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MMT Italia presenta il piano di uscita dalla UE e dall’euro e il ripristino della Sovranità Costituzionale.

MMT ITALIA, oltre ad aver espresso con grande chiarezza fin dall’inizio le ragioni per le quali l’abbandono dell’Unione Europea e dell’euro rappresenta sempre più un’urgenza indifferibile, ha elaborato un piano dettagliato sulle modalità tecniche con cui è possibile realizzare e gestire l’uscita.

Gli aspetti strategici ed operativi sono illustrati nel documento “Ripristino della Sovranità Costituzionale – Il Piano di MMT Italia“, che sarà oggetto della presentazione.

Relatori di eccezione saranno i due esperti che hanno fornito il supporto determinante per la redazione del documento:

– WARREN MOSLER, economista, fondatore della MMT, alle cui intuizioni si deve l’impianto tecnico su cui la proposta è stata strutturata;

– DANIELE TRABUCCO, costituzionalista, che ha fornito un prezioso contributo su tutti gli aspetti giuridici connessi all’operazione.

L’evento si terrà a Roma, sabato 18 settembre 2021, alle ore 15; per poter partecipare è necessario prenotarsi, a partire dal 15 agosto p.v. e fino ad esaurimento posti, utilizzando il modulo di prenotazione che sarà presente in questa pagina.

Di Maria Luisa Visione, postato il 17/10/2018.
Fonte: Siena News.
Tensione sui mercati: se la Commissione Europea non accetterà le condizioni della nota di aggiornamento del DEF, si aprirà per noi la procedura d’infrazione.
Il braccio di ferro tra l’Europa e l’Italia si dirige su uno scenario ancora incerto. Per adesso tutto si limita ai confini nostrani e, da più parti, le reazioni dei poteri forti si fanno sentire. Tuttavia, una buona fetta del popolo ha capito che finanza e politica camminano insieme e riavvolge il vecchio nastro del 2011 fatto di letterine e spread come un film in parte già visto.
Il giudizio dell’agenzia di rating DBRS sulla possibilità remota dell’uscita dell’Italia dall’Eurozona allontana il rischio contagio. Rispetto al 2011, però, l’aria è cambiata: l’Italexit non è più un tabù. Quali sono alcuni dei timori più frequenti sul tema?
Il primo riguarda l’inflazione, la paura che galoppi vertiginosamente a seguito della creazione di moneta da parte della Banca d’Italia, erodendo il potere di acquisto. Il secondo attiene alle eventuali ripercussioni sull’ammontare dei risparmi. L’ultimo all’isolamento del nostro Paese dal resto del mondo.
Rispondo attingendo ai contenuti autorevoli della scuola economica MMT (Modern Money Theory). Premessa al ragionamento è il ritorno alla sovranità monetaria, ovvero una situazione completamente opposta a quella attuale. Lo Stato per finanziare le spese, emetterebbe la sua moneta e, di conseguenza, i nuovi titoli di Stato sarebbero denominati nell’unità di conto di emissione. Cosa comporta ciò? Che lo Stato sarà sempre in grado di onorare i suoi impegni e, quindi, non si potrà mai verificare la situazione in cui non saranno acquistati i suoi titoli, né quella di dover pagare più interessi a fronte di una minore solvibilità.
Alcuni studi scientifici hanno stimato la svalutazione della nuova valuta, in caso di Italexit, dall’11 al 20%, che, però, si ridurrebbe successivamente. Condizione imprescindibile è che lo Stato tassi ed accrediti gli stipendi esclusivamente nella nuova valuta. Non c’è bisogno di convertire i depositi bancari, si può lasciare tale facoltà ai possessori. La necessità di pagare le tasse in moneta nazionale comporterà la vendita di euro facendo apprezzare gradualmente la nuova valuta, in regime di cambi flessibili. In ogni caso, se una valuta si svaluta si comprano merci a prezzi più bassi e ciò comporta maggiore richiesta di valuta nazionale, che torna ad apprezzarsi. Non c’è poi una correlazione diretta tra svalutazione e inflazione, cioè non è che se una moneta si svaluta del 30%, l’inflazione aumenta del 30%. Tutto avviene in misura minore e controllabile.
E la correlazione tra stipendi e salari? Se stipendi e salari aumentano più dei prezzi non si verifica erosione del potere di acquisto. Oggi accade il contrario: i prezzi dei prodotti e servizi calano perché non c’è domanda, causa alta disoccupazione e bassi redditi. Ma se lo Stato interviene come regolatore garantendo la piena occupazione, sovverte il meccanismo della mancanza di domanda.
Inoltre la Banca d’Italia accumulerà riserve in euro, convertendo i depositi bancari a chi lo richiede e potrà rimborsare i titoli di Stato già emessi in euro.
Sulla competitività, se con il ripristino della sovranità monetaria lo Stato ha in mano la leva fiscale, può tassare meno le aziende che saranno incentivate a rimanere in Italia, dando lavoro e partecipando positivamente al meccanismo di crescita virtuoso.
Ho semplificato molto ma quanto espresso ha dietro piena validità scientifica. Solo per dire che tutto dipende sempre da come ci si prepara, anticipando e giocando, in prima linea.

