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Proseguiamo la nostra serie di video sulla MMT con la seconda parte del Capitolo “I bilanci prima della tua vita”.

Vedremo insieme cosa significa per uno Stato perdere la sua sovranità monetaria e di bilancio, alla luce anche dei recenti fatti di cronaca.

Ti sei mai chiesto cosa rappresenta veramente per te cittadino il debito pubblico ? Sei veramente convinto che il Governo di una nazione deva comportarsi come una famiglia, ossia, spendere di meno di quello che incassa ? Cosa comporta questo per noi settore privato di cittadini ed aziende ? Cosa c’è veramente all’origine della crisi economica iniziata nel 2007, e che ora rischia di inasprirsi nuovamente con conseguenze ancora più gravi ?

Come hanno agito gli Stati dotati di una loro sovranità monetaria per fronteggiare la crisi finanziaria ? Come hanno agito invece l’Italia e l’eurozona ?

A queste ed ad altre domande risponderà il nostro referente economico nazionale Filippo Abbate.

Buona visione ! E buona diffusione !

Di Tiziano Tanari, con la collaborazione di tutto lo staff dei referenti economici dell’Associazione MMT Italia. Postato il 06/03/2020.

Siamo lieti di pubblicare in questa sede il frutto di un lungo e duro lavoro che ha visto coinvolto in primis il nostro Presidente Tiziano Tanari.

Vi presentiamo in esclusiva il Manuale MMT di Macroeconomia per i cittadini, un minipaper che illustra in maniera chiara e sintetica i principi fondamentali della MMT, nonchè le posizioni della nostra Associazione circa l’attuale realtà politica, economica e giuridica in cui versa il nostro Paese. Un documento fondamentale per comprendere il mondo che ci circonda e saper controbattere in maniera efficace alle falsità di economisti e politici mainstream.

Buona lettura !

Clicca qui per scaricare il pdf.

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1. Perchè lo Stato con la Lira non deve prendere in prestito la propria moneta

– Tornando alla Lira, lo Stato torna ad essere l’unico soggetto ad emettere la valuta nazionale;
– Non deve chiedere in prestito la moneta per potersi finanziare;
– Non ha bisogno di alzare le tasse per potersi finanziare;
– Semplicemente spende accreditando conti correnti;
– Non è soggetto ai diktat e alle minacce dei mercati finanziari o di entità sovranazionali (Commissione Ue, Fmi, Bce);

2. Perchè con la Lira si può raggiungere la Piena Occupazione
– Lo Stato che emette la propria valuta non ha limiti finanziari, dunque può investire per raggiungere la piena occupazione;
– L’investimento viene fatto attraverso dei Programmi di Lavoro Garantito transitori, che fungono da supporto per l’economia privata;
– Creando posti di lavoro, si producono anche beni e servizi oltre ai redditi, in tal modo la crescita dell’inflazione è sotto controllo;
– I Programmi di Lavoro garantito riguardano i servizi alla persona, la cura dell’ambiente e del dissesto idrogeologico, messa a norma di edifici, ecc;
3. Perchè con la Lira lo Stato non può mai finire i soldi
– Emettendo in maniera autonoma la propria valuta, non ci potrà mai essere default;
– Lo Stato spende per primo accreditando conti correnti, non ha quindi bisogno dei titoli di stato o delle tasse per finanziarsi;
– Per questo i titoli di Stato saranno aboliti;
– Fine del problema spread;
– Nessun problema di solvibilità dello Stato a moneta sovrana, a differenza di oggi;
4. Perchè solo con politiche di deficit pubblico è possibile arricchire le famiglie e le imprese
– In economia la spesa di un soggetto equivale sempre all’incasso di un altro soggetto, questo vale anche tra Stato e settore privato;
– Ne consegue che lo Stato deve spendere più di quanto tassa, per lasciare denaro all’economia privata;
– Facendo circolare liquidità nell’economia privata, le aziende ottengono i pagamenti necessari e possono guadagnare;
– Spendendo più di quanto si tassa, le assunzioni ripartono, così come i risparmi delle famiglie e ne beneficia l’economia tutta;
5. Perchè l’uso corretto della moneta sovrana garantisce il rispetto dei diritti fondamentali sanciti in Costituzione
– Lo Stato che spende più di quanto tassa, permette ai cittadini di trovare lavoro, fondamento della nostra Repubblica (art.1 Costituzione);
– Spendendo più di quanto si tassa, viene garantito e promosso il diritto al lavoro (art.4 Costituzione);
– Con politiche di sostegno ai redditi, viene garantito il diritto ad una retribuzione adeguata (art.36 Costituzione) e viene garantito il diritto al risparmio, sia per le famiglie che per le imprese (art.47 Costituzione);
6. Perchè con la Lira si possono abbassare immediatamente le tasse
– Le tasse non servono a finanziare lo Stato a moneta sovrana, ma ad imporre nell’economia privata l’uso della valuta stabilita dal governo;
– Ne consegue che tutte le tasse possono essere subito abbassate;
– In particolare può essere eliminata la tassa sui consumi, l’Iva;
– Le tasse devono essere sempre tenute ad un livello che garantisca il mantenimento della piena occupazione;
– In periodo di crisi, con la Lira lo Stato pone in essere politiche anticicliche: aumenta la spesa pubblica e detassa;
7. Perchè con politiche di deficit pubblico si riduce la criminalità, si garantiscono i servizi e si migliora la qualità della vita
– Creando lavoro con politiche anticicliche, si crea lavoro per tutti e non si deve ricorrere alla criminalità per far fronte alle ristrettezze economiche;
– Con la Lira sovrana si potranno garantire tutti i servizi pubblici con riduzione delle tariffe per la cittadinanza;
– Con i Programmi di Lavoro Garantito viene curato anche l’ambiente, il riciclo dei rifiuti, il dissesto idrogeologico, la cultura, il patrimonio artistico, l’istruzione e la formazione ecc.;
– Di conseguenza migliora anche la qualità di vita e la serenità del cittadino;
8. Perchè con la Lira è possibile favorire lo sviluppo del mercato interno, senza dover esportare a tutti i costi
– La detassazione viene anche applicata alle imprese italiane, dunque fare impresa in Italia risulterà estremamente vantaggioso;
– Viene abbandonata la corsa all’export, che porta solo ad una gara al ribasso degli stipendi;
– Il mercato domestico assume importanza assoluta;
– Le politiche di spesa in deficit, possibili solo con la Lira sovrana, permetteranno di mantenere a lungo la piena occupazione, dando stabilità all’economia;
– Afflusso senza precedenti di investimenti esteri grazie alla piena occupazione;
9. Perchè con la Lira è possibile eliminare la speculazione finanziaria
– Lo Stato sovrano può regolare in qualsiasi momento il settore bancario;
– Le banche avranno una funzione unicamente di interesse pubblico. Stop alla speculazione finanziaria all’interno dei confini italiani;
– Il governo con la Lira si impegnerà a garantire tutti i depositi bancari dei cittadini;
– Le funzioni del sistema bancario torneranno ad essere esclusivamente il mantenimento dei conti correnti, garantire i sistemi di pagamento, e la fornitura di prestiti a cittadini e aziende;
10. Perchè con la Lira è possibile tornare a vivere una vita dignitosa, che è la cosa più importante
– Niente più ansia perché non si riesce a trovare lavoro, o lo si è perso;
– Niente più paura dei licenziamenti: se accade posso trovarne un altro nel settore privato o nei Programmi di Lavoro Garantito;
– Nessuno dovrà più chiedere l’elemosina in mezzo ad una strada, o vivere sotto i ponti per mancanza di lavoro;
– Le politiche in deficit permettono un’aumento degli stipendi e dei salari, con miglioramento incalcolabile delle condizioni di vita;
– Con maggiore tranquillità e serenità per il futuro, si lavora meglio e ne beneficia la produttività, oltre a tutta la collettività;
– I servizi alla persona garantiti dai PLG sono innumerevoli, di conseguenza la cittadinanza sentirà di vivere in una Repubblica che si occupa davvero delle sue necessità;
– Le condizioni sanitarie dei cittadini aumenteranno, soprattutto quelle psicologiche grazie alla piena occupazione.
Vivere in una Repubblica degna di questo nome è possibile. Chiediamo il rispetto della Costituzione, con lo strumento fondamentale della Teoria della Moneta Moderna è un nostro dovere!
Chiediamolo soprattutto ai nostri politici addormentati.

