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Il Parlamento e il Governo devono decidere quanto e come aprire il rubinetto e quanta acqua far uscire. L’economia reale (quella fatta da famiglie e aziende) è come un campo, dove i contadini coltivano quello che preferiscono e quello in cui sono più bravi. Se nel campo arriva troppa acqua il campo si inonda e non è una buona cosa; se ne arriva troppa poca, il campo si inaridisce e anche questa non è una buona cosa.

Presto ulteriori informazioni sul programma del prossimo mese di maggio. Ringraziamo ovviamente Bartoletti e tutti gli attivisti trentini e non solo che stanno organizzando gli eventi durante la visita di Mosler, e Rosario Fichera per la sensibilità dimostrata.

Articolo 4 Costituzione Italiana
Notiamo con piacere come Luciano Barra Caracciolo nella sua recente trattazione converga in modo stringente sui temi da noi esposti nel seguente documento: MEMMT tra economia e diritto, pubblicato da Memmt.info in allegato all’articolo intitolatoCostituzione Italiana e Mmt, una corrispondenza straordinaria“.
Per straordinaria coincidenza il suo scritto esce a pochi giorni dalla pubblicazione della nostra analisi, questo a dimostrazione di quanto sia sensibile e importante questo punto.

La nostra breve trattazione voleva appunto offrire un contributo al dibattito. E con immeso piacere leggiamo come Barra Caracciolo confermi con la sua assoluta competenza come il diritto al lavoro e la Piena Occupazione fossero il tema centrale e fondante di tutta la nostra Costituzione, le mura su cui è stata costruita la nostra Repubblica. Sulla realizzazione di questo obiettivo i nostri Padri Costituenti hanno lasciato aperta la possibilità all’emergere di una nuova economia che potesse superare le contraddizioni delle teorie economiche allora conosciute o possibili, vigendo all’epoca ancora un vincolo al dollaro, rimasto fino al 1971.

Nella nostra analisi abbiamo identificato questa nuova economia in MMT (Modern Money Theory, teoria della moneta moderna), impostazione economica di cui noi ci facciamo portavoce da ormai qualche anno con sempre maggiore forza dialettica. Ci auguriamo a breve un confronto costruttivo sulle soluzioni e le idee da noi formulate, che riteniamo pertinenti e congrue alle intenzioni espresse anche in fase costituente.

Il tempo a nostra disposizione è breve.

Dedichiamolo a promuovere quelle proposte che la letteratura economica più moderna e i nostri valori di giustizia sociale ci suggeriscono e che sembrano sempre di più convergere nello schema programmatico sostenuto dalla associazione Me-Mmt Italia.

