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MMT, PAGAMENTI CON L’ESTERO, SALDO ESTERO E DEBITO ESTERO
Rispondo in maniera dettagliata a una domanda che circola di frequente sul tema del debito estero e dei pagamenti esteri.
Partiamo con un esempio concreto che ci aiuti a inquadrare e capire cosa avviene quando io acquisto un bene o un servizio all’estero: ipotizziamo che un’azienda italiana acquisti un macchinario da un’azienda cinese. Le due aziende come prima cosa si accordano sul prezzo di acquisto e di vendita.
A quel punto, l’azienda italiana ha due possibilità per completare l’acquisto:
1) Utilizzare degli Euro che ha accantonato per i propri investimenti (risparmi).
2) Recarsi in banca e chiedere un prestito per finanziare il proprio investimento.
Una volta ottenuti i soldi necessari, l’azienda italiana paga l’azienda cinese. Facciamo attenzione a questo primo passaggio: per fare questo pagamento (come dicono gli economisti per finanziare la nostra importazione) abbiamo avuto bisogno di valuta estera? Abbiamo dovuto esportare prima di poter importare? In entrambi i casi la risposta è un no, abbiamo usato la nostra valuta che avevamo da parte (risparmi) o che abbiamo preso in prestito in banca e, una volta effettuato il nostro pagamento, abbiamo visto il nostro conto corrente in Euro diminuire.
Bene, se siete ancora dubbiosi possiamo fare un ulteriore passo avanti, cercando di capire come sia possibile che l’azienda in Cina, dove ovviamente non si utilizzano Euro ma Yuan, si ritrovi accreditati sul conto corrente non gli Euro che io ho speso ma il corrispettivo (in base al tasso di cambio vigente) in Yuan.
Ci sono due strade che rendono possibile oggi questo passaggio:
1) I mercati finanziari, attraverso il sistema bancario e gli intermediari che operano sul mercato valutario.
2) Le Banche Centrali dei rispettivi paesi che fanno direttamente da intermediari.
Nel primo caso, quando il titolare dell’azienda italiana si recherà in banca per dare il via libera al pagamento, la banca contatterà il proprio ufficio addetto al mercato valutario (in gergo si chiama foreign exchange desk), comunicando di avere un ordine di vendita di Euro e uno di acquisto di Yuan; l’ufficio contatterà un intermediario finanziario fra i tanti che che operano quotidianamente sul mercato valutario, il quale sarà ben felice di offrire Yuan alla banca in cambio di Euro. Perché l’intermediario è felice di fare questa cosa? Perché nel fare questo l’intermediario ottiene una provvigione (la banca a sua volta addebiterà una commissione al proprio cliente per il servizio erogato). Sia la provvigione, sia la commissione vengono in ultima istanza pagate dall’azienda italiana, che però senza un sistema finanziario avrebbe difficoltà maggiori a commerciare con la Cina.
Fatta questa operazione cosa succede? Gli Yuan finiscono sul conto dell’azienda cinese che ha venduto il macchinario. Gli Euro finiscono invece nel portafoglio dell’intermediario che opera sul mercato valutario, pronti per essere usati in altre operazioni.
Tutti sono contenti: l’azienda italiana ottiene il macchinario al prezzo pattuito, l’azienda cinese vende il macchinario e ottiene gli Yuan desiderati, l’intermediario incassa una provvigione e la banca ottiene una commissione per il lavoro svolto.
Adesso, dopo questa descrizione cronologica dei fatti, vorrei farvi una domanda: alla luce di quanto detto, che cosa finanzia la mia importazione? Se ci pensate bene, da punto di vista reale, la risposta è che l’importazione viene finanziata attraverso il lavoro che l’azienda italiana farà nel corso tempo per ripagare l’investimento alla banca. È il lavoro a finanziare in ultima istanza le importazioni. Quindi, quale modo migliore di finanziare le nostre importazioni se non quello, come propone la MMT, di creare un contesto e un ambiente lavorativo ed economico florido, solido e produttivamente stabile nel tempo.
Nel secondo caso, invece, (più raro e di solito relegato a paesi con valute minori e poco scambiate sui mercati valutari) cosa accade? La banca dell’azienda italiana richiede alla Banca Centrale di fare da intermediario per effettuare il pagamento con la banca cinese dell’azienda che produce il macchinario. La Banca Centrale Italiana, che detiene un conto presso la Banca Centrale Cinese (e viceversa), opererà quindi in questo modo: potrà prendere in prestito Yuan dalla Banca Centrale Cinese oppure potrà girare alla Banca Centrale Cinese gli Euro necessari (in base al tasso di cambio vigente) in cambio di Yuan. In quest’ultimo caso, gli Euro finiranno fra le riserve valutarie della Banca Centrale Cinese, la quale accrediterà il corrispondente valore in Yuan sul conto di riserva della banca cinese, la quale a sua volta accrediterà il conto corrente dell’azienda cinese. In Italia, l’azienda italiana vedrà come in precedenza diminuire il saldo sul proprio conto corrente. Di nuovo, tutti sono contenti: l’azienda italiana ottiene il macchinario al prezzo pattuito, l’azienda cinese vende il macchinario e ottiene gli Yuan desiderati, in questo caso le banche centrali facilitano lo scambio fra le rispettive aziende nazionali di effettuare lo scambio.
Fino a qui abbiamo analizzato ciò che riguarda l’aspetto finanziario degli scambi con l’estero (abbiamo cioè visto come si muovono i soldi da un paese all’altro). Aggiungiamo un pezzettino alla nostra analisi e vediamo cosa succede in termini reali quando due paesi scambiano beni l’uno con l’altro.
