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di Mario Volpi
Ad oggi abbiamo almeno due certezze:
1) l’unico modo per uscire dalla crisi è quello di aumentare il disavanzo primario
2) tutti i governi italiani, dal 1992 ad oggi, hanno realizzato avanzi primari (ad eccezione del 2009).

anno 1992 – saldo primario +1.9% AVANZO
anno 1993 – saldo primario +2.1% AVANZO
anno 1994 – saldo primario +1.5% AVANZO
anno 1995 – saldo primario +3.9% AVANZO
anno 1996 – saldo primario +4.4% AVANZO
anno 1997 – saldo primario +6.2% AVANZO
anno 1998 – saldo primario +4.8% AVANZO
anno 1999 – saldo primario +4.6% AVANZO
anno 2000 – saldo primario +4.8% AVANZO
anno 2001 – saldo primario +2.7% AVANZO
anno 2002 – saldo primario +2.4% AVANZO
anno 2003 – saldo primario +1.6% AVANZO
anno 2004 – saldo primario + 1% AVANZO
anno 2005 – saldo primario +0.3% AVANZO
anno 2006 – saldo primario +0.9% AVANZO
anno 2007 – saldo primario +3.2% AVANZO
anno 2008 – saldo primario + 2.2% AVANZO
anno 2009 – saldo primario -0.9% DISAVANZO (grazie a DIO!)
anno 2010 – saldo primario 0.0% PAREGGIO
anno 2011 – saldo primario +1.2% AVANZO
anno 2012 – saldo primario +2.2% AVANZO
anno 2013 – saldo primario +2.0% AVANZO
anno 2014 – saldo primario +2.2% AVANZO
anno 2015 – saldo primario +2.0% AVANZO
anno 2016 – saldo primario +1.5% AVANZO
Record mondiale di avanzi primari in 24 anni!
Non esistono altri governi al mondo che hanno massacrato in tal misura i propri cittadini e le proprie imprese.
E cosa ci ha chiesto la Commissione europea?
Una correzione di 0.2 punti di Pil… perchè per loro non è abbastanza.
e per il 2017 ed il 2018?
Gli avanzi primari saranno ancora maggiori… scritto nero su bianco nel DEF.

Si allunga la fila della schizofrenia dell’austerità. Oltre Renzi, e Padoan (cicca qui) anche Carlo De Benedetti, principale azionista del gruppo editoriale Repubblica-L’Espresso, entra nel club. Caratteristiche? Una, e basta: “l’austerità fa male, è folle” e contemporaneamente “ridurremo il deficit”. Come ha scritto il giornalista Carlo Clericetti, equivale a dire: “voglio saltare in alto ma senza saltare”, “voglio nuotare nella piscina ma senza tuffarmi”. Di seguito un commento di Mario Volpi.

de-benedetti
Analizziamo L’intervista di De Benedetti uscita ieri sul Corriere della Sera.
Affermazioni condivisibili:
“Oggi proprio la progressiva distruzione della classe media mette a rischio la democrazia; senza che si sia risolto il problema della stagnazione. Peggiorato dalla folle scelta europea dell’austerity in un periodo di piena deflazione, il che equivale a curare un malato di polmonite mettendolo a dieta. La Merkel e Hollande, secondo tradizione, sono l’unico asse europeo; l’Italia è tagliata fuori. Del resto in Europa, salvo che al momento della sua creazione, non abbiamo mai contato nulla. Renzi ha ottenuto 19 miliardi di flessibilità sui conti pubblici; ma ciò non è sufficiente per far ripartire l’economia. Di fatto restiamo a crescita zero”.