I° PARTE Cosa può accadere con il ritorno alla moneta nazionale in caso di uscita “improvvisa” e cambio forzato da euro a lire di depositi e prestiti? Gli economisti, oltre a non valutare tutte le implicazioni della loro materia, dovrebbero anche acquisire informazioni sul piano giuridico-istituzionale ma anche comprendere il ruolo dei media, e gli effetti pratici nella vita dei cittadini. Dal bancomat al self service. Perché anche il miglior governo potrebbe sciogliersi di fronte ad un passo falso non preventivato

Di seguito la sintesi scritta dai nostri Mario Volpi e Filippo Abbate a seguito del convegno “Uscendo dall’Euro” che si è svolto a Castiglione del Lago, in provincia di Perugia, lo scorso 18 luglio. Oltre ai due componenti della Me-Mmt erano presenti, come relatori e per favorire il contraddittorio, il professor Sergio Cesaratto e il professor Ernesto Screpanti, entrambi dell’Università di Pisa, Moreno Pasquini e Leonardo Mazzei dell’associazione “Ora Costituente”.
 
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Ipotizziamo che nel giorno X il governo italiano darà vita al processo di uscita dall’euro ed ipotizziamo che l’euro continuerà ad esistere come valuta di altri Stati europei (tale ipotesi è necessaria poiché, secondo molti analisti, se l’Italia uscisse dall’euro ci sarebbe la deflagrazione dell’intera Eurozona e quindi della moneta unica: se ciò si verificasse verrebbero meno tutte le riflessioni che seguiranno).

