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Di Marco Cavedon. Fonte: http://memmtveneto.altervista.org/articoli/elezioni_2018.html

A meno di due settimane dalle prossime elezioni politiche, forniamo un’analisi delle posizioni dei vari partiti in materia economica alla luce del pensiero dell’MMT.

Guardando ai programmi dei maggiori partiti politici che con ogni probabilità si contenderanno la maggioranza dei seggi in Parlamento ne emerge un quadro alquanto sconfortante. Partiamo dai tre favoriti dai sondaggi come intenzioni di voto, ossia, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia.

Partito Democratico.

Un programma con posizioni assolutamente contrarie ad una vera politica per la piena occupazione e il benessere sociale della popolazione italiana, se non addirittura eversive. Come un po’ in tutti i programmi, un sacco di buone intenzioni sulla carta (sostengo alle famiglie, ai redditi, alle pensioni, alla scuola), ma del tutto vanificate dal pieno rispetto delle regole dell’eurozona e dell’Unione Europea, che pongono la competitività di matrice neoliberista al di sopra di ogni possibilità di realizzare una vera politica a tutela del sociale. Esaminiamo alcuni passi del programma:

–                     “La nostra Europa è quella di Ventotene, dove il sogno europeista venne rilanciato nel momento più buio della nostra storia. È l’Europa di Maastricht e degli sforzi fatti per arrivare alla moneta unica. Ed è l’Europa di Lisbona, una forza che prova a farsi Unione politica e dell’innovazione”.

Al di là dell’ignoranza sul reale messaggio del Manifesto di Ventotene, assolutamente eversivo per quanto riguarda il rispetto del diritto dei popoli all’autodeterminazione e della stessa democrazia (vedere a tal proposito queste ottime considerazioni da parte dell’avvocato Marco Mori), c’è la piena conferma del sostengo all’Europa derivante dal Trattato di Maastricht e di Lisbona, quindi all’Europa che nasce dalle logiche neoliberiste e antisociali che trovano consolidamento nel funzionamento dell’euro, una moneta straniera per tutti gli stati che la utilizzano e per le stesse istituzioni europee, che favorisce solo il guadagno dei mercati dei capitali e sottrae le risorse all’economia reale (vedi qui).

–                     “l’attuale proposta di direttiva che punta a sostituire il Fiscal Compact, e che introduce al posto dell’obbligo di pareggio strutturale di bilancio un meccanismo pluriennale di definizione e attuazione di un percorso di riduzione del debito, ancorato ai parametri di Maastricht e all’evoluzione della spesa pubblica, potrà essere discussa solo nel quadro di una parallela riforma del Patto di stabilita e crescita”.

Si contrasta il Fiscal Compact ma non al fine di applicare politiche espansive di spesa in deficit, bensì per introdurre “un meccanismo pluriennale di definizione e attuazione di un percorso di riduzione del debito, ancorato ai parametri di Maastricht”. Un’ulteriore difesa quindi del trattato fondante di questa Unione Europea e delle politiche macroeconomiche che impongono la distruzione dell’attivo del settore privato, con la riduzione costante  di deficit e debito pubblico in maniera meno spinta di quella imposta dal Fiscal Compact, ma pur sempre applicata. Della serie, facciamo morire il malato non con l’eutanasia ma con una lenta agonia. Per capire cos’è in realtà un deficit o un debito pubblico, vedi qui.

–                     “L’obiettivo del Partito Democratico è ridurre gradualmente ma stabilmente il rapporto tra debito pubblico e Pil al valore del 100% entro i prossimi 10 anni. Quello che serve per rassicurare i mercati, che ci prestano ogni anno mediamente 400 miliardi per rifinanziarci, non è tanto il livello del debito, né sicuramente annunci roboanti e poco credibili, che anzi hanno l’effetto opposto. La cosa veramente importante è realizzare una riduzione graduale ma costante.”

Viene confermato anche in questo caso come i proclami da parte degli esponenti del PD per quanto riguarda la cosiddetta “riforma dell’Europa” (ipotesi alla quale comunque siamo contrari, vedi quisiano solo fumo sugli occhi. Non serve parlare infatti di potenziamento del bilancio comunitario o di eurobond quando l’intenzione è quella di delegare potere ad una sovrastruttura, per permetterle in modo ancora più agevole di attuare tutte quelle politiche macroeconomiche che sono la prima causa della crisi e della stagnazione economica in cui ci troviamo. Vige infatti il concetto sbagliatissimo dello “stato buon padre di famiglia”, che deve levare al settore privato con la tassazione più risorse di quelle che conferisce con la spesa pubblica.

Così come il sostegno del welfare descritto in altri punti (pur tuttavia sempre ribadendo la difesa della “sostenibilità finanziaria”) è del tutto inutile, con uno stato che non fa altro che spostare soldi di tasca in tasca ma non spende a deficit per aumentare l’attivo al netto e quindi la capacità di spesa del settore non governativo di famiglie ed aziende.

Movimento 5 Stelle.

Molte idee ma anche molta confusione e poca coerenza. A nemmeno un mese dalle elezioni politiche, questo partito si presenta con un programma non definitivo (vedi qui) basato sulla partecipazione diretta dei cittadini che, tramite il sistema on-line Rousseau, hanno la possibilità di proporre e votare le varie tematiche. Tra l’altro i punti del programma sono in costante aggiornamento, per cui non è nemmeno detto che nel momento in cui leggerete il presente articolo quanto sotto riportato sia ancora attuale (e il tutto con le elezioni alla porta).