Veniamo alle note dolenti che dimostrano come, da una analisi in minima parte corretta, si arrivi a soluzioni completamente errate.
Alla domanda dell’intervistatore dove trovare i soldi?, De Benedetti risponde così:
“Certo non in deficit. Con la fiscalità generale, meglio se progressiva>.
Fantastico!
Come si fa a definire l’austerity “folle scelta europea” e allo stesso tempo affermare che la soluzione non sta nell’ampliamento dei deficit pubblici?
Come si fa a definire l’austerity “folle scelta europea” e pensare di trovare i soldi attraverso “la fiscalità generale” cioè mantenendo il pareggio di bilancio?
Come si fa a dire “Renzi ha ottenuto 19 miliardi di flessibilità sui conti pubblici; ma ciò NON E’ SUFFICIENTE per far ripartire l’economia” e poi affermare che non si deve utilizzare la leva del deficit? Se “non è sufficiente” vuol dire che ne serve di più! ossia che serve più flessibilità sui conti pubblici! ossia che serve più deficit,
Siamo a livelli retorici mai sperimentati in precedenza.
Austerity = scelte di politica fiscale volte all’annullamento dei deficit pubblici che si esplicano attraverso aumenti della tassazione e riduzioni della spesa pubblica al fine di raggiungere il pareggio o l’avanzo di bilancio pubblico.
Austerity = perseguimento del pareggio di bilancio pubblico.
Austerity = annullamento dei deficit pubblici.
E lui cosa propone? Zero deficit cioè l’austerity che prima aveva definito “folle scelta europea”
E’ chiaro?
E’ come se dicessi “fumare è stata una follia, da oggi proveremo con le sigarette”.
Ed è chiara la tecnica comunicativa?
Prima dice due cose condivisibili per entrare in sintonia con te e poi alla fine, quando hai abbassato le difese, ti somministra la stessa medicina che ti ha fottuto fino ad oggi.
Esattamente come tutti governi che si sono succeduti da 25 anni a questa parte, anche De Benedetti sceglie di curare un malato di anoressia attraverso il digiuno.

Gli accadimenti successivi alla crisi finanziaria del 2008 hanno dimostrato due verità inconfutabili:
1) Non ci sono limiti fisici all’emissione di valuta (trilioni di yen, dollari, euro, sterline, rubli, yuan sono stati creati per salvare il sistema bancario dalla crisi finanziaria)
2) Le istituzioni che hanno il potere di emettere le valute, cioè le banche centrali, sono i soggetti in assoluto più potenti al mondo e, VOLENDO, possono risolvere qualsiasi crisi di natura finanziaria colpisca il sistema economico.
Fino a due o tre decenni fa, tali istituzioni (le banche centrali) sottostavano al potere dei governi/parlamenti.
Negli ultimi decenni sono cambiati gli assetti istituzionali: da un lato abbiamo paesi che ancora mantengono una qualche forma di controllo del potere politico sulla propria Banca Centrale (Usa, Uk, Giappone, Russia, Cina); dall’altra abbiamo una Unione di Stati (Eurozona) che ha rinunciato a questa forma di controllo creando una Banca Centrale (la BCE) totalmente indipendente dall’influenza dei governi.
Risultato di questo esperimento è che la BCE:
– Non può finanziare la spesa pubblica dei governi attraverso l’emissione di valuta (euro)
– Non garantisce il debito pubblico dei governi (debito denominato in euro)
– Non può in alcun modo essere influenzata/obbligata dai governi nelle sue decisioni
Quindi nell’Europa della fratellanza e della solidarietà, nell’Europa dei diritti, del welfare, delle democrazie evolute, delle Costituzioni più belle al mondo, ci troviamo oggi in una situazione in cui l’istituzione può potente che abbiamo, cioè la BCE che ha il potere di emettere euro, sfugge totalmente al controllo politico/democratico.
Tale istituzione è posizionata sopra i governi/parlamenti democraticamente eletti e per questo motivo è indipendente da essi; contemporaneamente è fortemente dipendente dagli interessi bancari/finanziari.
Il risultato di questo cambiamento avvenuto negli ultimi decenni è che:
– da un lato, i paesi che hanno mantenuto una qualche forma di controllo politico sulla propria Banca Centrale, pur avendo assecondato le esigenze della grande finanza, sperimentano oggi tassi di disoccupazione intorno al 5%;
– dall’altro, l’Eurozona, che ha abdicato a questo controllo, sperimenta una disoccupazione intorno all’11% e contestualmente i profitti delle multinazionali e della grande finanza sono esplosi.
Strano? No, se si analizza la questione in questi termini.
Quanto ci metteranno i nostri eroi a capire che questo modello istituzionale è folle?
Quanto ci metteranno i nostri eroi a capire che l’integrazione tra i popoli europei NON può passare per la moneta unica, il mercato unico deregolamentato, l’unione degli interessi del grande capitale e della grande finanza?
Quanto ci metteranno i nostri eroi a comprendere che questo modello istituzionale è la strada più breve per riportare l’odio tra gli Stati e la guerra in Europa?
In estrema sintesi condivido l’opinione di chi afferma quanto segue: “Ti raccontano che ci sia una crisi. Ma quale crisi! Non siamo in crisi: è solo un cambiamento deliberato e pianificato di sistema economico”.