L’unico momento in cui il tasso di cambio della Nuova Lira (in seguito NL) sarà fisso è all’inizio del processo; tale cambio sarà di 1 ad 1, quindi 1 euro varrà come 1 NL. Da quel momento in poi il tasso di cambio sarà flessibile e quindi libero di fluttuare. Ciò significa che la BCI potrà comunque intervenire con operazioni di politica monetaria per difendere il valore della NL da eventuali apprezzamenti o deprezzamenti nell’interesse pubblico ma non vincolerà il suo valore a quello di altre valute internazionali attraverso accordi di cambio fisso o semifisso.
Arriva il giorno X:
Lo Stato pagherà stipendi pubblici, commesse pubbliche, pensioni e trasferimenti in NL. Gli stipendi verranno convertiti alla pari e quindi uno stipendio pubblico annuo di 30.000 euro diverrebbe di 30.000 NL.
Lo Stato allo stesso tempo accetterà come valuta per l’estinzione degli obblighi fiscali soltanto le NL (soltanto le NL verranno accettate come mezzo di pagamento per le tasse). Ciò determinerà una crescente domanda di NL anche nel settore privato – dipendenti privati ed imprese chiederanno di essere pagati in NL perché soltanto con queste potranno pagare le tasse. La crescente domanda di NL in una fase in cui questa sarà ancora scarsa nel sistema difenderà il valore della valuta.
Se ricordate, quando abbiamo cambiato valuta ed abbiamo adottato l’euro, cosa è successo al settore privato? Non eravamo obbligati a pagare stipendi in euro, avremmo potuto pagarli in altra valuta (dollari, yen); ma avendo ridenominato tutte le tasse in euro, siamo stati di fatto costretti a spendere e riscuotere in euro. Tutta la monetizzazione del paese in NL potrebbe avvenire nella stessa maniera.
Veniamo ai depositi ed ai prestiti. La nostra proposta prevede di:
Lasciare i depositi bancari esistenti in euro che saranno convertiti soltanto su richiesta del cittadino. Quindi se avete soldi in banca nessuno li denominerà in NL; se avete dei soldi in banca non sarete costretti a convertirli in NL; ma se volete potrete andare presso la banca o altri operatori e farvi cambiare gli euro in NL a prezzi di mercato
Lasciare i prestiti bancari esistenti in euro che saranno denominati in NL soltanto su richiesta del cittadino – vale lo stesso discorso che abbiamo fatto per i depositi. Ovviamente da oggi i nuovi prestiti erogati dal settore bancario saranno in NL
Nel caso in cui i cittadini richiedano la conversione in NL dei depositi e dei prestiti bancari, il governo obbligherà le banche a soddisfare le richieste dei clienti in tempi brevi, al tasso di cambio vigente, attraverso leggi, regolamenti e controlli.
Quanto maggiori saranno le conversioni spontanee da euro a NL tanto più l’operazione avrà successo ed è importante tener presente quali siano gli incentivi a convertire i depositi esistenti:
– Il fatto che tasse, multe, imposte si possono pagare soltanto in NL renderà necessaria la conversione di almeno parte dei risparmi
– Il fatto che lo Stato spenderà in NL determinerà l’apertura di depositi in NL e ciò incentiverà anche la conversione di parte dei depositi in euro
– il fatto che soltanto i depositi in NL saranno garantiti illimitatamente dalla BCI mentre quelli in euro saranno garantiti nei limiti delle norme di legge vigenti
– il fatto che i depositi in NL saranno più economici di quelli in euro (poichè questi ultimi saranno equiparati a depositi in valuta estera e quindi saranno più costosi) sarà un ulteriore incentivo alla conversione
A nostro parere denominare immediatamente depositi e prestiti in NL non è prudente per almeno 8 motivi che elenchiamo di seguito:
1) La ridenominazione immediata dei depositi in NL incentiverebbe la corsa agli sportelli e le fughe di capitali; i cittadini consapevoli che il governo denominerà i depositi bancari in NL, nel timore che la NL si svaluterà rispetto all’euro, potrebbero ritirare contanti o potrebbero spostare presso banche estere i loro risparmi in euro. Questo comportamento, se effettuato in massa, genererebbe problemi al settore bancario (vedere caso greco). Lasciando la scelta di convertire i propri risparmi al cittadino, si ridurrebbero quantomeno tali comportamenti.
2) La ridenominazione immediata dei depositi in NL incentiverebbe il deprezzamento della NL. Cerchiamo di comprendere un meccanismo importante: se noi in massa vendiamo NL per comprare euro, la NL di deprezzerà e l’euro si apprezzerà. Viceversa, se vendiamo euro per comprare NL quest’ultima si apprezzerà e l’euro si deprezzerà. Supponiamo che il 30% degli italiani preferiscano detenere i propri risparmi in NL e l’altro 70% invece in euro (è solo un’ ipotesi ma il ragionamento vale anche cambiando le percentuali). In seguito alla ridenominazione immediata, il 70% che preferisce detenere risparmi in euro potrebbe riconvertire i propri risparmi di nuovo in euro – vendendo NL – generando così il deprezzamento della NL. Se i depositi invece fossero lasciati in euro potrebbe accadere che il 70% (che preferisce detenere i depositi in euro) non porrà in essere alcuna azione mentre il 30% di italiani che vogliono NL – perché devono pagarci le tasse o perché preferiscono detenere depositi nella nuova valuta perché garantita dallo Stato – potrebbero convertire euro in NL sostenendo così il valore della nuova valuta. Tenete inoltre presente che se la NL si apprezza la BCI sarà sempre in grado di contenerne l’ apprezzamento; mentre se la NL si deprezza repentinamente, la BCI potrebbe non essere in grado di contenerne il deprezzamento. Lasciare i depositi in euro sarebbe quindi utile per sostenere il valore della nuova valuta evitando una svalutazione repentina all’inizio del processo e favorendo un deprezzamento graduale e gestibile.
3) Con la ridenominazione immediata dei depositi la NL sarà subito abbondante nel sistema e ciò potrebbe provocare ulteriori pressioni svalutative. Nel caso contrario invece la nuova valuta sarà scarsa e la BCI sarebbe l’unico soggetto ad avere NL da vendere (quantomeno nella fase iniziale); ciò darà alla BCI un certo grado di potere nell’influenzare il tasso di cambio. Sarà soltanto la BCI a disporre di NL e sarà presumibilmente lei a decidere quanti euro ci vogliono per ottenere una unità della nuova valuta, quanto meno inizialmente. Tenete inoltre presente che, oltre alla domanda interna di NL, ci sarà un’ immediata e crescente domanda anche da parte degli operatori finanziari (dealers) che necessitano della nuova valuta per soddisfare le richieste internazionali della stessa (cittadini esteri che vorranno venire in vacanza in Italia, cittadini ed imprese estere che vorranno acquistare merci italiane o che vorranno investire nel nostro paese). La domanda estera si aggiungerà a quella interna e ne sosterrà il valore. In seguito, man mano che l’afflusso derivante dalla domanda di NL diminuisce e le NL aumentano nel sistema in seguito alle conversioni spontanee dei soggetti economici, si potrà verificare un morbido e graduale deprezzamento della NL.
4) Lasciare i depositi in euro permetterebbe alla BCI di accumulare euro man mano che soggetti economici, interni ed esteri, venderanno euro per ottenere NL. La BCI infatti, sarebbe l’unico soggetto economico a poter soddisfare la domanda iniziale di NL potendo così accumulare euro. Gli euro così accumulati potrebbero essere utilizzati dallo Stato per far fronte alle sue passività denominate in euro. Proprio in conseguenza a ciò proponiamo di non ridenominare, quantomeno inizialmente, i TDS esistenti ed attualmente in circolazione. Come detto in precedenza, la forte domanda di NL da parte di soggetti interni ed esteri, non solo ci difenderebbe da una violenta svalutazione iniziale, ma consentirebbe allo Stato di accumulare gli euro necessari a quantomeno ridurre il debito pubblico in euro. Le prime scadenze dei titoli potrebbero essere onorate in tal modo ed in un secondo momento, quando l’afflusso di euro calerà d’intensità, si prenderanno le giuste decisioni nell’interesse pubblico. La denominazione dei depositi in NL al momento dell’uscita dall’euro, non consentirebbe alla BCI di accumulare euro e si perderebbe tale opportunità.
5) Lasciare i depositi in euro permetterebbe una transizione graduale che fornirebbe il tempo necessario per le modifiche degli sportelli automatici e darebbe modo alle NL di entrare nel circuito economico evitando il rischio di penuria di liquidità che invece si potrebbe verificare nel caso in cui, dalla notte al giorno successivo, tutto venisse immediatamente denominato in NL.
6) Con la ridenominazione iniziale dei depositi si presterebbe il fianco ai media che bombarderanno con l’assioma ” se usciamo dall’euro la Nuova Lira si svaluterà enormemente”; in effetti le conseguenze di tale scelta daranno ragione ai media nel senso che la denominazione immediata in NL ne provocherà una svalutazione repentina per i motivi argomentati precedentemente.
7) I cittadini, già vessati dalla crisi e dalle politiche di austerità dei precedenti governi, vedrebbero la ridenominazione iniziale dei depositi in NL come l’ennesima coercizione del governo a loro spese; ciò farebbe perdere consenso politico al governo che si appresterà a compiere questo importante processo. Preferiamo non entrare in riflessioni di natura politica ma crediamo che questo aspetto sia di enorme importanza e non debba essere assolutamente sottovalutato.
8) La ridenominazione immediata dei depositi è una scelta NON REVERSIBILE. Una volta fatta non si torna più indietro. Lasciare i depositi in euro, non solo presenta i vantaggi precedentemente esposti, ma mantiene la possibilità per il governo di poterli convertire in un secondo momento.
Secondo la maggior parte degli economisti, lasciare i depositi in euro sarebbe sconveniente o addirittura impossibile. Ci teniamo a precisare che entrambe le opzioni consentirebbero allo Stato di perseguire politiche anticicliche e quindi di espandere i deficit pubblici nell’interesse dei cittadini. Riconosciamo inoltre che la ridenominazione immediata è per alcuni aspetti più semplice mentre lasciare i depositi in euro richiede un costante monitoraggio delle situazioni che si verranno a creare per poter elaborare di volta in volta la scelta migliore. Infine siamo profondamente consapevoli delle criticità che si potrebbero generare perseguendo la soluzione da noi proposta. Tuttavia siamo altrettanto convinti che lasciare depositi in euro sia più pratico, più vantaggioso e meno traumatico per il sistema economico che comunque si troverebbe a vivere un processo decisamente delicato come quello della sostituzione della valuta di Stato ed, in ogni caso, rimarrebbe sempre l’opportunità di ridenominarli in NL se ciò diventasse vantaggioso o necessario.
NB
· Prima dell’inizio del processo di transizione sopra descritto, cioè nel momento in cui il governo neoeletto che è intenzionato ad uscire dall’euro salirà al potere, potrebbe essere necessario introdurre dei limiti ai quantitativi di prelievi mensili in euro onde evitare la situazione che si è venuta a creare in Grecia. Il limite può essere individuato intorno ai 2.000,00 euro al mese per singolo c/c. Sempre nel periodo precedente al processo di transizione, potrebbe essere vantaggioso accompagnare questa limitazione con l’impossibilità da parte dei correntisti di spostare i propri risparmi su c/c esteri.
· Durante la fase di transizione potrebbe essere vantaggioso impedire il prelievo in contanti di euro: il cittadino potrebbe in ogni caso effettuare pagamenti elettronici in euro ma se necessita di contante potrà prelevare soltanto il controvalore (tasso di cambio vigente) in NL.
· Man mano che l’afflusso di euro alla BCI (in seguito alla domanda di NL parte dei soggetti economici interni ed esteri) diminuisce determinando un aumento di NL nel sistema, la nuova valuta inizierebbe a deprezzarsi. Tale deprezzamento consentirebbe ai cittadini di ottenere più NL per lo stesso controvalore in euro. Ciò costituirebbe un ulteriore incentivo per la conversione dei depositi ancora rimasti in euro».