MMT, PAGAMENTI CON L’ESTERO, SALDO ESTERO E DEBITO ESTERO
Rispondo in maniera dettagliata a una domanda che circola di frequente sul tema del debito estero e dei pagamenti esteri.
Partiamo con un esempio concreto che ci aiuti a inquadrare e capire cosa avviene quando io acquisto un bene o un servizio all’estero: ipotizziamo che un’azienda italiana acquisti un macchinario da un’azienda cinese. Le due aziende come prima cosa si accordano sul prezzo di acquisto e di vendita.
A quel punto, l’azienda italiana ha due possibilità per completare l’acquisto:
1) Utilizzare degli Euro che ha accantonato per i propri investimenti (risparmi).
2) Recarsi in banca e chiedere un prestito per finanziare il proprio investimento.
Una volta ottenuti i soldi necessari, l’azienda italiana paga l’azienda cinese. Facciamo attenzione a questo primo passaggio: per fare questo pagamento (come dicono gli economisti per finanziare la nostra importazione) abbiamo avuto bisogno di valuta estera? Abbiamo dovuto esportare prima di poter importare? In entrambi i casi la risposta è un no, abbiamo usato la nostra valuta che avevamo da parte (risparmi) o che abbiamo preso in prestito in banca e, una volta effettuato il nostro pagamento, abbiamo visto il nostro conto corrente in Euro diminuire.
Bene, se siete ancora dubbiosi possiamo fare un ulteriore passo avanti, cercando di capire come sia possibile che l’azienda in Cina, dove ovviamente non si utilizzano Euro ma Yuan, si ritrovi accreditati sul conto corrente non gli Euro che io ho speso ma il corrispettivo (in base al tasso di cambio vigente) in Yuan.
Ci sono due strade che rendono possibile oggi questo passaggio:
1) I mercati finanziari, attraverso il sistema bancario e gli intermediari che operano sul mercato valutario.
2) Le Banche Centrali dei rispettivi paesi che fanno direttamente da intermediari.
Nel primo caso, quando il titolare dell’azienda italiana si recherà in banca per dare il via libera al pagamento, la banca contatterà il proprio ufficio addetto al mercato valutario (in gergo si chiama foreign exchange desk), comunicando di avere un ordine di vendita di Euro e uno di acquisto di Yuan; l’ufficio contatterà un intermediario finanziario fra i tanti che che operano quotidianamente sul mercato valutario, il quale sarà ben felice di offrire Yuan alla banca in cambio di Euro. Perché l’intermediario è felice di fare questa cosa? Perché nel fare questo l’intermediario ottiene una provvigione (la banca a sua volta addebiterà una commissione al proprio cliente per il servizio erogato). Sia la provvigione, sia la commissione vengono in ultima istanza pagate dall’azienda italiana, che però senza un sistema finanziario avrebbe difficoltà maggiori a commerciare con la Cina.
Fatta questa operazione cosa succede? Gli Yuan finiscono sul conto dell’azienda cinese che ha venduto il macchinario. Gli Euro finiscono invece nel portafoglio dell’intermediario che opera sul mercato valutario, pronti per essere usati in altre operazioni.
Tutti sono contenti: l’azienda italiana ottiene il macchinario al prezzo pattuito, l’azienda cinese vende il macchinario e ottiene gli Yuan desiderati, l’intermediario incassa una provvigione e la banca ottiene una commissione per il lavoro svolto.
Adesso, dopo questa descrizione cronologica dei fatti, vorrei farvi una domanda: alla luce di quanto detto, che cosa finanzia la mia importazione? Se ci pensate bene, da punto di vista reale, la risposta è che l’importazione viene finanziata attraverso il lavoro che l’azienda italiana farà nel corso tempo per ripagare l’investimento alla banca. È il lavoro a finanziare in ultima istanza le importazioni. Quindi, quale modo migliore di finanziare le nostre importazioni se non quello, come propone la MMT, di creare un contesto e un ambiente lavorativo ed economico florido, solido e produttivamente stabile nel tempo.
Nel secondo caso, invece, (più raro e di solito relegato a paesi con valute minori e poco scambiate sui mercati valutari) cosa accade? La banca dell’azienda italiana richiede alla Banca Centrale di fare da intermediario per effettuare il pagamento con la banca cinese dell’azienda che produce il macchinario. La Banca Centrale Italiana, che detiene un conto presso la Banca Centrale Cinese (e viceversa), opererà quindi in questo modo: potrà prendere in prestito Yuan dalla Banca Centrale Cinese oppure potrà girare alla Banca Centrale Cinese gli Euro necessari (in base al tasso di cambio vigente) in cambio di Yuan. In quest’ultimo caso, gli Euro finiranno fra le riserve valutarie della Banca Centrale Cinese, la quale accrediterà il corrispondente valore in Yuan sul conto di riserva della banca cinese, la quale a sua volta accrediterà il conto corrente dell’azienda cinese. In Italia, l’azienda italiana vedrà come in precedenza diminuire il saldo sul proprio conto corrente. Di nuovo, tutti sono contenti: l’azienda italiana ottiene il macchinario al prezzo pattuito, l’azienda cinese vende il macchinario e ottiene gli Yuan desiderati, in questo caso le banche centrali facilitano lo scambio fra le rispettive aziende nazionali di effettuare lo scambio.
Fino a qui abbiamo analizzato ciò che riguarda l’aspetto finanziario degli scambi con l’estero (abbiamo cioè visto come si muovono i soldi da un paese all’altro). Aggiungiamo un pezzettino alla nostra analisi e vediamo cosa succede in termini reali quando due paesi scambiano beni l’uno con l’altro.