Alla voce “sviluppo economico” e “vincoli europei” evidenziamo i seguenti punti:

–                     “Costruire innanzitutto gruppi di pari, cioè stati omogenei, e a quel punto stabilire non solo la velocità a cui andare verso le mete dei parametri di equilibrio internazionali, europei, ma quali sono le mete da raggiungere, che non possono necessariamente essere il 3% di rapporto deficit/Pil e il 60% del rapporto debito/Pil, perché ogni stato ha caratteristiche, come le imprese, diverse”.

–                     “Che significa fondamentalmente fare in modo che, ad esempio, i tassi di interesse sui loro debiti non producano spread eccessivi e percezioni di rischio squilibrate tra un paese e l’altro”.

–                     “Quindi per arrivare ad una reale situazione di condivisione e anche di armonia nella definizione dei sacrifici, ma soprattutto delle strategie di crescita di ogni paese, è necessario, userei questo termine per capirci meglio, personalizzare i parametri di riferimento, come si fa in economia”.

Si sottolinea pertanto la volontà di creare un’Europa a più velocità, in cui “gruppi di stati omogenei” procedano verso un percorso di risanamento dei conti pubblici ma a velocità e in modi diversi. Manca in questi ragionamenti alquanto astratti e confusi la concezione di cosa sia veramente un debito pubblico con sovranità monetaria (e cioè l’attivo e non il passivo del settore privato di cittadini ed aziende) ed in più si continuano ad alimentare paure infondate su problemi creati artificiosamente dal sistema euro, quali appunto lo spread e la necessità di procedere comunque verso un percorso di “equilibrio” dei conti pubblici.

D’altronde, le recenti dichiarazioni di Luigi di Maio (attuale candidato premier del Movimento 5 Stelle) circa la piena adesione all’euro e all’Unione Europea non fanno certo ben sperare circa la reale volontà di opporsi a questo sistema e tutelare l’interesse della nazione Italia (vedi qui e qui). Addirittura di Maio auspica che la Commissione Europea abbia il potere dell’iniziativa legislativa, cosa che in verità esiste già, mentre nutre profonda fiducia in maggiori poteri concessi al Parlamento Europeo, non rendendosi conto di come questo di fatto non abbia mai contrastato le politiche neoliberiste di austerity (vedi qui).

Alleanza di centro-destra.

L’Alleanza Lega, Fratelli D’Italia e Forza Italia ha stilato un programma condiviso (vedi qui), che tuttavia su molti punti è alquanto generico ed in più vari sono i diversi punti di vista tra i tre candidati leader di questi partiti (rispettivamente Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi).

Innanzitutto nella prima e l’ultima pagina di questo programma compare il solo logo di Forza Italia con la scritta “Berlusconi Presidente” e questo non fa affatto ben sperare circa il peso che in questa coalizione avranno i candidati premier maggiormente critici nei confronti dell’Unione Europea.

Riportiamo alcuni passi commentandoli:

–                     “Riforma del sistema tributario con l’introduzione di un’unica aliquota fiscale (Flat tax) per famiglie e imprese con previsione di no tax area e deduzioni a esenzione totale dei redditi bassi e a garanzia della progressività dell’imposta con piena copertura da realizzarsi attraverso il taglio degli sconti fiscali”.

Ne abbiamo già parlato qui. Al di là del fatto che non c’è condivisione circa il livello che questa “flat tax” dovrà raggiungere (Berlusconi dice il 23%, Salvini il 15%), si tratta di una misura che in assenza di sovranità monetaria sarebbe del tutto inutile, dal momento in cui non potendo emettere denaro necessariamente un taglio delle tasse dovrà essere recuperato da maggiori entrate o da un maggiore indebitamento, che all’interno della cornice dell’eurozona rappresenta un reale problema. E infatti al presente punto si recita “con piena copertura da realizzarsi attraverso il taglio degli sconti fiscali”, quindi si permane nel paradosso macroeconomico del dare più soldi con una mano e levarli con l’altra.

–                     “No alle politiche di austerità, No alle regolamentazioni eccessive che ostacolano lo sviluppo, Revisione dei trattati europei, Più politica, meno burocrazia in Europa, Riduzione del surplus dei versamenti annuali italiani al bilancio UE, Prevalenza della nostra Costituzione sul diritto comunitario, sul modello tedesco (recupero di sovranità), Tutela in ogni sede degli interessi italiani a partire dalla sicurezza del risparmio e della tutela del Made in Italy, con particolare riguardo alle tipicità delle produzioni agricole e dell’agroalimentare”.

Anche qui si permane piuttosto sul vago da una parte, mentre dall’altra non si ha il coraggio di opporsi pienamente ad un sistema criminale (quello europeo ed in particolare dell’eurozona) che sta uccidendo la nostra economia e il nostro benessere sociale, parlando genericamente di “riformare i trattati” e non di stracciarli, come appunto si dovrebbe fare considerando la realtà politica di questa Europa (vedi anche qui e qui).

Non si parla ad esempio in modo esplicito di ritorno alla sovranità monetaria, che rappresenta de facto l’unica soluzione concreta per poter difendere in primis l’interesse del nostro paese, spendendo a deficit nell’economia reale per tutelare la domanda, gli investimenti, l’occupazione e il benessere della nostra popolazione.