Warren Mosler

Pubblichiamo le precisazioni di Warren Mosler della Mosler Economics Modern Money Theory in merito all’articolo “Caro Mosler, non si può fare“. Di seguito l’articolo integrale con le aggiunte scritte da Mosler e tradotte da Daniele Della Bona, in neretto rosso e anticipato dalla sigla WM.

Si ricorda il precedente intervento di Mosler nell’articolo “Bravo Di Maio: se torniamo alla lira possiamo tenere i risparmi in euro”
 
Warren Mosler ha risposto al nostro articolo sulla proposta avanzata da Luigi Di Maio (M5S) di uscire dall’euro lasciando i risparmi degli italiani denominati in euro.
Mosler spiega che:

[la] mia proposta era quella di non ridenominare niente nel bilancio della banca, lasciando prestiti e depositi come sono attualmente, ossia principalmente in euro ma anche alcuni in dollari. In questo modo la banca resta ‘in equilibrio’ rispetto a rischi di tipo valutario.
La nostra obiezione su tale proposta era la seguente:

Così facendo il problema si sposta sui mutuatari: essi infatti percepiranno i loro redditi (stipendi, salari, redditi da lavoro autonomo) in lire, mentre dovranno pagare il mutuo in euro. Una situazione del genere, ma di dimensioni modeste, si produsse nel 1992 quando la lira uscì dallo SME e mise in difficoltà chi aveva mutui in ECU. In questo caso però riguarderebbe la generalità dei mutuatari e non solo una minoranza, con effetti potenzialmente molto gravi sui bilanci di milioni di famiglie.
A tale proposito Mosler risponde:

Sono d’accordo. Quelli che hanno un mutuo dovrebbero essere incoraggiati a convertire i loro debiti in euro con debiti in lire (al tasso di cambio corrente). Il governo lavorerà con le sue banche nazionali per garantire che ciò avvenga in modo ordinato.
Ma ovviamente chi ha debiti in euro ha già tutto l’interesse a convertirli in lire, visto che ipotizziamo che percepisca redditi in lire. Non ha bisogno di alcun incentivo per farlo. Il problema si pone per la banca, la quale non avrebbe alcun obbligo ad accettare tale conversione e anzi avrebbe tutta la convenienza a non farlo, perché stiamo contemporaneamente ipotizzando che le sue passività – i depositi – rimangano in euro. Pertanto nessuna banca, se non obbligata per legge, accetterebbe tale conversione, perché non potrebbe più garantire l’equilibrio che richiama lo stesso Mosler.

 
WM: Per favore non è ciò che ho detto: “al tasso di cambio corrente” sopra.
 
