Ricerche di Filippo Abbate

Sappiamo tutto dell’ultimo assessore dell’ultimo paesino d’Italia, magari. Sappiamo che al termine della sua piccola carriera politica di provincia, è riuscito a trovare accoglienza in una società partecipata, in un’azienda amica, in un incarico di rappresentanza politica. Le cronache giornalistiche, nazionale e locali, sono ricche di episodi di riposizionamento. I famosi trombati, riciclati.

Ma se dovessimo costruire una scala della potenza dei ruoli di comando, al vertice del nostro schema istituzionale vi sono loro, i “commissari europei”. Una figura tecnica nominata e non eletta, il non plus ultra della negazione della democrazia sostanziale. E così iniziamo un viaggio sulle attuali occupazioni di alcuni ex commissari europei. Non hanno trovato lavoro in qualche noiosa municipalizzata, o in qualche azienda amica di una sperduta zona industriale malmessa.

Ovviamente, si trattano bene. Banche, assicurazioni, aziende di rilevanza internazionale. Segno evidente che, durante il loro “commissariamento“, hanno colpito duramente quei potenti settori, a tutto vantaggio del restante 99% della popolazione (si ironizza, ovviamente).

Nessun giornale farà mai una campagna di informazione su questo.

Nel libro di Federico Rampini del 1998, “Intervista sull’Italia in Europa” a Mario Monti, l’ex presidente del think tank Bruegel così dichiarava a proposito: “Alle istituzioni europee interessava che i Paesi facessero politiche di risanamento. E hanno accettato l’onere dell’impopolarità essendo più lontane, più al riparo dal processo elettorale”.

Commissari Europei Meglena Kuneva Commissari Ue Benita-Ferrero Waldner Commissari Ue Charlie Mecreevy Commissari Ue Gunther Verheugen

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