–                     “Azzeramento della legge Fornero e nuova riforma previdenziale economicamente e socialmente sostenibile”.

Unico punto sul quale probabilmente Matteo Salvini è riuscito a strappare una concessione da Berlusconi, nonostante le idee dei due permangano alquanto diverse, su questo come su altri temi (vedi qui e qui).

Da sottolineare tuttavia quell’”economicamente sostenibile”, che denota l’incomprensione di fondo che esiste anche nel centro-destra circa la reale funzione di spesa a deficit di uno stato sovrano della sua moneta, che mai deve pensare a “far cassa”, ma soltanto alle reali necessità della sua popolazione (sul tema pensioni vedi anche qui).

Destra, Sinistra, Altri.

Tra gli altri partiti minori candidati alle elezioni ricordiamo quello di Emma Bonino che si presenterà con simbolo “Più Europa” e che rappresenta senz’altro la scelta peggiore per chi è interessato a concetti fondamentali in democrazia quali la difesa dell’autodeterminazione dei popoli e il contrasto alle politiche neoliberiste che vogliono ridurre al minimo il ruolo dello stato, eliminando ad esempio la sua capacità di intervenire nell’economia con la spesa a deficit.

Nel programma (vedi quisi parla infatti di procedere verso un’unica nazione federale europea (che la loro propaganda definisce in forma “leggera”) dotata di un suo esercito più potente degli eserciti nazionali (cioè la distruzione totale delle attuali nazioni con annessa l’autodeterminazione dei loro popoli), di un bilancio europeo miserrimo (4-5% del PIL) e si definisce addirittura stucchevole la polemica anti-austerità affermando che l’economia europea e italiana vada bene (vedi qui). D’altronde per rendersi ben conto dell’ignoranza (o più facilmente della malafede, date le sue affiliazioni) del leader Emma Bonino, basta leggere questo articolo. Citiamo la seguente frase: “La prima cosa che fa una famiglia responsabile che si è troppo indebitata è, se non ridurre le proprie spese, perlomeno evitare di aumentarle ancora. E questo deve fare la famiglia Italia. La legge Fornero va lasciata così”. Per capire invece l’importanza fondamentale della spesa pubblica, rimandiamo a questo nostro articolo.

Veniamo ora alle posizioni di Liberi e Uguali, il partito nato dalla scissione dei cosiddetti dissidenti interni del Partito Democratico.

La nostra è una scelta chiaramente europeista ma vogliamo combattere la deriva tecnocratica che ha preso l’Europa restituendo respiro alla visione di un solo popolo europeo. Vogliamo un’Europa più giusta, più democratica e solidale. Occorre superare la dimensione intergovernativa che detta i doveri e non garantisce i diritti con politiche di dura austerità. Vogliamo dare maggiore ruolo al Parlamento europeo che elegga un vero governo delle cittadine e dei cittadini europei affinché possano tornare ad abitare la loro casa.”

Anche in questo caso, come già visto nel programma del PD, si confermano quindi le tendenze eversive volte a promuovere la costituzione di fatto di un’unica nazione europea e addirittura di un solo popolo, in barba ai principi della Costituzione Italianache parlano di limitazioni e non di cessioni di sovranità e per il solo fine di garantire la pace e la giustizia tra le nazioni, non di distruggere le stesse. Scorrettissima anche l’affermazione secondo la quale la “deriva tecnocratica” dell’Europa sarebbe una cosa recente, quando invece è sempre stato il metodo di governo insito fin dalle origini. Basti pensare che la CECA (la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, da cui ebbe poi origine la Comunità Europea), già includeva in sé l’assetto istituzionali attuale, con un’Alta Autorità alla quale spettavano i poteri deliberativi e i cui membri non erano eletti direttamente dai cittadini (l’embrione da cui trae origine l’attuale Commissione Europea, vedi qui).

Comunque anche in questo caso nessun richiamo esplicito alla spesa a deficit per attuare manovre anticicliche, mentre anche nel capitolo sociale troviamo vari buoni (ma non coraggiosi) propositi generici e comunque impossibili da attuare all’interno della cornice dell’UE e dell’Eurozona.

Riportiamo ad esempio questo passo, nel quale si testimonia la non volontà di annullare le forme di lavoro precarie:

“La nostra proposta è tornare a considerare il contratto a tempo indeterminato a piene tutele, con il ripristino dell’art.18 (che oggi continua a valere solo per gli assunti prima del Jobs Act e per i dipendenti pubblici), come la forma prevalente di assunzione. Ad esso possono affiancarsi il contratto a tempo determinato e il lavoro in somministrazione, esclusivamente con il ripristino della causale, che giustifichi la necessità di un’assunzione a scadenza.”

Da sottolineare infine la presenza dentro questo partito di quelli che sono tra i maggiori artefici e sostenitori del sistema eurozona e delle politiche neoliberiste promosse dall’UE, tra i quali sono degni di menzione Massimo D’Alema e Pier Luigi Bersani.

E alla fine, due sorprese.

Nel programma del Partito Comunista di Marco Rizzo si legge quanto segue:

uscita dell’Italia dall’Unione Europea e dalla Unione Monetaria Europea (sistema dell’euro), ripristino della sovranità politica e economica (commerciale e monetaria) al fine di sviluppare tutte le potenzialità di sviluppo del nostro paese, per non sprofondare ulteriormente nell’indebitamento e nella recessione”.