Ciò significa che la banca agisce solo come agente, facendo incontrare coloro che hanno un mutuo con coloro che sul mercato vogliono andare nell’altra direzione, come viene evidenziato “sul mercato” dove c’è un prezzo più alto a cui qualcuno è disposto ad acquistare (“bid ”) e uno più basso a cui qualcuno è disposto a vendere (“offer”). E, allo stesso tempo, come descritto in precedenza, ci sarà un “eccesso di compratori” di lire se i depositi non verranno “convertiti” per decreto. Ciò significa che la Banca d’Italia potrà tenere la lira stabile offrendosi di acquistare euro e vendere lire al prezzo di mercato corrente, aiutando così coloro che desiderano convertire il loro debito da euro a lire allo stesso prezzo di mercato corrente. La banca stessa, per evitare rischi, ha dei manager addetti alla gestione delle passività che lavorano per assicurare che le passività siano denominate nella stessa valuta delle attività, ciò include per esempio swaps valutari necessari ad eliminare esposizioni di tipo valutario.
Please not that I stated: (at current exchange rates) above.   This means the bank acts only as agent, matching the mortgage holder with market participants already wishing to go the other way, as evidenced by ‘the market’ which is a ‘bid’ as well as an ‘offer’.  And at the same time, as previously described, there will be ‘excess buyers’ of lira if no deposits are ‘converted’ by decree.  This means the Bank of Italy can keep the lira stable by offering to buy euro and sell lira at current prices, thereby facilitating those desiring to convert their euro debt to lira debt at the same current market price.  The bank itself, to remain risk neutral, has liability managers who work to insure their liabilities are in the same currency as their assets, which includes cross currency swaps, for example, as needed to eliminate currency exposure. 
Da questa contraddizione non si esce.
 
Ma ciò che ci ha lasciati stupiti maggiormente della risposta di Mosler è altro.
 
Scrive Mosler:
 

Bpt e Cct non sono niente più che depositi in euro all’interno dell’Eurosistema. Io propongo di non convertire nemmeno quelli.
 

Ma i titoli di stato sono la stragrande maggioranza del debito pubblico. Questo significa che il debito pubblico italiano rimarrebbe denominato in euro. Il debito pubblico italiano è uno dei più grandi al mondo sia che lo si consideri in percentuale sul PIL (siamo oltre il 130%) sia che lo si consideri in termini assoluti (2168 miliardi di euro). Il governo si troverebbe quindi improvvisamente un enorme debito in valuta estera, non nella valuta che emette, debito che non potrebbe ripagare in alcun modo contando sulle proprie forze o su quelle del paese, perché può solo stampare lire e ottenere dalle tasse lire (a meno che non si voglia requisire i depositi ancora denominati in euro, con una patrimoniale che non avrebbe precedenti storici e manderebbe immediatamente al tappeto l’intera economia nazionale). In sostanza ci troveremmo in una situazione simile a quella dell’Argentina dopo la fine della parità col dollaro, che infatti dovette dichiarare default e ancora oggi è inseguita dai fondi avvoltoio. Con una differenza però: l’Argentina alla vigilia dello sganciamento aveva appena il 44% di debito/PIL, mentre noi già partiamo con più del 130%.
 
WM: Sì, ciò è vero. Ed è già la condizione attuale! Ulteriori considerazioni comprendono: 1) L’Italia può “convertire” prontamente il suo debito in ogni momento con facilità nel momento in cui la lira sarà introdotta, con le stesse considerazioni legali e finanziarie. 2) Il “debito”/credito d’imposta in circolazione in lire sarà inizialmente pari a zero, e la volontà di avere “risparmi”/attività finanziarie denominate in lire sarà immediatamente alta. 3) La tendenza all’apprezzamento della valuta, dovuta a coloro che avendo depositi in euro venderanno euro per avere depositi in lire, permetterà all’Italia di acquistare euro e vendere lire al “prezzo di mercato corrente”; ciò genererà stabilità e consentirà di creare riserve in euro per l’Italia, che potranno essere utilizzate per ripagare le obbligazioni in euro dell’Italia.
 
Yes, that is true.  And it is already the case!  Further considerations include:  1.  Italy can just as readily ‘convert’ its debt at any time just as easily as when the lira is introduced, with the same legal and financial considerations.  2.  The initial lira ‘debt’/outstanding tax credits will be 0, and the desire for lira ‘savings’/financial assets will immediately be high  3. With the currency tending to appreciate due to some of those holding euro deposits sell them for euro deposits Italy can buy euro and sell lira at ‘current market’ prices which both provides stability and builds euro reserves for Italy that can then be used to pay down Italy’s euro obligations.   
 
Peraltro in una situazione del genere verrebbe a mancare l’ipotesi base della MMT stessa, almeno per come è sempre stata spiegata, ovvero che lo stato emetta, spenda e si indebiti (con la banca centrale, cioè con se stesso) nella sua valuta. Se invece è indebitato pressoché totalmente in valuta estera, il governo diventa simile ad una famiglia indebitata e non gode più di una piena sovranità monetaria. E, lo ripetiamo, con un’aggravante rispetto ad oggi: ora il governo tassa in euro, quindi ottiene euro con cui rimborsare il debito, mentre dopo l’uscita dall’euro il governo stamperebbe lire e otterrebbe tasse in lire.
WM: Sì, ma nuovamente questa è la condizione che già oggi vive l’Italia. E dopo il primo anno, probabilmente, seguendo la precedente “politica di transizione”, il debito in euro sarà presumibilmente enormemente ridotto. E, in ogni caso, l’Italia può continuamente valutare la situazione a livello macro e fare degli aggiustamenti che siano adatti allo scopo pubblico, a cominciare dal sostenere la piena occupazione, una produzione ottimale e ottimizzare i termini reali di scambio.
 
yes, but again, that’s already the case for Italy.  And after the first year, perhaps, following the above ‘transition policy’ the euro debt is likely to be greatly reduced, and in any case Italy can continuously evaluate the macro situation and make adjustments that suite public purpose, beginning with sustaining full employment, optimal output, and optimizing real terms of trade.  
 
E no, non si potrebbe pensare di stampare lire per comprare euro perché questo svaluterebbe drammaticamente la lira (ad ogni scadenza dovremmo stampare miliardi di lire per comprare euro ai prezzi di mercato).
 
