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Il capo economista del Nomura Research Institute, che sarà a Firenze con Bill Mitchell sabato 22 novembre, spiega: “E’ in corso una recessione dei saldi di bilancio, se il settore privato si è indebitato deve tagliare spesa e risparmi, e non può prendere denaro in prestito. Soltanto lo Stato può intervenire e riavviare il ciclo economico”

I 15 miliardi di taglio della spesa pubblica comporterebbero un effetto recessivo stimabile in 24 miliardi di Pil, mentre il taglio delle tasse per 18 miliardi non riuscirebbe a compensarlo: “Come sempre è una previsione a spanne, ma da 4 anni ci azzecchiamo”


3%, un buon numero, un numero storico, che fa pensare alla trinità“.  Poi leggi che secondo il presidente della Confcommercio: «Nel 2013 avremo 4 milioni di poveri»
Te lo hanno mai detto che il tuo futuro è dipeso anche da quella riunione?  No, farci credere che tutto dipende dall’abolizione delle  province o dalla legge sull’ineleggibilità. Cose importanti come togliere l’IVA, l’IMU, le accise sulla benzina, cose importanti come la vita non vengono discusse e non mi sembra che l’aria sia cambiata. Ma li avete votati, sarete soddisfatti. Oggi questo 3% è regola considerata sacra da qualsiasi funzionario pubblico, tecnocrate o comune cittadino impallinato dai dogmi neoliberisti. Il Trattato di Maastricht è stata firmato nel 1992 e prevede proprio questa regola nata per caso come ha affermato Guy Abeille, ex funzionario della direzione del Bilancio del governo Mitterrand. Cosa significa questo 3%? Il deficit è la differenza tra la spesa dello Stato (creazione di ricchezza) e gli introiti fiscali (distruzione di ricchezza). Posto un PIL simbolico di 1000 lire, il deficit non dovrebbe superare la somma di 30. Tu, che sgobbi dalla mattina alla sera ti chiedi, “e cosa mi cambia?” Cambia tanto, perché il deficit deve variare di anno in anno, con l’unica motivazione di creare le condizioni affinché sia raggiungibile la piena occupazione. Ponendo un tetto al deficit comprendi come, coloro che tu voti, siano ideologicamente contrari al fatto che tu stia bene. I tuoi politici di riferimento ti hanno mai detto che questo 3% è una balla? Lavorano con una dedizione maniacale e la loro radicalità è ammirabile. Distruggerci uno a uno, costi quel che costi, mentre noi li osserviamo impotenti.
Faccio notare come il limite del 3%, oggi acuito a causa del Fiscal Compact, in base al quale anche quel 3% è eccessivo, non viene, infatti, rispettato da Paesi come Regno Unito (Deficit/PIL, -6,3%), USA (Deficit/PIL, -8,7%) o Giappone (dulcis in fundo, col più alto debito pubblico al mondo, Deficit/PIL, -9,7%). Non sarà mica che avendo la sovranità monetaria possono spendere senza limiti (abbastanza malamente)?
Mi rendo conto che molti non ci arrivano, ma a quel tetto corrispondono sofferenze indicibili ed è stato scelto a caso, “…in meno di un’ora”. Ti viene voglia di processare per alto tradimento i vari Monti, Prodi, Amato, Ciampi, Polillo? A me si.
A quel tetto, corrisponde una visita medica data tra 4 mesi e sono sicuro che ci sei passato anche tu. Quanto avresti bisogno di farla prima?  A quel deficit corrisponderebbe la messa in sicurezza di decine di zone in Italia, più tratte per gli autobus o meno aule-pollaio. Oggi il governo italiano deve tagliare, erodere una spesa già di per se virtuosa se eliminata quella per gli interessi sul debito pubblico. Ma non ci dicono neanche questo.
La cosa che a me più spaventa, non sono Prodi, Monti o Renzi, ma noi. Noto che possono farci tutto quello che vogliano e noi non reagiamo e forse non lo faremo mai. Destinati a soccombere. Buona domenica. Oggi chiudo con Paolo Barnard.
I Sistemi di Potere, brutali, corrotti, avidi sono la cosa più comune della Storia dell’umanità, nulla di nuovo, ci sono sempre stati: gli imperi coloniali, la schiavitù, la barbarie, l’Inquisizione, le tirannie, lo sfruttamento delle masse, dei bambini, i fascismi, certi comunismi, tutti fenomeni confronto a cui Berlusconi e la Camorra sono minuzie. Vogliamo forse paragonare i Conquistadores spagnoli alla Lega? I Gulag alla Campania?
Ma i popoli si sono organizzati, e li hanno sempre uno a uno spazzati via. Lo hanno fatto quando non c’era la Tv, non c’era Internet, non c’erano le democrazie. Lo hanno fatto quando rischiavano la tortura, lo sterminio, la sparizione nelle fosse comuni, e quando non esisteva una giustizia di alcun tipo a tutelarli. Ma lo hanno sempre saputo fare.
