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Ecco il sondaggio sull’economia andato in onda in una recente puntata di Ballarò, sulla tv pubblica:Tagliare sprechi e spesa pubblica” vuol dire ridurre in ogni caso i soldi in circolazione.
Sono politiche restrittive di austerità: mi spiegate quale sarebbe la differenza con l’opzione “proseguire con l’austerità”, Ballarò?
E poi fateci caso. Anche tassare i patrimoni corrisponde ad una sottrazione di denaro dal settore di famiglie e imprese, lo vediamo ogni giorno con la supertassazione che ci impongono dal 1994 ad oggi per soddisfare i parametri europei, con una serie di avanzi primari di bilancio senza precedenti (ovvero ci tassano più di quanto ci danno con la spesa pubblica).
Mentre “Vendere il patrimonio pubblico” consiste nella svendita di tutti quei beni o aziende dello stato che fanno registrare introiti per le casse statali, ogni anno. Privarsene significa rinunciare a questi ultimi, e mettere nelle mani dei privati molti servizi pubblici essenziali, con conseguente aumento delle tariffe (il privato punta al massimo profitto) per una popolazione già in ginocchio economicamente.
Dunque, in definitiva, le opzioni “Vendere il patrimonio pubblico” e “Tassare i patrimoni” sono assimilabili alla categoria “Proseguire con l’austerità“. Mi chiedo: perché fare un sondaggio con cinque opzioni, quando si poteva semplicemente far scegliere tra “Proseguire con l’austerità” e “Uscire dall’euro e aumentare il deficit”?

Sondaggio Ballaròp

Lo scrive chiaro e tondo Fubini sul Corriere.it: la Commissione chiede di “spostare la contrattazione salariale sempre più verso i territori e le aziende. Altrimenti il Jobs Act sarà privo di una gamba essenziale. Renzi deve scegliere”.

Elon Musk è uno degli imprenditori di maggior successo degli ultimi anni, ha creato PayPal, Space X, Tesla Car, Tesla Battery, Solar City e l’innovativo sistema di trasporti collettivo Hyperloop. Per farlo, ha beneficiato di 4,9 miliardi di dollari di sussidi pubblici. Quelli che i nostri commentatori neoliberisti chiamano “assistenzialismo di Stato”. E che negano in nome della superiorità del dio mercato

Il mio omologo con opposte preferenze sessuali non andrà anche lui in ospedale, a lavoro, non porterà i suoi figli a scuola? Ma se scuola, ospedali e lavoro saranno pesantemente destabilizzati da politiche socioeconomiche conservatrici allora che senso avrà tutto questo rumore che si sta facendo?
Io non voglio dire che non dovete gioire, fatelo pure e gioite forte, parimenti vi chiederei anche di rivendicare con la stessa fermezza i diritti sociali che questo neo conservatorismo europeo ci sta portando via.

L’articolo pubblicato oggi da Il Sole 24 Ore (clicca qui) a firma di Vincenzo Visco, ex ministro delle Finanze dei governi Prodi dal 1996 al 2000 e con altri incarichi governativi nel 2001 e fra il 2006 e 2008, è di fatto la capitolazione di una generazione che ha creduto al “Più Europa”, ha creduto ai falsi miti dell’austerità, ai tagli alla spesa pubblica e all’aumento della tassazione per “mettere a posto” i conti dello Stato, distruggendo sogni e speranze di due generazioni di italiani

Il sottosegretario all’Economia sta ammettendo che in Europa chi ci governa crede in un mondo economico che semplicemente non esiste e non esiste non perché lo dice qualche economista spaesato ma perché, in pratica, ce lo sta dicendo tutto il resto del mondo avanzato, mondo che se ne infischia delle assurde superstizioni economiche di un manipolo di conservatori, nostalgici dell’Ancièn Regime

Anche Hollande illude i francesi col gioco delle tre carte: taglia la spesa pubblica per finanziare corsi di formazione per disoccupati. L’effetto sarà un costo dei servizi per gli strati sociali più poveri che non troveranno lavoro perché nessuno avrà un reddito tale da permettere un aumento dei consumi

In questi mesi si sta verificando l’ennesima tragedia per il lavoro e l’occupazione in Eurolandia. La nota multinazionale Philips, proprietaria dal 2009 del marchio italiano Saeco, ha deciso di procedere con 243 licenziamenti nella storica azienda bolognese produttrice di macchine da caffè.
Sono seguite, e proseguono in questi giorni, le classiche proteste dei sindacati che ritengono tutto ciò inaccettabile, “il diritto al lavoro deve essere rispettato“, e via dicendo. Ma cosa dà luogo a questa ennesimo taglio al personale in una famosa azienda italiana? L’intento dichiarato della proprietà olandese, è quello di trasferire gradualmente la produzione in Romania, in quanto “in Italia i costi di produzione sono troppo alti, e le vendite negli ultimi anni sono drasticamente diminuite”.
In sostanza, in Italia, così come in tutta l’Eurozona, abbiamo negli ultimi anni un’economia in recessione nei periodi peggiori, e in stagnazione nei momenti migliori. Ciò è causato principalmente dal rispetto dei famigerati parametri di Maastricht, secondo i quali i paesi aderenti all’area euro, devono necessariamente applicare misure di austerità ogni anno (ovvero mantenersi sotto il 3% di deficit pubblico), a prescindere da quali siano le congiunture economiche del momento.
I governi sono dunque impossibilitati, in caso di crisi dei consumi nel mercato interno, a iniettarvi liquidità sotto forma di denaro pubblico ed abbassare le tasse, realizzando quindi deficit pubblici più alti del 3%, in modo da far riprendere l’economia reale, aumentare i consumi, far guadagnare le aziende.
Ecco perché i vertici della multinazionale che controlla il marchio Saeco lamentano una diminuzione delle vendite negli ultimi anni. Aggiungiamoci il fatto che con l‘euro, moneta troppo forte rispetto alla nostra economia, i prezzi dei beni che produce la Saeco sono più alti rispetto agli stessi beni prodotti da paesi con una valuta svalutata, ecco che l’azienda produttrice di macchine da caffè non riesce a vendere nemmeno nel mercato estero, oltre che su quello interno già distrutto dall’austerità.
Quindi ci sono varie possibilità: mantenere la produzione in Italia ma licenziare parecchi operai per tagliare i costi e recuperare competitività, oppure chiudere la baracca in Italia e delocalizzare in Romania, dove gli operai vengono pagati molto meno che in Italia, recuperando competitività agendo sulla compressione del costo del lavoro.
Ma una cosa è certa: rimanendo nell’euro i diritti dei lavoratori non sono garantiti. Persino il diritto al lavoro è un’utopia. E allora usciamo da questa follia economica e torniamo ad essere uno Stato sovrano.

Saeco

L’associazione Mosler Economics Modern Money Theory si arricchisce di un nuovo gruppo territoriale di attivisti: si è costituita infatti l’associazione Sicilia Me-Mmt che ha aderito alla federazione nazionale Me-mmt Italia

Edoardo è un ingegnere aerospaziale, ha 29 anni, e una storia da raccontare, come molti fra noi.
La sua riguarda il lavoro, riguarda il suo futuro. E con il futuro non si scherza: se hai la ventura di averne uno, beh, per sua natura ti raggiunge e allora prega che non sia cattivo…