WM: Come descritto in precedenza, l’Italia acquisterebbe euro dai depositanti che vorranno venderli, vendendo lire a coloro che vorranno acquistarle; ciò “si adatterebbe” alla domanda come evidenziato dal fatto che l’Italia lascerebbe che la propria offerta di lire sia fissata in base alle richieste del mercato, piuttosto che vendere sul mercato, un po’ come Cina e Giappone hanno fatto quando per esempio hanno affrontato pressioni al rialzo sulla propria valuta.
 
***As previously described, Italy would be buying euro from depositors wishing to sell, and selling lira to depositors wishing to buy, which ‘accommodates’ demand as evidenced by Italy getting it’s offers of lira taken by the market, rather than ‘hitting bids’ in the market, much like China and Japan, for example, have done when faced with upward currency pressures.  
 
Noi non citiamo mai l’iperinflazione dello Zimbabwe e della Repubblica di Weimar, ma questo è davvero il caso. Difatti una situazione del genere si presentò in Germania dopo la Prima Guerra Mondiale, quando il governo della Repubblica di Weimar, costretto a pagare i debiti di guerra, pensò bene di stampare marchi e comprare oro e valuta estera con cui pagare le riparazioni. Sappiamo cosa ciò comportò:
 

A partire nel mese di agosto 1921, la Germania cominciò ad acquistare valuta estera con i marchi a qualsiasi prezzo,
 
WM: Sì, questa è la differenza. Non avverrebbe a “qualsiasi prezzo” ma solamente al prezzo desiderato dall’Italia, che, per i primi mesi o più, sarebbe probabilmente – ma non necessariamente – approssimativamente 1:1 rispetto all’euro.
Yes, that’s the difference.  This would not be ‘at any price’ but only at the price desired by Italy, which, for the first few months or more, would likely -but not necessarily- be approximately 1:1 with the euro.  
ma ciò aumentò la velocità con cui il marco si svalutava. Più in basso il marco affondata sui cambi, più marchi erano necessari ad acquistare la valuta estera richiesta dalla Commissione delle riparazioni.
Durante la prima metà del 1922, il Marco si stabilizzò a circa 320 marchi per dollaro. Nel mentre, si svolgevano le conferenze internazionali sulle riparazioni, tra cui una nel giugno del 1922 organizzata dal banchiere statunitense JP Morgan, Jr. Quando questi incontri non produssero una soluzione praticabile, l’inflazione divenne iperinflazione e il Marco scese a 800 marchi per dollaro nel dicembre 1922. L’indice del costo della vita era 41 nel giugno del 1922 e 685 nel mese di dicembre, un aumento di 15 volte.
Nel gennaio 1923 le truppe francesi e belghe occuparono la Ruhr, la regione industriale della Germania nella valle dell’omonimo fiume, per garantire che le riparazioni fossero pagate in beni, come il carbone della Ruhr e di altre zone industriali della Germania. Poiché il Marco era praticamente inutile, era diventato impossibile per la Germania acquistare valuta estera o oro con marchi di carta. Invece, le riparazioni venivano pagate in beni. L’inflazione si aggravò quando i lavoratori della Ruhr andarono in sciopero generale, e il governo tedesco stampò più denaro per continuare a pagarli per “resistere passivamente.”
Nel novembre 1923, il dollaro americano valeva 4.210.500.000.000 marchi tedeschi.
WM: Sì, meglio non perdere una guerra e affrontare riparazioni per quella guerra…
yes, best not to lose a war and face war reparations…
 

La situazione eccezionale prodotta da quello scellerato comportamento è sottolineata anche da Randall Wray.
Scrive ancora Mosler:

Le banche rimarranno aperte fintanto che il governo fornirà liquidità (in lire), come farebbe nella mia proposta, e solo i depositi in lire saranno assicurati dal governo, cosa che darà anche un incentivo per convertire euro con lire.
Ma se solo i depositi in lire verranno assicurati, allora la cosa più razionale da fare per tutelare i propri risparmi in euro non sarebbe quella di convertirli in lire ma di spostarli su una banca di un paese euro, ad esempio la Germania, operazione che al giorno d’oggi può permettersi chiunque in breve tempo e a costi minimi.

 
WM: Sì, può avvenire, ma non è necessariamente un problema.
Yes, that can happen, but it’s not necessarily a problem.  
Tale spostamento, che sarebbe senz’altro di grandi proporzioni, costituirebbe una fuga di capitali che deprezzerebbe la lira massicciamente,
WM: Perché causerebbe una svalutazione della lira? Non avviene alcuna vendita di lire quando si spostano depositi bancari da una banca a un’altra.
Why would that cause lira depreciation?  There is no selling of lira involved in moving bank deposits from one bank to another?
mettendo ancora di più in difficoltà quanti percepiscono un reddito in lire, ma devono pagare il mutuo in euro.
 
In conclusione, l’ipotesi di mantenere mutui e depositi in euro dopo essere usciti dalla moneta unica è impraticabile.
WM: E concludo dicendo che la conversione è molto meno pratica, come la storia ha dimostrato ripetutamente.
And I conclude that converting is far more impractical, as history has shown repeatedly.
;)
 

Tutto quello che può fare un governo democraticamente eletto capace di comprendere e di usare una moneta sovrana e tutto quello che non può fare un governo dell’Eurozona che può elemosinare briciole senza risolvere nulla