Partiamo da un esempio: immaginiamo che ci siano due soli paesi nel mondo. Il primo paese esporta tutto quello che produce nel secondo paese. In pratica vende tutti i beni che produce al secondo paese. Il suo saldo estero è dunque positivo, il paese è molto competitivo e riesce vendere al resto del mondo. Cosa gli resta però in termini reali? Niente. Immaginate di avere un campo di patate, di coltivarle e curarle nel corso del tempo fino a maturazione e, una volta pronte per essere mangiate, di venderle tutte a qualcun altro. In termini reali questa è una buona cosa? Certamente no.
L’altro paese, all’opposto, consuma tutto quello che produce al proprio interno e in più importa tutto quello che viene prodotto dal primo paese. Il suo saldo estero è negativo, il paese è poco competitivo rispetto al primo paese e non riesce a vendere niente al resto del mondo. I suoi cittadini però hanno tutti un lavoro e un reddito che gli consente di consumare tutto ciò che viene prodotto internamente e di acquistare altri beni provenienti dall’estero (importazioni). In termini reali, quale dei due paesi sta meglio? Certamente il secondo. In questo caso, sempre immaginando di avere un campo di patate, le patate che vengono coltivate e curate nel corso del tempo fino a maturazione, una volta pronte, vengono interamente mangiate dai cittadini del secondo paese, che inoltre usufruiscono delle altre patate importate dal primo paese. In termini reali questa è una buona cosa? Certamente sì.
Quindi se ci pensiamo bene: in termini reali, le esportazioni sono un costo (beni che se ne vanno) mentre le importazioni sono un beneficio (beni che arrivano).
Il nostro esempio è chiaramente un’estremizzazione e nel mondo reale non esistono paesi che esportano tutto quello che producono e nemmeno paesi che non esportano alcun prodotto. Ci sono sempre delle vie di mezzo: paesi con saldo estero positivo a cui fanno da specchio paesi con saldo estero negativo e la loro posizione, nella maggior parte dei casi, tende a variare nel corso del tempo.
La MMT, è bene chiarirlo, non ha una pozione dogmatica su quale debba essere il saldo estero, così come quello pubblico. Entrambi, infatti, sono la risultante di numerose decisioni da parte del settore privato e del Governo che difficilmente possono essere indirizzate verso un numero preciso (come peraltro vediamo bene oggi, mentre siamo impegnati ad inseguire il fatidico 3 per cento nel rapporto fra disavanzo pubblico e prodotto interno lordo). Ciò a cui dobbiamo guardare è sempre l’economia reale: il governo dovrebbe spendere nella misura necessaria e la tassazione dovrebbe essere a un livello tale che le persone abbiano abbastanza denaro da spendere per comprare quello che viene prodotto in Italia in una situazione di piena occupazione e ciò che il resto del mondo ci vuole vendere.
Qualsiasi sia il disavanzo (avanzo) pubblico o il disavanzo (avanzo) estero non ha alcuna importanza finché tutti abbiamo un lavoro e un reddito adeguato.
Di nuovo: è il lavoro la vera àncora che dà valore a una moneta, non i numeri che stanno su un computer di una banca o al ministero del Tesoro.
Infine, se qualcuno non fosse convinto della possibilità che una Paese possa mantenere anche per lunghi periodi un saldo estero negativo (non è una necessità ma una semplice possibilità), vorremmo mostrarvi i dati sul saldo estero di un paese in particolare che hanno una valuta emessa dallo Stato (tramite la propria Banca Centrale) e operano in un regime di tasso di cambio fluttuante (valuta non convertibile su richiesta a un tasso di cambio fisso presso la Banca Centrale) e registra un saldo estero negativo da 40 anni esatti consecutivamente.
Vi anticipo che non si tratta né degli Stati Uniti, né del Regno Unito, né della Svizzera, né del Giappone, né dell’Eurozona, per citare i paesi con le 5 principali valute mondiali.
Parliamo dell’Australia.
Partite correnti Usa Uk Australia
In ogni caso, la MMT prevede anche la possibilità di adottare politiche di spesa statali, attraverso il Programma di Lavoro Garantito, che può essere finalizzato sia a incentivare la produzione di beni e servizi ad uso e consumo interno, sia di beni e servizi ad uso e consumo anche dei non residenti. Facciamo qualche esempio per capire meglio: immaginate di adottare un Programma di Lavoro Garantito nel quale le persone siano impiegate nella produzione di servizi socio-sanitari (cura anziani, servizio baby-sitter, dopo scuola…); in questo caso si tratterebbe chiaramente di servizi ad esclusivo beneficio dell’economia interna e dei residenti.
Allo stesso tempo, sempre per fare un altro esempio, immaginiamo di avere un Programma di Lavoro Garantito che impieghi le persone per la valorizzazione del patrimonio culturale e artistico italiano e per migliorare la ricettività e l’accoglienza nei luoghi di maggior attrazione turistica; in questo caso è evidente che avremmo beni e servizi che andrebbero a incentivare la presenza anche di turisti stranieri, che spenderebbero soldi in Italia e quindi contribuirebbero a rendere positivo il nostro saldo estero.
E questo solo per farvi un paio di esempi su come (volendo) si possano adottare strategie per avere un saldo estero positivo (anche se ribadiamo non si tratta di un obiettivo specifico né di un problema particolarmente rilevante).

