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Durante l’assemblea straordinaria del 14 gennaio 2017 l’associazione ME MMT ITALIA ha deliberato all’unanimità:
1) La nuova denominazione ufficiale MMT ITALIA;
2) L’art. 2 Principi e finalità di seguito integralmente riportato.

Articolo 2
Principi e finalità

2.1. L’associazione non ha scopo di lucro e nasce al fine di svolgere attività di utilità sociale a favore di associati o di terzi, nel pieno rispetto delle libertà e dignità degli associati, secondo principi di democrazia, uguaglianza ed equità.

Scopo dell’associazione è coordinare e supportare le singole associazioni aderenti ed eventuali altre associazioni che condividano i medesimi obiettivi.
I punti fondamentali che caratterizzano l’attività dell’associazione sono i seguenti:
1. Lo studio, la promozione e la diffusione dei contenuti della scuola economica denominata Modern Money Theory (in seguito MMT), così come elaborata e sviluppata dall’economista Warren Bruce Mosler e da altri economisti MMT riconosciuti come tali a livello internazionale.
2. A tal fine l’associazione si rifà alla radicalità ed alla piena applicazione del messaggio emerso nel corso dei meeting tenuti a Rimini nel 2012 in seguito ai quali è iniziato il processo di divulgazione sul territorio nazionale della MMT con il contributo degli economisti Warren Mosler, Mathew Forstater, Alain Parguez e del giornalista Paolo Barnard.
3. L’associazione crede che solo l’applicazione di politiche di piena occupazione, stabilità dei prezzi, piena realizzazione dello stato sociale, nel rispetto della democrazia e della libertà dei popoli, possano contribuire allo sviluppo armonioso dell’umanità verso forme di convivenza pacifica, costruttiva e solidale, al fine anche di progredire verso un futuro sostenibile, possibile solo con la revisione dell’attuale modello capitalista che a sua volta è possibile solo riconoscendo il ruolo dello Stato a moneta sovrana, che per definizione non ha la necessità di perseguire le logiche di profitto dell’ideologia economica neoclassica e neoliberista.
4. L’associazione promuove la piena applicazione dei principi fondamentali della Costituzione Italiana del 1948 e difende il pieno diritto del popolo italiano all’autodeterminazione e al benessere economico e sociale.
5. L’associazione promuove la realizzazione di studi e documentazione di supporto, incontri, seminari, manifestazioni, prodotti editoriali e multimediali e ogni altra attività che abbia lo scopo di diffondere ed applicare la MMT, nel rispetto delle disposizioni del presente statuto.

Si inizia giovedì alle ore 21,30 con i piccoli imprenditori dell’associazione “Fermo in rivolta”. Venerdì alle 17,30 a Pesaro “Sovranità monetaria e lavoro garantito” con Della Bona, Bracci assieme a Rinaldi e Galloni. Sabato pomeriggio ad Osimo visione del film “Il più grande successo dell’euro” e dibattito con Bracci

Abbiamo raccolto l’intervento di Warren Mosler in un documento ufficiale Memmt in modo che le tante domande su un’uscita dall’Eurozona e il rilancio dell’economia siano chiare a tutti i lettori e attivisti

Osservate cosa è successo in Italia (e non solo) negli ultimi decenni e soprattutto in questi ultimi anni dove fra M5S e Forconi e Sovanisti vari sembrava che scoppiasse la Revolucion! In Italia la contestazione, da 40 anni, non studia e vuole solo sbraitare colpa della casta o delle pensioni d’oro ecc.. Al Potere non si scompone neppure un pelo del pube.

Un’analisi sulla moneta moderna, la sua natura e funzione, a cura di Warren Mosler e Mathew Forstater. Seconda e ultima parte

Articolo del 1° maggio 2001 con cui Warren Mosler svelò il tallone d’Achille del sistema euro: “le forze di mercato inaspriranno la spirale recessiva costringendo i governi ad agire pro-ciclicamente, tagliando la spesa pubblica e/o aumentando le tasse”