Partiamo da un esempio: immaginiamo che ci siano due soli paesi nel mondo. Il primo paese esporta tutto quello che produce nel secondo paese. In pratica vende tutti i beni che produce al secondo paese. Il suo saldo estero è dunque positivo, il paese è molto competitivo e riesce vendere al resto del mondo. Cosa gli resta però in termini reali? Niente. Immaginate di avere un campo di patate, di coltivarle e curarle nel corso del tempo fino a maturazione e, una volta pronte per essere mangiate, di venderle tutte a qualcun altro. In termini reali questa è una buona cosa? Certamente no.
L’altro paese, all’opposto, consuma tutto quello che produce al proprio interno e in più importa tutto quello che viene prodotto dal primo paese. Il suo saldo estero è negativo, il paese è poco competitivo rispetto al primo paese e non riesce a vendere niente al resto del mondo. I suoi cittadini però hanno tutti un lavoro e un reddito che gli consente di consumare tutto ciò che viene prodotto internamente e di acquistare altri beni provenienti dall’estero (importazioni). In termini reali, quale dei due paesi sta meglio? Certamente il secondo. In questo caso, sempre immaginando di avere un campo di patate, le patate che vengono coltivate e curate nel corso del tempo fino a maturazione, una volta pronte, vengono interamente mangiate dai cittadini del secondo paese, che inoltre usufruiscono delle altre patate importate dal primo paese. In termini reali questa è una buona cosa? Certamente sì.
Quindi se ci pensiamo bene: in termini reali, le esportazioni sono un costo (beni che se ne vanno) mentre le importazioni sono un beneficio (beni che arrivano).
Il nostro esempio è chiaramente un’estremizzazione e nel mondo reale non esistono paesi che esportano tutto quello che producono e nemmeno paesi che non esportano alcun prodotto. Ci sono sempre delle vie di mezzo: paesi con saldo estero positivo a cui fanno da specchio paesi con saldo estero negativo e la loro posizione, nella maggior parte dei casi, tende a variare nel corso del tempo.
La MMT, è bene chiarirlo, non ha una pozione dogmatica su quale debba essere il saldo estero, così come quello pubblico. Entrambi, infatti, sono la risultante di numerose decisioni da parte del settore privato e del Governo che difficilmente possono essere indirizzate verso un numero preciso (come peraltro vediamo bene oggi, mentre siamo impegnati ad inseguire il fatidico 3 per cento nel rapporto fra disavanzo pubblico e prodotto interno lordo). Ciò a cui dobbiamo guardare è sempre l’economia reale: il governo dovrebbe spendere nella misura necessaria e la tassazione dovrebbe essere a un livello tale che le persone abbiano abbastanza denaro da spendere per comprare quello che viene prodotto in Italia in una situazione di piena occupazione e ciò che il resto del mondo ci vuole vendere.
Qualsiasi sia il disavanzo (avanzo) pubblico o il disavanzo (avanzo) estero non ha alcuna importanza finché tutti abbiamo un lavoro e un reddito adeguato.
Di nuovo: è il lavoro la vera àncora che dà valore a una moneta, non i numeri che stanno su un computer di una banca o al ministero del Tesoro.
Infine, se qualcuno non fosse convinto della possibilità che una Paese possa mantenere anche per lunghi periodi un saldo estero negativo (non è una necessità ma una semplice possibilità), vorremmo mostrarvi i dati sul saldo estero di un paese in particolare che hanno una valuta emessa dallo Stato (tramite la propria Banca Centrale) e operano in un regime di tasso di cambio fluttuante (valuta non convertibile su richiesta a un tasso di cambio fisso presso la Banca Centrale) e registra un saldo estero negativo da 40 anni esatti consecutivamente.
Vi anticipo che non si tratta né degli Stati Uniti, né del Regno Unito, né della Svizzera, né del Giappone, né dell’Eurozona, per citare i paesi con le 5 principali valute mondiali.
Parliamo dell’Australia.
Partite correnti Usa Uk Australia
In ogni caso, la MMT prevede anche la possibilità di adottare politiche di spesa statali, attraverso il Programma di Lavoro Garantito, che può essere finalizzato sia a incentivare la produzione di beni e servizi ad uso e consumo interno, sia di beni e servizi ad uso e consumo anche dei non residenti. Facciamo qualche esempio per capire meglio: immaginate di adottare un Programma di Lavoro Garantito nel quale le persone siano impiegate nella produzione di servizi socio-sanitari (cura anziani, servizio baby-sitter, dopo scuola…); in questo caso si tratterebbe chiaramente di servizi ad esclusivo beneficio dell’economia interna e dei residenti.
Allo stesso tempo, sempre per fare un altro esempio, immaginiamo di avere un Programma di Lavoro Garantito che impieghi le persone per la valorizzazione del patrimonio culturale e artistico italiano e per migliorare la ricettività e l’accoglienza nei luoghi di maggior attrazione turistica; in questo caso è evidente che avremmo beni e servizi che andrebbero a incentivare la presenza anche di turisti stranieri, che spenderebbero soldi in Italia e quindi contribuirebbero a rendere positivo il nostro saldo estero.
E questo solo per farvi un paio di esempi su come (volendo) si possano adottare strategie per avere un saldo estero positivo (anche se ribadiamo non si tratta di un obiettivo specifico né di un problema particolarmente rilevante).

