gravi per la nostra popolazione, si sta ora manifestando in tutta la sua drammaticità, tanto che il Governo è stato costretto a prendere via via provvedimenti sempre più restrittivi, arrivando alla chiusura totale delle attività produttive ritenute non di prima necessità col DPCM 22/03/2020, mentre da ormai due settimane è in vigore il divieto di spostamento dalla propria dimora se non per esigenze legate alla spesa, al lavoro o a motivi sanitari o di particolare urgenza, divieto che via via è divenuto sempre più restrittivo.

Quali sono le considerazioni da fare di fronte ad una situazione certamente molto grave, probabilmente la peggiore vissuta dal mondo occidentale a partire dal secondo Dopoguerra ?

Anche in questo caso, possiamo rilevare tutta la drammaticità legata alle regole dell’Unione Europea e dell’euro, che impongono alle diverse nazioni ex sovrane fortissimi limiti nel potere di intervenire. A proclami generici di sospensione del Patto di Stabilità e alle proposte portate avanti da alcuni Paesi dell’Unione di mutualizzare l’emissione dei debiti, finora nulla di concreto è seguito, quando buonsenso avrebbe voluto si fosse intervenuti molto prima del dilagare della situazione. E’ del 28 Marzo la dichiarazione del Presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen, che ha escluso ogni possibilità di ricorso ai cosiddetti eurobond, salvo poi rettificare in maniera maldestra tramite un suo portavoce l’affermazione parlando in modo generico di “opzioni entro i limiti del trattato”. Insomma, dopo settimane nulla di concreto si sta facendo a livello europeo, considerato anche il fatto che attualmente i Paesi che in qualche modo sono favorevoli all’ipotesi di mutualizzazione del debito sono solo una minoranza, 10 su un totale di 27 e fra questi non mancano differenze notevoli di visioni, considerata la presenza di realtà storicamente avverse all’Italia quali la Francia o comunque fortemente favorevoli alle politiche neoliberiste, quali l’Irlanda. Insomma, anche se si arrivasse (e le condizioni attuali lo escludono) a condividere i rischi sull’emissione del debito non è chiaro assolutamente in che misura questo piano verrebbe attuato, con quali meccanismi e in che tempi, senza contare il fatto che una tale misura richiederebbe ulteriori cessioni di sovranità a livello europeo, con ogni probabilità creando un ministero delle finanze unico, l’ennesimo apparato sovranazionale elefantiaco che molto difficilmente riuscirebbe a prendere decisioni uniche ed efficaci per realtà molto diverse ed in tempi celeri.

Tornando al discorso iniziale, vediamo come di fatto le politiche di austerità nella spesa pubblica mettano decisori e commentatori della politica di fronte a due alternative che umanamente sono inaccettabili, ossia, quella di lasciare il virus dilagare al fine di permettere le attività produttive ed il girare dell’economia, e quella di bloccare le industrie a tempo indefinito senza però un forte intervento dello stato capace di garantire stipendi e pensioni. Basti considerare che in Italia fino a Maggio è stato bloccato il pagamento dei contributi e pertanto il Presidente dell’INPS Pasquale Tridico ha dichiarato che i soldi per pagare le pensioni ci saranno sicuramente solo fino a quella data. Dopodiché dovrebbe intervenire il Governo, che potrebbe però essere a corto di liquidità.

Di fronte a tale drammatica situazione il Governo continua ad appellarsi ad un improbabile intervento europeo, quando altri Paesi, anche facenti parti dell’UE, senza aspettare che siano gli altri a muoversi hanno già dichiarato senza problemi di voler disattendere il Patto di Stabilità e di spendere cifre enormi per far fronte all’emergenza. La Germania ha infatti varato un piano di intervento di ben 750 miliardi di euro per tutelare imprese e famiglie, che comprendono un deficit di 156 miliardi per il 2020. Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha approvato un piano di aiuti da 2000 miliardi di dollari per risollevare l’economia, mentre il Regno Unito ha annunciato un piano da ben 330 miliardi di sterline per il sostegno di imprese e lavoro. E in Italia ? Per il momento è stata approvata per il 2020 l’emissione di debito pari a 25 miliardi di euro tramite il decreto “Cura Italia”, a cui se ne aggiungono solo 4,3  versati ai comuni e altri 400 milioni, col vincolo di utilizzare queste somme per le persone che non hanno i soldi per fare la spesa. Veramente poca cosa quindi, se rapportata a quanto realizzato da altri Paesi e considerata anche l’attuale emergenza sanitaria, per fronteggiare la quale in tempi brevi si dovrebbero mettere a disposizione molti nuovi posti letto per la terapia intensiva assieme alle attrezzature, ai medici e agli infermieri necessari. Il Decreto, più che basarsi sul potenziamento dell’organico, parla di retribuzione degli straordinari per  i dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale già attivi e della possibilità di trattenere in servizio medici ed operatori sanitari pronti per la pensione.

Ancora una volta abbiamo la prova di come uno Stato privo della sua sovranità monetaria e di bilancio non abbia di fatto alcun potere di intervenire per la tutela del bene della popolazione e della sua economia, cosa ancora più vera in situazioni di emergenza grave come quella attuale dove la chiusura di interi comparti produttivi non permette al denaro di circolare, mettendo a rischio posti di lavoro e versamenti di contributi al sistema previdenziale ed assistenziale per cifre che potenzialmente possono arrivare alle centinaia di miliardi di euro. E affidarsi alle decisioni degli organismi centrali europei, considerata anche l’emergenza in atto che richiederebbe risposte veloci e concrete, non pare affatto un atto realistico e che possa portare a dei risultati certi.

Di Tiziano Tanari, con la collaborazione di tutto lo staff dei referenti economici dell’Associazione MMT Italia. Postato il 06/03/2020.

Siamo lieti di pubblicare in questa sede il frutto di un lungo e duro lavoro che ha visto coinvolto in primis il nostro Presidente Tiziano Tanari.

Vi presentiamo in esclusiva il Manuale MMT di Macroeconomia per i cittadini, un minipaper che illustra in maniera chiara e sintetica i principi fondamentali della MMT, nonchè le posizioni della nostra Associazione circa l’attuale realtà politica, economica e giuridica in cui versa il nostro Paese. Un documento fondamentale per comprendere il mondo che ci circonda e saper controbattere in maniera efficace alle falsità di economisti e politici mainstream.

Buona lettura !

Clicca qui per scaricare il pdf.

Di Marco Cavedon, postato il 02/06/2019.

Venerdì 7 giugno 2019 alle ore 21:00 su Canale Italia (canale 53 del digitale terrestre), andrà in onda la trasmissione “Notizie Oggi Lineasera”, il cui conduttore sarà Vito Monaco.

Dopo ormai anni di assenza, abbiamo il piacere di annunciare che la Modern Money Theory tornerà in diretta in prima serata sulla televisione nazionale.

Il titolo della puntata sarà “Sovranità Monetaria, l’economia al servizio dei cittadini.” La serata sarà interamente dedicata alla Modern Money Theory e saranno presenti rappresentanti dell’Associazione MMT Italia, imprenditori e analisi dei mercati finanziari. Avremmo modo di presentare ai telespettatori una visione dell’economia molto diversa da quella che ci viene solitamente propinata dai media mainstream.

Parleremo della sovranità monetaria così come viene presentata dalla Modern Money Theory, e cioè al pieno delle sue potenzialità, di euro, Unione Europea, dei falsi miti dell’economia neoliberista e di come imprenditori e analisti finanziari vedono l’attuale fase di congiuntura economica.

Mi raccomandato, non mancate a questo importante appuntamento e diffondete la notizia!

Un punto di vista alternativo.

Di Marco Cavedon, postato il 28/04/2019.

Fonte: https://mmtveneto.wordpress.com/2019/04/28/sovranita-monetaria-euro-ed-unione-europea/

Non mancate al nostro prossimo evento MMT a Belfiore di Pramaggiore (clicca qui per scaricare la locandina).

In occasione delle imminenti elezioni europee, avremmo modo di chiarire aspetti fondamentali che condizionano oggi come oggi la vita sociale e democratica del nostro paese.

L’euro è veramente un vantaggio per tutti noi ?

L’Unione Europea è veramente un qualcosa di positivo che difende la nostra economia e la nostra democrazia ?

Il ritorno alla sovranità monetaria da parte del nostro paese rappresenterebbe veramente una catastrofe, come ci dicono la quasi totalità dei media, dei politici e degli economisti ?

Non vi resta che scoprirlo, partecipando al nostro evento in programma per il 10 maggio 2019 ore 21 presso Belfiore di Pramaggiore (VE), Bar Filippi, Via Lison 3.

Vi aspettiamo numerosi !