Prima parte
Keynes si scagliò contro la teoria neoclassica perché essa considerava il capitalismo come un sistema di baratto o come un’economia “di scambi reali”, e fornì la sua “teoria monetaria della produzione” come alternativa all’approccio tradizionale basato sulla “dicotomia classica”. Questo aspetto del lavoro di Keynes è stato ulteriormente affinato da due tradizioni di pensiero, quella post-keynesiana e quella dell’approccio circuitista (Deleplace e Nell, 1996). I post-keynesiani hanno elaborato, fra le altre cose, la relazione fra moneta (inclusi i contratti monetari), incertezza e tempo storico (Davidson); la formazione dei prezzi e l’instabilità finanziaria (Minsky) e la creazione endogena di moneta e credito (Moore, Wray). Mentre i post-keynesiani hanno generalmente enfatizzato la moneta come stock di ricchezza, la teoria del circuito (Graziani, Parguez, Schmitt) ha posto l’accento sull’importanza di una rigorosa analisi della circolazione monetaria per la comprensione del funzionamento delle economie capitaliste, includendo il principio della domanda effettiva.
Sia l’approccio post-keynesiano che quello circuitista accettano il punto di vista ampiamente consolidato che la moneta moderna non sia una forma di moneta-merce quanto piuttosto di moneta-segno (o moneta fiat) (v., p. es., Moore, 1988; Graziani, 1988). Tuttavia essi criticano la teoria convenzionale perché continua ad utilizzare un impianto che tratta la moneta moderna come se fosse ancora moneta-merce. Introduciamo questo paper con due commenti su questo punto fondamentale. Per prima cosa, anche se la moneta moderna non acquisisce il suo valore dallo status di merce, una volta che un qualcosa, un “segno”, viene dichiarato necessario per il pagamento delle tasse, esso può essere analizzato alla stessa stregua di ogni altra merce. Secondo, nella maggioranza delle analisi post-keynesiane e circuitiste manca il riferimento al processo istituzionale dal quale il “segno” trae il suo valore (diviene cioè moneta). Molti studi vi includono la spesa pubblica e l’imposizione fiscale, oltreché la banca centrale, dopo un’iniziale esame del funzionamento di un’economia con circolazione monetaria privata (v., p. es., Lavoie, 1992, pp. 151-69).
Le analisi del circuito, che iniziano con il sistema bancario che finanzia la produzione delle imprese (o gli acquisti delle famiglie), e finiscono con le imprese (o le famiglie) che ripagano i finanziamenti, lasciano irrisolta la questione del perché qualcuno dovrebbe inizialmente vendere beni o servizi in cambio della unità di conto. La replica conforme al “senso comune”, ossia quella che recita “perché in tal modo potrebbe utilizzare i fondi per comprare altri beni e servizi”, non è soddisfacente, poiché l’ulteriore “inesauribile” questione rimane la stessa: “per quale motivo tali venditori desiderano l’unità di conto?” Ciò che manca è il processo mediante il quale l’unità di conto viene munita di valore.

Questo paper ritiene che la questione rimane irrisolta poiché non può essere raggiunta una conclusione (adeguatamente) a meno che lo Stato non venga incorporato nell’analisi sin dal principio. “La moneta è una creatura dello Stato” (Lerner), pertanto un’analisi “monetaria” non può essere condotta prima di aver introdotto lo Stato. È interessante notare, che la visione cartalista di una valuta guidata dalle tasse può essere ritrovata negli scritti di Keynes (per non parlare di Adam Smith!), nei post-keynesiani e nei circuitisti, nonostante essa viene perlopiù presentata sempre come una digressione, lasciando inesplorate le implicazioni (v. Wray, 1998, su Smith, Keynes, e post-keynesiani come Minsky; per i circuitisti, v. Graziani, 1988).
Nella visione cartalista, lo Stato, desideroso di trasferire beni e servizi dal settore privato al dominio pubblico, stabilisce dapprima una tassa. L’unità valutaria statale viene definita come quella che è ammissibile per i pagamenti fiscali. L’imperativo di pagare le tasse perciò diviene la forza che guida il circuito monetario. Il presente paper intende perfezionare il concetto del circuito monetario utilizzando un modello multidimensionale programmato al fine di rivelare e far luce sul meccanismo relativo a una valuta guidata dalle tasse. Verrà altresì mostrato che questo stesso modello si presta all’analisi di ogni altra merce. In un adeguamento alla terminologia di Moore (1988), il modello include le componenti “orizzontali” e “verticali” del circuito monetario. Dopo una sintetizzazione ed una discussione del modello, esso verrà utilizzato per sfatare il mito che i deficit comportino più tasse in futuro, nonché per analizzare brevemente la crisi finanziaria asiatica del 1997.
La componente verticale
Cominciamo con la componente verticale del modello, come presentata dallo Schema 1:


Schema 1: Analisi della valuta: la componente verticale

Le passività fiscali stanno all’estremità inferiore della componente verticale, esogena, della valuta. In cima vi è lo Stato (qui presentato come congiunzione di Tesoro e Banca Centrale), che è concretamente l’unico emettitore di unità della propria valuta, in quanto esso monitora l’emissione di unità valutarie tramite qualsivoglia suo agente designato. La parte centrale è occupata dal settore privato. Esso scambia beni e servizi per l’unità valutaria statale, paga le tasse, e accumula ciò che avanza (la spesa a deficit dello Stato) in forma di contante in circolazione, riserve (saldi di compensazione1 alla Banca Centrale), o titoli del Tesoro (“depositi” forniti dalla BC). Per esigenze comparative più in là nel testo, tale accumulazione verrà considerata “immagazzinata”. Le unità valutarie usate per il pagamento delle tasse (od ogni altra unità valutaria erogata allo Stato), durante questa analisi, viene ritenuta consumata (distrutta) nel processo. Poiché lo Stato può emettere unità valutarie cartacee o diramare informazioni contabili alla BC quando vuole, i pagamenti fiscali non devono essere considerati come un riflusso verso lo Stato per la prosecuzione del processo. Infatti,  il presupposto di tale riflusso implicherebbe un operare di tale processo che quest’analisi evidenzia non esistere.

Ciò conclude la componente verticale di base. Viene detto che gli agenti partecipano al movimento verticale qualora ottengano l’unità di conto dallo Stato, paghino le imposte, o si pongano da intermediari nel processo. La politica della banca centrale determina le rispettive distribuzioni di unità valutarie cumulate del settore privato fra contante, riserve (saldi di compensazione) e titoli del Tesoro. La spesa (a deficit) dello Stato determina l’entità di tali attività finanziarie cumulate.

La componente orizzontale

La componente orizzontale attiene alla categoria generale del credito. Al contrario della componente verticale, l’espansione complessiva della componente orizzontale è endogena e il suo saldo è sempre nullo. La maggior parte dell’analisi del circuito comincia e finisce con la componente orizzontale. Anche quando viene introdotto lo Stato, si ipotizza che esso non di meno si comporti “orizzontalmente”. L’imposizione fiscale e l’indebitamento pubblico vengono considerati alla stessa stregua dell’indebitamento privato e delle vendite di tale settore. Sebbene questa considerazione dello Stato può anche non essere scorretta tecnicamente, l’utilizzo della componente verticale aggiunge una caratterizzazione dell’attività dello Stato precedentemente ignorata.

Ogni merce ha almeno una componente orizzontale. L’attività orizzontale raffigura un’attività verticale con influssi. A fini analitici, una unita di valuta verrà considerata come una merce con costo di produzione nullo, senza surrogati, senza alcun costo di stoccaggio né costi di transazione, e senza alcuna differenziazione di prodotto. Il grano può essere utilizzato per dimostrare specificatamente come una valuta si presti alla stessa analisi delle merci (Schema 2a):


Schema 2a: Analisi generale della merce

Con il grano, possiamo considerare il coltivatore in cima alla componente verticale, ed il consumo (l’alimentazione) all’estremità inferiore. Il settore privato rimane nel mezzo, e trasferisce cose diverse dal grano (generalmente unità di valuta) fino al coltivatore, il quale in cambio manda il grano. Se il settore privato acquisterà più grano di quello che consumerà nell’immediato, la differenza verrà immagazzinata (accumulata). Se volessimo utilizzare lo stesso linguaggio che adottiamo per le valute, dovremmo dire che quando il coltivatore scambia con il settore privato più grano di quanto quest’ultimo consumi, il coltivatore sta intraprendendo una spesa a deficit di grano.