Il dramma del nostro tempo è che non siamo più capaci di farlo. Tutto qui. Pensateci.
Il dramma non è l’esistenza di Berlusconi o di Putin, del Fondo Monetario o di Wall Street. Il dramma non è che ci manca l’informazione, non è infatti che non sappiamo quanto brutali, corrotti, avidi essi siano.
Il dramma è che non sappiamo più spazzarli via. E siamo i primi nella Storia a essere così pavidi.

Quanti di noi, cittadini comuni, conoscono questi documenti sottoscritti dai parlamentari in sede governativa o europea? Ben pochi, ritengo! E penso inoltre che li conoscano ben poco nel merito anche la maggior parte di coloro che li hanno sottoscritti in tali sedi!
Eppure questi accordi e organismi internazionali peseranno notevolmente sul nostro futuro, su quello dei nostri figli e persino dei nostri nipoti, molto più di quanto abbiano finora condizionato la nostra vita i sottili giochi dell’alta finanza e del liberismo sfrenato, principali responsabili della crisi in atto che ha prodotto il blocco di stipendi, salari e pensioni, precarizzato il lavoro ed aumentato a dismisura il tasso di disoccupazione.
Ci vengono presentati come organismi ed accordi internazionali necessari per la costituzione di una Europa sempre più unita, ma in realtà, convergono tutti verso un evidente accentramento del potere economico e finanziario in un unico organismo internazionale privato non eletto dai popoli chiamato ESM (EUROPEAN STABILITY MECHANISM), che supererà di fatto tutte le sovranità nazionali, perché dotato di una più ampia sovranità internazionale, che si traduce in una dittatura economico/finanziaria che, limitando le democrazie nazionali, sovrasterà i popoli europei. La pericolosità di tale scelta effettuata per i cittadini europei è riscontrabile e ben visibile nelle trattative già in parte avvenute con il governo greco dall’organismo internazionale chiamato Troika, costituito dalla Banca Centrale Europea, dalla Commissione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale che, mirando a sostituirsi alle istituzioni nazionali, ha imposto ai politici greci la firma di un documento che scarica il peso della crisi sui popoli, in cambio dell’assistenza finanziaria necessaria per pagare il debito in scadenza.
Il peso per i greci è consistito dalle estreme misure di austerità cui abbiamo assistito: taglio delle pensioni, riduzione dei salari minimi, disoccupazione e privatizzazioni. selvagge. Misure dunque che scavalcano i sistemi democratici conquistati con lunghe lotte sociali e tolgono ai cittadini la possibilità di attuare politiche di sviluppo economico in grado di contrastare la cosiddetta finanza speculativa, che tende a ridurli ad un popolo di schiavi affamati. E, si badi bene, l’ESM non è semplicemente un insieme di regole finalizzate ad ottenere la stabilità finanziaria della zona euro, come ci vogliono far credere, ma si tratta di un documento che disciplina l’istituzione di un organismo finanziario internazionale privato, dove i 17 Paesi aderenti compresa l’Italia, dovranno negoziare, non in qualità di Stati sovrani, ma di soci e di debitori, scelte di politica nazionale al fine di ottenere in prestito, a tassi d’interesse determinati dallo stesso organismo, la necessaria liquidità per evitare il paventato default, ovvero il fallimento dello Stato.
Prestito che verrà concesso a condizione che si sia in regola con il Fiscal Compact, che impone la riduzione del debito pubblico al 60% del PIL in 20 anni, ovvero una riduzione del 5% all’anno, che corrisponde per l’Italia, che ha un PIL di circa 1.550 miliardi di euro ed un debito pubblico di circa 2.000 miliardi di euro, ad un impegno ventennale di circa 50 miliardi l’anno! Impegno impossibile per una Italia così in crisi, che ci ridurrebbe senz’altro sul lastrico, in condizioni peggiori di come è ridotta oggi la Grecia, che ha buona parte della sua popolazione tanto affamata da dover ricercare il cibo tra i rifiuti. Tutto ciò nonostante l’Italia, quale socio aderente all’ESM debba versare 125 miliardi di euro in cinque anni! Veramente assurdo.
Ma v’è di più! I membri dell’istituzione finanziaria ESM, compresi quelli dello staff, sono immuni da procedimenti legali in relazione agli atti da essi compiuti nell’esercizio delle proprie funzioni e lo stesso organismo gode anche di una incomprensibile quanto ingiusta inviolabilità dei documenti, ed ancora, le disponibilità e le proprietà dell’ESM, ovunque si trovino e da chiunque siano detenute, godono dell’immunità da ogni forma di giurisdizione, salvo che lo stesso organismo non vi rinunci spontaneamente e non possono essere oggetto di perquisizione, sequestro, confisca ed esproprio, e, godono persino di esenzione fiscale, nonostante la crisi europea in atto! Vi sembra normale che la costituzione di un organismo internazionale privato abbia tali enormi tutele? Non è forse una nuova tipologia di dittatura finanziario/economica? E tutto ciò sta avvenendo in Italia nell’assenza totale di informazione!