Fonte: http://www.memmtveneto.altervista.org/frodi4.html
L’ultima volta abbiamo visto insieme come l’inflazione non rappresenti affatto quel mostro che quotidianamente ci viene descritto da combattere con ogni mezzo, anche riducendo in termini reali i diritti e il potere di acquisto dei lavoratori (che è poi un controsenso, ma gli esperti economisti neoclassici non ci arrivano, o non consentono al popolino bue di arrivarci).
Oggi sfateremo un altro mito assai pernicioso col quale l’Unione Europea tiene sotto il suo giogo le ex repubbliche democratiche e sovrane, ora schiave della dittatura del libero mercato e della globalizzazione, ossia, la svalutazione della valuta dello stato.
Da sottolineare il fatto che l’economia mainstream tende a correlare direttamente la svalutazione di una moneta rispetto un’altra con il fenomeno dell’inflazione interna e quindi della perdita del potere di acquisto da parte della popolazione. Nel precedente post abbiamo smentito in maniera categorica la relazione tra inflazione e perdita del potere di acquisto, ora qui ci occuperemo di analizzare la relazione tra svalutazione e inflazione.
Uno stato a moneta sovrana deve essere in grado di emettere la sua valuta in condizioni di monopolio e senza agganci a metalli preziosi (ad esempio l’oro) e a valute di altri stati, dal momento in cui, se si incorre nelle ultime due condizioni, lo stato emissore deve sempre assicurare la convertibilità della sua valuta ad un tasso di cambio fisso. E’ quanto è accaduto ad esempio all’Argentina nel corso di tutti gli anni ’90 del secolo scorso: durante questo periodo l’Argentina aveva agganciato il valore del Peso a quello del Dollaro ad un rapporto fisso di 1 ad 1 e in queste condizioni il governo dovrà sempre procurarsi una moneta che non può creare dal nulla (il dollaro) prima di poter spendere in pesos in quanto, se non lo fa, non può garantire la convertibilità della sua moneta in quella straniera ed è sottoposto alle speculazioni dei mercati finanziari. In queste condizioni un governo non è di fatto sovrano della sua economia, ma ancora dipende dai mercati finanziari presso i quali dovrà sempre procurarsi la valuta straniera prima di poter spendere nella sua.
Ma torniamo alla questione della svalutazione: la svalutazione (o la valutazione di una moneta rispetto un’altra) si può verificare nelle condizioni di uno stato che decida di usare una moneta sovrana nel rispetto delle tre condizioni di cui sopra, perciò in tal caso la sua valuta dovrà essere fluttuante, cioè scambiabile con altre ad un tasso di cambio deciso dalle leggi della domanda e dell’offerta. Una valuta molto richiesta rispetto all’offerta pertanto tenderà ad apprezzarsi, mentre una valuta la cui offerta sia molto maggiore rispetto alla richiesta tenderà a deprezzarsi.
Per fare degli esempi: se degli investitori in massa decidono di disfarsi di una valuta per acquistarne un’altra di fatto possono determinarne un deprezzamento, così come uno stato che decida di acquistare forti quantità di valuta estera sul mercato dei cambi (il FOREX, il luogo in chi avvengono di continuo questi scambi e si parla di cifre che possono arrivare a migliaia di miliardi di dollari al giorno: http://www.borsaitaliana.it/notizie/speciali/valute/mercato-valute/forex/forex.htm).
Un classico esempio è quello legato alla speculazione eseguita nel 1992 dal finanziere di origine ungherese George Soros, che vendette lire allo scoperto (senza possederle realmente) per acquistare una elevata quantità di dollari. A quei tempi l’Italia era all’interno dello SME (il Sistema Monetario Europeo), ossia, possedeva una valuta sovrana che però si trovava in un ristretto range di oscillazione rispetto un paniere composto da tutte le altre valute europee (la cosiddetta valuta – paniere ECU (unità di conto europea):
http://it.wikipedia.org/wiki/Unit%C3%A0_di_conto_europea).
Questo è un classico esempio di speculazione a cui può andare incontro un paese che decida di agganciare la sua valuta ad un tasso di cambio fisso (o semifisso in questo caso). In quell’occasione del 1992, Banca Italia nel tentativo di difendere il cambio vendette riserve pari ad un ammontare di 48 miliardi di dollari e Soros guadagnò fortemente da questa operazione in quanto si trovò a dover acquistare (dopo la vendita allo scoperto) una valuta (la lira) svalutata. I tentativi di Banca Italia per difendere il cambio fallirono e il nostro paese fu costretto ad uscire dallo SME sperimentando una svalutazione secca del 30% (che per noi fu tutt’altro che uno svantaggio, come vedremo in seguito): http://www.huffingtonpost.it/2013/05/12/george-soros-lo-speculato_n_3262351.html
Nel nostro Programma di Salvezza Economica Nazionale, con l’uscita dell’Italia dall’Eurozona, oltre all’abolizione del settore finanziario speculativo si propone anche di lasciare tutti i depositi attuali in Euro, proprio per evitare la svendita da parte del settore finanziario della nuova valuta. Di fatto la Lira si apprezzerà perché tutti gli attori economici, per eseguire le transazioni e per poter pagare le tasse, dovranno vendere gli euro per acquisire le lire. Ecco quindi smontato il grande terrorismo eurista che vuole necessariamente una svalutazione della nuova valuta sovrana pari ad almeno il 20 – 30%. Da notare che con ogni probabilità l’abbandono dell’Euro da parte del nostro paese causerà la fine della credibilità dell’intero sistema dell’Eurozona e la valuta che potrebbe nel giro di poco tempo perdere valore potrebbe essere proprio l’Euro.
Inoltre le stime sulla svalutazione da parte degli economisti mainstream si basano su considerazioni del tutto fuorvianti e infondate, quali la correlazione tra spesa in deficit da parte di uno stato a moneta sovrana e inflazione, addirittura la relazione tra perdita di competitività e sopravvalutazione della valuta estera e la correlazione tra casi di uscita da cambi fissi e casi di adozione di una nuova valuta (si ricorda che quando una nuova valuta inizia a circolare inizialmente è una “merce” scarsa e richiesta per ogni transazione e pertanto, per le leggi di mercato, tenderà ad apprezzarsi e non il contrario).
Un classico esempio di tali ragionamenti scorretti è ben visibile in questo articolo in cui uno studio del Gruppo Bancario Nomura riporta le stime per la svalutazione della Dracma se la Grecia uscisse dall’Euro: http://www.forexinfo.it/Grecia-fuori-dall-euro-Nomura-fa 
Si ricorda che le stime più pessimistiche della svalutazione della nuova lira sono proprio del Gruppo Nomura, che prevede per il nostro paese una svalutazione di circa il 25-30% (rispetto l’Euro).
http://www.rischiocalcolato.it/2011/12/quanto-varrebbe-la-neolira-in-euro-secondo-nomura.html
Ma cosa accade esattamente quando una moneta si svaluta rispetto ad un’altra ?
Accade che i costi dei prodotti esportati di fatto scendono (per gli attori esteri è più facile acquistare la produzione italiana), mentre i costi delle importazioni salgono. Occorre però notare che la permanenza del potere di spesa all’interno di un territorio di fatto può far sì che aumentino i consumi e i profitti delle aziende nazionali, che creeranno più lavoro e più stipendi e avranno anche un notevole afflusso di valuta forte proveniente dai paesi all’esterno. E’ questo il problema di realizzare unioni monetarie tra paesi con economie diverse (diversa competitività del settore produttivo e diversi tassi di inflazione): il paese con l’economia più debole di fatto vedrà spesa la sua ricchezza finanziaria in gran parte in importazioni da paesi più forti economicamente e ciò farà sì che, internamente, ci siano forti limiti ai consumi e allo sviluppo del settore produttivo nazionale.
Ora comunque vedremo come la relazione tra svalutazione e inflazione (svalutazione interna del potere di acquisto di una valuta) sia un concetto del tutto infondato, che non trova riscontro nella realtà empirica dell’economia reale e utilizzeremo a tal proposito dei dati facilmente verificabili consultando le fonti di riferimento.
Cominciamo a vedere proprio il caso dell’Italia nel 1992, quando uscimmo dallo SME. Ebbene, come riportato sopra e nel grafico sottostante, la nostra valuta sovrana (la Lira) subì una svalutazione pari a circa il 30% (di solito per la svalutazione si considera o una moneta di riferimento particolarmente importate come l’Euro o il Dollaro o una media della svalutazione rispetto le monete più forti):