L’affinità elettiva è un motore potente e il caso non esiste. Alziamo lo sguardo al futuro che è possibile e rinvigoriamo i nostri propositi per realizzarlo. Non lasciamo che siano altri a porre la parola fine a quel progetto di riscatto del valore della persona umana, ma mettiamo noi la parola fine al loro con la consapevolezza e la determinazione che merita.

VIDEO Csepi intervista l’ex viceministro dell’economia del Partito Democratico che parla apertamente di “superamento dell’euro”: “Dietro alla struttura della moneta unica non ci sono solo funzionari e commissari, ma grandi poteri economici, finanziari e nazionali che spingono per la svalutazione del lavoro”

Organizza una o più conferenze Me-Mmt nella tua città: contatta il gruppo regionale. Scrivono di noi in tutta Italia: “Preparatissimi attivisti, quando le informazione vengono divulgate con precisione, basandosi sui fatti, si aiuta la comprensione e la consapevolezza, diminuendo i timori di quel che non si conosce”

Il giornalista Stefano Santachiara approfondisce l’attualità della Mmt: “Per il giro della Modern Monetary Theory, Kelton ha coniato, non a caso, l’espressione «gufi del deficit», contrapposti ai bilanciofobici. Vi ricorda qualcosa?”

La Commissione accentra poteri esecutivi e legislativi in stato di “monopolio”. Una aberrazione giuridica che di fatto qualifica l’organizzazione unionista come contraria ai principi alla base delle democrazie moderne, quello della divisione dei poteri.

Warren Mosler commenta la “Modesta proposta” di Yanis Varoufakis, attuale ministro greco per le Finanze, e James Galbraith.