I francesi e gli olandesi, invece, nell’anno 2005 hanno bocciato con un referendum la Costituzione europea, riproposta nel 2007 nella forma giuridica del “Trattato”, e, in quanto tale, non più soggetto alla approvazione dei popoli; per di più costituito da innumerevoli articoli ed emendamenti scritti in forma pressoché incomprensibile, contenente norme tendenti ad indebolire ulteriormente le sovranità nazionali e democratiche.
In Germania nell’anno 2012 vengono presentati 37.000 ricorsi alla Corte Costituzionale contro il Trattato di Lisbona: a settembre dello scorso anno la Corte Costituzionale emette sentenza non ostativa verso il trattato, subordinando la sua applicazione alla limitazione delle responsabilità economiche della Germania alla sola quota di partecipazione versata nel nascente organismo e non nella forma illimitata che in esso è chiaramente espressa.
L’Italia ratifica il Trattato nell’agosto del 2008, mentre i cittadini erano in vacanza! L’ESM nasce dagli avvenimenti sopra esposti, ma non è ancora entrato in vigore in quanto occorre la ratifica, da parte di tutti gli Stati aderenti, alla modifica dell’articolo 136 dello stesso Trattato sul Funzionamento dell’UE, che istituisce il meccanismo di stabilità finanziaria per la zona euro.
In Italia il disegno di legge (n. 2914/2011)  per la ratifica è stato presentato dall’ex ministro degli Affari esteri Franco Frattini, in accordo con l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, con l’ex ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani e l’ex ministro per le Politiche Europee Anna Marina Bernini Bovicelli. La I^ Commissione permanente Affari Costituzionale ha dato esisto non ostativo il 14.12.2011 e la 14^ Commissione permanente Politiche dell’Unione europea si è espressa in modo favorevole con osservazioni il 25.01.2012. Il  Parlamento italiano deve ancora esprimersi a riguardo.
Sarebbe dunque opportuno:
– che i parlamentari nazionali esprimessero voto contrario alla ratifica della modifica dell’articolo n.  136 del Trattato sul Funzionamento dell’UE;
– che il Presidente del Consiglio Mario Monti, appassionato sostenitore delle politiche europee, o chi per lui, spiegasse ai cittadini italiani luci ed ombre del Trattato ESM  e stimolasse dibattiti pubblici atti a valutare proposte alternative di soluzione della crisi;
– che il Presidente della Repubblica non autorizzasse la ratifica del trattato e riferisse pubblicamente le motivazioni del grande silenzio sui reali termini dell’entrata in vigore del ESM.

Uno schiaffo alle devastanti politiche europee di Angela Merkel è arrivato in ‘casa’: “Deutscher Bundesrat stoppt Fiskalpakt”.
ll Bundesrat tedesco, la Camera dei Laender, ha bloccato il Fiscal Compact, tramite il voto dell’opposizione rosso-verde, che detiene la maggioranza. Le regioni chiedono di ridiscutere il provvedimento voluto da Angela Merkel; in Commissione di mediazione, le due Camere saranno costrette a trovare un accordo.
In cambio dell’austerità ed il soffocamento definitivo delle politiche economiche comportate dal Fiscal Compact, i Laender vogliono ottenere 3,5 miliardi di euro fra il 2014 e il 2019.
Il voto bomba rimette tutto in discussione.
L’ossessiva politica del rigore perde un pezzo decisivo; fino alle prossime elezioni, la Germania non entrerà nel Fiscal Compact. In Italia, pur di non contraddire l’aspirazione tutta tedesca all’austerità e al rigore di bilancio, i nostri politici senza scrupoli si sono piegati ai diktat della Germania, accettando delle regole di rigidità economica che qualunque contabile, con un po’ di sale in zucca, giudicherebbe assolutamente folli e irresponsabili.
Ma la stampa italiana? La notizia ha suscitato clamore? Acqua in bocca, vorrai mica far fare brutta figura al Pd, al governo dei tecnici salvatori della Patria comune?
 

Questo testo analizza la composizione della bilancia dei pagamenti italiana, studiandone le sue tre componenti principali, ovvero il conto corrente, il conto capitale ed il conto finanziario

19 luglio 2012, approvando il Fiscal Compact con una maggioranza schiacciante alla Camera, abbiamo ufficialmente consegnato le sorti del Belpaese nelle mani dei tecnocrati europei, che ne controlleranno integralmente le attività economiche dopo aver già da tempo acquisito i diritti su quelle politiche. Il tutto nella quasi totale assenza, per non dire “allineamento”, dei media del mainstream.