di Maria Luisa Visone, Fonte: http://www.sienanews.it/economia/le-diverse-velocita-delleuropa/
Non tutti i 28 Paesi aderenti all’Ue hanno adottato l’euro come moneta unica; 19 utilizzano ancora la loro valuta pur facendo parte dell’Unione. A differenza di quelli dell’Eurozona, non hanno scelto il tasso di cambio fisso. Avere un tasso di cambio fisso o variabile definisce gli obiettivi di politica monetaria; nel primo caso, le autorità predisposte devono impegnarsi per prevenire eccessi di moneta in circolazione. Affermazione che trova riscontro nel principale obiettivo dichiarato dalla BCE, responsabile della politica monetaria dell’UE: mantenere la stabilità dei prezzi.
Anche se l’Unione Monetaria è prova tangibile dell’integrazione avviata dal Trattato di Maastricht per migliorare l’economia, alcuni Paesi aderenti sono alle prese giornaliere tra alti dati di disoccupazione, bassa crescita del PIL e sistema bancario da risanare. Sintomi di una crisi reale che fa i conti con quella finanziaria. Proprio in risposta a quest’ultima, si creò nel marzo 2013 il primo pilastro dell’Unione Bancaria: il Meccanismo di Vigilanza Unico, destinato alle banche più significative, che, insieme al Meccanismo di Risoluzione Unico dell’anno successivo, trovano nella BCE l’autorità principe per la vigilanza e per la gestione della crisi del sistema bancario europeo.
Al controllo di salute oggi, però, non sono chiamati solo gli Stati con i debiti pubblici e le banche con gli stress test, ma proprio l’Europa, con la sua Unione Economica e Monetaria che rischia di disintegrarsi.  Brexit, politica economica americana inattesa, ma soprattutto le marcate differenze tra i paesi all’interno, mostrano che il processo di unione è ancora incompleto e che i problemi dei singoli non sono affatto una responsabilità collettiva da voler condividere.
Il rischio politico di uscita dall’Eurozona si rafforzerà se verrà dimostrato che non equivale a una catastrofe planetaria. Illustri esponenti del Front National francese, propongono di sganciarsi, ridenominando il debito pubblico di diritto nazionale in franchi (al cambio di un franco per un euro) e lasciando quello di diritto internazionale (pari a circa il 20%), in euro.
In contrapposizione all’ipotesi francese ci sarebbe un’altra possibilità. Il Paese rinuncia all’euro e adotta una nuova valuta nazionale, decidendo, al contempo, di: ricevere le tasse solo in nuova moneta; lasciare il debito pubblico in euro e garantire totalmente i depositi in nuova valuta. Tale meccanismo consente di creare richiesta di nuova valuta, in modo da difenderne il valore, dato che, inizialmente, ne circolerà in quantità limitata. In un regime di cambi fluttuanti, il valore della valuta segue il gioco della domanda e dell’offerta; se, opportunamente governato, senza allarmismi e forzature e, con l’intervento della Banca Centrale Nazionale a sostegno, è economicamente fattibile come processo graduale di passaggio (fonte Modern Money Theory).
Di fatto le diverse velocità dell’Europa già esistono. Mentre la Germania registra nel 2016 il terzo anno da record consecutivo per l’export, la Grecia negozia con Bruxelles per la quadra sull’avanzo primario, con alla porta la minaccia dello spread.
Così tra elezioni in arrivo e rischio di anticiparne altre, l’indice Sentix Euro Break-up, segna una probabilità di rottura dell’euro di 21,3 punti percentuali. Dato ancora lontano dai 70 punti del 2012, quando Draghi intervenne in difesa dell’euro con il famoso whatever it takes.
Ma le impennate sui mercati difficilmente camminano con gli ottimisti.

