di Marshall Auerback, economista tra l’altro presente al primo Summit Mmt di Rimini nel febbraio 2012. Qui articolo originale

Traduzione di Giulio Betti

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La Cina mangiucchia in Italia, il ventre molle dell’Eurozona

I fondi sovrani cinesi stanno manifestando un crescente appetito per molti patrimoni italiani. Ci ha sempre stupito il fatto che i greci non si siano mai rivolti alla Cina quando il paese era nelle fasi convulse della sua crisi economica, specialmente perché aveva molti aspetti invitanti dal punto di vista della Cina: patrimoni in un porto di acqua calda nel centro della sicurezza Nato. L’Italia ovviamente condivide molte di queste caratteristiche (ed è un membro più grande della Nato), ciò fa sorgere la domanda: l’Italia sta diventando, al posto della Grecia, il ventre molle dell’europa?

Considerate quanto segue: le aziende statali cinesi stanno aumentando i loro agganci in Italia attraverso accordi con la Cassa Depositi e Prestiti. Prima della fine dell’estate, la CDP ha raggiunto l’accordo per la vendita del 35% di CDP Reti, che controlla l’operatore di rete elettrica italiano (Terna) e il distributore di gas italiano, alla State Grid Corporation of China. La distribuzione di gas e elettricità riguarda grandi aree, e altri paesi Europei si sono rifiutati di ammettere degli investitori stranieri nelle loro reti, anche se hanno accettato investimenti stranieri in singole produzioni.

Possiamo notare come Cina e Italia siano state considerevolmente vicine negli scorsi anni. Infatti, l’affare CDP Reti è tutt’altro che l’ultimo episodio dell’offensiva cinese verso il settore energetico italiano, l’investimento in CDP Reti dà all’operatore di stato cinese un accesso senza precedenti alla rete energetica e tecnologica italiana, così come la possibilità di guadagnare conoscenza su come funzionano dei mercati parzialmente deregolamentati. Oltretutto, in uno spazio iperconnesso come il settore della distribuzione energetica, l’Italia rappresenta la porta di accesso alla rete elettrica pan-Europea.

Lo shopping della Cina in Italia è sotto gli occhi di tutti. Tempo fa nel 2014 la Banca del Popolo Cinese ha comprato interessi economici pari al 2% in ENI (controllata dalla Cassa Depositi e Prestiti) e ENEL (controllata direttamente dal Ministero del Tesoro). Inoltre, ENI ha venduto un 20% del suo progetto offshore in Mozambico alla azienda del petrolio cinese CNPC, mentre ENEL ha firmato un memorandum d’intesa su una cooperazione riguardo le tecnologie di rete con Liu Zhenya, presidente di China State Grid.

Da ultimo, quattro mesi fa Shanghai Electric ha accettato di comprare il 40% delle azioni di Ansaldo Energia, il produttore italiano di centrali elettriche, dal Fondo Strategico Italiano (FSI) controllato sempre dalla CDP. Nel frattempo, delle offerte cinesi non vincolanti per un’azienda in perdita come Ansaldo Breda e per la redditizia Ansaldo STS che produce sistemi di segnalamento ferroviario, sono a quanto si dice sotto esame da parte del gruppo di difesa statale Finmeccanica.

Lo smaltimento degli assets è soggetto allo scrutinio preliminare da parte di vari enti statali, come ad esempio il Ministero della Difesa, il Ministero dello Sviluppo Economico, il Premier, il Ministero delle Finanze e l’Intelligence interna. Mentre a quanto pare non è stata bloccata fino ad ora nessuna vendita a dei compratori cinesi, un report di 10 pagine proveniente dal Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza contenente dei forti avvertimenti sugli investimenti cinesi in arrivo è stato divulgato sul Corriere della Sera in questo mese. Il report ipotizza l’esistenza di attriti tra i politici filocinesi in carica e il “profondo Stato” italiano.

China Investment Corporation (CIC), il fondo di investimento sovrano cinese, secondo quanto si apprende, è in contatto per acquisire una fetta sostanziale di F2i (Fondi italiani per le infrastrutture), un fondo di investimento in infrastrutture italiano parzialmente controllato dalla CDP. F2i ha un forte record di investimenti in infrastrutture con gli enti locali pubblici, e potrebbe rappresentare la chiave di accesso per il “capitalismo municipale”. La tempistica dell’accordo è abbastanza interessante, visto che un progetto di legge del 2011 richiede ai comuni di consolidare il debito delle aziende municipali a partire dal 2015, che potrebbe dare il via ad un’ondata di privatizzazioni senza precedenti per evitare shock fiscali su larga scala a livello locale. Ancora più interessante, F2i, insieme a FSI, detiene Metroweb. Metroweb è un fornitore di fibra per la banda larga che viene frequentemente citato come patrimonio chiave nei piani di modernizzazione della fibra per la rete fissa italiana, attraverso una integrazione nella rete di Telecom Italia, oppure con una soluzione autonoma.

Sarebbe interessante, tra le altre cose, vedere come l’intelligence americana e i servizi di difesa considereranno queste incursioni cinesi in un paese che è stato per lungo tempo una postazione d’ascolto per la comunità della NATO. Una cosa è sicura. La Cina sta sfruttando al massimo la crisi dell’Eurozona.

 

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