Per capire la gravità della situazione bisogna prima di tutto analizzare che cos’è il Fiscal Compact e quali conseguenze scaturiranno dalla ratifica dello stesso.
Che cos’è il Fiscal Compact
Formalmente è il Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria firmato il 2 marzo 2012 da tutti gli stati dell’Unione europea ad eccezione del Regno Unito e della Repubblica Ceca.
Il Trattato contiene una serie di disposizioni, chiamate anche “regole d’oro”, con cui gli Stati si impegnano a migliorare e coordinare al meglio le politiche economiche all’interno dell’Unione al fine di salvaguardare la stabilità di tutta la zona Euro.
Ufficialmente entrarà il vigore il 1° Gennaio 2013 a condizione che almeno 12 Stati membri, appartenenti all’area Euro, l’abbiano ratificato.
Abbandoniamo però il versante formale e scendiamo nei dettagli per capire effettivamente di cosa si tratta. Il Fiscal compact, in sintesi, si compone di due regole che riguardano rispettivamente: il “patto di bilancio” e l’obiettivo della riduzione del debito pubblico. Lo scopo dichiarato lo troviamo nelle ultime righe dell’art. 1 comma 1: crescita sostenibile, competitività e coesione sociale. Analizzeremo questi obiettivi nel corso dell’articolo approfondendone determinati aspetti.
Regola numero uno: Il patto di bilancio
Il patto di bilancio è disciplinato dall’art. 3 del trattato:
a) la posizione di bilancio della pubblica amministrazione di una parte contraente è in pareggio o in avanzo;
Questa regola sancisce l’impossibilità per uno Stato di chiudere in passivo il proprio bilancio annuale. In altri termini la spesa a deficit non è più contemplata, l’unica alternativa al pareggio è il surplus. Generare ulteriore debito pubblico non è più possibile.
b) la regola di cui alla lettera a) si considera rispettata se il saldo strutturale annuo della pubblica amministrazione è pari all’obiettivo di medio termine specifico per il paese, quale definito nel patto di stabilità e crescita rivisto, con il limite inferiore di un disavanzo strutturale dello 0,5% del prodotto interno lordo ai prezzi di mercato. Le parti contraenti assicurano la rapida convergenza verso il loro rispettivo obiettivo di medio termine. Il quadro temporale per tale convergenza sarà proposto dalla Commissione europea tenendo conto dei rischi specifici del paese sul piano della sostenibilità. I progressi verso l’obiettivo di medio termine e il rispetto di tale obiettivo sono valutati globalmente, facendo riferimento al saldo strutturale e analizzando la spesa al netto delle misure discrezionali in materia di entrate, in linea con il patto di stabilità e crescita rivisto;
d) quando il rapporto tra il debito pubblico e il prodotto interno lordo ai prezzi di mercato è significativamente inferiore al 60% e i rischi sul piano della sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche sono bassi, il limite inferiore per l’obiettivo di medio termine di cui alla lettera b) può arrivare fino a un disavanzo strutturale massimo dell’1,0% del prodotto interno lordo ai prezzi di mercato;
e) qualora si constatino deviazioni significative dall’obiettivo di medio termine o dal percorso di avvicinamento a tale obiettivo, è attivato automaticamente un meccanismo di correzione. Tale meccanismo include l’obbligo della parte contraente interessata di attuare misure per correggere le deviazioni in un periodo di tempo definito.
Entriamo nello specifico: la regola espressa dal comma a) si considera rispettata se gli Stati aventi un debito pubblico superiore al 60% del PIL chiuderanno il bilancio con un deficit strutturale massimo dello 0,5%/PIL, il limite è fissato all’1% nel caso in cui il debito pubblico sia inferiore al 60%. Laddove il percorso per il raggiungimento dell’obiettivo subisca un rallentamento o una deviazione è fatto obbligo alla parte contraente attuare un meccanismo di correzione.
Alla Commissione europea spetta il compito di valutare e vigilare sul rispetto degli obiettivi di medio termine imposti agli Stati dal patto di stabilità e crescita 1, ma la funzione della Commissione non si esaurisce e risulta essere di ben altra portata.
