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Di seguito la trasmissione “L’Approdo”, andata in onda sulla televisione digitale terrestre abruzzese-marchigiana Super J venerdì 15 gennaio, avente per oggetto il tema della crisi bancaria seguente al cosiddetto decreto salvabanche dello scorso mese di novembre e gli effetti generati a livello economico, politico e finanziario.
Invitato Pier Paolo Flammini, referente per la Me-Mmt della Regione Marche, il quale ha criticato duramente la decisione del governo e della Commissione Europea che hanno condotto al decreto:  “Il governo prende ordini e fa quello che gli viene scritto, non tutela il risparmio secondo l’articolo 47 della Costituzione” ha esordito. Presenti in studio, con la conduttrice Daniela Facciolini, il deputato di Scelta Civica Giulio Cesare Sottanelli, presidente della Banca del Vomano, il giornalista economico Stefano Cianciotta e il referente per la Federconsumatori della Provincia di Ascoli Piceno Antonio Ficcadenti.

Servizio televisivo di Tv Centro Marche sull’incontro organizzato da Me-Mmt Marche a Senigallia lo scorso 19 dicembre. Interviste all’avvocato Marco Mori, al giornalista Pier Paolo Flammini, al trader Giovanni Zibordi e al presidente dell’associazione regionale Me-Mmt Tiziano Tanari

Crac banche, l’ultimo attacco è al risparmio degli italiani: “Sarà l’ennesimo passo avanti nella disgregazione dell’idea comunitaria e sociale alla base della nostra Costituzione, per favorire invece la responsabilità privata individuale, che altro non è che l’atomizzazione della società, l’eliminazione di ogni rete di protezione sociale e l’applicazione nuda e cruda del capitalismo ultra-finanziario.
Il tuo lavoro sarà sempre più incerto, i tuoi risparmi saranno sempre più incerti, le cure per la tua salute saranno sempre più incerte, le tue relazioni affettive saranno sempre più incerte”

Basta speculazione finanziaria. La Repubblica torna a garantire i risparmi dei cittadini e a controllare il sistema creditizio nell’interesse pubblico. La Banca d’Italia prestatore di ultima istanza anche per il settore bancario in modo da assicurare sempre il credito necessario al settore privato

Incontro organizzato dall’associazione Me-Mmt Marche sabato 19 dicembre alle ore 17,30, finalizzato alla comprensione di cosa avvenuto con le “4 banche” compresa la Banca delle Marche e come difendersi dalle nuove norme che costringeranno i risparmiatori a pagare i fallimenti degli istituti di credito. Intervengono il giornalista Pier Paolo Flammini, il trader e blogger Giovanni Zibordi, l’avvocato ed esperto di questioni giuridiche europee Marco Mori

Un Presidente del Consiglio degno di questo nome non passerebbe il tempo a fare degli show con Bruno Vespa o nella sua Firenze. Un Presidente del Consiglio degno della nostra Costituzione invierebbe al commissario ai Servizi Finanziari Jonathan Hill, ex lobbista londinese, l’articolo 47 della nostra Costituzione e si rifiuterebbe di obbedire a questo genere di folli ordini. Che altra motivazione non possono avere se non quello di esperimenti sociali sulla pelle degli italiani.