Una posizione quindi molto coraggiosa ed interessante per quanto riguarda l’ambito in cui si muove la nostra Associazione, anche se va sottolineata l’incomprensione di ciò che rappresenta in verità il debito pubblico, cosa che con sovranità monetaria non è mai un problema.

Per renderci conto di ciò, riportiamo i seguenti passi:

“L’indebitamento pubblico è stato uno degli strumenti principali con cui, nelle fasi di ripresa, il capitale ha sostenuto il tasso di profitto, attraverso politiche di sgravi fiscali e contributivi alle imprese, di agevolazioni creditizie, di finanziamenti di questo o quel settore industriale. I costi di questo “assistenzialismo” alla rovescia vengono oggi scaricati sulla classe operaia e sui lavoratori, che dovrebbero pagare il conto dell’arricchimento della borghesia. La crisi attuale non è quindi dovuta all’indebitamento pubblico, il quale è conseguenza dell’incapacità del capitale a riavviare il ciclo di riproduzione-accumulazione.”

Nel passo “dove prendere le risorse” si parla di nazionalizzazioni estese, di lotta all’evasione fiscale e alla corruzione e di abolizione di privilegi fiscali. Manca pertanto anche in questo caso la comprensione di cosa sia una moneta sovrana e del reale ruolo della tassazione (vedi qui).

Dedichiamoci infine al programma di Casa Pound, un partito nettamente di destra che ha messo in chiaro vari punti molto importanti quali l’uscita dall’euro, dall’Unione Europea, separazione tra banche commerciali e di investimento finanziario, cancellare il Pareggio di Bilancio dalla Costituzione per operare spese in deficit e pianificare crescita, sviluppo e ricchezza, abolizione del precariato, ricostituzione delle aziende di stato nei settori strategici e per la fornitura dei beni essenziali, sanità gratuita, aumento delle pensioni minime, sostegno alla scuola pubblica, difesa della Costituzione Italiana del 1948, con particolare riferimento all’articolo 46 (partecipazione dei lavoratori alla gestione delle aziende), articoli 1, 4 e 35 (tutela del lavoro), articolo 36 (retribuzioni dignitose) e articolo 37 (parità di diritti e retribuzioni tra uomo e donna).

Significativi anche i richiami agli articoli 41, 42 e 43 “in cui si stabilisce che l’impresa economica privata e la proprietà privata devono avere un indirizzo di utilità sociale e in cui si prefigura la possibilità da parte dello Stato di espropriare imprese e monopoli che coincidono con un interesse pubblico generale”.

La domanda che a questo punto sorge legittima è: “quali tra le diverse opzioni in campo scegliere” ?

Il nostro obiettivo è quello di fornire al lettore le informazioni necessarie per poter scegliere in totale autonomia qual è la prospettiva migliore, tenendo conto che la scelta non si potrà basare solo su considerazioni di politica economica, perché ci sono altri temi molto importanti per il nostro vivere quotidiano e degni di dibattito, che tuttavia travalicano i limiti della nostra discussione.

A voi la scelta !

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di Marco Cavedon
fonte: http://www.memmtveneto.altervista.org/articoli/macron_lepen.html
Il 7 maggio 2017 si sono concluse in Francia le elezioni del nuovo Presidente della Repubblica, che purtroppo hanno visto trionfare al ballottaggio il “centrista” Emmanuel Macron (fondatore del movimento “En Marche!”) contro Marine Le Pen, leader del partito sovranista Front National, con un consenso del 66,1% contro il 33,9% dell’avversaria.
Inutile sottolineare il clima in cui si è svolta questa tornata, con media completamente schierati dalla parte di Macron, continue violenze (anche il giorno stesso delle elezioni) da parte dell’estrema sinistra (la stessa che ora si lamenta della vittoria del cattivo ex banchiere a servizio delle finanza) e la continua propaganda mistificatoria e bugiarda da parte dei maggiori partiti politici del mondo occidentale e dei tecnocrati di Bruxelles.
Le Pen è stata descritta come la cattiva, brutta, populista e fascista che avrebbe distrutto l’Europa e portato il mondo alle soglie di un nuovo conflitto mondiale, dipinta così proprio da coloro che quotidianamente si riempiono la bocca di diritti umani, senza magari mai aver letto cosa sta scritto all’articolo 1 comma 2 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’ONU.
 