Fonte:
https://mmtveneto.wordpress.com/2019/04/10/come-funziona-lunione-europea/

Cosa è fondamentale sapere in vista delle imminenti elezioni.

Di Elisabetta Uccello, postato il 10/04/2019. Revisione di Marco Cavedon.

In vista delle prossime elezioni per il Parlamento Europeo del 26 maggio 2019, è necessario fare ancora una volta chiarezza sui suoi reali poteri e funzioni e sul procedimento di riforma dei trattati europei .

Attenzione: questo scritto non vuole rappresentare un articolo a favore di una riforma dell’attuale assetto dell’Unione Europea, al fine di introdurre meccanismi maggiormente democratici; più volte ci siamo espressi circa le problematiche enormi da un punto di vista politico nel procedere di fatto verso la creazione di un superstato europeo, seppur formalmente democratico. Tuttavia è utile informare le persone del perché, anche chi condivide questo percorso, si troverà di fronte ad ostacoli tecnicamente e politicamente pressoché insormontabili.

E’ fondamentale avere il quadro completo del contesto per comprendere che i messaggi dei partiti candidati alla competizione elettorale sono errati, e si avvalgono della carente preparazione giuridica dei cittadini per portare a se’ voti.

Illustreremo:

  1. COS’E’ L’UNIONE EUROPEA: definizione giuridica, da dove nasce e come vuole evolvere il proprio ordinamento.
  2. GLI ORGANI DELL’UNIONE EUROPEA: nello specifico poteri, funzioni e composizione di Parlamento e Commissione.
  3. PROCEDURA DI RIFORMA DEI TRATTATI.
  4. GLI OBIETTIVI DELL’UNIONE EUROPEA.

Le nozioni qui riportate sono tratte esclusivamente dai trattati istitutivi dell’ Unione Europea e dai siti ufficiali della stessa.

Le integrative spiegazioni giuridiche sono riportate dai dizionari giuridici italiani accreditati.

1 – COS’E’ L’UNIONE EUROPA.

L’ Unione Europea è un’organizzazione SOVRANAZIONALE.

Il trattato di Maastricht istituisce l’ Unione Europea, programmata evoluzione delle precedenti comunità europee (la CECA, l’Euratom e la CEE), organizzazioni formalmente intergovernative ma sostanzialmente sovranazionali.

Ma che differenza c’e’ fra organizzazione intergovernativa e sovranazionale?

Il metodo intergovernativo di associazione a livello internazionale è quello che non prevede alcun sacrificio di sovranità da parte degli Stati che vi aderiscono. In un’organizzazione di tipo intergovernativo il meccanismo decisionale si fonda esclusivamente o comunque in modo prevalente sulla regola del consenso unanime degli Stati partecipanti, con la conseguenza che ciascuna nazione, manifestando il proprio dissenso, esercita sostanzialmente un diritto di veto.

Il metodo intergovernativo prevede che gli Stati collaborino oppure che al massimo si consultino e il metodo che adoperano per coordinarsi è quello dell’unanimità. Quindi è sufficiente il veto di un solo Paese per bloccare le proposte.

Intergovernativo è il metodo classico, confederale di relazioni tra i governi nazionali e le diplomazie. Il processo decisionale è affidato ad organi di Stati, all’interno dei quali gli individui agiscono nell’interesse e secondo le istruzioni del proprio Paese di appartenenza. Una decisione comune viene adottata solo quando è nell’interesse di tutti portarla avanti, evitando che le volontà di alcune nazioni vengano imposte a tutte le altre.

Ogni Stato è sovrano ed indipendente, le relazioni che sorgono fra le nazioni sono su un piano di parità, sia per diritti che per doveri.

Sovranazionale è un metodo che prevede un’autorità centrale sopra le nazioni e quindi più centralizzato. Gli Stati membri trasferiscono agli organismi comunitari la loro sovranità in determinate materie, attribuendo ad essi il potere di emanare disposizioni pienamente vincolanti e, in taluni casi, direttamente applicabili.

Le decisioni sono approvate non all’unanimità ma a maggioranza.

Il processo decisionale è affidato ad organi  composti da individui, i quali possono esprimere le loro opinioni in modo indipendente rispetto agli Stati di provenienza.

Inoltre, decidendo di cedere la propria sovranità, gli Stati si sono vincolati al rispetto del principio maggioritario, in base al quale è possibile l’adozione di atti applicabili a tutti i Paesi aderenti, assunti tuttavia senza il loro consenso unanime.

(Con il caso van Gend & Loos  del 1960 l’allora Comunità Economica Europea si eleva ad un rango diverso da quello su cui si ponevano le comuni organizzazioni internazionali, poiché il caso ha costituito il fondamento del principio di efficacia diretta di alcune categorie di norme comunitarie, cioè la ‘non applicazione’ della normativa nazionale contrastante con quella europea competente in materia).

Aggiungiamo  un’ulteriore caso: lo Stato Federale .

Lo Stato federale è qualcosa di più perché c’è un unico Governo centrale e i vari Paesi diventano “Stati federati”, cioè “regioni” con una certa dose di autonomia, tuttavia molto limitata in quanto dipendente in prima istanza dalle decisioni prese dal “centro”. Ad esempio, la regione Veneto, così come lo Stato della California, pur potendo tassare e spendere (possono quindi operare delle politiche fiscali), non possono espandere il proprio bilancio a piacimento, dipendendo in prima istanza dalla moneta creata ed immessa dalle istituzioni centrali nell’economia attraverso la spesa pubblica.

L’Unione Europea non è un punto d’arrivo ma solo una tappa nel processo di creazione degli Stati Uniti d’Europa; e’ un soggetto che evolve nel tempo con l’incremento delle competenze ad essa attribuite.

Mettiamo in evidenza che uno Stato è libero oppure no di cedere la propria autorità ad un’entità sovranazionale. Nel caso della Costituzione Italiana tuttavia si parla di limitazioni e non di cessioni di sovranità, per il solo fine della pace e della giustizia tra nazioni. All’UE gli Stati hanno singolarmente e volontariamente deciso di cedere parte della propria sovranità approvandone e ratificandone i trattati. Ed è anche vero che il singolo Paese può in ogni momento decidere di riprendersela uscendo appunto dall’UE, cosa non possibile all’interno di uno Stato federale in cui il potere di imperio del governo centrale è garantito da una polizia federale e da un esercito. Purtroppo in questo caso, il singolo Paese per separarsi non ha altra strada che quella di scegliere una vera e propria rivolta, con possibili risvolti violenti.

L’ UE avanza per fasi, cioè per obiettivi volti al raggiungimento di uno scopo finale, gli Stati Uniti d’ Europa.

Espressioni contenenti una chiara allusione alla auspicata “Federazione europea”, oppure agli “Stati Uniti d’Europa” non sono recenti: Il termine “Stati Uniti d’Europa” fu usato da Victor Hugo al congresso internazionale di Parigi nel 1849.

Tra i promotori di questo progetto, nominando solo alcuni, troviamo anche Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi, Winston Churchill (anni ‘30), Giovanni Agnelli e infine il politico italiano Filippo Turati il quale consigliava all’Europa di seguire l’esempio Statunitense: se la federazione europea e quella americana si fossero unite, saremmo diventati i “padroni economici” del globo terrestre per vincere la concorrenza asiatica. E questo è proprio il concetto neoliberista della competizione tra Paesi, nella quale per sopravvivere bisogna massimizzare le esportazioni ed il saldo finanziario con l’estero a scapito degli altri. Quella logica che non tiene conto di come sia possibile utilizzare una moneta sovrana per creare occupazione tutelando la domanda interna, e che ha rappresentato spesso la vera causa dei conflitti tra nazioni che si sono succeduti nella storia.

Luigi Einaudi già nel 1918 propose alla Società delle Nazioni una sorta di super Stato fornito di una sovranità diretta sui cittadini dei vari Paesi, con il diritto di stabilire imposte proprie, mantenere un esercito Super-Nazionale, con una propria amministrazione. Nel 1935 Carlo Rosselli del futuro Partito d’Azione propose l’elaborazione di una costituzione europea e la necessità di portare l’idea del federalismo europeo a contatto con le masse popolari.

Nulla di nuovo insomma. Gli Stati Uniti d’ Europa sembrano proprio progettati da tempo e l’UE ne è solo una tappa. Tuttavia questo processo è stato caratterizzato fin dall’inizio da una metodologia alquanto elitaria ed antidemocratica e lo si ravvisa anche nelle dichiarazioni degli attuali leader delle istituzione europee.

“Noi prendiamo una decisione in una stanza, poi la mettiamo sul tavolo e aspettiamo di vedere cosa succede. Se non provoca proteste o rivolte, è perché la maggior parte delle persone non ha idea di ciò che è stato deciso; allora noi andiamo avanti passo dopo passo fino al punto di non ritorno.“ — Jean-Claude Juncker, attuale presidente della Commissione Europea dal 1º novembre 2014.