Lira

Nonostante ciò, l’inflazione non né risentì affatto, passando da un 5% del 1992 ad un 4,5% del 1993:

Inflazione

Ciò a testimoniare il fatto che nella determinazione dei prezzi interni di una nazione non interviene solo il fattore del valore della valuta, ma anche altri fattori di natura commerciale (anche gli altri paesi non hanno interesse a vedere distrutta la competitività delle proprie aziende) e legati al fatto che le materie prime, prima di diventare prodotto finito, vengono lavorate internamente alla nazione importatrice e pertanto i costi relativi a queste operazioni non risentono della svalutazione della valuta (una valuta si svaluta rispetto ad altre valute esterne, non rispetto sé stessa). La più grande raffineria del petrolio del Mediterraneo per fare un esempio si trova in Sardegna ed è la Saras Raffinerie Sarde S.p.A.
La svalutazione in genere comporta anche maggiori afflussi di capitali dall’estero e ciò è dovuto al fatto che i prezzi delle merci esportate di fatto si abbassano con questa operazione e di nuovo abbiamo conferma di questo fatto osservando la bilancia commerciale dell’Italia in quel periodo:

CAItalia

Come si evince dal grafico di cui sopra quando la nostra valuta si svincolò dal legame asfittico dello SME e assunse un valore più conforme a quello della nostra economia i saldi col settore estero (costituiti in maggior parte dalla differenza tra import ed export) tornarono ad essere positivi e non a caso ricominciarono a scendere dopo il 1996, in conseguenza del nefasto ritorno all’interno dello SME da parte del nostro paese (questi sono i benefici del Più Europa propagandati da chi straparla senza citare nel modo corretto i dati).
Vediamo adesso il caso del Giappone, che nel corso di tutta la prima metà del 2013 svalutò la sua valuta (lo Yen) rispetto al Dollaro di ben 26 punti percentuali, un valore quindi del tutto analogo a quello prospettato per la svalutazione della Lira qualora in questo momento uscissimo dall’Euro:

Yen

Ed ecco l’andamento dell’inflazione nello stesso periodo (negativa, i prezzi si sono abbassati):

InflaJap

E anche il Giappone è un’economia fortemente importatrice per quanto riguarda le materie prime. Vediamo ora l’andamento del saldo delle partite correnti:

CAJap

In questo caso è visibile anche per il 2013 un saldo delle partite correnti nettamente positivo ed è da sottolineare comunque il fatto che anche negli anni precedenti il Giappone aveva fatto ricorso ad operazioni di svalutazione.
Come ultimo esempio prendiamo sempre come riferimento un paese “non sospetto”, ossia, non particolarmente grande come estensione territoriale e povero di materie prime, la Corea del Sud, che fece ricorso a due forti svalutazioni nel 1998 e nel 2009. Di seguito la relazione tra svalutazione e inflazione:

Won

A fronte di svalutazioni dello Won rispettivamente del 100% (1998) e dell’80% (2009) l’inflazione crebbe solo di pochi punti percentuali (rispettivamente del 4% e del 3%, ma i dati del FMI riportano aumenti minori e addirittura una deflazione del 2% nel 2009) e di seguito si riporta l’andamento delle partite correnti:

CACorea

Come anche in questo caso si evince, a fronte di forti svalutazioni, si determinano anche forti saldi in positivo delle partite correnti, che si traducono in elevati afflussi di capitale all’interno della nazione, senza bisogno di scomodare il tanto (e a torto) vituperato debito pubblico al fine di aumentare la ricchezza finanziaria di una nazione.
L’affermazione per cui i forti vincoli dell’Unione Europea aiuterebbero i paesi più deboli economicamente nella lotta alla competitività globale è pertanto priva di fondamento. Di fatto per aumentare la ricchezza finanziaria di una nazione per rilanciare gli investimenti interni e il PIL serve l’afflusso di denaro o da parte della spesa a deficit dello stato, o da parte di un saldo della bilancia dei pagamenti con l’estero positivo e l’Unione Europea ha distrutto entrambe queste possibilità. Ad onor del vero, rimarrebbe la possibilità della svalutazione dei salari reali, cosa che economie dedite al super export come quella tedesca dopo l’ingresso nell’Euro hanno realizzato in maniera preponderante e non a caso anche queste realtà oggi sono in crisi, con crescite annue del PIL vicine allo 0% o comunque in forte calo.
Nota: dove non specificato altrimenti, tutti i grafici di cui sopra sono stati realizzati con i dati del Fondo Monetario Internazionale. I dati del 2013 sono dei previsionali, in quanto il database al momento della redazione dell’articolo è aggiornato ad ottobre 2013.

Cliccare qui per scaricare il documento in “pdf”.

Come funzionano i tassi di interesse fissi e variabili. Come ha agito la Banca d’Italia dopo il 1981. Il ruolo di Usa e Germania. Come l’uscita dallo Sme ha fatto scendere i tassi di interesse. Cosa avverrebbe con una uscita ordinata dall’Eurozona.