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di Elisabetta Uccello fonte http://www.memmtveneto.altervista.org/articoli/nazionalismi.html
Dimentichiamo la vecchia accezione di nazionalismo alla quale siamo legati, cioè quella in termini negativi e di aggressività nei confronti degli altri popoli.
Si confonde quel nazionalismo con il patriottismo.
Il termine nazionalismo così come ci viene propinato dai media porta con sé la competizione fra popoli.
Il termine patriottismo invece, purtroppo oggi poco usato e travisato dai manipolatori mediatici col nazionalismo aggressivo (o meglio dire imperialismo), indica il senso di appartenenza ad una collettività, l’adesione ai valori, la difesa degli stessi, l’impegno civile per renderla migliore e soprattutto la responsabilità sociale e la partecipazione politica.
Cos’è allora oggi realmente il nazionalismo aggressivo ?
Il nazionalismo in termini negativi oggi è la competizione fra stati promossa dall’Unione Europea.
E’ il neomercantilismo: competizione di merci il cui basso costo è garantito dalla competizione salariale al ribasso. Tutto deciso, scritto ed istituzionalizzato: i trattati europei, il modello della forte competitività fra stati, fatta salva la quale….allora pensiamo a tutto il resto. ..
‘’Fatta salva la competitività’’……Competizione, non cooperazione. Competizione. Cioè, senza mezze misure e timori, guerra.
Guerra economica fra stati…
Gli oligopoli, i più forti, stanno indirizzando la produzione nelle  specificità settoriali della grande industria.
I vertici della grande industria puntano alla produzione di beni a basso costo grazie a salari sempre più bassi, in un sistema di lavoro merce che aliena il lavoratore nella solitudine della grande produzione. Il lavoratore della multinazionale è quasi invisibile.
Questo capitalismo è la base per la concentrazione di ricchezza da parte degli oligopoli. Questo modello di produzione è parassitario  e predatorio e spesso sfocia nel capitalismo finanziario puro, il cui obbiettivo è la tesaurizzazione della ricchezza in un tentativo che sembrerà paradossale, ma sembra proprio essere quello della riesumazione del gold standard, dove al posto dell’ oro si tesaurizza e si cerca di dare valore alla moneta  attraverso la scarsità di circolazione della stessa.  Scarsità di moneta nell’economia reale ovviamente. La moneta gira nel settore finanziario, in un gioco che nelle scommesse sul futuro diventa speculazione.
E’ l’ internazionalismo del capitale.
Cos’ è invece il patriottismo?
E’ una visione della società diversa. Una visione che rigetta gli sfruttatori e i predatori  del lavoro.
E’ una visione che si basa sul rispetto della dignità umana nel suo insieme.
La centralità della dignità umana, del rispetto della piena realizzazione dell’ individuo nel proprio contesto sociale: l’economia al servizio della comunità e del territorio.
Un modello economico che cerca l’indipendenza dallo sfruttatore.
Affinché questo sia possibile, c’è bisogno di una struttura che garantisca al cittadino quei servizi essenziali che tutelino la salute, l’istruzione, la sicurezza: è lo stato.
 
Lo stato della Costituzione della Repubblica Italiana. La sua funzione è duplice:

  1. garantire a tutti i servizi essenziali e grazie al lavoro che egli stesso crea in questi settori, garantire redditi che verranno spesi nell’economia reale e quindi diventeranno domanda, che crea l’offerta. Domanda di beni creata in primis da stipendi pubblici, che quando verranno spesi nell’economia reale diventeranno anche stipendi privati. Domanda di moneta creata in primis dalle tasse, che devono essere un mezzo per imporre l’utilizzo di una determinata valuta dentro un territorio nazionale e mai devono essere uno strumento che lo stato utilizza per finanziarsi, soffocando la domanda che alimenta l’economia reale.
  2. Indirizzare la produzione incentivando o disincentivando i settori e la struttura della stessa in base al BENE e LA GIUSTIZIA SOCIALE, tramite le leggi e la tassazione.

 
Quindi lo stato ha dei doveri. Inderogabili:
–                     Essere al servizio del modello sociale della Costituzione.
–                     Promuovere attraverso la propria spesa a deficit positivo il lavoro nei servizi che garantiscono lo stato sociale; spesa che crea allo stesso tempo la domanda, che crea l’offerta del settore privato.
–                     Controllare attraverso leggi e tassazione che il modello di produzione sia efficiente per tutti ed allo stesso tempo rispetti  la dignità umana ed uno stile di vita eticamente ed ecologicamente corretto.
–                     Lavorare in un sistema di cooperazione internazionale che miri al pieno sviluppo sociale ed economico di tutti gli stati promuovendone e valorizzandone le peculiari ricchezze, senza che la collaborazione fra nazioni si trasformi in schiavitù, competizione e privazione di sovranità.
 
Tutto questo ci viene impedito dalle regole dell’Unione Europea, che impone i sommi principi della competitività fra stati e consegna in mano alla Banca Centrale Europea, indipendente dai governi, il potere di emissione e controllo della moneta.
 
“Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza’’ (CANTO XXVI INFERNO, DANTE ALIGHIERI).

Che coraggio, che eroe: si erge solitario contro la perfida UE! Ah, davvero? Non è che invece ha letto i dati del crollo dell’export in regioni come Veneto, Piemonte, Emilia Romagna e sa perfettamente che alla prima occasione gli imprenditori, e tutti i loro dipendenti che rischiano il posto di lavoro, voteranno Lega perché, pare, ora voglia uscire dall’Eurozona, creando così moleste tensioni al’interno dell’Unione che i suoi cari colleghi non tarderebbero a fargli notare (e pagare)?

Il giovane economista già conosciuto a livello internazionale, membro di EPIC e MEMMT Italia, risponde alla critica sulla MMT fatta da Emiliano Brancaccio. E’ possibile fare una politica economica sociale solo grazie alla sovranità monetaria senza ricorrere a protezioni sui movimenti di capitali?

“L’ufficio nazionale di statistica ha notato un segnale preoccupante secondo cui la domanda interna ha contribuito positivamente alla crescita per la prima volta dal 2010 (…) Una sovra-dipendenza dal mercato interno è stata vista da Bruxelles come una delle debolezze strutturali del Portogallo, ma ora le esportazioni stanno rimediando al problema”

Ora che i redditi dei paesi della periferia sono stati sbriciolati via dall’austerità anche la domanda estera teutonica sta inesorabilmente calando. In parole povere: se nessuno ha più un soldo in tasca chi ti compra ciò che produci?

Mercato auto Giappone 2012: meno 69%
Mercato auto USA 2012: più 9%
Ma… ma il Giappone è super export! Gli USA no!
Lo stesso. L’esempio da imitare è il Giappone, super export, titoli di Stato in mano ai giapponesi.
Ma allora perché il loro mercato auto è quasi annientato? Perché hanno i consumi più bassi dell’Occidente? Perché hanno stipendi in calo da 10 anni?
Non fare domande idiote. Il Giappone sta meglio. L’export è tutto.
Ma perché?
Perché sì.
FONTE: http://www.paolobarnard.info/

Warren Mosler e la ME-MMT insegnano che l’export è una perdita, soprattutto è un’arma a doppio taglio micidiale per la nazione, e che invece la spesa interna del governo è ricchezza reale