2- GLI ORGANI DELL’ UNIONE EUROPEA: QUALI SONO E CHE FUNZIONI HANNO.

I principali organi dell’UE sono Parlamento Europeo, Consiglio Europeo, Commissione Europea, Consiglio dell’Unione Europea, Corte di Giustizia Europea, Banca Centrale Europea, Corte dei Conti Europea.

Ci soffermiamo in quest’ articolo ad analizzare soprattutto il ruolo di Parlamento e Commissione.

IL PARLAMENTO EUROPEO.

E’ definito l’organo legislativo ma non ha potere di iniziativa legislativa:

Cosa fa il Parlamento europeo?

1 – ADOTTA la legislazione dell’UE, insieme al Consiglio dell’UE, sulla base delle proposte della Commissione Europea.

Come si svolge il lavoro legislativo?

In seno a una commissione parlamentare, il deputato elabora una relazione su una proposta di “testo legislativo” presentata dalla Commissione Europea, la quale ha il monopolio dell’iniziativa normativa. La commissione parlamentare vota su tale relazione, eventualmente modificandola. Il Parlamento definisce la propria posizione apportando modifiche al testo e votandolo in Aula. Questo processo viene ripetuto una o più volte, a seconda del tipo di procedura e in base al raggiungimento o meno di un accordo con il Consiglio UE.

Per l’adozione degli atti legislativi, si distinguono la procedura legislativa ordinaria (codecisione), che pone il Parlamento allo stesso livello del Consiglio UE, e le procedure legislative speciali (detta non legislativa o consultazione), che si applicano esclusivamente a casi specifici in cui il Parlamento svolge soltanto un ruolo consultivo.

Il Parlamento è ‘’colegislatore’’ su un piano di parità con il Consiglio UE nella maggioranza dei settori (procedura legislativa ordinaria), ma per determinate questioni (ad esempio, la fiscalità), il Parlamento Europeo esprime soltanto un parere consultivo (procedura di consultazione).

Il comitato di conciliazione, che riunisce rappresentanti del Consiglio UE e altrettanti rappresentanti del Parlamento, ha il compito di giungere ad un parere comune su un progetto entro un termine di ventuno giorni dalla convocazione.

Se il comitato di conciliazione non giunge a un accordo su un progetto tra Parlamento e Consiglio, oppure il Parlamento respinge il progetto, la Commissione presenta una nuova proposta di legge.

L’iniziativa legislativa spetta alla Commissione.

Il Trattato di Maastricht, rafforzato dal trattato di Lisbona, ha ‘’addirittura’’ concesso al Parlamento Europeo un diritto di iniziativa legislativa che gli consente di chiedere alla Commissione di presentare una proposta. Ma……a norma dell’articolo 225 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea,  la Commissione può rifiutare di elaborare la proposta legislativa richiesta dal Parlamento. E qui finisce l’iniziativa legislativa del Parlamento Europeo.

Si, quello eletto direttamente dai cittadini.

2- Partecipa alla programmazione annuale e pluriennale.

La Commissione avvia il processo di programmazione annuale e pluriennale e prepara un progetto di bilancio, che viene sottoposto al Parlamento e al Consiglio UE.

Il Parlamento adotta una risoluzione sulla programmazione annuale e il suo Presidente chiede al Consiglio di esprimere un parere sul programma di lavoro della Commissione e sulla risoluzione del Parlamento. Il Consiglio adotta la sua posizione sul progetto di bilancio e la comunica al Parlamento.

Se il Parlamento approva la posizione del Consiglio o non delibera, il bilancio si considera adottato. Tuttavia solitamente il Parlamento approva degli emendamenti e il testo emendato è trasmesso al Consiglio. In questo caso il Presidente del Parlamento convoca senza indugio il comitato di conciliazione. Il comitato di conciliazione non si riunisce se, entro un termine di dieci giorni dalla trasmissione, il Consiglio comunica al Parlamento che approva tutti gli emendamenti.

Se il comitato di conciliazione non giunge ad un accordo su un progetto comune oppure il Parlamento respinge il progetto, la Commissione presenta una nuova proposta di bilancio.

Anche in questo caso quindi il Parlamento Europeo non ha un potere di iniziativa, né esercita una potestà esclusiva circa l’approvazione del bilancio.

Nota: il Consiglio Europeo è composto dai capi di Stato o di governo, dal suo Presidente – eletto per due anni e mezzo con mandato rinnovabile una volta – e il Presidente della Commissione europea. Il Consiglio ‘’definisce l’orientamento politico generale e le priorità dell’Unione’’.

Il Consiglio dell’Unione Europea invece è composto, ai sensi dell’art. 16 del Trattato sull’Unione europea, da un rappresentante di ciascun Stato membro a livello ministeriale che possa impegnare il governo dello Stato membro, scelto in funzione della materia oggetto di trattazione. Assieme al Parlamento Europeo e alla Commissione esercita la funzione legislativa e di bilancio.

COMMISSIONE.

I poteri della commissione sono ben riassunti nell’articolo 17 TUE.

1- La Commissione promuove l’interesse generale dell’Unione e adotta le iniziative appropriate a tal fine. Vigila sull’applicazione dei trattati e delle misure adottate dalle istituzioni in virtù dei trattati. Vigila sull’applicazione del diritto dell’Unione sotto il controllo della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Dà esecuzione al bilancio e gestisce i programmi. Esercita funzioni di coordinamento, di esecuzione e di gestione, alle condizioni stabilite dai trattati. Assicura la rappresentanza esterna dell’Unione, fatta eccezione per la politica estera e di sicurezza comune e per gli altri casi previsti dai trattati. Avvia il processo di programmazione annuale e pluriennale dell’Unione per giungere ad accordi interistituzionali.

2 – Un atto legislativo dell’Unione può essere adottato solo su proposta della Commissione, salvo che i trattati non dispongano diversamente. Gli altri atti sono adottati su proposta della Commissione se i trattati lo prevedono.

3 – Il mandato della Commissione è di cinque anni. I membri della Commissione sono scelti in base alla loro competenza generale e al loro impegno europeo e tra personalità che offrono tutte le garanzie di indipendenza. La Commissione esercita le sue responsabilità in piena indipendenza. Fatto salvo l’articolo 18, paragrafo 2, i membri della Commissione non sollecitano né accettano istruzioni da alcun governo, istituzione, organo o organismo. Essi si astengono da ogni atto incompatibile con le loro funzioni o con l’esecuzione dei loro compiti.

4 – A decorrere dal primo novembre 2014, la Commissione è composta da un numero di membri, compreso il Presidente e l’Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, corrispondente ai due terzi del numero degli Stati membri, a meno che il Consiglio Europeo, deliberando all’unanimità, non decida di modificare tale numero. Il Consiglio Europeo dell’11 e 12 dicembre 2008 ha deciso che il sistema di rotazione nella scelta dei membri della Commissione non entrerà in funzione.

Quindi il compito dei commissari è quello di difendere gli interessi generali dell’Unione, non gli interessi dei singoli Paesi. Agiscono in piena indipendenza dai governi nazionali e hanno il potere di iniziativa legislativa, potere che in un contesto almeno formalmente democratico dovrebbe spettare al Parlamento Europeo, l’organo rappresentativo dei cittadini.

Nomina della Commissione: CHI NOMINA CHI.

– ) il Consiglio europeo (CAPI DI STATO o DI GOVERNO degli Stati membri), deliberando a maggioranza qualificata, propone al Parlamento Europeo un candidato alla carica di Presidente della Commissione. Tale candidato è eletto dal Parlamento Europeo a maggioranza dei membri che lo compongono. Se il candidato non ottiene la maggioranza, il Consiglio Europeo, deliberando a maggioranza qualificata, propone entro un mese un nuovo candidato, che è eletto dal Parlamento secondo la stessa procedura.

-) Il Presidente della Commissione nomina i vicepresidenti.

-) I commissari sono membri di gruppi di lavoro guidati dai vicepresidenti, che si occupano di settori politici specifici.

-) Il Consiglio, di comune accordo con il Presidente eletto, adotta l’elenco delle altre personalità che propone di nominare membri della Commissione, sulla base delle nomine proposte da ognuno degli stati membri.

-) Ogni candidato deve presentarsi di fronte alla commissione parlamentare competente sul portafoglio per il quale viene proposto.

-) A seguito del voto del Parlamento che approva la Commissione, i commissari vengono nominati dal Consiglio Europeo.