Poniamo doveste combattere una guerra. Di quelle vere, come abbiamo conosciuto nella storia. Un esercito da una parte della trincea, un esercito di fronte. Fucili, cannoni, aereoplani, mine, filo spinato.
Ad un certo punto uno dei due eserciti viene privato di tutte le armi. Può combattere soltanto dei corpo a corpo con i coltelli e arnesi da cucina. L’altro esercito invece progredisce negli armamenti tecnologici.
Il generale dell’esercito disarmato vi farà un po’ pena. Sposta le truppe, studia le mappe, la configurazione del terreno, i punti deboli dell’avversario, i tempi dei rifornimenti di cibo e acqua. Ma non potrà vincere mai quella guerra.
Il generale dell’esercito disarmato, non ha il coraggio di ordinare il rompete le righe. Deve diffondere tra i soldati la convinzione che le cose stiano andando meglio, e che riusciranno comunque a battere il nemico.
Tuttavia se fosse onesto, il generale dell’esercito disarmato dovrebbe dire ai soldati e alla sua nazione: “Non possiamo combattere né difendere il nostro suolo. Senza armi sarà impossibile ricacciare i nemici oltre i confini”.
La colpa principale, e grave, del generale è l’omissione della verità. L’esito finale della sua omissione sarà una carneficina tra le sue truppe. Così sarà ricordato dalla storia.
Matteo Renzi è l’ultimo generale dell’esercito disarmato chiamato Italia. La miccia accesa alla bomba è in mano sua, da quasi due anni. Non può fare nulla, e infatti nulla fa, se non spostamenti di truppe, ranci girati un po’ qua e un po’ là. Il suo esercito è totalmente sottomesso alle decisioni del nemico, che si chiama Mercato Globalizzato e ha un centro direzionale iper-attrezzato di nome Mercato Finanziario Globalizzato.
Nel caso delle “4 banche” CariChieti, CariFerrara, Banca Marche e Banca Etruria, il generale Matteo Renzi può parlare e può studiare. Non può agire come sarebbe previsto dalla nostra Costituzione. Parla e dice: “Il Governo italiano quando ha visto che quattro banche rischiavano di chiudere e rischiavano di perdere migliaia di posti di lavoro e i soldi dei contribuenti è intervenuto e sono molto lieto delle misure che ha preso perché ha salvato i soldi dei conti correnti e i posti di lavoro
(fonte Huffington Post).
Può studiare: “Matteo Renzi dice sì all’apertura di una commissione di inchiesta parlamentare su ciò che è avvenuto nel sistema bancario italiano ed europeo negli ultimi 15 anni“. Ma non ha le armi per agire.
Le armi sono saldamente in pugno di un esercito del nemico non democratico, infatti i generali rispondono al nome di Commissari e non di Ministri. Il generale che ha di fronte Renzi si chiama Jonathan Hill. Nonostante sia a capo di un potere immenso, avendo il “Commissariato” più potente, quello ai Servizi Finanziari, nessuno nell’esercito di Renzi e nella popolazione da lui difesa sa quale sia il suo volto, figuriamoci la sua storia. La distanza è Potere.
Jonathan Hill si può permettere di irridere una nazione intera perché non ha alcun rapporto con i governati da Renzi, e infatti dice che le banche “vendevano alla gente prodotti inadatti” e questo ha avuto “conseguenze personali per alcune persone in Italia”, e ancora: “Hill non ci gira intorno: è il governo italiano a essere alla guida” del processo di salvataggio delle 4 banche italiane “ed ha la responsabilità per questo“. “Il governo ha discusso a lungo con la Commissione, in particolare con la Direzione generale concorrenza” che ha “ritenuto che le misure prese erano compatibili con la legislazione Ue” sui salvataggi bancari.
Fine della guerra.
Jonathan Hill è un politico conservatore inglese fondatore di una società di lobbying Quiller Consultants, nel 1998. Qui alcune informazioni sintetizzate da Filippo Abbate di Me-Mmt.

Tutti coloro che vi parlano di libero mercato, di responsabilità individuale dei piccoli risparmiatori, di aiuti di Stato, va bene, sono tutte cose buone. Ma omettono di dire che anche questa è una guerra, combattuta con strumenti sofisticatissimi, dove i Matteo Renzi di turno fanno sistematicamente la figura dei pagliacci (meritandosela in pieno, sia detto). Nessuna società si regge a lungo sui libri di testo, perché l’umanità è sempre più complessa del più illuminante dei saggi, e i libri di testo di chi è oggi al comando sono pura astrazione matematica chiamata economia. Qualcosa esattamente speculare al socialismo reale, quando si riteneva che l’umanità potesse conformarsi a rigidi modelli intellettuali. 
Qui alcune risposte:
Video, Ben Bernanke, capo della Fed, Banca Centrale Usa, spiega che il salvataggio delle banche americane è avvenuto senza chiedere un centesimo di tasse ai cittadini: Le tasse non pagano la spesa pubblica

Articolo di Giacomo Bracci, Quanto ci costa (non) salvare le banche, 22 ottobre 2015.
Articolo di David Lisetti, La Germania salva i suoi risparmiatori. L’Italia offre il loro scalpo alla Ue, 10 dicembre 2015.
Video della conferenza “Lasciateli Fare”, registrato a Recanati sabato 5 dicembre 2015, si ascolti dopo 1 ora e 20 il trader e blogger Giovanni Zibordi su questioni bancarie:

Fonte: Riviera Oggi

C’è un fraintendimento sul QE che conduce alcune persone a sostenere che la Me-MMT non funzioni. In realtà sono confusi, giornalisti in primis. La verità è che il QE non riduce la disoccupazione perché non influenza la domanda aggregata e ha effetti deflazionistici. L’economia reale non ottiene benefici.

“Il capitalismo senza regolamentazione è nient’altro che ruberia”: Randall Wray ci spiega perché e le drammatiche conseguenze degli sciacalli su di noi, sulla nostra vita quotidiana