Il paragrafo 2 del Trattato ci chiarisce le idee in merito:
2. Le regole enunciate al paragrafo 1 producono effetti nel diritto nazionale delle parti contraenti al più tardi un anno dopo l’entrata in vigore del presente trattato tramite disposizioni vincolanti e di natura permanente – preferibilmente costituzionale – o il cui rispetto fedele è in altro modo rigorosamente garantito lungo tutto il processo nazionale di bilancio. Le parti contraenti istituiscono a livello nazionale il meccanismo di correzione di cui al paragrafo 1, lettera e), sulla base di principi comuni proposti dalla Commissione europea, riguardanti in particolare la natura, la portata e il quadro temporale dell’azione correttiva da intraprendere, anche in presenza di circostanze eccezionali, e il ruolo e l’indipendenza delle istituzioni responsabili sul piano nazionale per il controllo dell’osservanza delle regole enunciate al paragrafo 1. Tale meccanismo di correzione deve rispettare appieno le prerogative dei parlamenti nazionali.
Gli Stati che ratificheranno il fiscal compact saranno quindi obbligati ad adottare tali regole tramite disposizioni vincolanti e di natura permanente – preferibilmente costituzionale e i meccanismi di azione correttiva (di cui sopra) saranno istituiti sulla base di principi proposti/imposti dalla Commissione che ne determinerà anche la natura, la portata e il quadro temporale. L’intera politica economica e fiscale di uno Stato viene trasferita nelle mani di tecnocrati non eletti. L’opera di esautorazione dei Parlamenti nazionali è giunta alla fase finale, le Costituzioni degli stati dell’Eurozona, con rare eccezioni, sono da considerare carta straccia.
Regola numero due: il percorso di riduzione del debito pubblico
L’art. 4 introduce la seconda regola che va ad integrare il patto di bilancio, gli art. 5 e 6 ne stabiliscono le regole:
Quando il rapporto tra il debito pubblico e il prodotto interno lordo di una parte contraente supera il valore di riferimento del 60% di cui all’articolo 1 del protocollo (n. 12) sulla procedura per i disavanzi eccessivi, allegato ai trattati dell’Unione europea, tale parte contraente opera una riduzione a un ritmo medio di un ventesimo all’anno come parametro di riferimento secondo il disposto dell’articolo 2 del regolamento (CE) n. 1467/97 del Consiglio, del 7 luglio 1997..
La parte contraente che sia soggetta a procedura per i disavanzi eccessivi ai sensi dei trattati su cui si fonda l’Unione europea predispone un programma di partenariato economico e di bilancio che comprenda una descrizione dettagliata delle riforme strutturali da definire e attuare per una correzione effettiva e duratura del suo disavanzo eccessivo. Il contenuto e il formato di tali programmi sono definiti nel diritto dell’Unione europea. La loro presentazione al Consiglio dell’Unione europea e alla Commissione europea per approvazione e il loro monitoraggio avranno luogo nel contesto delle procedure di sorveglianza attualmente previste dal patto di stabilità e crescita.
Spetterà al Consiglio dell’Unione europea e alla Commissione europea monitorare l’attuazione del programma di partenariato economico e di bilancio e dei piani di bilancio annuali ad esso conformi.
Al fine di coordinare meglio le emissioni di debito nazionale previste, le parti contraenti comunicano ex ante al Consiglio dell’Unione europea e alla Commissione europea i rispettivi piani di emissione del debito pubblico
In sintesi gli Stati il cui debito pubblico non è inferiore al 60% sul PIL dovranno attuare un programma (che comprenda una descrizione dettagliata delle riforme previste) di riduzione del debito che dovrà scendere ogni anno di almeno 1/20 della distanza tra il valore effettivo e la soglia del 60%. L’approvazione di tali programmi spettano al Consiglio e alla Commissione che dovranno essere anche informati preventivamente di tutte le spese a deficit previste dai piani annuali.
Ma non è tutto, perché gli articoli successivi, in particolare l’otto, stabiliscono che sarà la Corte di Giustizia dell’Unione Europea a stabilire, con una sentenza vincolante, le sanzioni alle parti contraenti che non rispetteranno le regole, sanzioni che arrivano fino allo 0,1 % del PIL. Naturalmente sarà la Commissione a stilare relazioni che potranno inchiodare gli Stati negligenti.
E’ più chiaro ora chi effettivamente governerà i paesi sottoscrittori del Trattato?
Queste considerazioni però non spiegano in modo esaustivo la tesi espressa nel titolo di questo articolo, qualche sprovveduto lettore potrebbe pensare che gli stati spendaccioni si meritino la maestra, o meglio, la Commissione “di sostegno” per aver fatto i cattivi. Andiamo quindi ad analizzare le cifre di questo atto accolto con entusiasmo dalla maggioranza dei nostri parlamentari.