Appuntamento ad Umbertide, in Umbria, venerdì 6 maggio alle ore 18,30. Relatori per MMT Italia Mario Volpi e Domenico Rondoni, del gruppo Me-Mmt Umbria, in un incontro organizzato dal Movimento Cinque Stelle.
L’incontro, intitolato “Dietro le quinte della crisi economica – Perché le banche europee sta fallendo? Debito pubblico, deficit e moneta come non li spiega nessuno“, si svolgerà presso l’Hotel Rio, in strada Tiberina 3.
MMT Umbria ad Umbertide

Il Gruppo Territoriale Umbria continua ad essere una avanguardia importante per tutto il movimento MMT italiano.
Ne è dimostrazione il “Mese dell’Economia”, organizzato dall’associazione Me-Mmt Umbria insieme al Comune di Trevi e che si svilupperà in tre incontri, il 4, l’11 e il 17 aprile e che vedrà la relazione di attivisti della Me-Mmt Umbria, di Epic Umbria e della Fef Academy, assieme ai professori dell’Università degli Studi di Perugia Paolo Polinori e Amedeo Argentiero.

Ancora un’ottima iniziativa del gruppo Me-Mmt Umbria che lunedì 21 marzo sarà presente all’Istituto d’Istruzione Superiore Polo-Bonghi di Assisi con le relazioni di Mario Volpi e Domenico Rondoni, che si alterneranno a partire dalle 9 fino alle ore 13.30.

Arriva in Umbria l’ottimo lavoro cinematografico di Ruggero Arenella: dalle origini fino all’affermazione con Reagan, Thatcher e il colpo di Stato in Cile. Tanti i protagonisti, le dichiarazioni e i documenti storici portati in luce. Cercate di essere presenti e di portare vostri conoscenti

Venerdì alle 21 Giulio Betti e Mario Volpi della Me-Mmt relazioneranno sulla crisi economica e sulle vie di uscita economiche e giuridiche. Sabato alle 17 docu-film sulle austerità con la moderazione di Pier Paolo Flammini e dibattito con Nino Galloni e Giovanni Zibordi

Nonostante l’euro svalutato sul dollaro (oggi 1.06), nonostante il Quantitative Easing di Draghi, nonostante il ribasso del prezzo del petrolio, nonostante la spinta delle esportazioni, nonostante i pesanti processi di precarizzazione del mercato del lavoro, il tasso di disoccupazione nell’Eurozona è passato dal 11.2% di inizio anno al 10.8% di oggi

13 lezioni con 10 docenti per 29 allievi; un percorso conoscitivo che consente di apprendere le basi della Modern Money Theory e diventare divulgatori competenti per cambiare la cultura economica e politica del nostro Paese