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Dopo il precedente articolo di Jacopo Foggi, col quale abbiamo aperto un confronto sul tema della piena occupazione e dei Piani di Lavoro Garantito, pubblichiamo ora la risposta di Lorenzo Esposito, che in Banca d’Italia si occupa di vigilanza bancaria e collabora con la Cattolica su temi quali regolamentazione bancaria e teoria monetaria e del quale, lo scorso mese di aprile, pubblicammo uno studio relativo all’applicazione dei Plg in Italia.
Esposito, è stato tra l’altro relatore proprio sulla proposta menzionata da Foggi ad un dibattito organizzato da MeMMT e Cgil presso la CIA di Siena nel corso dello scorso mese di giugno. Alla discussione parteciparono i professori Enrico Sergio Levrero (UniRoma TRE), Massimo d’Antoni (UniSiena) e Claudio Sardoni (La Sapienza), che hanno contribuito con delle riflessioni molto interessanti che ci auguriamo vorranno riportare qui, come replica, per alimentare questa discussione così importante per il paese in questo momento.
In risposta all’articolo pubblicato da Jacopo Foggi, desidero rimandare ad un articolo che dovrebbe uscire a breve sul JEI e che risponde agli aspetti più teorici dell’articolo. Qui aggiungo alcune brevi osservazioni.
Per quanto concerne il salario del programma, penso che sia un aspetto secondario. Non perché il tema in sé sia poca cosa, anzi, ma perché una volta accettata l’idea complessiva e davvero rivoluzionaria che la piena occupazione è la base di un economia moderna, questi aspetti possono poi essere indagati. A noi interessava dimostrare che anche assumendo un salario non infimo (ossia simile allo SMIC francese), il costo non sarebbe esorbitante. Non penso abbia nemmeno fare molti ragionamenti sul legame con l’ISEE perché non vi sono differenze tra salario del programma e salario in genere. Oggi lo stipendio che si riceve è indipendente da quanti figli si hanno, se la moglie è a carico, se si possiede una casa, ecc. Questi elementi vengono recuperati in sede di assegni familiari, deduzioni fiscali, ecc. Non c’è motivo perché non dovrebbe funzionare così anche il salario del programma.
Questo ci conduce al secondo aspetto: il finanziamento. Abbiamo spiegato perché si tratta di un falso problema.  Nel 2008, sotto la pressione degli eventi, i governi e le banche centrali misero sul piatto 14 trilioni di dollari. Ora ci dicono che alcuni miliardi di euro l’anno sarebbero una catastrofe? Il tema è solo ed esclusivamente politico. Mi pare anche confuso dire che il programma “non dovrebbe essere finanziato con aumenti delle tasse”. Il programma comporterebbe l’assunzione in regola di disoccupati con conseguente crescita del gettito fiscale. Questi salari verrebbero speso in consumi generando nuovo gettito fiscale. Quello che forse si intendeva è che il programma non dovrebbe comportare nuove tasse ad hoc. E io torno all’esempio delle banche: quali tasse hanno permesso il TARP, il TALF, la nazionalizzazione di RBS e di tutto il sistema finanziario irlandese, ecc. ecc.? Sugli effetti a lungo termine del programma abbiamo detto nell’articolo.
Quanto all’inflazione. La crisi del 2008 ha dimostrato che l’enorme concentrazione di reddito e ricchezza al vertice della società è non solo assurdo ma anche distruttivo e destabilizzante. Il programma è dunque uno dei molti strumenti per riequilibrare questo stato di cose: se dunque aumentano i salari non può che essere un bene. Diverso è il tema dei monetaristi che rimangono nella jungla a dire che l’aumento della massa monetaria genera inflazione. Sono degli incompetenti. Il Giappone utilizza il QE da 25 anni. Dov’è l’inflazione?
Veniamo all’effetto sostituzione. Ne parliamo nell’articolo ma aggiungo alcune cose. Le Pubbliche Amministrazioni di tutto il mondo sono ormai il principale datore di lavori precari, compresa l’Italia. Basta entrare in una scuola, in un ospedale, per vedere lavoratori interinali, cooperative a 3 euro lorde l’ora, ecc ecc. Il pieno impiego determinato dal programma aiuterebbe se mai a fermare la spirale del precariato. Va da sé che i lavoratori sottoposti al programma dovrebbero avere gli stessi diritti degli altri. Concordo peraltro con le osservazioni svolte sul servizio civile.
Concordo che il programma non basta assolutamente a rimettere a posto la situazione. Occorre cambiare radicalmente molte altre cose. Tuttavia, ogni altra politica parte dal presupposto che le autorità devono contribuire a far funzionare il mercato (ad esempio sussidi alle imprese, salari minimi, ecc.), il programma parte dal presupposto che il mercato non funziona e che la piena occupazione è compito dello Stato. Questo aspetto è semplicemente dirompente per l’economia moderna che si basa invece su una certa disoccupazione.
Piena occupazione

Scarica qui il paper completo: Programma di Impiego Pubblico di Ultima Istanza
L’associazione Me-Mmt Italia ha il piacere di pubblicare uno studio di Giuseppe Mastromatteo e Lorenzo Esposito* sui Piani di Lavoro Garantito, o di Ultima Istanza. Il lavoro è stato già pubblicato al link BinzaGR
L’opera di Minsky è uno dei pilastri fondamentali su cui si è sviluppata MMT. I piani di lavoro basati sulla sua teoria sono già stati sperimentati con esito positivo e una ricaduta sulla ripresa economica molto più efficace rispetto al reddito minimo
*Giuseppe Mastromatteo
Professore Associato di Economia presso la Facoltà di Economia dell’Università Cattolica di Milano. Collabora con il Laboratorio di Analisi Monetaria dell’Università Cattolica e con il Centro Interuniversitario per la crescita e lo sviluppo. È membro del comitato direttivo di “Econometrica” ​​(Centro interuniversitario per l’etica e la responsabilità sociale). Ha pubblicato svariati articoli sull’economia monetaria e pubblica. giuseppe.mastromatteo@unicatt.it
Lorenzo Esposito
Lavora dal 1998 in Banca d’Italia occupandosi di vigilanza finanziaria e bancaria. Dal 2013 collabora con l’Università Cattolica di Milano in attività di ricerca e didattica su teoria monetaria e della regolamentazione bancaria. Ha pubblicato diversi articoli sull’argomento.

lorenzoxesposito@yahoo.it
Giuseppe Mastromatteo ed Lorenzo Esposito