Fonte: Memmt Veneto
Oggi vi voglio parlare di tre paesi e non di tre paesi qualunque, ma tre stati che le fonti ufficiali dipingono come economie benestanti, due dei quali rientrano a pieno rango tra le economie più avanzate secondo la classifica del Fondo Monetario Internazionale.
Come mai sono importanti questi stati?
Vi ricordate dell’inflazione e delle partite correnti ? Ne abbiamo parlato diffusamente qui (http://www.memmtveneto.altervista.org/frodi3.html) e qui (http://www.memmtveneto.altervista.org/frodi6.html).
Riassumendo, l’economia mainstream dipinge l’inflazione come uno dei mali peggiori, come qualcosa che necessariamente mina alla base la solidità di tutti i parametri macroeconomici più importanti, quali l’occupazione e il reddito nazionale; mentre la competitività (saldo positivo delle partite correnti) è assolutamente necessaria, in quanto una nazione può sopravvivere di fatto solo facendo sì che un’altra soccomba, nella gara globale al ribasso dei prezzi e dei salari reali dei lavoratori al fine di esportare il più possibile beni reali in cambio di beni finanziari.
Bene, oggi vedremo come questi tre paesi di cui sopra accennavo, di fatto con le loro serie storiche smontano ancora una volta questi falsi miti, creati ad hoc per spaventare le persone e giustificare le politiche criminali oggi imposte da tutti i governi dell’Eurozona (tra cui ovviamente il caso Italia non è da meno, come sovente accade quando si tratta di fare il male e non il bene).
Consideriamo in prima istanza l’Australia: si tratta di un paese assai ricco di materie prime, un paese quindi fortemente esportatore, ma anche fortemente importatore per quanto riguarda i prodotti finiti: http://it.wikipedia.org/wiki/Economia_dell%27Australia
Come farà mai questo stato ad essere fra le prime economie al mondo ? Grazie alle sue materie prime ovviamente; senz’altro noi Italia non possiamo pensare di essere uno stato autonomo con una sua moneta, perché non abbiamo materie prime, mentre l’Australia ne è ricchissima e campa di surplus commerciali.
Bene, ancora una volta facciamo affidamento alle fonti ufficiali e andiamo a vedere se veramente le cose stanno così:

Australia_macro

Signore e signori, ho il piacere di presentarvi il caso Australia. A quanto pare il fatto di essere ricchi di materie prime non necessariamente comporta di avere dei surplus col settore estero (vedere linea gialla sopra che rappresenta il saldo delle partite correnti). Ebbene, l’Australia dal 1980 fino al 2013 ha registrato costantemente forti disavanzi dei suoi pagamenti con l’estero (al contrario dell’Italia, vedere qui: http://www.memmtveneto.altervista.org/frodi4.html).
Nonostante ciò, non sembra affatto che la sua economia ne abbia risentito, con aumenti percentuali annui del PIL sempre ragguardevoli (in media circa 3-4% all’anno) e un livello di disoccupazione che solo in due anni superò la soglia del 10%, per poi ridiscendere in maniera pressoché costante e stabilizzarsi ad un livello inferiore al 6% (più o meno la disoccupazione che oggi ha la Germania, che vive di esportazioni).
Mah che strano. Come mai tutto ciò ? Forse che l’aumento del reddito di una nazione non è dovuto solo agli scambi finanziari con l’estero, ma anche ad altre entrate, quali ad esempio la spesa pubblica, che non a caso aumentò sempre in maniera costante, mentre il debito pubblico (somma dei deficit annuali di uno stato) subì un’impennata proprio a partire dalla crisi finanziaria del 2007 ?

Australia_spesa

Ma vediamo ora (per levarci ogni dubbio) anche il caso della Nuova Zelanda, paese che al contrario dell’Australia è povero di materie prime (esattamente come la sfortunata Italia): http://it.wikipedia.org/wiki/Nuova_Zelanda#Economia.

 NZelanda_macro

Arghh! Di nuovo un paese con forti deficit nei confronti dell’estero ma con altri parametri macroeconomici “in regola”, uno stato che attualmente ha una disoccupazione pari al 6% (meno della metà rispetto quella nostra, nonostante nel 2013 l’Italia sia tornata ad avere un surplus nelle partite correnti, dovuto però ahimè al calo dei consumi, quindi anche delle importazioni: http://www.memmtveneto.altervista.org/frodi7.html). Per qualche strano motivo che gli economisti mainstream si guardano bene dall’analizzare, qualcosa non quadra. Non sarà forse per merito anche qui di una crescita della spesa dello stato e di un debito pubblico che aumenta in tempo di crisi finanziaria (dal 2007 in poi) ?