Ricordiamo il criterio di scelta: ’’I membri della Commissione sono scelti… tra personalità che offrono tutte le garanzie di indipendenza’’ ( n. b: indipendenti dagli Stati membri). Pertanto chi vi dice che tramite le elezioni europee sarà possibile nominare dei commissari che faranno l’interesse del popolo italiano sta semplicemente mentendo.

Un appunto…

L’ articolo 11 del TUE prevede iniziative popolari o consultazioni pubbliche su determinate questioni e rimanda all’articolo 24 del TFUE per le procedure.

Peccato che iniziative e consultazioni debbano essere rivolte alla Commissione (i cui membri non sono eletti dai popoli) e non al Parlamento che dovrebbe essere ( e non è) l’organo legislativo e di accoglimento delle istanze dei cittadini, in un contesto, ricordiamolo, almeno formalmente democratico.

3 – REVISIONE DEI TRATTATI SULL’UNIONE EUROPEA.

Le procedure di revisione sono illustrate all’articolo 48 del Trattato sull’Unione Europea. A prescindere dalla procedura avviata, i paesi dell’UE devono esprimersi all’unanimità sulla revisione delle disposizioni del trattato interessate.

Le due procedure: ordinaria e semplificata.

1 – La procedura di revisione ordinaria.

Riguarda le modifiche più importanti apportate ai trattati, quali l’aumento o la riduzione delle competenze dell’UE. Funziona nel modo seguente.

Qualsiasi governo nazionale di un paese dell’UE, il Parlamento Europeo o la Commissione possono presentare proposte di modifica dei trattati al Consiglio UE, che a sua volta le presenta al Consiglio Europeo (formato dai capi di Stato e di governo dei paesi dell’UE). Anche i parlamenti nazionali vengono informati.

Se il Consiglio Europeo decide positivamente, viene convocata una Convenzione composta da rappresentanti dei parlamenti nazionali, dai capi di Stato o di governo dei paesi dell’UE, dal Parlamento Europeo e dalla Commissione. E in caso di modifiche al settore monetario anche la Banca Centrale Europea. La Convenzione esamina le proposte di modifica e decide per consensus.

Viene poi convocata una Conferenza di rappresentanti dei governi dei paesi dell’UE da parte del Presidente del Consiglio, con l’obiettivo di adottare di comune accordo le modifiche ai trattati. Tali modifiche entrano in vigore solo dopo essere state ratificate da tutti i paesi dell’UE.

2 – La procedura semplificata.

Si applica per la revisione delle politiche e azioni interne dell’UE (riguardanti ad esempio l’agricoltura e la pesca, il mercato interno, i controlli alle frontiere, la politica economica e monetaria).

Tale procedura evita che ci sia la necessità di convocare una Convenzione europea e una Conferenza intergovernativa.

Il Consiglio Europeo delibera all’unanimità dopo aver consultato la Commissione, il Parlamento Europeo e la Banca Centrale Europea se la revisione riguarda questioni monetarie. Le modifiche dei trattati entreranno in vigore solo se saranno state ratificate da tutti i paesi dell’UE.

Le competenze dell’UE, tuttavia, non possono essere ampliate per mezzo di una procedura di revisione semplificata.

Pertanto, chi vi dice che è importante partecipare alle elezioni del Parlamento UE al fine di riformare l’Europa, vi sta semplicemente prendendo in giro. Per cambiare le regole di funzionamento della moneta euro ad esempio (limiti al deficit e al debito pubblico), condizione indispensabile per poter attuare politiche economiche espansive, non è sufficiente insediare all’interno delle istituzioni UE delle persone scelte dai partiti vincitori. In prima istanza, l’iniziativa legislativa rimane in carico alla Commissione UE, i cui membri, ricordiamolo, vengono nominati sulla base del principio dell’assoluta indipendenza dall’interesse di ciascuna nazione. In secondo luogo, cosa ancora più importante, per cambiare le regole dell’euro o concedere maggiore sovranità agli Stati nazionali pur rimanendo all’interno dell’UE, come recitano i cosiddetti sovranisti, si rende necessaria una modifica dei trattati fondanti dell’Unione Europea, la qual cosa può avvenire solo previo unanime consenso di tutti i Paesi della comunità, e quindi le elezioni europee non servono proprio a nulla, oltre al fatto che si tratta di un’istanza politicamente improponibile. Che interesse avrebbe ad esempio la Germania a cambiare le attuali regole, che consentono alla stessa un surplus finanziario col settore estero a scapito delle economie soprattutto del sud Europa ? Se non bastasse, ecco un altro esempio recente.

4 – OBIETTIVI.

Rileggiamo l’ articolo 3 TFUE (ex articolo 2 del TUE) .

  1. L’Unione si prefigge di promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli.
  2. L’Unione offre ai suoi cittadini uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia senza frontiere interne, in cui sia assicurata la libera circolazione delle persone insieme a misure appropriate per quanto concerne i controlli alle frontiere esterne, l’asilo, l’immigrazione, la prevenzione della criminalità e la lotta contro quest’ultima.
  3. L’Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico. L’Unione combatte l’esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociale, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore.

L’approccio comunitario che si è rivelato tanto vicino al riconoscimento dei diritti civili quanto distante dal riconoscimento dei diritti sociali fondamentali contenuto nella nostra Costituzione Italiana.

L’articolo 3 della Costituzione, come noto, recita:

«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

All’ articolo 3 del TFUE si ricollegano i due articoli della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, che trattano dell’uguaglianza davanti alla legge all’art. 20 e della non discriminazione etnica, religiosa o sessuale all’art. 21.

Si riesce con facilità ad individuare una prima differenza consistente nella mancanza all’interno dell’ art. 3 del TFUE e degli articoli 20 e 21 della Carta di Nizza di un riferimento specifico a quel principio di uguaglianza sostanziale, che rappresenta invece una parte fondamentale della Costituzione italiana: la necessità di eguagliare le persone non soltanto sul piano del trattamento giuridico ma anche sul piano dei fatti.

Questa differenza ha un notevole  peso: l’assenza di un principio di eguaglianza sostanziale nell’ordinamento comunitario implica un modello di forma di governo in cui l’intervento dello Stato (o super Stato se vogliamo guardare alle ambizioni federaliste dell’UE) è quasi inesistente.

Montesquieu aveva messo in evidenza la necessità che le tre funzioni fondamentali dello Stato, legislativa, esecutiva, giudiziaria, fossero affidate a organi diversi, in posizioni di reciproca indipendenza tra loro, al fine di evitare che potesse essere minacciata la libertà.

I modelli di Stato possibili sono tre.

ASSOLUTO
In questo Stato la Corona esercitava il potere sovrano coprendo sia il ruolo  esecutivo che quello legislativo (cioè sia di governo che di produzione delle leggi).
Il potere giudiziario era invece esercitato da giudici nominati dal Re.

Ci sono elementi di questa forma di governo all’interno dell’UE, in quanto, come abbiamo già dimostrato, il potere legislativo è nelle mani di un oligopolio di commissari non eletti direttamente dai cittadini, e spesso al servizio delle grandi lobbies finanziarie ed economiche che esercitano la loro influenza a Bruxelles.

LIBERALE

Lo Stato è garante delle libertà individuali. Lo Stato è minimo, cioè si astiene dall’intervenire al di fuori della sua funzione minimale di garante delle libertà individuali: la proprietà privata, la libertà di pensiero e di stampa, la libertà contrattuale e la libertà personale.

Astenendosi dall’intervenire nell’economia e nel sociale con la creazione diretta di posti di lavoro pubblici e astenendosi dal garantire istruzione, sanità e previdenza a tutti i cittadini gratuitamente, lo Stato non tutela i diritti sociali esimendosi  così dal promuovere il pieno sviluppo della persona umana, garantito invece nel comma 2 art. 3 della nostra Costituzione Italiana. E lo Stato Liberale, che tutela solo in apparenza i diritti sociali e non di fatto, è proprio la forma prevalente dell’Unione Europea, nella quale i governi democraticamente eletti non possono liberamente spendere in una loro moneta sovrana al fine di promuovere la domanda interna, la piena occupazione e la piena produzione di beni e servizi disponibili per tutti, nel nome della tutela della libertà assoluta di concorrenza all’interno del settore privato.

SOCIALE

E’ la forma di governo prevista nella Costituzione Italiana, i cui principi sono incompatibili con i trattati europei, la cui applicazione dovrebbe pertanto essere messa al bando. Lo Stato in questo caso difende la libertà del privato, ma la limita e la coordina al fine di favorire soprattutto l’interesse pubblico. I diritti delle persone vengono tutelati non solo da un punto di vista formale, ma anche di fatto proprio grazie all’intervento di un governo eletto democraticamente dai cittadini, dotato di una sua moneta sovrana con la quale poter attuare politiche macroeconomiche di spesa pubblica espansive, al fine di promuovere la piena occupazione ed il benessere e la dignità di tutte le classi sociali.