L’obiettivo dichiarato è quello di portare il debito pubblico sotto la soglia del 60% in 20 anni partendo da una cifra molto vicina al 120%. Ciò significa che dovrà essere ridotto di almeno il 3% all’anno. Abbiamo detto che il bilancio dello Stato dovrà essere in pareggio, non potrà quindi generare ulteriore debito. Tutte le variazioni percentuali del PIL, di conseguenza, produrranno altrettante variazioni del rapporto debito/PIL. In altre parole, se la variabile debito è fissa e considerando che il debito pubblico italiano è pari a circa il 120%, affinché si rispetti la regola 1/20, è necessario che inizialmente il PIL cresca di almeno il 2,5%, successivamente, con un debito al 100% è sufficiente una crescita del 2%, e così via. Ma quanto cresce il PIL del nostro paese? Questo è il punto centrale del discorso: il nostro prodotto interno lordo non solo non cresce, ma diminuisce, chiamasi recessione. Le stime parlano di un segno negativo sia per il 2012 che per il 2013. Se il PIL non cresce e il pareggio di bilancio non ci permette di generare nuovo debito, facendo rapidi calcoli, l’Italia dovrà trovare una cifra vicina ai 50 miliardi di euro entro il 2013 per rispettare il suo piano di rientro. Cifre molto simili saranno necessarie per gli anni successivi a meno che non ci sia una miracolosa ripresa della produzione nazionale, cosa che appare alquanto improbabile se ci si ostina a seguire una politica economica che non stimola la domanda. Lo scenario è al limite del drammatico se si considera che la “spending review” di Monti, che sta gettando nella depressione anche i più entusiasti estimatori del Professore, mira a racimolare qualcosa come 29 miliardi di euro in tre anni. Si parla di decine di migliaia di dipendenti pubblici in esubero, meno posti letto negli ospedali, tagli alla scuola e alla giustizia. Dove pensa di trovare ulteriori 50 miliardi di euro?
Qualcuno dica a Monti che dalle vene degli italiani non sgorga danaro, ma sangue.
 
1 Il Patto di stabilità e crescita (PSC) è un accordo stipulato dai paesi membri dell’Unione Europea, inerente al controllo delle rispettive politiche di bilancio, al fine di mantenere fermi i requisiti di adesione all’Unione Economica e Monetaria europea (Eurozona). Detto anche “Trattato di Amsterdam”, fu sottoscritto nel 1997 al fine di realizzare il rafforzamento del percorso d’integrazione monetaria intrapreso nel 1992 con la sottoscrizione del Trattato di Maastricht. (Wikipedia)

La parte tecnica, e agghiacciante, più sotto. Fra l’altro, io l’avevo già tutta anticipata in precedenti articoli avvisandovi, ora è legge europea ed italiana. Ma prima un commento.
Questo non è più un Colpo di Stato Finanziario. Questa è la ‘Coventry-zzazione’ dell’Italia a firma Mario Monti, e con un esecutore materiale: il medesimo Paese che nella notte del 14 novembre 1940 rase al suolo la cittadina inglese con una violenza mai impiegata prima nella storia bellica. Una violenza da cui nacque il temine ‘Coventry-zzazione’.
Leggendo le pagine del Treaty on Stability, Coordination and Governance in the Economic and Monetary Union, comunemente conosciuto come Fiscal Compact firmato il 31 gennaio dai capi di Stato e di governo della zona Euro, ho compreso che qui non stiamo più parlando di un golpe per controllare gli Stati sovrani d’Europa, ma proprio di un bombardamento a tappeto che non lascerà che cenere di tutto ciò che conoscevamo come democrazia, redditi e Stato di diritto in Italia. Ed è per me sbalorditivo che un Santoro, o un Ferruccio De Bortoli, o una Camusso possano aver letto quelle righe senza inorridire (perché le hanno lette, vero? è il loro mestiere, no?). Che il parlamento italiano le possa aver lette senza esplodere in una ribellione addirittura violenta, barricandosi alla Camera e al Senato (perché le hanno lette, vero? è il loro mestiere, no?). Ma tant’è. Offro qui un tributo al genio dell’accademico americano Edward Herman, che ha coniato quella che è forse la più cruciale definizione mai data della nostra epoca, un’epoca “dove hanno reso plausibile l’inimmaginabile”, e dove la gente lo ha accettato.
Sono 11 pagine, questo Fiscal Compact. Entrerà in vigore il 1 Gennaio del 2013. Negli 11 mesi che rimangono non nascerà alcuna rivolta. Gli italiani, e soprattutto gli italiani di Gad Lerner, di Fazio (sia Fabio che Lorenzo), di Saviano, di Travaglio, di Grillo, di Bersani, di Vendola, della CGIL-Fiom, del popolo viola ecc. sono troppo stupidi, incorreggibili e meschini per capire. E sono una massa enorme che potrebbe invece agire. Ergo, siamo finiti, perché gli altri italiani, quelli di Sky e degli Outlet, non contano come forza civica, mai sono contati, si lamentano ma se ne fregano. Questa è la realtà. Il 24-25- 26 Febbraio a Rimini un gruppo microscopico di italiani si informerà su cosa si può fare per salvare i redditi, i diritti e l’Italia da questa catastrofe, e, fra questi, un gruppo ancor più microscopico forse porterà avanti una battaglia in futuro (http://www.democraziammt.info/). Come dire: ci sarà il Diluvio Universale e quattro gatti in Italia sapranno costruire una barca. Dai, fa ridere. Ok, ecco Coventry:
COSA DICE IL FISCAL COMPACT (tradotto e semplificato da Paolo Barnard).