Qui prima parte

Qui seconda parte

Qui terza parte

Traduzione di Alessio Tartari

Politica n°4. PROGRAMMA DI SOLIDARIETA’ PER L’EMERGENZA SOCIALE (PSES)

Suggeriamo che l’Europa intraprenda immediatamente un Programma di Solidarietà per l’Emergenza Sociale al fine di garantire l’accesso alla giusta nutrizione e al fabbisogno energetico per tutti gli europei, attraverso un Programma di Buoni Spesa Europeo modellato sul suo equivalente statunitense ed un Programma per il Fabbisogno Minimo Europeo. Tali programmi sarebbero finanziati dalla Commissione Europea usando gli interessi accumulati all’interno del sistema europeo delle banche centrali, ovvero gli squilibri del TARGET2, profitti realizzati dalle transazioni di titoli di Stato ed altre o dall’imposta di bollo sui bilanci che l’UE sta attualmente esaminando.

W.M. Tali introiti vengono già restituiti agli Stati membri e senza di essi, complice il limite per il deficit al 3%, bisognerà ridurre spese o aggiungere altre tasse.

Ragioni

L’Europa sta affrontando la peggiore crisi umanitaria e sociale dal 1940. Negli Stati membri come la Grecia, l’Irlanda, il Portogallo ma anche in altre parti dell’Eurozona, inclusi i paesi del centro, i beni di prima necessità non sono alla portata di tutti. Questo è vero particolarmente per gli anziani, i disoccupati, i bambini di alcune scuole, i disabili ed i senza-tetto. Vi è un evidente imperativo morale ad agire per risolvere queste necessità. Inoltre, l’Europa sta andando incontro a un pericolo reale di estremismo, razzismo, xenophobia ed anche un palese riemergere del Nazismo: in particolare in paesi come la Grecia che hanno sopportato un impatto maggiore della crisi. Mai prima d’ora così tanti Europei hanno avuto una stima così bassa verso le istituzioni dell’Unione. La crisi umanitaria e sociale si sta rapidamente trasformando in una questione di legittimazione dell’Unione Europea.

Motivazione dell’utilizzo fondi del TARGET2

TARGET2 è il nome tecnico per il sistema di contabilità interno dei flussi monetari tra le banche centrali che costituiscono il Sistema Europeo delle Banche Centrali. In un Eurozona ben equilibrata, dove i deficit commerciali dei vari Stati membri sono finanziati da un afflusso di capitali netti verso gli stessi, le passività della banca centrale dello Stato membro verso altre banche centrali di altri paesi sarebbe equivalente alle sue attività.

W.M. Non vero. Il TARGET2 riguarda la compensazione dei saldi che implicano per le banche accumuli o perdite di liquidità indipendentemente dal saldo del commercio nazionale.

Tale bilanciamento del flusso commerciale e di capitale renderebbe il TARGET2 un grafico zero per tutti gli Stati.

W.M. infatti non è il commercio in sé a mettere in difficoltà le banche riguardo la liquidità.

E così era, più o meno, il caso generale dell’Eurozona prima della crisi. Ad ogni modo, la crisi ha causato i principali squilibri che si sono riflessi ben presto nell’enorme sbilanciamento del TARGET2.

W.M. gli squilibri nella compensazione erano causati da una mancanza di assicurazione credibile dei depositi, esacerbata dal potenziale fallimento bancario.

Appena gli afflussi di capitali alla periferia si sono prosciugati, e gli stessi hanno cominciato ad affluire nella direzione opposta, le banche centrali dei paesi periferici hanno cominciato ad ammassare enormi passività nette e lo stesso ammontare si accumulava come attività per le banche centrali dei paesi in surplus.

W.M. Sì, ma non vanno confusi i capitali, che sono il capitale/patrimonio netto della banca e la liquidità che è il finanziamento delle attività ed è qualche volta incidentalmente chiamato “capitale” così come “denaro” è il nome affibbiato al capitale.