1) Perché il diritto dell’Unione Europea prevale sul diritto interno. Questo significa che le leggi ordinarie del Parlamento, i decreti legge, i decreti legislativi e le leggi regionali non possono essere in contrasto con i regolamenti e le direttive dell’Unione Europea. Governo e Parlamento sono in una posizione gerarchica inferiore rispetto all’ordinamento dell’UE.

2) Perché le norme del diritto comunitario possono derogare anche leggi Costituzionali purché non siano norme fondamentali e immodificabili come per esempio i diritti fondamentali dell’ordinamento italiano. Nella pratica però anche i diritti fondamentali, come ad esempio il diritto al lavoro, vengono calpestati a causa dei vincoli di bilancio pubblico imposti dal Trattato di Maastricht e dal Patto di Stabilità e Crescita.

3) Perchè il maggiore progetto dell’Unione Europea è la moneta euro, un progetto fallimentare che ci ha assicurato una moneta troppo forte per la nostra economia e una scarsità di liquidità circolante nell’economia reale a causa dei vincoli di bilancio imposti ai singoli stati membri. Citando il nobel Krugman, ci siamo ridotti “allo stato di una nazione del Terzo Mondo che deve prendere in prestito una moneta straniera, con tutti i danni che ciò implica”. Tali danni sono disoccupazione a due cifre, povertà e disperazione dilagante.

4) Perchè versiamo al bilancio dell’Ue molto più di quanto ci torna indietro tramite fondi europei. Dal 2000 ad oggi abbiamo un saldo negativo totale di 72 miliardi di euro (dati Ragioneria dello Stato). Solo nel 2014 per contribuire al bilancio dell’Ue abbiamo perso 20 milioni di euro al giorno provenienti dalle tasse di noi cittadini italiani.

5) Perchè grazie alla partecipazione al Meccanismo Europeo di Stabilità (Fondo SalvaStati), abbiamo sborsato ben 14,33 miliardi di euro dal 2012 al 2015, soldi prestati a paesi in difficoltà finanziarie come Grecia, Irlanda, Spagna affinché restituissero i crediti che le banche francesi e tedesche avevano loro incautamente prestato. Il nostro paese, in crisi economica da anni, con la partecipazione ai trattati Ue è stato costretto a dare genialmente miliardi e miliardi di euro all’estero, anzichè investirli nell’economia reale interna. In cambio della nostra contribuzione al MES non abbiamo ottenuto alcun vantaggio.

6) Perchè i vincoli di bilancio, la contribuzione ai fondi europei e ai fondi salva stati sopra enunciati, hanno incidenza DIRETTA sulle tasse di tutti noi, cittadini italiani. Gli aumenti dell’Iva, dell’Imu e tutte le nuove tasse che il governo italiano deve ideare sono necessari al fine di mantenere l’enorme spesa della contribuzione al bilancio europeo e a mantenere un rapporto deficit/pil inferiore al 3%, ovvero a mantenere le entrate dello stato (tasse) praticamente alla pari delle uscite (spesa pubblica). In anni di crisi economica, bisognerebbe invertire la tendenza con nuove politiche economiche, ma l’Ue ci lega le mani.

7) Perchè l’Unione Europea ci impone riforme strutturali che sono volte a favorire una sempre maggiore precarizzazione del mondo del lavoro, e in un momento di crisi di domanda aggregata (i consumi non ripartono) fare politiche di flessibilità del mercato del lavoro è controproducente. Le famose riforme strutturali fatte dalla Germania nei primi anni dell’Euro hanno ridotto la quota salari di 7 punti in 4 anni, mentre in Spagna le riforme non hanno risolto il problema occupazionale ma hanno solamente fatto aumentare i precari. E in Italia l’introduzione del Jobs Act ha fatto aumentare il precariato, secondo l’Università di Torino.