– uno Stato che dà ai propri cittadini e alle proprie aziende più denaro di quanto gliene tolga in tasse, cioè che spenda a deficit di bilancio, sarà illegale e anti costituzionale. Dovrà come minimo fare il pareggio di bilancio (cioè darci 100 e toglierci subito dopo 100), ma meglio ancora se farà il surplus di bilancio (ci darà 100 e ci toglierà 150), cioè dovrà impoverirci, matematicamente. Questa regola dovrà essere inserita nella Costituzioni degli Stati firmatari, o in leggi egualmente vincolanti. Sancito dal Fiscal Compact nel TITOLO III art. 3/1 a) – 3/2.
– Se uno Stato non iscrive nella Costituzione o in leggi egualmente vincolanti l’obbligo di impoverire i propri cittadini e aziende attraverso il pareggio di bilancio o il surplus di bilancio, verrà giudicato dalla Corte Europea di Giustizia, che ha potere di sentenze sovranazionali, cioè vincolanti per tutti gli Stati aderenti. Sancito dal Fiscal Compact nella premessa a pag. 2.
– uno Stato che volesse ignorare questo scempio verrà messo sotto accusa automaticamente (excessive deficit procedure), e automaticamente dovrà correggersi presentando un piano dettagliato di correzioni, che sono le famigerate austerità che ben conosciamo. Le correzioni saranno dettate dalla Commissione Europea di tecnocrati non eletti (che, come ampiamente dimostrato, rispondono alle lobby finanziarie di Bruxelles, nda). Sancito dal Fiscal Compact nel TITOLO III art. 3/1 e) – 3/2.
– se lo Stato sotto accusa non si corregge, e cioè se  si rifiuta di impoverire i propri cittadini e aziende attraverso il pareggio di bilancio o il surplus di bilancio, la Commissione Europea lo denuncerà agli altri Stati, che lo denunceranno alla Corte Europea di Giustizia, che ha potere di sentenze sovranazionali, cioè vincolanti per tutti gli Stati aderenti. Se questa Corte condannerà lo Stato recalcitrante, e se quest’ultimo comunque si rifiuterà di impoverire i propri cittadini e aziende attraverso il pareggio di bilancio o il surplus di bilancio, la Corte potrà condannare lo Stato disubbidiente a una multa che per l’Italia sarebbe di 2 miliardi di Euro. Sancito dal Fiscal Compact nel TITOLO III art. 5/1 a) – art. 8/1 – 8/2.
– il potere di denunciare alla Corte Europea di Giustizia uno Stato che si rifiuta di impoverire i propri cittadini e aziende attraverso il pareggio di bilancio o il surplus di bilancio, e quindi di sottoporlo al processo ulteriore della Corte per le punizioni monetarie finali, è riservato anche a un solo singolo Stato della zona Euro, e anche se la Commissione Europea non ha dato alcun parere negativo conto lo Stato sotto accusa. (diritto quindi del tutto arbitrario che sarà esercitato senza pietà dalla Germania, nda). Sancito dal Fiscal Compact nel TITOLO III art. 8/1 – 8/2.
– il risultato della condanna da parte della Corte Europea di Giustizia di uno Stato che si rifiuta di impoverire i propri cittadini e aziende attraverso il pareggio di bilancio o il surplus di bilancio, non sarà solo una pesantissima multa di miliardi di Euro, ma si traduce anche in una costrizioneassoluta per questo Stato di correggere il bilancio verso il pareggio o il surplus. Sancito dal Fiscal Compact nella premessa a pag. 3.
– quando scatta la procedura di denuncia di uno Stato che si rifiuta di impoverire i propri cittadini e aziende attraverso il pareggio di bilancio o il surplus di bilancio, gli altri Stati della zona Euro si prendono l’impegno di sostenere quella denuncia. Potranno rifiutarsi solo se troveranno un sostegno da parte di una maggioranza qualificata dei medesimi Stati. Cioè, per contrastare l’azione punitiva e arbitraria anche di un solo Stato (es. la Germania, nda) tutti gli altri dovranno trovare una maggioranza (impossibile, nda). Sancito dal Fiscal Compact nel TITOLO III art. 7.