Il mercato a termine del grano è una forma di leverage del grano fisico. C’è una posizione corta per ogni posizione lunga. Similmente, la creazione di prestiti bancari e dei loro corrispondenti depositi è un leverage della moneta, ed ogni posizione corta, ossia chi prende a prestito, ha, come contropartita, una posizione lunga, ossia il depositario. Il mercato dei future è un mercato nel quale si fa leverage sulla valuta, così come il grano, per esempio, viene scambiato per unità valutarie. Per cui la componente orizzontale per l’analisi della valuta può essere mostrata introducendo il credito nel quadro complessivo (v. Schema 2b):


Schema 2b: Analisi della valuta: componenti verticale e orizzontale
Il modello è in armonia con il concetto post-keynesiano che gli squilibri delle riserve possono essere riconciliati solamente dalla banca centrale. In questo modello, il movimento orizzontale bilancia sempre il tutto a zero. Le riserve sono saldi di compensazione che possono provenire solamente dal movimento verticale. Per di più, nel sistema statunitense, la Fed controlla il mix nel “magazzino” ed è in grado, ad esempio, acquistando titoli sul mercato aperto, di ridurre i titoli detenuti dal settore privato e di incrementargli le riserve (saldi di compensazione). A causa del Deposit Insurance [l’omologo dell’italiano Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi; NdT], di fatto la Fed garantisce che gli assegni interbancari verranno liquidati qualora presentati presso di essa. Ciò significa che se il sistema bancario non ha tante riserve sufficienti quanto quelle richieste dalla Fed, vi sarà almeno una banca che mostrerà uno scoperto sul proprio conto presso la medesima. Tale scoperto, ovviamente, è un prestito da parte della Fed, ed un esempio di movimento verticale. In questa maniera, nel sistema statunitense, le riserve richieste promanano dalla Fed on demand, in una forma o nell’altra, e la Fed stabilisce i termini di scambio — tasso di interesse e garanzie — per la transazione.
Nota sulla formazione dei prezzi
Lo Stato è a tutti gli effetti il solo emettitore della propria valuta. Lerner e Colander asserirono: “se vi è un monopolio naturale, esso è ravvisabile nell’offerta di moneta” (1980, p.84). Questo significa anche che lo Stato è colui che regola i prezzi per la propria valuta, quando viene emessa e scambiata per beni e servizi. Esso fissa anche il prezzo del tasso proprio  d’interesse sulla propria valuta (Keynes, 1936, cap. 17). Quest’ultima fase è compiuta mediante la gestione dei saldi di compensazione e dei titoli immessi sul mercato. Il coltivatore di grano, tuttavia, generalmente non ne è l’unico fornitore, quindi egli non incide sulla determinazione dei prezzi del cereale. Inoltre, poiché non v’è nessun magazzino principale, o un suo equivalente, il “tasso proprio” è dello 0% o anche negativo, stando a riflettere soltanto un costo di stoccaggio e un costo di vendita allo scoperto.
Il modello consente di seguire due percorsi principali all’interno della componente verticale della valuta. Il primo è quello appena descritto sopra, e ve ne è un secondo solo in quanto verrà supposto che lo Stato consentirà che i depositi bancari vengano utilizzati per i pagamenti fiscali. Pertanto viene consentito alle banche di agire automaticamente da intermediari fra lo Stato e il settore privato. Ciò avviene ogniqualvolta una tratta bancaria (assegno) viene impiegata per il pagamento delle tasse. Il sistema bancario, allo stesso tempo, è obbligato ad accettare fondi dallo Stato, alle condizioni imposte da esso, per coprire i saldi di compensazione addebitati quando tali assegni vengono liquidati.
La domanda iniziale di valuta — che è necessaria per poter pagare le tasse — si origina con le passività fiscali. Quando si analizza un’economia, la conoscenza del tipo di passività fiscali in vigore è fondamentale per comprenderne il funzionamento. Per esempio, un’imposta patrimoniale, come un’imposta sugli immobili, produrrà risultati differenti di un imposta sui consumi, come un’imposta sulle vendite, l’imposta sul valore aggiunto o l’imposta sul reddito.

1 – I saldi di compensazione (clearing balances) sono dei fondi anticipati dalle banche che vengono richiesti per effettuare le operazioni di “clearing”; NdT.
Fonte: qui
Traduzione a cura di Marco Sciortino

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