Riferimenti:

https://eur-lex.europa.eu/resource.html?uri=cellar:2bf140bf-a3f8-4ab2-b506-fd71826e6da6.0017.02/DOC_1&format=PDF

https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:12012E/TXT&from=IT

https://www.simone.it/newdiz/

https://www.europarl.europa.eu/charter/pdf/text_it.pdf

http://www.centrostudieuropei.it/jeanmonnet/wp-content/uploads/2015/04/Lambiase-Luana-Le-origini-dellidea-di-Europa.pdf

https://www.simone.it/catalogo/v2_7.htm

(di Elisabetta Uccello, postato l’11/07/2018)

fonte: https://mmtveneto.wordpress.com/2018/07/13/privatizzazioni-neoliberismo-e-unione-europea/

Molti sono gli argomenti di cui si potrebbe parlare nel corso di questa “calda” estate 2018. Le manovre dell’attuale governo a livello economico, l’analisi del nostro rapporto con le istituzioni europee, delle aspettative a seguito di tanti anni di promesse di riscatto della sovranità politica ed economica. Ci torneremo sicuramente nei prossimi interventi.

In questa sede riteniamo utile ripotare la sintesi dell’ottima relazione avvenuta lo scorso 16 gennaio presso il Senato, a cura dell’Associazione “No Privatizzazioni” di cui fa parte la nostra attivista Elisabetta. Tutti concetti che è bene ribadire per capire la realtà attuale.

 

COS’E’ LA PRIVATIZZAZIONE.

Dal sito di Borsa Italiana la definizione è:

‘’La privatizzazione e’ un processo economico che trasferisce la proprietà di una società o di un ente pubblico dallo stato ad un privato o ad una pluralità di privati’’.

La privatizzazione può essere totale o parziale e la vendita può essere fatta o tramite OFFERTA PUBBLICA (OPV) a più acquirenti o tramite VENDITA DIRETTA in trattativa privata .

In ogni caso, sia che si tratti di privatizzazione parziale o totale, il servizio dovrà poi rispondere a CRITERI DI GESTIONE PRIVATISTICI.

Cioè MAI IN PERDITA. Quindi L’obbiettivo e’ il PROFITTO.

 

IL PRIMO PASSO

Il primo passo per privatizzare un ente pubblico e’ la trasformazione dell’ ente pubblico o dell’impresa pubblica in SOCIETA’ PER AZIONI, S.P.A.

Il primo decreto in Italia fu  il DL 386/1991 (convertito in legge nel 1992, la n. 35) denominato :

‘’ TRASFORMAZIONE DEGLI ENTI PUBBLICI  ECONOMICI IN SPA, DISMISSIONE DELLA PARTECIPAZIONI STATALI, ALIENAZIONE DEI BENI PATRIMONIALE SUSCETTIBILI DI GESTIONE ECONOMICA’’.

La trasformazione in spa dà accesso alla QUOTAZIONE IN BORSA.

La quotazione in borsa, cioè l’immissione sul mercato di azioni (socio) od obbligazioni (prestiti),  è uno dei tre sistemi che ha un’impresa per finanziarsi (alternativamente all’ aumento di capitale da parte dei soci stessi o al prestito diretto della banca).

Già dagli anni ‘80 inizia una prima stagione di riduzione della presenza pubblica nell’industria (l’ALFA ROMEO passa alla FIAT, la LANEROSSI  alla MARZOTTO).

Con gli anni ‘90 l’ Italia è coinvolta in profondi processi che cambiano radicalmente le scelte di politica economica:

–  I GOVERNI SONO PRESSATI DALLE INDICAZIONI DELLA CEE E DALLA NECESSITA’ DI RISPETTARE I PARAMETRI DI MAASTRICHT PER L’ADESIONE ALL’EURO: devono ridurre DEFICIT, DEBITO ED INFLAZIONE.

Ricordiamo che la legge 359/1992 del governo AMATO,  denominata ‘’ Programma di riordino delle partecipazioni statali’, ha tra i suoi principali obiettivi:

–  QUOTARE LE SOCIETA’ PARTECIPATE

–  FAVORIRE L’ AZIONARIATO DIFFUSO

–  LA NASCITA DI NUOVI INVESTITORI ISTITUZIONALI

 

UN PASSO INDIETRO

Facciamo un passo indietro……..

Qual’ e’ il pensiero di cui sono figlie le privatizzazioni ?

SALVATORE ROSSI , ex direttore della Banca D’Italia, in una relazione del 2014 all’Università di Vicenza ricorda che le privatizzazioni sono strettamente correlate con il ruolo della banca centrale: la BC DEV’ESSERE  DIPENDENTE O INDIPENDENTE DAL POTERE POLITICO? (NB: ricordiamo tuttavia la posizione MMT, in base alla quale le banche centrali sono comunque “dipendenti” o “indipendenti” solo in funzione delle scelte politiche del governo, ed il problema del neoliberismo è infatti un aspetto politico).

Il dibattito sull’indipendenza della banca centrale esiste sin dalla nascita delle banche.

In un saggio pubblicato 1824 (postumo) DAVID RICARDO sosteneva che la BANCA CENTRALE D’INGHILTERRA NON DOVESSE ESSERE PRONA AL POTERE ESECUTIVO ED IDENTIFICA I 3 PILASTRI CHIAVE PER L’INDIPENDENZA DELLA BANCA CENTRALE (o BC):

–  SEPARAZIONE ISTITUZIONALE FRA POTERE DI CREARE DENARO E QUELLO DI  SPENDERLO

–  DIVIETO DI FINANZIAMENTO MONETARIO DEL BILANCIO DELLO STATO

–  OBBLIGO PER GLI STATI DI SEGUIRE LA POLITICA MONETARIA DELLA BC

Questi pilastri vengono ripresi dalla conferenza di Bruxelles del 1920:

Si sostiene che per superare la crisi del  post prima guerra mondiale si debba tornare al gold standard e raggiungere l’obiettivo della stabilità dei prezzi. Per fare questo è necessario affidare il compito alla banca centrale e renderla indipendente dalle decisioni dei governi.

In Italia il primissimo regime fascista si pone come obiettivi il pareggio di bilancio, la svalutazione della lira tramite la svalutazione salariale e la privatizzazione di molte aziende pubbliche.

Precisiamo che in quegli anni molte banche detenevano partecipazioni azionarie in molte industrie.

Negli anni ‘30, con Beneduce, economista di estrazione socialista, il regime fascista cambiò radicalmente politica economica e fece delle scelte epocali.

Una di queste fu la LEGGE BANCARIA DEL 1936 che:

–          SMANTELLA LA BANCA MISTA: cioè divide l’attività di credito dall’attività di speculazione;

–          VIETA ALLE BANCHE DI ENTRARE NEI CONSIGLI DI AMMINISTRAZIONE  DELLE AZIENDE ;

–          BANCA D’ ITALIA DIVENTA ESCLUSIVO ISTITUTO DI VIGLILANZA BANCARIA;

–          L’ ATTIVITA’ BANCARIA VIENE DEFINITA COME FUNZIONE DI INTERESSE PUBBLICO.

‘’LA DIFESA DEL RISPARMIO DEI CITTADINI E’ INTERESSE PUBBLICO’’.

DOPO LA PRIMA GUERRA MONDIALE LE POLITICHE ECONOMICHE SEGUONO L’INDIRIZZO KEYNESIANO.

LA BANCA CENTRALE E’ ACQUIRENTE DI ULTIMA ISTANZA DEI TDS (titoli di stato) INVENDUTI SUL  MERCATO PRIMARIO.

Risponde alle direttive di GOVERNO E PARLAMENTO E SPENDE A DEFICIT POSITIVO PER GARANTIRE LA TUTELA DELLO STATO SOCIALE .

LA SPESA PUBBLICA (tramite stipendi e pensioni di stato) è la ricchezza del settore privato!

 

NEGLI ANNI ‘80 SI AFFERMANO LE TEORIE NEOLIBERISTE.

il pretesto è l’inflazione crescente, ritenuta un problema e la cui causa viene erroneamente identificata nella spesa pubblica (ricordiamo invece i due shock petroliferi negli anni ‘74 e ‘79).

Le teorie neoliberiste si consolidano nuovamente attorno ai dogmi di:

–          RIDUZIONE INTERVENTO DELLO STATO NELL’ ECONOMIA

–          STABILITA’ DEI PREZZI

–          INDIPENDENZA DELLA BANCA CENTRALE

Riprendono Milton Friedman di cui ricordiamo una citazione del 1962: ‘’le interferenze governative minacciano la libertà economica’.