8) Perchè l’Unione Europea impone un vergognoso sistema di due pesi e due misure. Si pensi alla questione degli aiuti di Stato: nonostante questi siano vietati dall’Ue perchè visti come misura che mina la libera concorrenza, l’Ue stessa ha permesso alla Germania di mettere a disposizione del proprio sistema bancario in crisi circa il 10% del proprio Pil, per una cifra complessiva pari a circa 250 miliardi di euro dal 2007 fino ad oggi, mentre l’Italia per il proprio sistema bancario ha messo a disposizione l’1% del proprio Pil, pari a poco più di 4 miliardi di euro. Questo ha determinato un pesante effetto distorsivo della concorrenza tra paesi membri, nonostante i trattati dicano, a parole, di voler eliminare tutte le distorsioni nel mercato unico. Non solo: l’Unione Europea ha messo sotto indagine l’Italia perchè dal 1990 al 2009 avrebbe fornito aiuti di Stato ad imprese coinvolte in calamità naturali, come ad esempio le esenzioni fiscali per le imprese coinvolte nell’alluvione piemontese del 1994. Ora l’Ue richiede alle aziende – molte ormai scomparse, altre incalzate dalla crisi – di restituire le agevolazioni: svar
iati milioni di euro. Ecco la solidarietà europea.

9) Perchè nonostante siamo un paese leader mondiale per quanto riguarda la produzione e la cultura agroalimentare, tecnocrati finlandesi, lettoni, lituani, tedeschi ci impongono da Bruxelles misure strette da rispettare per quanto riguarda i cibi che mettiamo in tavola. I limiti di Bruxelles sono stabiliti dal Regolamento 543 del 2011. Le mele devono avere “3/4 della superficie totale di colorazione rossa per le mele del gruppo di colorazione A”, 1/2 per le B e 1/3 per le C. Ma questo solo per la categoria “extra”, per le altre le percentuali sono differenti. Quanto alle dimensioni, minimo servono 60 mm di diametro o 90 di peso. La natura concepita come una produzione in serie di prodotti tutti uguali. Guai ai difetti della buccia: basta una macchiolina un po’ più grande e quella mela non è più una più mela. Burocrazia anche per altri frutti: 45 mm di diametro minimo per limoni e mandarini, 35 mm per le clementine, 53 mm per le arance. Per i kiwi si è invece ricorsi al peso: minimo 90 g per la categoria “extra”, 70 e 65 per quelle inferiori. Per pesche e pesche noci, è richiesto un calibro minimo di 56 mm per le extra e 51 mm per le altre; per le pere (60 mm per le extra, 55 per le altre); le fragole (25 e 18 mm); e l’uva da tavola (minimo 75 g a grappolo). Infine, i peperoni, la lattuga e i pomodori hanno il loro bel carico di misure burocratiche europee. Con evidenti problemi soprattutto per la vita dei produttori agricoli, già resa difficile dalla terribile crisi economica garantita dall’Ue. Anche i pescatori hanno la loro dose di burocrazia europea, con la dimensione minima delle vongole di 25 mm, nonostante la media italiana sia di 22 mm. In caso di vendita di vongole più piccole di 25 mm, il pescatore rischia multe di 4000 euro. Con danni al lavoro e all’occupazione dei pescatori evidenti.

10) Perchè non vogliamo più essere ridotti ad una colonia, governata da commissari Ue non eletti dai cittadini europei, che da una scrivania di Bruxelles redigono direttive e regolamenti vincolanti per il nostro paese, che creano danni economici e regole assurde per interi settori produttivi nostrani. Perchè non è possibile che il nostro governo sia costretto a chiedere l’approvazione preventiva della propria legge di bilancio alla Commissione Europea, così come il permesso per emettere i titoli di stato, come un bravo scolaretto. Perchè non accettiamo più che la Commissione Europea imponga delle nuove tasse se la legge di bilancio non è di suo gradimento. Perché è evidente che sia IRRIFORMABILE un’Unione dove il monopolio dell’iniziativa legislativa è affidato a burocrati non eletti del tutto indipendenti, i quali non accettano consigli o indicazioni da nessuno, men che meno dai governi.

Perchè vogliamo essere un paese sovrano all’interno dei nostri confini territoriali. Liberi di decidere le nostre politiche migratorie. Liberi di decidere di aiutare il nostro popolo, fino al raggiungimento della piena occupazione. Liberi di avere la nostra maledetta sovranità nazionale, come in tutti gli Stati del mondo civile ed avanzato.

Potremmo andare avanti, ma basta. Questa non è democrazia. Questa è Tecnocrazia europea.

#ITALEXIT, immediatamente!

Tutto quello che può fare un governo democraticamente eletto capace di comprendere e di usare una moneta sovrana e tutto quello che non può fare un governo dell’Eurozona che può elemosinare briciole senza risolvere nulla