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PREVISIONI ECONOMICHE PRIMA DELLA BREXIT:
Renzi: “L’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea sarebbe una sciagura per gli inglesi…”
Ocse:Brexit brucerà il 3% di crescita del Pil inglese entro il 2020 e il 6% entro il 2030″.
Fondo Monetario Internazionale per bocca del direttore generale Christine Lagarde: “L’impatto sull’economia britannica se il referendum del 23 giugno sancirà l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea sarà da abbastanza a molto, molto grave”
Paolo Mauro, senior fellow al Peterson Institute for International Economics di Washington (ove è approdato dopo vent’anni al Fondo Monetario Internazionale): “La Brexit creerebbe grossi problemi all’economia del Regno Unito”.
POI UN BEL GIORNO VINSE IL BREXIT:
Le agenzie di rating, ignare del funzionamento dei sistemi monetari moderni, declassano immediatamente i titoli di stato inglesi…
LA REALTA’ DOPO IL BREXIT:
Nonostante il declassamento, i tassi d’interesse sui titoli inglesi diminuiscono anzichè aumentare…. “Lo Spread scende a 159 punti, mentre il Bund a 10 anni rende -0,07% (negativo!). Nuovo record per i titoli di stato inglesi dopo la Brexit”
Ansa: “Dal rapporto della Cbi, la confindustria britannica, secondo cui l’industria dei servizi – che rappresenta l’80% dell’economia nazionale – si è ulteriormente rafforzata negli ultimi tre mesi, anche dopo quindi il referendum che il 23 giugno ha sancito l’uscita del Paese dall’Ue. E a fare la parte del leone è proprio il settore dell’accoglienza, con Londra in particolare che è meta di un numero sempre maggiore di turisti. Segnali positivi che sono confermati da un rapporto di Lloyds Bank sulla fiducia dei consumatori rispetto alla loro situazione finanziaria, ai massimi dal 2011.”
Ansa: “E’ stata confermata la crescita dello 0,6% del Pil britannico nel secondo trimestre. Il dato arriva dopo due mesi dal voto favorevole alla Brexit nel referendum del 23 giugno“.
Ansa: “Indice Pmi manifatturiero è salito ad agosto in Gran Bretagna ai massimi da 10 mesi. …. la fiducia dei manager d’impresa è volata a 53,3 punti, ribaltando il livello di luglio, sotto i 50 punti”.
IlSole24ore: “La sterlina ha toccato il massimo da sette settimane dopo la diffusione dell’indice Markit Pmi sui servizi di agosto, che è andato oltre le attese. La valuta britannica è salita a 1,3372 dollari, con un rialzo di circa lo 0,45% sul biglietto verde; contro l’euro è salita dello 0,32% a 1,195. L’indice Markit è balzato ad agosto a 52,9 dal 47,4 di luglio (un aumento di 5,5 punti, il massimo da 20 anni).
Prima del voto su Brexit e anche nelle prime reazioni a caldo la maggior parte degli analisti e dei policymakers aveva dato per scontata la caduta in recessione dell’economia britannica. Gli ultimi indicatori sembrano allontanare gli scenari più cupi”.

Serve aggiungere altro?
Sì.
Utilizzeranno lo stesso terrorismo mediatico per il referendum costituzionale di ottobre. Confindustria ha già iniziato.
Dal Corriere della Sera: “La consultazione elettorale per Confindustria non farebbe altro che consegnare il Paese a una fase di instabilità. Foriera di conseguenze negative sul piano economico: aumento dei rendimenti dei titoli di Stato, aggravamento del credit crunch, aumento della spesa per interessi legata al finanziamento del debito pubblico, difficoltà del Tesoro a condurre in porto le aste dei titoli di Stato, fuga dei capitali. L’effetto di questo scenario sul Pil sarebbe il seguente: -0,7% nel 2017, -1,2% nel 2018, +0,2% nel 2019. Di fatto altri tre anni di recessione. Con una perdita complessiva di 1,7 punti di Pil. Mentre — sempre secondo l’ufficio studi di viale dell’Astronomia — la situazione sarebbe molto diversa con la vittoria del Sì: nello stesso triennio il Pil salirebbe del 2,3%. Da qui il divario di quattro punti percentuali che separa i due scenari. Ovviamente tutto questo aprirebbe una «questione lavoro»: 258 mila posti in meno con la vittoria del No a fronte di 319 posti in più rispetto a oggi se la spuntasse il Sì.”
Hai ancora dei dubbi su cosa sia meglio votare nel prossimo referendum?