Ma il riaffermarsi delle teorie liberiste negli anni ‘80 è solo il risultato di un pensiero che inizia la propria guerra in maniera strutturata dal 1947:

VON HAYEK FONDA LA MONT PELERINE SOCIETE.

L’obbiettivo della Mont Pelerine Societe è L’IMPOSIZIONE DEL LIBERISMO COME PRINCIPIO ASSOLUTO DELL’ ORGANIZZAZIONE SOCIALE.

GLI STRUMENTI PER UN LIBERO MERCATO BASATO SULLA FORTE COMPETITIVITA’ SONO :

–          PRIVATIZZAZIONI

–          SMANTELLAMENTO DELLO STATO SOCIALE

–          ABBASSAMENTO DELLE TASSE.

L’individuo è libero solo in relazione alla deregolamentazione dell’ economia . Solo un mercato senza catene porta all’assoluta libertà: l’individuo è flessibile, liquido, capitalista, privato della dimensione comunitaria che si caratterizza invece per le forti radici etiche e nelle quali il cittadino è libero nella misura in cui è libera la società.

Il pensiero liberista considera l’individuo consumatore che si relaziona all’altro esclusivamente per utilità e per realizzare il massimo interesse INDIVIDUALE.

L’ altro diviene COMPETITOR, non compagno solidale.

LA REALIZZAZIONE DELL’ INDIVIDUO PUO’ AVVENIRE SOLO IN UN’ ECONOMIA DI MERCATO FORTEMENTE COMPETITIVA, perché IL PROGRESSO E’ SCONTRO FRA INDIVIDUI E VIVE DEL CONTRASTO.

(ritroviamo questo concetto nell’articolo 3 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea -TFUE)

Negli anno ‘50 nascono molte associazioni e fondazioni  liberiste definite ‘’ serbatoi di pensiero’’: dopo la Mont Pelerine , il CUOA, l’Adam Smith Institute, l’Heritage Foundation….Le teorie liberiste si insinuano nelle università.

Nel 1957 il TCE (TRATTATO DI ROMA CHE ISTITUISCE LA COMUNITA’ ECONOMICA EUROPEA), IN PERFETTA LINEA COL PENSIERO LIBERISTA DELL’ INDIPENDENZA DELLA BC, STABILISCE ALL’ ART. 87 IL DIVIETO DI AIUTI DI STATO PERCHE’ ESSI FALSANO LA CONCORRENZA . OGGI E’ L’ART 107 TFUE.

 

GLI ANNI ’80.

Gli anni ‘80 sono lo spartiacque per eccellenza.

LA MONETA DI STATO VIENE “PRIVATIZZATA” . E’ IL 1981: DIVORZIO FRA MINISTERO DEL TESORO E BANCA D’ITALIA.

Dal 1975 la Banca d’Italia garantiva che i tds collocati ed invenduti sul mercato primario venissero dalla stessa acquistati.

In questo modo i tassi d’interesse rimanevano stabili e controllati dal Tesoro.

Si chiamava , come sottolinea l’economista Alain Parguez, ‘’ BASE MONETARIA CREATA DAL CANALE DEL TESORO’’:

SI TRATTAVA DI UNA SEMPLICE OPERAZIONE CONTABILE FITTIZIA.

LA BC ERA RAMO BANCARIO DELLO STATO.

LA BANCA CENTRALE ED IL TESORO LAVORAVANO DI CONCERTO MA ERA IL TESORO AD INDIRIZZARE L’OPERATO DELLA BANCA CENTRALE.

Anche Luigi Spaventa nel 1984 sottolineava: ‘’Lo stock di base monetaria creato dal Tesoro può essere considerato un debito solo convenzionalmente’’.

Dal 1981 la Banca d’ Italia non è più obbligata ad acquistare i TDS invenduti sul mercato primario; può solo intervenire in via facoltativa.

Il pretesto e’ l’alta inflazione attribuita alla spesa pubblica ( dovuta in realtà ai due shock petroliferi del ‘74 e del ‘79).

Il VERO MOTIVO E’ CHE L’ITALIA DOVEVA ADEGUARE IL PROPRIO TASSO DI CAMBIO ALL’ ECU ESSENDO ENTRATA NEL SISTEMA MONETARIO EUROPEO O SME.

NON POTENDO PIU’ SVALUTARE LA PROPRIA MONETA , L’ITALIA, PER RENDERE COMPETITIVI I PROPRI BENI E QUINDI FARE IN MODO CHE LA PROPRIA VALUTA FOSSE RICHIESTA E APPREZZATA E PER ABBASSARE L’INFLAZIONE,  DOVETTE RICORRERE ALLA SVALUTAZIONE SALARIALE  E ALLA  RIDUZIONE DELLA SPESA PUBBLICA.

L’ OBIETTIVO DELLA PIENA OCCUPAZIONE VIENE SOSTITUITO CON QUELLO DELL’ INTEGRAZIONE FINANZIARIA A LIVELLO EUROPEO .

Sia Ciampi che Andreatta (gli artefici del “divorzio” tra Banca Italia e Tesoro) erano monetaristi e liberisti:

Dopo il 1981 il potere monetario è praticamente fuori dal controllo dello stato.

L’ 1/11/1993 il Trattato di Maastricht VIETA COMPLETAMENTE :

  1. SCOPERTI DI CONTO  A ENTI ED IMPRESE PUBBLICI
  2. ABOLITA LA POSSIBILITA’ DI OTTENERE SCOPERTI DA PARTE DELLA BC SUL C/C DI TESORERIA
  3. VIETATO L’ ACQUISTO DIRETTO DI TDS DA BCE (Banca Centrale Europea) E BC (Banche Centrali) NAZIONALI
  4. IMPONE UN TETTO MASSIMO AL DEFICIT ANNUO DEL 3% RISPETTO AL PIL , AL DEBITO PUBBLICO DEL 60%, ALL’ INFLAZIONE DEL 2%.

IL LIBERISMO SI DOTA DEFINITIVAMENTE DI UNA STRUTTURA GIURIDICA CHE ASSEGNA ALLA POLITICA MONETARIA OBIETTIVI PRECISI (STABILITA’ DEI PREZZI, FORTE COMPETITIVITA’ E INDIPENDENZA DELLA BANCA CENTRALE).

E AD ESPERTI INDIPENDENTI  (FUORI DAL CONTROLLO DELLE POLITICHE NAZIONALI) VIENE AFFIDATO IL COMPITO DI REALIZZARLI.

IL TRATTATO DI MAASTRICHT ISTITUZIONALIZZA LA PROPOSTA DI DAVID RICARDO DEI 3 PILASTRI.

LO STATUTO DELLA BCE E DEL SEBC (sistema europeo delle banche centrali) CONSENTE DI UTILIZZARE QUALSIASI METODO PER RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO.

FINO AGLI ANNI ‘80 LA GESTIONE DEL PATRIMONIO DELLO STATO RISPONDE AD UNA NORMATIVA DI CARATTERE PUBBLICISTICO E SOCIALE CON SCARSI RIFERIMENTI AD OBIETTIVI ECONOMICI;

DAGLI ANNI ‘90 LA NORMATIVA HA CARATTERE ECONOMICO PRODUTTIVO .

INIZIA UNA IMPONENETE PRIVATIZZAZIONE DI ENTI ED AZIENDE PUBBLICHE.

I MERCATI FINANZIARI SI SONO SOSTITUITI ALLO STATO.

IL LIBRO BIANCO DELLE PRIVATIZZAZIONI DEL 2001 SOTTOLINEA CHE :

  1. LA FUORIUSCITA DELLO STATO DALLA MAGGIOR PARTE DEI SETTORI DELL’ ECONOMIA GRAZIE ALLE PRIVATIZZAZIONI E’ UN LAVORO RICHIESTO IN SEDE EUROPEA E DEFINITO COME ‘’IL LAVORO MIGLIORE’’ DA SEGNALARE AI PAESI DELL’UNIONE.
  2. CHE I PROVENTI DELLE PRIVATIZZAZIONI HANNO DATO UN IMPORTANTE CONTRIBUTO ALLA RIDUZIONE DEL DEBITO PUBBLICO ITALIANO (VEDIAMO ADESSO SE E’ VERO).
  3. RICORDA CHE ‘’UN IMPULSO AL PROCESSO DI PRIVATIZZAZIONE ARRIVA DALL’ EUROPA’’ CON MAASTRICHT NEL ‘92 (RIDUZIONE DEL  DEBITO PUBBLICO), L’ ACCORDO SAVONA –VAN MIERT DEL ‘93 (RICAPITALIZZAZIONE DELL’ INDUSTRIA SIDERURGICA SOLO A PATTO DI UNA SUA PRIVATIZZAZIONE) E L’ ACCORDO ANDREATTA VAN – MIERT DEL ‘93 ( IL GOVERNO DOVEVA IMPEGNARSI A RIDURRE L’INDEBITAMENTO DELLE IMPRESE PUBBLICHE  FINO A LIVELLI ACCETTABILI PER GLI INVESTITORI PRIVATI). (NB: Van Miert era il commissario europeo alla concorrenza).