– dalla firma di questo Fiscal Compact in poi, uno Stato della zona Euro dovrà chiedere approvazione alla Commissione Europea e al Consiglio Europeo prima di emettere i propri titoli di Stato. Anche qui la funzione primaria di autonomia di spesa dello Stato sovrano è cancellata. Sancito dal Fiscal Compact nel TITOLO III art. 6.
–  all’unico organo europeo legittimamente eletto dai cittadini, cioè il Parlamento Europeo, è riservato questo: il suo presidente “potrebbe” essere invitato ad ascoltare le decisioni dei tecnocrati della Commissione e del Consiglio. Basta. Ai parlamenti nazionali (ex sovrani, nda) e al Parlamento Europeo è concesso di formare una conferenza di rappresentanti che potranno “discutere” (non bocciare, nda) le decisioni prese dai tecnocrati. Sancito dal Fiscal Compact nel TITOLO V art. 12/5 – art. 13.
– il Fiscal Compact richiede a tutti gli Stati della zona Euro di promettere sostegno e fedeltà alla Moneta Euro e all’unione economica, al fine di promuovere “crescita, impiego e competitività” (cioè come dire: sostenere un’alluvione per promuovere l’agricoltura, nda). Sancito dal Fiscal Compact nel TITOLO I art. 1/1.
– se uno Stato dovesse aver bisogno si sostegno finanziario europeo attraverso un salvataggio da parte del Meccanismo Europeo di Stabilità, non avrà un singolo Euro se prima non avrà firmato il Fiscal Compact e non lo avrà obbedito in toto. (la Grecia dovrà quindi farlo e comunque morirà sotto tortura, i prossimi siamo noi, nda) Sancito dal Fiscal Compact nella premessa a pag. 4.
in ultimo, il Fiscal Compact impone il rispetto a tutti gli Stati firmatari dell’Europact. Adottato dai capi di governo dell’Eurozona il 24 marzo 2011, stabilisce che la competitività sia giudicata solo in rapporto al contenimento degli stipendi e all’aumento della produttività; che gli stipendi pubblici debbano essere tenuti sotto controllo per non danneggiare la competitività; che la sostenibilità del debito nazionale sia giudicata a seconda della presunta generosità di spesa nella Sanità, Stato Sociale, e ammortizzatori sociali; che le pensioni e gli esborsi sociali devono essere riformati “allineando il sistema pensionistico alla situazione demografica nazionale, per esempio allineando l’età pensionistica con l’aspettativa di vita”. Sancito dal Fiscal Compact nella premessa a pag. 4.
Conclusione.
L’Italia perde tutta la sua sovranità di spesa per i cittadini (che andava a favore di tutti i servizi essenziali, delle tutele sociali, di tutta la nostra economia salariale, degli sgravi ecc.) e la sua sovranità di spesa per le aziende (cha andava a favore di modernizzazione, infrastrutture, acquisti diretti, sgravi ecc.). E sarà costretta al meglio a darci 100 e toglierci 100, cioè a lasciarci a zero di ricchezza netta. Di conseguenza: Il Fiscal Compact impone per legge sovranazionale l’impoverimento sistematico e automatico da parte dello Stato dell’Italia produttiva e delle nostre famiglie. In tal modo lo Stato perde totalmente la sua funzione democratica primaria. Il parlamento italiano non conta più nulla in questo, è di fatto esautorato. Non controlleremo più in nostri titoli di Stato, altra sciabolata alla nostra sovranità. Siamo alla mercé delle punizioni inflitte da tecnocrati non eletti da noi, e del giudizio devastante della Germania, che com’è noto ed ampiamente provato, lavora da 40 anni per distruggere le economie dell’Europa del sud, dell’Italia in particolare (si legga Il Più Grande Crimine 2011). Saremo costretti ad austerità continue imposte dalla Commissione Europea che nessun italiano elegge. Questo significa povertà imposta su altra povertà, e solo per gli interessi Neomercantili di Berlino e di pochi speculatori internazionali. Infine, questo crimine contro un intero popolo e nazione è stato firmato da Mario Monti, che dovrebbe essere arrestato per alto tradimento. Ma c’è di peggio.
Gli italiani stanno concedendo un’abbondante maggioranza di gradimenti al governo Monti. I media difendono l’Euro come sacro, e neppure quelli ‘liberi’, da Santoro al Fatto di Travaglio, permetteranno mai a questi fatti documentati, e salva vita, di essere esposti. Tutta la componente maggioritaria dei cittadini ‘impegnati’ crede di aver salvato l’Italia dal terribile pericolo democratico numero uno della nostra storia: Silvio Berlusconi. Il resto degli italiani non sa, non se ne cura.

 C’è una profonda giustizia nel fatto che il Vero Potere ci pisci in testa. E ci condanni alla disperazione. Ce lo meritiamo.

 

p.s. piange il cuore per quei pochissimi che non se lo meritano, http://www.democraziammt.info/.
FONTE: http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=327