 NZelanda_spesa

Anche in questo caso, è esattamente ciò che è successo.
Per quanto riguarda l’altro grande spauracchio, ossia, l’inflazione, divertiamoci ulteriormente andando a guardare le serie storiche di un paese non certo tra le economie più avanzate e nemmeno tra i più democratici e rispettosi dei diritti umani e del bene della popolazione, ossia, la Turchia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Turchia#Economia

Turchia_macro

Allora, non prendete paura. Ho usato un grafico a doppio asse “y” al fine di poter analizzare contemporaneamente tutti i dati macroeconomici più rilevanti, ossia, inflazione (asse a destra), disoccupazione e aumento percentuale del PIL (asse a sinistra). Come si evince dai dati sopra, dal 1981 al 2002 circa la Turchia ha sempre avuto un’inflazione molto elevata (superiore quasi sempre al 40% di aumento annuo). Nonostante ciò, registrò molto spesso aumenti annui del reddito nazionale (PIL) circa pari o superiori al 5% (con picchi vicini al 10%), mentre la disoccupazione non sembrò risentirne affatto, attestandosi su valori moderati per poi incredibilmente superare le due cifre proprio in corrispondenza del forte abbassamento dell’inflazione a partire dal 2002. In questo caso dunque il modello della “Curva di Phillips” sembra dare ragione all’economia mainstream, che tuttavia preferisce rispetto all’alta inflazione avere più persone che il reddito proprio non lo percepiscono (svalutato o meno che sia).
Dove l’economia mainstream non ha però ragione è sul parallelismo tra spesa pubblica e aumento dell’inflazione:

Turchia_spesa

Sia la spesa totale del governo che il debito pubblico (in valori assoluti) sono sempre aumentati, mentre il debito pubblico in rapporto al PIL è pressoché sempre calato, segnale del fatto che ad un aumento della liquidità disponibile sono aumentati in misura maggiore i consumi interni in beni e servizi (e quindi anche il reddito interno aggregato). Come abbiamo più volte ribadito infatti (http://www.memmtveneto.altervista.org/frodi3.html), se ad un aumento dell’offerta di moneta aumenta anche la produzione, l’inflazione non ne risente e in questo caso è pure calata.
Questo articolo è nato da un’idea del nostro referente economico Daniele della Bona e da un esempio riportato da Warren Mosler nel corso della riunione con gli attivisti ME-MMT tenutasi a Chianciano domenica 12 gennaio 2014 (e trascritta magistralmente da Mario Volpi).
Un particolare grazie a tutti.
Nota: tutti i grafici di cui sopra sono stati ottenuti mediante elaborazione dei dati ricavati dal sito del Fondo Monetario Internazionale, World Economic Outlook Database:http://www.imf.org/external/
In alcuni casi i dati per gli anni ’80 del secolo scorso non sono disponibili.

Non credere a chi ti dice che aumenteranno le retribuzioni: è impossibile anche se lo volessero davvero. Chi conosce le regole economiche e la Mmt sa che il nostro paese come gli altri dell’eurozona sono costretti a politiche deflattive. Altrimenti l’unica soluzione è saltare in aria.

Come mai nonostante da 40 anni gli “aussie” importino più di quanto esportino, i giovani italiani emigrano nel Nuovissimo Continente? E senza che questo sia dotato di “bombe nucleari”?

Rispondiamo con questo articolo al primo di alcuni quesiti che ci sono stati posti in merito a dubbi sulla applicazione della Mosler Economics Modern Money Theory in Italia

Nell’economia reale le importazioni sono un beneficio, mentre le esportazioni sono un costo. Ecco perché