La privatizzazione diventa necessaria ed inevitabile per uno stato che non può più fare politiche espansive né garantire imprese pubbliche, dal momento che questa garanzia va contro la ‘’TUTELA DELLA LIBERA CONCORRENZA’’.

IL PRIMO PASSAGGIO CHE PERMISE LE PRIVATIZZAZIONI FU IL DL 5/12/1991 CONVERTITO IN LEGGE IL 29/01/1992, CHE CONSENTI’ LA TRASFORMAZIONE DEGLI ENTI PUBBLICI IN SPA.

LE QUOTAZIONI PUBBLICHE VENGONO POI COLLOCATE IN BORSA DOVE VI PARTECIPANO TUTTI GLI INVESTITORI: SIA I PICCOLI RISPARMIATORI CHE I GRANDI INVESTITORI NAZIONALI ED INTERNAZIONALI.

UN DOCUMENTO DELLA CORTE DEI CONTI DEL 2010 SOTTOLINEA CHE GLI OBIETTIVI DELLE PRIVATIZZAZIONI SONO:

  1. POTENZIARE LA COMPETITIVITA’ DEL SISTEMA PRODUTTIVO
  2. PROMUOVERE LO SVILUPPO DEI MERCATI FINANZIARI
  3. INCENTIVARE L’ INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE IMPRESE
  4. LIMITARE L’ INTERVENTO DELLO STATO NELL’ ECONOMIA
  5. DIFFONDERE LA PROPRIETA’ AZIONARIA ( tramite inoltre la scelta per l’ OPV – offerta pubblica di vendita di azioni già esistenti invece che la vendita diretta) PER INCENTIVARE IL CAPITALISMO POPOLARE , PERCHE’ ‘’ IL POPOLO CAPITALISTA SARA’ QUELLO CHE SOSTERRA’ PARTITI CHE DICHIARANO IDEE DI LIBERO MERCATO’’).
  6. UN OBIETTIVO SOLO FORMALMENTE SECONDARIO ERA NATURALMENTE QUELLO DI MIGLIORARE I CONTI DELLO STATO E DI ARGINARE IL DEBITO PUBBLICO.

EVIDENZIAMO CHE SIA LA TRASFORMAZIONE DELLE BANCHE IN SPA DEL 1993 CHE LA PRIVATIZZAZIONE DELLA BORSA RISPONDONO  (DA ENTRAMBI I TESTI DI RIFERIMENTO, IL TESTO UNICO BANCARIO E IL NUOVO QUADRO NORMATIVO DELLA BORSA) ALL’ ADEGUAMENTO DELLA REALTA’ NAZIONALE AL NUOVO CONTESTO COMPETITIVO INTERNAZIONALE.

LO SCHEMA PARE ESSERE IL SEGUENTE:

–          LA BC PRESTA ALLE BANCHE  COMMERCIALI IN BASE AGLI OBIETTIVI DI POLITICA MONETARIA CHE VUOLE RAGGIUNGERE: L’OBIETTIVO E’ INFLAZIONE MINORE DEL 2%. PER MANTENERE IL TASSO D’INFLAZIONE COSI’ BASSO LA COMMISSIONE EUROPEA HA DICHIARATO CHE IL TASSO DI DISOCCUPAZIONE DA MANTENERE E SOTTO IL QUALE NON SCENDERE E’ l’11%

–          AGGIUNGIAMO A ZERO INFLAZIONE  L’ ATTUALE PAREGGIO DI BILANCIO, CHE SIGNIFICA ZERO SPESA PUBBLICA A DEFICIT : ECCO CHE LA SCARSITA’ DI MONETA RISPETTO ALLA PRODUZIONE DI BENI E SERVIZI FA SI CHE L‘ EURO  SIA RICHIESTO E DI CONSEGUENZA ESSO SI MANTIENE UNA VALUTA FORTE.LA VALUTA FORTE SERVE PER ATTRARRE CAPITALI FINANZIARI E SPOSTARE INVESTIMENTI DA DOLLARI AD EURO.

–          LE BANCHE CHE OPERANO NEL MERCATO PRIMARIO ACQUISTANO TDS ED IN CAMBIO DANNO AGLI STATI QUELLA LIQUIDITA’ CHE CONSENTE AD ESSI DI SPENDERE PER L’ ECONOMIA REALE,  CIOE’ PREVIDENZA, SANITA’, SERVIZI, LA SPESA PER IL SOCIALE.

–          DAL MOMENTO CHE LA SPESA NON BASTA A COPRIRE I SERVIZI ESSENZIALI  ECCO CHE LA PRIVATIZZAZIONE SI RENDE NECESSARIA IN TUTTI QUEI SETTORI DETTI ‘’ ANTICICLICI’’, CIOE’ I SERVIZI ESSENZIALI QUALI ACQUA, LUCE, GAS, ASSICURAZIONI, SANITA’, CIOE’ SETTORI PUBBLICI CHE POSSONO ESSERE SUSCETTIBILI DI GESTIONE ECONOMICA.

 

DOVE VANNO LE ENTRATE DELLE PRIVATIZZAZIONI?

NEL FONDO PER L ‘AMMORTAMENTO DEI TITOLI DI STATO.

I PROVENTI DELLE PRIVATIZZAZIONI COSTITUISCONO LA PRINCIPALE FONTI DI ALIMENTAZIONE DEL FONDO PER L’AMMORTAMENTO DEI TITOLI DI STATO, ISTITUITO NEL 1993.

SERVE  SOLO PER RIPAGARE I TDS IN SCADENZA E NON PUO’ ESSERE UTILIZZATO PER LA SPESA NEL SOCIALE.

CIOE’, IL TESORO COL FONDO PUO’ CONTROLLARE LA QUANTITA’ DI TDS IN CIRCOLAZIONE RITIRANDO QUANDO LO RITIENE NECESSARIO QUELLI IN SCADENZA.

NEL FONDO VI ENTRANO:

–          I PROVENTI DIRETTI DELLE PRIVATIZZAZIONI

–          EVENTUALI DIVIDENDI DELLE SOCIETA’ CONTROLLATE DALLO STATO

–          DONAZIONI E TESTAMENTI

IL FONDO PUO’ ESSERE UTILIZZATO SOLO PER RIMBORSARE GLI SPECIALISTI DEI TDS.

Dalla relazione al Parlamento  sull’amministrazione del fondo nel 2016:

‘’ la dismissione delle partecipazioni detenute dal MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze) e le operazioni ad esse assimilate sono la fonte primaria delle entrate del fondo’’.

Gli specialisti dei tds  sono una parte degli operatori principali, cioè coloro che sono gli unici abilitati ad acquistare tds nel mercato primario.

Per essere considerati tali devono firmare la convenzione con la Banca D’Italia.

Si tratta di banche, società finanziarie , compagnie di assicurazione che devono possedere determinati requisiti patrimoniali, di continuità operativa , volume di acquisto e di competitività di prezzo.

 Gli specialisti si impegnano a soddisfare requisiti più stringenti rispetto agli operatori principali, sia riguardo volumi di acquisto, che continuità e competitività offerta.

In cambio del rispetto di questi vincoli stringenti HANNO DEI PRIVILEGI ESCLUSIVI TRA CUI:

  1. LA PARTECIPAZIONE ALLE  ASTE DI RIAPERTURA PER IL COLLOCAMENTO DEI TDS INVENDUTI
  2. IL RIMBORSO DEI TDS DETENUTI FINO A SCADENZA AVVIENE TRAMITE IL FONDO DI AMMORTAMENTO DEI TDS ( PROVENTI DELLE PRIVATIZZAZIONI)

La cedola di un tds  è determinata dall’ emittente . Può essere fissa o variabile ma è sempre determinata dall’ emittente. Si contratta quindi sul prezzo : cioè un TDS con valore nominale di 100 ad esempio viene venduto ad un prezzo inferiore. L’interesse, cioè il guadagno è uguale alla cedola più lo scarto di emissione (differenza fra prezzo di emissione e di rimborso).

Perché allora sono gli specialisti dei tds a determinare l’ interesse ?

Non solo per lo scarto di emissione sul quale possono influire mediante la vendita o gli acquisti (un titolo che viene svenduto avrà tasso di interesse maggiore), ma perché i tds invenduti sul primario saranno ricollocati in asta di riapertura ad una cedola maggiore rispetto alla precedente fino a quando non verranno acquistati. E gli unici che possono accedere alle aste di riapertura sono gli specialisti dei tds.