Difesa della laicità dello stato, contrasto alle politiche neoliberiste basate sull’arricchimento delle elites finanziarie a scapito del 99% della popolazione, protezione della propria economia, regolazione e non blocco totale dell’immigrazione, rifiuto delle politiche di austerità…accidenti, il fascismo a quanto pare non è più quello di una volta, non c’è proprio più religione.
E se veniamo adesso alle posizioni di Macron, il bel ragazzotto trentanovenne descritto come il benefattore e il democratico per eccellenza, capiamo come non esiste più nemmeno la sinistra di una volta a quanto pare, addirittura l’amicizia con il “demone” degli Stati Uniti “causa” di tutti i mali del mondo.
Senza contare poi le dichiarazioni alquanto infelici proferite nei confronti dei ceti più deboli, come quelle riportate da Adriano Segatori, psichiatra e membro della sezione scientifica “Psicologia Giuridica e Psichiatria Forense” dell’Accademia Italiana di Scienze Forensi, in base alle quali gli operai sarebbero degli “illetterati” e i minatori dei “tabagisti alcolizzati”.
Per proseguire con altre notizie (che certamente i media molto “pluralisti” e molto “corretti” comunque vi avranno già fornito), vediamo anche le posizioni di Macron circa integralismo islamico ed identità del popolo francese (che in teoria dovrebbe comunque difendere visto che si definisce patriota; ma invece come vedremo tra breve ne nega addirittura l’esistenza).
Il 6 Aprile, durante la campagna presidenziale, la professoressa Barbara Lefebvre, autrice di libri sull’islamismo, rivelò al pubblico della trasmissione L’Emission Politique su France2 la presenza nel gruppo della campagna di Macron di Mohamed Saou, che pubblicò su twitter la classica frase islamista “Non sono Charlie”. Prevedendo un potenziale scandalo, Macron licenziò Saou ma il 14 aprile, invitato su Beur FM, una stazione radio musulmana francese, affermò che “lui (Saou) fece un paio di cose un po’ radicali, ma tuttavia Mohamed è un bravo ragazzo”.
E’ un caso isolato quello di Saou? Nient’affatto. Il 28 aprile Mohamed Louizi, autore del libro “Perché ho lasciato la Fratellanza Musulmana”, rilasciò un dettagliato articolo su Facebook (vedi qui) in cui, riportando nomi e date, spiegò come il movimento politico di Macron fosse largamente infiltrato da militanti dei Fratelli Musulmani.
Il 22 febbraio, visitando degli espatriati francesi a Londra, Macron disse “La cultura francese non esiste”. In altre parole, sul territorio francese, la cultura e le tradizioni francesi non hanno maggiore rilevanza rispetto altre. Lo stesso giorno a Londra addirittura arrivò a negare l’esistenza dell’arte francese.
Ecco quindi l’atteggiamento mondialista e relativista che produce alienazione e sradicamento, negando l’esistenza di diverse culture e delle identità dei popoli ed arrivando pertanto a negare il loro stesso diritto di esistere. Chissà parallelamente cosa accadrebbe se al giorno d’oggi un occidentale facesse gli stessi discorsi nei riguardi di un popolo del terzo mondo, negando il suo diritto ad essere pienamente se stesso in casa propria. Per ulteriori informazioni leggi qui.
Ma veniamo ora alla parte che più ci interessa nell’ambito dell’attività della nostra associazione, ossia quella economica e lo facciamo guardano quali sono i punti salienti del programma di Macron:
–                     Riduzione delle imposte che arriverà ad essere di 20 miliardi all’anno alla fine del quinquennio presidenziale.
–                     50 miliardi di investimenti pubblici in 5 anni.
Ma dove li troverà i soldi per fare tutte queste “belle” cose ? E’ presto detto:
–                     Riduzione della spesa pubblica di 60 miliardi all’anno in 5 anni, di cui 25 miliardi all’anno saranno tagli al sociale (assicurazioni sanitarie e sulla disoccupazione), altri 25 deriveranno dal taglio del personale dell’apparato statale (ben 120.000 licenziamenti in 5 anni), altri 10 deriveranno da tagli alle amministrazioni locali.
–                     Rigoroso mantenimento della soglia deficit/PIL sotto il 3% per tutto il quinquennio fino ad arrivare ad un deficit strutturale pari allo 0,5% del PIL nel 2022.
–                     Introduzione di ulteriore flessibilità (leggasi precarizzazione) nel mercato del lavoro.
–                     Trasferimento a livello di azienda delle decisioni sulla durata dell’orario di lavoro (mantenendo quella legale a 35 ore).
Si confermano quindi tutte le misure economiche tipiche dell’ideologia neoclassica e neoliberista, che di fatto si basano sulla precarizzazione del lavoro e della tutela del sociale nel nome della competitività globale e vedono lo stato come un’azienda che prima di investire deve risparmiare (e sappiamo bene cosa il risparmio del settore pubblico comporta in macroeconomia) .
Ma non tutta la colpa per l’ascesa al potere di Macron è stata del potere finanziario e mediatico che controllo l’intero mondo occidentale (anche se questa quota di responsabilità rimane comunque quella preponderante, assieme ai cliché legati a concezioni politiche ormai obsolete che non permettono di guardare con obiettività alla realtà del mondo odierno, quali la dicotomia tra fascismo e comunismo).
Una buona parte è dovuta anche per demeriti di Marine Le Pen che, in occasione dell’ultimo confronto televisivo con Macron andato in onda il 3 maggio, si è dimostrata molto efficace nell’imporre i temi e nel sovrastarlo con la sua personalità, mentre nella parte dedicata alle tematiche economiche lo è stata assai di meno.
Molto confuse e per nulla efficaci e coraggiose le idee sull’euro e sulla sovranità monetaria. Le Pen ha parlato solo di un parziale ritorno alla sovranità monetaria mantenendo la circolazione di due monete, “l’euro per le banche e il franco per la gente”. Non molto dissimili le posizioni della nipote Marion Maréchal Le Pen, come testimonia questa intervista pubblicata dalla trasmissione “Piazza Pulita” su “La 7” nella puntata del 4 maggio 2017.