Il progetto Eurozona ha tentato di costruire disincentivi interni al sistema di pagamenti in tempo reale dell’Eurosistema, così come ha tentato di prevenire l’accumularsi di ampie passività da una parte e corrispettive attività dall’altra. Questo ha preso forma nel tasso di interesse sulle passività nette di ogni banca centrale nazionale, equivalente al tasso di rifinanziamento principale della BCE.

W.M. La ragione di questa politica dei tassi è essere uno strumento di politica monetaria della BCE, riflettendosi sul prezzo dei fondi del sistema bancario.

Tali pagamenti sono distribuiti alle banche centrali degli Stati membri in surplus, che li passano alle rispettive tesorerie di governo.

W.M. Nella pratica, una ha necessariamente un credito a bilancio presso la BCE quando un’altra ha un debito, e l’indebitamento netto esiste nella misura del circolante che il sistema bancario si procura eliminandolo dai propri bilanci. Ciò mantiene il sistema bancario “debitore netto” fornendo alla BCE un reddito da interesse, inoltre le banche acquistano obbligazioni che rendono più del pagamento sui depositi alla banca centrale rappresentante un altro introito per la BCE.

Dunque l’Eurozona è stata costruita sull’assunto che gli squilibri del TARGET2 fossero isolati, eventi idiosincratici, da correggere nell’ambito della politica nazionale, senza prendere in considerazione la possibilità che ci potessero essere asimmetrie strutturali di base e crisi sistemiche. Al giorno d’oggi, l’ampio squilibrio nel TARGET2 è un evidenza monetaria della crisi, tracciando il percorso delle conseguenze umane e sociali del disastro che ha colpito principalmente le aree in deficit. L’incremento dell’interesse nel TARGET2 non sarebbe mai dovuto apparire se la crisi non si fosse verificata. Si accumulano solo perché, per un periodo, i depositanti di Grecia e Spagna si sono rifiutati di rischiare, e piuttosto ragionevolmente hanno trasferito i loro risparmi alle banche di Francoforte.

W.M. In qualche modo una conferma di quanto ho affermato prima, ma i depositanti possono cambiare banca per diverse ragioni, con o senza squilibri commerciali.

Di conseguenza, sottostando alle regole del TARGET2, le banche centrali di Spagna e Grecia hanno dovuto pagare interessi alla Bundesbank, passati poi al Governo Federale di Berlino.

W.M. Che poi paga interessi ai propri depositanti, così come per esteso con i profitti della BCE derivanti dal differenziale tra i tassi di prestito e i tassi pagati dai depositanti e tali differenziali sono decisioni politiche.

Questi stimoli fiscali indiretti ai paesi in surplus sono immotivati ed immorali. Di nuovo, i fondi sono lì, e potrebbero essere usati per deviare i pericoli sociali e politici che l’Europa sta affrontando. È un fatto evidente che si debbano canalizzare gli interessi raccolti dalle banche centrali degli stati membri in deficit verso un fondo atto a finanziare la nostra proposta di Programma di Solidarietà per l’Emergenza Sociale (PSES). Inoltre, se l’UE introduce una tassa sulle transazioni finanziarie, o un imposta di bollo progressiva nei bilanci delle imprese, esse rappresenteranno casi di introiti analoghi per finanziare il PSES. Con questa proposta, facciamo sì che il PSES non sia finanziato da trasferimenti fiscali o tasse nazionali.

W.M. Per come la vedo, tecnicamente, è un trasferimento fiscale e con ciò non è che io sia contrario ai trasferimenti fiscali, anzi!

In conclusione, se vi sarà ad ogni modo un miglioramento nell’economia in seguito a queste modeste proposte, come ho spiegato più sopra, sarà con ogni probabilità modesto.

Le criticità sono costituite dal tempo e dallo sforzo per raggiungere l’implementazione delle proposte (di nuovo: con tutti i limiti dei casi) realizzando poi pochi progressi per la ripresa dell’economia, mentre un’altra generazione sarà lasciata su radici marcescenti.Mosler Varoufakis