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Draghi, D’Alema, Ciampi, Prodi hanno venduto (o svenduto) il patrimonio pubblico negli anni ’90. Nessuna conseguenza positiva su salari, Pil, e altri indicatori economici. Anzi: i prezzi di tutti i servizi privatizzati sono aumentati: così i cittadini prima hanno visto vendere beni pubblici, e poi hanno pagato tariffe superiori

Agenda Monti
Continuare la stagione delle liberalizzazioni. Le liberalizzazioni non sono state provvedimenti isolati ma parte integrante di una politica economica che ha messo al centro l’interesse dei cittadini-consumatori piuttosto che quello delle singole categorie economiche o dei produttori (agenda monti pag 7).
ME-MMT
Le liberalizzazioni e privatizzazioni sono un processo avviato dal 1990 per rispondere alle seguenti ufficiali esigenze:
1) Perché privato è più efficiente e meno costoso.
2) Per la normativa comunitaria.
3) La necessità dello Stato di far cassa per risanare il debito pubblico.
4) Per favorire un azionariato diffuso.
Ecco i risultati:

1) Ad eccezione dei servizi telefonici, energia elettrica e farmaci, le imprese liberalizzate (banche, trasporti pubblici, autostrade etc..) non hanno saputo generare alcun vantaggio verso i cittadini consumatori, ma al contrario hanno aumentato i prezzi dei loro servizi. Nei servizi telefonici ed elettrici i prezzi sono stati contenuti a discapito di nuovi investimenti sulle infrastrutture e della forti riduzioni del personale; nel mondo farmaceutico gli esiti sono stati l’aumento dei ticket e numerosi farmaci non più mutuati dal servizio sanitario nazionale.
2) Uno Stato con moneta sovrana come l’Italia degli anni 90 non aveva NESSUNA necessità di fare cassa. In più il debito ha continuato ad aumentare, le svendite per liberalizzare il mercato sono servite a ridurre la % sul PIL permettendo il rientro nei parametri di Maastricht e quindi l’ingresso nell’euro! Il danno e la beffa.
3) La normativa comunitaria  non obbligava alla privatizzazione ma alla presenza nel settore di più società senza aiuti dello Stato. Nel settore bancario l’Italia ha scelto la privatizzazione di tutti gli istituti mentre in Germania e Francia ci si è fermati al 50% circa.
4) Dopo il 2000, 13 delle 30 aziende in borsa del MIB30 erano aziende liberalizzate contribuendo allo spostamento dei risparmi degli italiani verso il mondo finanziario a totale discapito degli investimenti su sistemi legati alla produzione di gran lunga meno redditizi.
Chi sono stati i veri beneficiari dell’operazione da 90 miliardi di euro delle liberalizzazioni? Una importantissima fetta di questo denaro è andato alle maggiori investment banks anglosassoni quali JP Morgan, Goldman Sachs, Morgan Stanley, Credit Suisse First Boston, Merrill Lynch, per la loro attività di consulenza priva di rischi. Una rendita pura e tempo ben speso in crociera sul Britannia.
Nel rapporto annuale 2010 la Corte dei Conti sottolineava che l’aumento della capacità di generare profitti delle utilities privatizzate «è in larga parte dovuto più che a recuperi di efficienza sul lato dei costi all’aumento delle tariffe che, infatti, risultano notevolmente più elevate di quelle richieste agli utenti di altri Paesi europei»
–TRATTO DAL DOCUMENTO AGENDA MONTI: COSA DICE E COME RISPONDE LA ME-MMT (SCARICA LA VERSIONE INTEGRALE IN PDF)