Ben altre sono le cose che si sarebbero dovute dire a tal proposito.
Una Marine Le Pen veramente consapevole delle potenzialità di una moneta fiat sovrana avrebbe saputo ben replicare al candidato “centrista” usando ad esempio i seguenti argomenti:
–                     Una Francia nuovamente sovrana della sua moneta non avrà di fatto alcun limite di spesa. Caro Macron, al posto del tuo “bel” piano di investimenti pubblici di 50 miliardi spalmati in 5 anni io potrò realizzare un intervento molto più ambizioso, anche di più di 50 miliardi ogni anno, in quanto il governo francese sovrano avrà in ogni momento la possibilità di obbligare la banca centrale a finanziare con nuova moneta ogni sua esigenza.
–                     Per far ciò non avrò alcuna necessità di effettuare tagli draconiani ogni anno al welfare come tu invece proponi, anzi, con una nostra moneta sovrana e fuori dal contesto dei trattati internazionali dell’Europa potrò ogni anno sia abbattere le tassazione che innalzare la spesa pubblica, aumentando quindi il deficit per rilanciare la domanda interna, gli investimenti, la produzione industriale di beni e di servizi e l’occupazione, fino ad abbattere completamente disoccupazione, sottoccupazione e povertà.
–                     No caro Macron, la spesa pubblica in deficit, oltre a comportare un pari aumento della ricchezza del settore privato di famiglie ed aziende, non causa alcun problema riguardo la solvibilità del governo. Io potrò indifferentemente decidere di emettere titoli di debito denominati in valuta sovrana oppure finanziare la mia spesa con nuova moneta creata dalla banca centrale. Nel primo caso mi finanzierò presso i mercati e nello stesso tempo aumenterò l’attivo del settore privato che si troverà in mano delle obbligazioni che frutteranno interessi e mai avrò problemi nell’onorare questo debito, in quanto denominato nel nuovo franco unità di conto di cui io ho il monopolio dell’emissione. Nel secondo caso accrediterò direttamente i conti correnti delle aziende che deciderò di pagare per i più svariati interventi pubblici quali creazione e manutenzione di infrastrutture, sanità, polizia, ricerca, istruzione. Creerò quindi maggiore occupazione e pagherò nuovi e dignitosi stipendi che saranno spesi nell’economia reale e alimenteranno consumi, produzione e assunzioni anche nel settore privato. Otterrò ciò anche con un vero e proprio Piano di Lavoro Garantito in settori importanti quali la tutela dell’ambiente e i servizi alle classi sociali più deboli (anziani, malati, bambini, ecc.).
–                     Ancora una volta no caro Macron. Non ci sarà nessuna inflazione derivante dall’aumento della ricchezza del settore privato. L’inflazione si ha quando l’offerta di produzione di beni e servizi non è in grado di reggere la maggiore domanda e questo non è assolutamente il caso dei nostri giorni, in quanto con una disoccupazione del 10%  siamo in una condizione di ampio sottoutilizzo dei fattori produttivi. La spesa a deficit deve rallentare solo quando si è in regime di piena occupazione e quindi una maggiore domanda non sarebbe compensata da maggiore offerta.
–                     Non ci sarà nulla da temere circa il fenomeno della svalutazione. I depositi rimarranno in euro e i cittadini dovranno vendere gli euro alla banca centrale per acquisire il nuovo franco col quale poter pagare le tasse ed effettuare ogni acquisto di beni e servizi. Questo causerà una rivalutazione del franco e non una sua svalutazione ed inoltre porrò subito in essere una forte regolamentazione del settore finanziario, eliminando il settore speculativo parassitario e ponendo forti limiti alla possibilità di vendite allo scoperto (cioè senza possederla veramente) della valuta nazionale sul mercato dei cambi. Problema comunque che all’inizio non ci sarà in quanto il nuovo franco sarà una moneta scarsa e ricercata. E anche se ci dovesse essere svalutazione questo non sarà mai un problema, in quanto ciò renderà appetibili ancora di più le nostre merci per gli acquirenti esteri, che con la loro domanda aumenteranno la produzione e l’occupazione interna fornendoci la loro valuta più forte, che per noi rappresenta un elevato reddito col quale poter finanziare anche le importazioni. Inoltre la correlazione tra svalutazione e inflazione interna è un falso mito, perché sulla determinazione del prezzo finale del bene incidono molti fattori e non solo il costo delle materie prime.
–                     Nulla avrà da temere la Francia anche nell’eventualità (remota) che l’UE ci possa imporre dei dazi sulle esportazioni. La vera ricchezza di ogni nazione progredita è infatti rappresentata in primis dalla domanda interna che io potrò sempre tutelare con la spesa a deficit denominata nel nuovo franco sovrano ed eventuali saldi negativi con l’estero non rappresenteranno mai un problema in tali condizioni, come dimostrano i casi di nazioni del tutto paragonabili come prodotto interno lordo alla nostra o addirittura molto più piccole, quali la Gran Bretagna, l’Australia e la Nuova Zelanda.
Tutte le osservazioni di cui sopra avrebbero potuto dare a Marine Le Pen molte più chance contro l’avversario. Questo purtroppo però al momento solo nel mondo dei sogni in quando Emmanuel Macron ha vinto e per ben 5 anni sarà libero di combinare i suoi disastri, anche se prima di fornire una valutazione definitiva bisognerebbe vedere quale sarà il risultato delle elezioni legislative di giugno di quest’anno.
Nel frattempo il mio auspicio è che ogni movimento sovranista al cuore e ai giustissimi messaggi di libertà unisca lo studio e la proposta di soluzioni valide ed inattaccabili anche da un punto di vista tecnico ed empirico.