I tds sono soggetti al giudizio delle agenzie di rating (private) che ‘’ danno i voti’’ agli stati e delle quali gli investitori finanziari tengono in considerazione il giudizio.

 Vediamo due dati per verificare se è vero quanto si diceva nel documento della Corte dei Conti del 2010. LE PRIVATIZZAZIONI SERVONO DAVVERO AD ABBATTERE IL DEBITO PUBBLICO?

DATI AL 31-12-2016:

DEBITO PUBBLICO  2.218.471 MILIONI (2200MILIARDI)

TDS IN CIRCOLAZIONE 1.867.214 MILIONI (1800 MILIARDI)

ENTRATE FONDO AMMORTAMENTO DEI TDS NEL 2016: 2.104.191.114,65 (2 MILIARDI)

LA DOMANDA E’: LE PRIVATIZZAZIONI SONO UN MEZZO PER ABBATTERE IL FANTASMA DEL DEBITO PUBBLICO O SONO UN MEZZO PER REALIZZARE UN MODELLO DI SOCIETA’ DIVERSA DA QUELLA CHE LA COSTITUZIONE DELLA NOSTRA REPUBBLICA PREVEDE?

Da pag 55 del documento della Corte dei Conti del 2010:

‘’ Lo sviluppo del sistema finanziario fu uno dei principali obiettivi del processo di privatizzazioni in Italia’’

ECCO IL MODELLO!

DIFFONDERE LA PROPRIETA’ AZIONARIA ATTRAVERSO LE PRIVATIZZAZIONI; FAVORIRE UN AZIONARIATO DIFFUSO E COMPETITIVO.

L’ ECONOMIA DEV’ESSERE DI MERCATO E FORTEMENTE COMPETITIVA:

L’UOMO E’ MERCE , IL LAVORO E’ MERCE.

LA DEMOCRAZIA PER IL LIBERISMO E’ SOLO LIBERTA’ ECONOMICA: LA POSSIBILITA’ PER TUTTI DI COMPETERE PER SOPRAVVIVERE SENZA INTERFERENZE. L’INDIVIDUO SI RELAZIONA ALL’ALTRO SOLO IN BASE AL VALORE DI SCAMBIO E NIENTE DEVE FALSARE LA CONCORRENZA.

IL MODELLO SOCIALE DELLA COSTITUZIONE ITALIANA SI PONE IN ANTITESI.

IL CAPITALISMO E’ REGOLATO DALLO STATO ED E’ FINALIZZATO AL PERSEGUIMENTO DELLA PIENA OCCUPAZIONE.

GLI OBIETTIVI SONO SOCIALI: LA CENTRALITA’ E’ IL LAVORO E IL DOVERE DELLO STATO E’ REALIZZARE L’EGUAGLIANZA SOSTANZIALE,  PROMUOVENDO LE CONDIZIONI CHE RENDANO EFFETTIVO IL LAVORO AFFINCHE’ TUTTI POSSANO PARTECIPARE ALLA VITA SOCIALE E POLITICA.

L’INTERVENTO DELLO STATO REGOLA L’ INIZIATIVA ECONOMICA PRIVATA AFFINCHE’ NON SI PONGA MAI IN CONTRASTO CON L’INTERESSE PUBBLICO E L’UTILITA’ SOCIALE.

SENZA L’INTERVENTO DELLO STATO IL RISPARMIO PRIVATO PUO’ AUMENTARE SOLO CON LA VENDITA DI BENI ALL’ESTERO, ATTRAVERSO LA SVALUTAZIONE COMPETITIVA DEL LAVORO  O ATTRAVERSO ATTIVITA’FINANZIARIE CON L’ ESTERO, FAVORITE APPUNTO DAL PROCESSO DI PRIVATIZZAZIONE OSSIA DALLA SVENDITA DEL NOSTRO PATRIMONIO PUBBLICO.

Fonte: https://memmttoscana.wordpress.com/2018/04/24/traditi-sottomessi-invasi-come-liberarsi-dalla-dittatura-europea/
Chi siamo? Da dove veniamo? Dove stiamo andando?
Il nuovo libro di Antonio Socci è un viaggio appassionato in ciò che significa ITALIA e svela ciò che vuol dire Unione Europea.
Non è solo economia ciò che stiamo perdendo, ma molto di più. L’estinzione di un popolo senza figli, senza lavoro, senza futuro.
Eppure, cambiare si può.
Come?
Proveremo a scoprirlo insieme:
“TRADITI, SOTTOMESSI, INVASI”. COME LIBERARSI DALLA DITTATURA EUROPEA.
Firenze, Sabato 5 maggio 2018 ore 17,30
Sala Meeting Malaspina
Relais Hotel Centrale Residenza d’Epoca
Via dei conti, 3
PROGRAMMA:
Introduzione di Maria Luisa Visione, Presidente MMT Toscana.
Presentazione del libro: “Traditi, Sottomessi, Invasi”
Antonio Socci, giornalista e scrittore;
Fabio Dragoni, dirigente ed editorialista “La Verità”
“Come uscire dalla dittatura europea” – Filippo Abbate, Presidente MMT Italia
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La partecipazione all’incontro è gratuita ed aperta alle istituzioni. La cittadinanza è invitata a partecipare.
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Altro contributo importante per far comprendere l’irrealismo politico e la faciloneria di chi pensa di poter modificare i trattati europei, per allentare i vincoli di bilancio causa della crisi economica.
Di Maria Luisa Visione. Fonte: http://www.sienanews.it/economia/ma-i-trattati-europei-sono-modificabili/
 
Rispondo con questo articolo alla domanda di molti lettori che cercano una spiegazione concreta, o quantomeno verificabile, da contrapporre al comune sentito dire, che oscilla tra mito e realtà.
Per ottenere maggiore flessibilità nelle regole di bilancio nazionale è necessario proporre modifiche ai trattati europei, che consentano di superare i vincoli comunitari imposti agli Stati membri.
Le possibili modifiche sono regolate dall’art. 48 del Trattato sul funzionamento dell’UE, nel quale sono disciplinate due procedure di revisione: quella ordinaria e quella semplificata. 
La revisione ordinaria parte dalle proposte (progetti) esercitabili da governi nazionali, Parlamento europeo o Commissione europea, da sottoporre al Consiglio dell’Unione che potrà decidere di esaminare o meno quanto ricevuto attraverso una convenzione (da convocare), composta da rappresentanti dei parlamenti nazionali, da capi di Stato o di governo degli Stati membri, dal Parlamento e dalla Commissione europei (anche BCE, in caso di modifiche istituzionali nel settore monetario).  I progetti presentati vengono trasmessi dal Consiglio dell’Unione al Consiglio europeo e notificati ai parlamenti nazionali. Il tutto allo scopo di convocare una conferenza dei rappresentanti dei governi degli Stati membri, per stabilire le modifiche di comune accordo da apportare ai trattati.  “Le modifiche entrano in vigore dopo essere state ratificate da tutti gli Stati membri, conformemente alle rispettive norme costituzionali”, e, se, nei due anni successivi dalla firma di un trattato che modifica i trattati, uno o più Stati membri non hanno ratificato, tutto è deferito al Consiglio europeo.
Nella procedura di revisione semplificata, invece, è il Consiglio europeo che delibera all’unanimità, ma la decisione entra in vigore solo previa approvazione degli Stati membri, conformemente alle rispettive norme costituzionali. Inoltre, la procedura semplificata, non può essere estesa a modificare le competenze assegnate all’Unione.
Ipotizziamo che il nostro Governo chieda di riformare i trattati con una procedura di revisione ordinaria, per realizzare politiche economiche espansive. Sottopone il progetto al Consiglio dell’Unione, anche se non ha alcun alleato tra gli altri Stati membri. Il Consiglio dell’Unione lo trasmette al Consiglio europeo e lo notifica ai parlamenti nazionali. A seguito di parere favorevole, il presidente del Consiglio europeo convoca la convenzione. Viene esaminato il progetto e adottata per consenso la raccomandazione alla conferenza dei rappresentanti dei governi degli Stati membri (CIG). Se tutti gli Stati membri ratificano (conformemente alle loro rispettive norme costituzionali), le modifiche entreranno in vigore.
Per trasformare quindi le parole in concretezza, quando con facilità si parla di ricevere flessibilità sull’applicazione dei trattati in tema di vincoli di bilancio e politiche economiche e sociali, che consentano di rivedere limiti contabili e di non applicare l’austerity, occorre:

  1. essere preparati e competenti, per essere presi in considerazione;
  2. proporre modifiche concrete e circostanziate, che possano ricevere parere favorevole;
  3. avere l’unanimità da parte degli altri Stati membri.

Diversamente è soltanto un’illusione.