http://mobile.ilsole24ore.com/solemobile/main/art/mondo/2016-05-10/con-brexit-rischio-forti-cali-pil-e-sterlina-shock-l-economia–133043.shtml?uuid=ADGC1qE
Questo articolo de ‘Il Sole 24 ore’ ben esplicita la fase di terrorismo mediatico in cui già da tempo è precipitata l’Inghilterra alla luce del referendum del 23 giugno.
Gli atteggiamenti mediatici sono quelli ai quali siamo abituati da tempo. Anche solo l’ipotetica uscita dai trattati UE (ricordiamo infatti che l’Inghilterra non ha l’€uro) scatena la bagarre eurista giornalistica che arranca tentando disperatamente di dissuadere dal pensare a questo evento come positivo, di rilancio per il paese.
Infatti ciò che viene prospettato, alla stregua di Frate Indovino, sono le peggiori tragedie economiche: svalutazione fulminante “immediatamente dopo il voto”, contrazione del PIL fino al 3,7% (secondo l’Ocse addirittura la Brexit brucerebbe il 6% del PIL inglese) mentre la permanenza porterebbe ad un incremento del 2%, balzo pirotecnico della famigerata inflazione con un aumento dei prezzi al 4%, posti di lavoro in fumo secondo George Osborne (cancelliere dello Scacchiere avvezzo ai salotti del gruppo Bilderberg) e infine l’allarme del Tesoro britannico di povertà perenne.
Peccato, si sono dimenticati l’elenco delle svariate ed inevitabili catastrofi naturali che accompagnerebbero la Brexit: l’invasione delle cavallette, gli tsunami, valanghe, nonché un’apocalisse zombie, la vendetta di Shakespeare e il ritorno assassino del mostro di Loch Ness.
Ma la cosa ancor più grave, per tornar seri, è la minaccia da parte della NATO verso la possibile uscita, di non esser più partner dell’Inghilterra, di non appoggiarla più, politicamente e militarmente. Ciò ha ovviamente portato allo scatenarsi delle reazioni dei politici inglesi che spingono fortemente per far votare a favore della permanenza in UE.
Per fortuna oltre alle drastiche posizioni come quelle di Osborne e Cameron che annuncia un’imminente guerra, si oppongono quelle di altri personaggi come Anthony Bamford, presidente della JCB che afferma il fatto che una potenza economica come quella britannica, al quinto posto al mondo, può benissimo vivere serena anche se indipendente, contando sulle proprie forze. Egli aggiunge inoltre che l’uscita potrebbe liberare l’Inghilterra dagli accordi supportando i commerci anche all’interno del paese stesso.
Infine, mentre il nuovo sindaco di Londra Sadiq Khan stringe un accordo informale con il primo ministro per collaborare alla campagna “Stay” (restare nell’UE), l’ex primo cittadino Johnson rilascia queste dichiarazioni sulla preoccupazione di Cameron riguardo la pace
“se pensasse veramente (Cameron) che uscire dall’Ue porterebbe ad una guerra, allora quando è andato a negoziare condizioni migliori a Bruxelles non avrebbe minacciato la nostra uscita […] Questa Ue non è democratica, credete che un greco si senta vicino ad un tedesco? Si sentono una comunità? Non credo proprio”
Ora le domande da porsi sono: per quale motivo gli USA sono così preoccupati per un’eventuale uscita?
Cosa importa a loro e perché si arrogano il diritto di minacciare così pesantemente un paese e di metter bocca su decisioni che spettano al popolo britannico ?
Ma soprattutto, il popolo britannico, avrà il coraggio dopo tutte queste indecenti minacce infondate e criminali di saltare giù dalla giostra europea, in tempo, prima che imploda su sé stessa?
Eccoti un fresco esempio del perché un referendum sull’uscita dall’euro è impossibile, caro Di Maio.
Brexit

Una piccola analisi consente di capire perché con la Me-Mmt l’Italia uscirebbe subito dalla crisi e rilancerebbe produzione, servizi e consumi in pochi mesi, riducendo drasticamente la disoccupazione per poi tenderla a zero

Come mai nonostante da 40 anni gli “aussie” importino più di quanto esportino, i giovani italiani emigrano nel Nuovissimo Continente? E senza che questo sia dotato di “bombe nucleari”?

Il Premier inglese sugli allagamenti: “Non si tratta di scegliere tra conservare lo stanziamento di denaro per gli aiuti all’estero o destinare quei soldi alla spesa interna. Ciò di cui noi abbiamo bisogno sarà speso. Come primo ministro, assolutamente garantirò che ciò sarà fatto”

Come fa la Gran Bretagna a essere allo stesso tempo….
In recessione e con 60 miliardi di euro da prendere in prestito IN PIU’ del previsto…
… ma allo stesso tempo a riuscire a tagliare la tassa sulle aziende di 8 punti percentuali, e allo stesso tempo promettere 12 miliardi di sterline di garanzie ai detentori di mutui a rischio, che beneficeranno 130 miliardi di sterline di mutui, e allo stesso tempo richiedere alla Banca Centrale britannica di fregarsene dell’inflazione e di aiutare la crescita?
Come cazzo fanno lorooooooooooo? Eh?
(p.s. moneta sovrana per caso?)
Fonte: http://www.paolobarnard.info/