Un appuntamento da seguire quello con Radio Ldr: mercoledì 30 marzo alle ore 20 Tiziano Tanari, referente economico della Me-Mmt e presidente dell’associazione Me-Mmt Marche, sarà ospite del programma “Informazione e consapevolezza” diretto da Vittorio Boschelli. Tema dell’incontro: “Senza sovranità non ci può essere piccola o media impresa”. Replica sabato ore 17

Uno: “Perché non c’è lavoro?”. Due: “Perché le tasse non vengono abbassate?”. Tre: “Come possiamo migliorare la situazione restando nell’euro?”. Quattro: “Cosa fare, quindi?”

L’Eurozona è un esperimento unico nella storia dell’umanità. Così gli stati aderenti si ritrovano alla stregua delle nazioni più povere del mondo, assoggettato alle potenze estere

Randall Wray intervistato da un’emittente coreana: “Noi della Mmt descriviamo come funziona uno Stato con moneta sovrana: questo aspetto è stato perso ed economisti e politici parlano come se non esistesse. Sanders propone una politica a favore del 99%, e non dell’1%. Con lui avremmo un aggiornamento del New Deal di Roosevelt, proietteremmo l’America nel 21° secolo, come Roosevelt fece nel 20°”

Sabato 5 dicembre si è svolto a Recanati un importante convegno organizzato dall’associazione Me-Mmt Marche Economia per la Piena Occupazione. Patrocinato dal Comune di Recanati e appoggiato dalla Confartigianato, l’evento si è svolto nell’Aula Magna del Municipio e si è incentrato sulla proiezione del docu-film “Lasciateci fare” realizzato dal regista Ruggero Arenella, e sul seguente dibattito che ha visto coinvolti oltre che lo stesso Arenella, il trader e blogger Giovanni Zibordi, l’economista Nino Galloni, con la moderazione e partecipazione di Pier Paolo Flammini, giornalista e referente regionale della Me-Mmt.
 
Proponiamo di seguito il video integrale del dibattito. Nei prossimi giorni proporremo delle interviste realizzate a Zibordi, Galloni e Arenella prima della proiezione.

Alcuni dei temi affrontati sono stati:

  • l’evoluzione del pensiero neoliberista, la conquista del suo predominio a livello mondiale fino al Trattato di Maastricht;
  • le ragioni dell’attuali crisi economica;
  • come riconquistare la sovranità monetaria e qual è il modo migliore a livello tecnico;
  • i CCF-Certificati di Credito Fiscale;
  • oltre la tecnica, come agire a livello politico.

Si raccomanda a tutti gli attivisti della MMT, se possibile, di attivarsi per la proiezione del docu-film di Arenella, in quando realizzato con passione, serietà, competenza e aderenza alle vicende storiche. Particolarmente rilevanti i passaggi storici con le dichiarazioni di Milton Friedman, Margaret Thatcher, Ronald Reagan, il colpo di Stato nel Cile di Allende nel 1973.
L’associazione Me-Mmt Marche ringrazia particolarmente l’associata Cristina Di Massimo per il grande impegno speso nella realizzazione dell’evento.

Domande e Risposte con Filippo Abbate, referente economico dell’associazione Me-Mmt Toscana.
Interviste a cura di Gianni Nencini Giubbolini (M5S Val di Pesa).
Riprese di ManimanGiri

 
 
 

Warren Mosler sarà ospite dell’Università di Lecce venerdì 8 maggio. Di questo importante appuntamento l’associazione Me-Mmt Italia ringrazia il professore dell’Università del Salento Guglielmo Forges Davanzati per l’interesse dimostrato e per il contributo organizzativo. Davanzati è professore associato di Storia del Pensiero Economico presso la Facoltà di Scienze Sociali, Politiche e del Territorio del Salento.

Ci interessa, tra i tanti e per altro ottimi e condivisibili spunti dell’analisi del professor Davanzati che riportiamo di seguito, l’incidenza delle politiche monetarie sull’evoluzione economica italiana già ben prima dell’adozione dell’euro. Come Davanzati fa notare, infatti, con il cosiddetto “divorzio” tra Banca d’Italia e Tesoro del 1981 ma soprattutto con l’ingresso nel Sistema Monetario Europeo deciso nel 1978, l’Italia perse la sovranità monetaria e questa fu la causa (e non la conseguenza) dell’impossibilità di perseguire politiche industriali e di rilancio economico. Qui un nostro approfondimento molto ricco di riferimenti: “Il divorzio Banca d’Italia-Tesoro: un falso mito, studiare lo Sme per capire l’euro” .

Mosler a Lecce

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 in maniera sintetica approfondire due spunti della condivisibile analisi dello stesso professor Davanzati.

Venerdì 8 maggio, nella Sala Chirico dell’ex Convento degli Olivetani dalle 10 alle 13 a Lecce,  sarà ospite del Dipartimento di Storia, Società e Studi sull’Uomo l’economista Warren Mosler, considerato fra i massimi esponenti della cosiddetta teoria della moneta moderna (MMT, Modern Money Theory). Nato a Manchester (Connecticut) nel 1949, Mosler si è laureato in Economia presso l’Università del Connecticut e ha operato nel settore finanziario per circa 40 anni, svolgendo, contestualmente, attività di ricerca nell’ambito della teoria monetaria postkeynesiana. E’ autore di circa 300 pubblicazioni.