TRATTO DAL PROGRAMMA ME-MMT DI SALVEZZA ECONOMICA PER L’ITALIA
A. Come spende uno Stato. Il governo di uno Stato con moneta sovrana (che è non convertibile in oro o in altre valute a un tasso fisso, ed è scambiata a tasso variabile) prima spende la propria moneta e solo dopo la ritira tassando o prendendola in prestito. Impossibile che siano le tasse o i prestiti dei privati a finanziare lo Stato, perché lo Stato ha l’esclusiva nell’emissione di moneta, ne ha il monopolio. Si pensi ad esempio: chi emette in esclusiva i biglietti per uno spettacolo, deve prima distribuirli e solo poi li può ritirare. Impossibile il contrario. Ne consegue che lo Stato sovrano non necessita affatto di tasse e prestiti al fine di spendere per la Funzione Pubblica. Colui che ha il monopolio nell’emissione di qualcosa, non deve prenderla in prestito da altri.
Non si deve infatti confondere la condizione dello Stato che emette la propria moneta sovrana con quella dello Stato che usa una moneta altrui, come è oggi l’Italia nell’Eurozona.
È solo nel secondo caso che lo Stato è costretto a spendere tassando prima i cittadini o facendosi prestare i
fondi. Lo Stato a moneta sovrana ha come unici limiti di spesa l’ideologia economica vigente, non fattori obiettivi. Infatti è corretto dire che, poiché questo tipo di Stato ha l’esclusiva nell’emissione di moneta dal nulla, per esso la spesa e gli introiti sono solamente abitudini contabili, non ricchezza vera che entra o esce. Quindi preoccuparsi del fatto che lo Stato a moneta sovrana possa esaurirla, cioè fallire, è come pensare che un professore di matematica possa esaurire i numeri. Ne consegue infine che questo Stato non avrà mai problemi di solvibilità del proprio debito, sia che esso appartenga a creditori italiani che esteri.
B. La Piena Occupazione di Stato non costa troppo. Il governo di uno Stato con moneta sovrana può e deve finanziare senza limiti la Piena Occupazione, poiché essa rappresenta la ricchezza indistruttibile dell’economia nazionale. Non è mai vero che questa spesa pubblica penalizzi i conti dello Stato, né che crei inflazione. Al contrario, essa invariabilmente li migliora e li risana in termini di ricchezza reale creata per il Paese, poiché la Piena Occupazione è il massimo motore economico esistente.
C. Il default. È impossibile che uno Stato con moneta sovrana possa essere costretto al default. Questo perché essendo egli il detentore della propria moneta, ha capacità illimitata di onorare il suo debito puntuale e sempre. I mercati non possono mai in questo caso aggredire l’economia dello Stato.
D. Il debito ‘pubblico’ non è il debito dei cittadini. Lo Stato non è una famiglia. Il governo di uno Stato con moneta sovrana spende accreditando conti correnti, o emettendo titoli che costituiscono, fra le altre funzioni, il risparmio degli acquirenti. Quindi, non dovendo lo Stato prendere in prestito dai privati prima di spendere, è chiaro che il debito (la spesa) dello Stato con moneta sovrana è precisamente l’attivo dei cittadini (settore non-governativo).
Non è mai il debito di cittadini, delle aziende o dei nostri figli/nipoti. La regola secondo cui un buono Stato deve spendere come una brava famiglia è falsa e dannosa. Questo Stato si indebita solo con se stesso, il suo debito è solo una figura contabile denominata nel denaro che esso crea dal nulla. La famiglia, al contrario, non può inventare il suo denaro, e ha ben altri limiti di spesa.
E. La spesa a deficit dello Stato è il nostro risparmio. Ne risulta che se lo Stato spende per noi più di quanto ci tassa (deficit), esso ci lascia beni finanziari che sono esattamente il nostro attivo e il nostro risparmio al netto. Se lo Stato spende per noi tanto quanto ci tassa (pareggio di bilancio), esso ci lascerà nulla, e questo ci impoverisce impedendoci proprio il risparmio. Non si dimentichi che nessuno nel settore non-governativo di cittadini e aziende può creare il denaro dello Stato e con esso arricchirci al netto (le banche creano prestiti ma anche debiti). Se lo Stato poi spende per noi meno di quanto ci tassi (surplus di bilancio) il nostro impoverimento sarà ancora più estremo.