La MMT si propone di descrivere il funzionamento di un’economia monetaria nella quale il processo produttivo si attiva mediante l’immissione di spesa pubblica interamente finanziata dalla Banca Centrale. Si rileva che, in un sistema nel quale la moneta non è convertibile in merce, ed è dunque un ‘puro segno’, la sua produzione non incontra vincoli tecnici di scarsità. In altri termini, la Banca Centrale può tecnicamente produrre moneta-credito ad infinitum. La quantità di moneta effettivamente circolante dipende dalla domanda di moneta espressa dal Governo, finalizzata al finanziamento della spesa pubblica.

Le principali implicazioni di politica economica che ne discendono sono le seguenti.

In primo luogo, per accrescere l’occupazione occorre accrescere la spesa pubblica e, per accrescere la spesa pubblica, occorre che uno Stato disponga di piena “sovranità monetaria”, ovvero che non sussistano vincoli (come quelli vigenti nell’Unione Monetaria Europea) alla produzione di moneta da parte della Banca Centrale. In tal senso, viene fatto rilevare che non esiste alcun criterio scientifico tale da determinare in modo univoco il livello di sostenibilità del debito pubblico. Per avvalorare questa tesi, può essere sufficiente richiamare il fatto che, mentre il debito pubblico italiano, pari a circa il 135% del Pil, è considerato ‘eccessivo’, il debito pubblico giapponese, che supera il 200% del Pil, non è considerato tale. I parametri stabiliti nei Trattati europei (il 3% del rapporto deficit/Pil e il 60% del rapporto debito/Pil) sono, in tal senso, del tutto arbitrari.

In secondo luogo, si mostra che è precisamente l’esistenza di questi vincoli a determinare, per i Paesi dell’Eurozona (e per l’Italia in particolare) un’elevata tassazione. Si tratta, infatti, di vincoli che rendono impossibile finanziare la spesa pubblica mediante immissioni di moneta da parte della Banca Centrale e che obbligano, quindi, i Governi a finanziare la spesa mediante tassazione. In altri termini, stando a questa impostazione teorica, l’adozione di una moneta unica associata a limiti all’espansione del deficit non può che generare disoccupazione e recessione. Le politiche di austerità, in questa prospettiva teorica, accentuano ulteriormente il problema e discendono inevitabilmente dal modo in cui è costruita l’Unione Monetaria Europea.

In coerenza con questa analisi, Mosler propone la fuoriuscita dalla moneta unica e il ripristino della sovranità monetaria. E’ opportuno chiarire che si tratta di una proposta molto controversa. I teorici della MMT ritengono che per necessità logica la moneta unica comporta l’adozione di politiche di austerità e, nella loro prospettiva teorica, conseguenti effetti recessivi. Tuttavia, mentre è ragionevole ritenere che il principale (ovviamente non unico) vulnus dell’unificazione monetaria risiede nell’imposizione di vincoli all’espansione del deficit che non solo non hanno alcun fondamento scientifico ma che tendono a generare effetti recessivi, occorre rimarcare il fatto che l’imposizione di questi vincoli è stata (ed è) una scelta propriamente politica, in quanto tale modificabile, con l’ovvia condizione che vi siano rapporti di forza tali da renderne possibile la realizzazione.

Con riferimento al caso italiano, si può poi sostenere che il cosiddetto declino della nostra economia data ben prima dell’ingresso nell’UME ed è sostanzialmente imputabile all’assenza di politiche industriali e, dunque, alla progressiva desertificazione produttiva della nostra economia. In tal senso, l’adozione dell’euro può aver al più accentuato problemi esistenti da almeno un ventennio: problemi che non hanno propriamente natura monetaria, ma che attengono alla fragilità della nostra struttura industriale e a una specializzazione produttiva in settori a bassa intensità tecnologica. In più, la convinzione – propria dei teorici della MMT – che esista una sorta di automatismo che lega il ritorno alla lira al recupero della “sovranità monetaria” (ovvero alla possibilità di finanziare la spesa pubblica tramite emissioni di moneta da parte della Banca Centrale) sembra non tener conto del fatto che alla sovranità monetaria il nostro Paese ha rinunciato dall’ormai lontano 1981, anno nel quale si sancì il “divorzio” fra Tesoro e Banca d’Italia.

A fronte di questi rilievi, occorre considerare che la MMT è oggi accreditata come una fra le più promettenti “frontiere” della ricerca scientifica in Economia. Si può considerare, a riguardo, che Stephanie Kelton, una delle economiste più attive nell’ambito di questo indirizzo di ricerca, è stata recentemente nominata capo economista della commissione bilancio del Senato degli Stati Uniti.

Sebbene alcuni aspetti della MMT possano risultare controversi, le implicazioni politiche che da essa derivano meritano di essere attentamente considerate. Ed è essenzialmente questo lo scopo che il Dipartimento si è dato nel momento in cui ha deciso di ospitare Warren Mosler: sollecitare un ampio e partecipato dibattito su temi economici di massima rilevanza anche al di fuori di ambiti ristretti di “addetti ai lavori”.

Filippo Abbate sarà a Viareggio la sera del 24 nell’ambito di una serie di incontri organizzati da diverse associazioni e movimenti politici; lo stesso Abbate sarà ad Arezzo il 26, spiegando le connessioni tra Me-Mmt e Costituzione. Il 26 a Treviso Marco Cavedon incontrerà i sindaci “strozzati” dal patto di stabilità