F. Le tasse. Contrariamente a quando si crede, uno Stato con moneta sovrana non usa le tasse per finanziarsi (punto A.). Le tasse servono in primo luogo per imporre al settore non-governativo la valuta dello Stato, che altrimenti sarebbe senza valore. Se infatti il settore non-governativo non fosse costretto a pagare le tasse in quella moneta, esso potrebbe rifiutarla o non accettarla in pagamento per i beni e i servizi che vende allo Stato. In secondo luogo le tasse servono allo Stato come regolatrici dell’economia. Si alzano per calmare un’economia che corre troppo, si abbassano per dare alimento a un’economia stagnante. Soprattutto, esse devono essere sempre a un livello che garantisca la Piena Occupazione.
G. Il Deficit Positivo è un dovere dello Stato. Poiché lo Stato con moneta sovrana ha il potere di imporci di lavorare per guadagnare la sua moneta al fine di pagare le sue tasse, ne consegue che è dovere imprescindibile di questo Stato far sì che vi sia lavoro sufficiente affinché tutti i cittadini possano pagare le loro tasse, vivere dignitosamente, e anche risparmiare. Ergo: la spesa dello Stato deve essere sufficientemente a deficit per garantirci quanto sopra (Deficit Positivo). Lo Stato che, al contrario, ci impone di lavorare per pagargli le tasse nella sua moneta ma non ce ne fornisce a sufficienza per appunto pagare le tasse e per vivere decorosamente, è tiranno, poiché ci costringe a lavorare interamente per lui senza altra possibilità di crescita.
H. Le esportazioni sono un costo, le importazioni sono vera ricchezza per il Paese. Il principio fondante di un’economia funzionale al bene del 99% dei cittadini è il seguente: la vera ricchezza sono i beni e i servizi prodotti internamente, più quelli che il resto del mondo ci invia. Questo principio è supportato non solo dall’evidenza logica, ma anche dall’analisi veritiera delle economie dei Paesi che si sono gettati sull’export, in primo luogo Cina, Giappone e Germania. Contrariamente a quanto di solito detto dai media genericisti, questi Paesi soffrono disfunzioni interne gravi, come il crollo dei consumi, cali significativi dei redditi reali, aumenti esasperanti dei ritmi lavorativi. Gli Stati Uniti, al contrario, sono e rimangono la prima potenza economica del mondo, e non per nulla dedicano alle esportazioni una quota minore dell’economia, che è all’89% domestica e basata sulle importazioni. Si deve comprendere che la corsa all’export implica la dedizione al lavoro di masse di lavoratori e di mezzi per produrre beni e servizi che saranno goduti da altri fuori dall’Italia, e non da noi. In cambio ne riceviamo beni finanziari, che non solo sono assai precari, ma che finiscono sempre nel basket dei profitti delle corporation e sono solo in minima parte re-distribuiti ai cittadini. Inoltre, la corsa all’export nell’economia globalizzata impone tagli al costo del lavoro sempre più esasperati, con conseguente calo dello standard di vita dei lavoratori italiani.
Non solo: la corsa all’export impone al governo di scoraggiare i consumi domestici il più possibile, per favorire l’esportazione dei beni prodotti dai lavoratori di casa. Anche questo danneggia l’economia.
Il principio fondante di cui sopra si può formulare anche nel seguente modo: un governo sovrano che mantenga sempre le Piena Occupazione interna deve permettere solo le esportazioni necessarie ad acquisire importazioni. La Piena Occupazione garantisce sempre un’economia domestica stabile, e le importazioni aggiungono ricchezza reale (real terms of trade). Le esportazioni sottraggono economia reale.
I. Il settore bancario e finanziario. Uno Stato pienamente sovrano deve regolamentare il settore bancario nell’ esclusivo Interesse Pubblico. Primo: eliminare interamente il settore finanziario che è parassita. Secondo: si eliminino tutte le funzioni bancarie che esulano dal pubblico interesse. Terzo: si elimini l’emissione di titoli del Tesoro, che con i moderni sistemi monetari sovrani sono del tutto anacronistici e che costano allo Stato cifre immense in interessi e parcelle di intermediari finanziari.
J. Uscire dall’Eurozona non basta. Ma si badi bene: se, come ci auguriamo, l’Italia tornerà alla sua sovranità monetaria abbandonando l’Eurozona, ma poi non applicherà il principio della Spesa a Deficit Positivo per la Piena Occupazione e per il rilancio di tutto il settore di cittadini e aziende, poco o nulla migliorerà, come infatti accade a Stati come gli USA o la GB che pur avendo sovranità monetaria non applicano la Spesa a Deficit Positivo.

Mosler Economics Modern Money Theory: l’export è un costo, l’import è un beneficio