LA FEDELTA’ NON E’ OBBEDIENZA

ovvero

Il DIRITTO DI RESISTENZA NELLA COSTITUZIONE ITALIANA


Articolo 54 Costituzione Italiana

 

Prendendo spunto da uno scritto di Giorgio Giannini (Centro Studi Difesa Civile) e dalla lettura delle discussioni in Costituente, nel 70° anniversario della Liberazione, vorremo riportare l’attenzione sul diritto alla Resistenza. In fase costituente erano stati proposti e sostenuti favorevolmente da diversi insigni Padri Costituenti dei commi all’art. 54 che la legittimassero.

La norma è proposta dall’On. democristiano Giuseppe Dossetti e dall’On. demo-laburista Cevolotto, che si erano ispirati ad altre Carte Costituzionali, in particolare all’art.21 della Costituzione francese del 1946, che stabilisce: “Qualora il governo violi la libertà ed i diritti garantiti dalla costituzione, la resistenza, sotto ogni forma, è il più sacro dei diritti ed il più imperioso dei doveri”.

La proposta era:

proposta costituzione diritto resistenza

Nel maggio 1947, quando il Progetto di Costituzione è discusso nel plenum dell’Assemblea Costituente, alcuni Deputati, appartenenti soprattutto al Partito Liberale e al Partito Repubblicano, pur non dichiarandosi, in linea di principio, contrari al riconoscimento costituzionale del diritto di resistenza, sollevano dei dubbi sull’opportunità del suo inserimento nella Costituzione.

Erano stati proposti anche altri emendamenti, che cito perché ognuno aveva delle sfumature degne di nota:

On. Pietro Mastino: «Ogni cittadino ha l’obbligo di difendere contro ogni violazione le libertà fondamentali, i diritti garantiti dalla Costituzione e l’ordinamento dello Stato».

On. Mortati: «È diritto e dovere dei cittadini, singoli o associati, la resistenza che si renda necessaria a reprimere la violazione dei diritti individuali e delle libertà democratiche da parte delle pubbliche autorità».

On. Benvenuti: «Non è punibile la resistenza opposta dal cittadino ad atti compiuti dai pubblici poteri in forza di atti legislativi incostituzionali».

On. Caroleo: «Non è punibile la resistenza ai poteri pubblici, nei casi di violazione delle libertà fondamentali garantite dalla Costituzione».

Nel dicembre 1947, quando si esamina l’art.50 del Progetto di Costituzione, anche i democristiani si oppongono all’inserimento del diritto di resistenza nel testo definitivo della Costituzione.

Così, quando si vota il testo dell’art.54, che ha sostituito l’art.50 del Progetto, il diritto di resistenza è soppresso, nonostante il voto favorevole dei comunisti, dei socialisti e degli autonomisti. Molto probabilmente sull’esito del voto influirono motivazioni di opportunità politica ed anche una certa confusione di interpretazione tra il concetto di Resistenza e quello di Rivoluzione. Invece tra i due termini c’è una profonda differenza: la rivoluzione tende al rovesciamento del regime politico; invece, la resistenza mira alla conservazione del regime politico e quindi è uno strumento di garanzia per la sua esistenza.

L’articolo 139  prevede che “La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale” pertanto vorrei capire come possa una Repubblica inserirsi in un contesto politico sovranazionale che di repubblicano non ha nulla e come i recenti Governi Italiani abbiano potuto spingere il  Parlamento – e questo abbia deliberato favorevolmente – a cessioni di sovranità massicce in tal senso.   

LA SOVRANITA’ POPOLARE FONTE DEL DIRITTO DI RESISTENZA

Secondo autorevoli costituzionalisti (tra cui Mortati e perfino Giuliano Amato), anche se non è espressamente stabilito dalla nostra Carta Costituzionale, il “diritto di resistenza all’oppressione” è implicitamente legittimato, essendo una delle garanzie di difesa della Costituzione, in caso di violazione dei principi fondamentali in essa stabiliti.

Infatti, il diritto di resistenza trova la sua legittimazione nel principio della “sovranità popolare” , sancito nell’art. 1 della nostra Costituzione, che quindi rappresenta la legittimazione all’intero Ordinamento giuridico.

La nostra suprema carta è oggetto di modifiche la cui legittimità verrà prima o poi giudicata dalla magistratura o dalla storia (vedremo chi per primo). Sappiate che da tempo gira uno studio n°469/2008 effettuato dalla Commissione di Venezia (think-tank giuridico dell’Unione Europea) e commissionato dal Consiglio d’Europa su come modificare le Costituzioni senza fare troppo rumore…

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Tuttavia, la Commissione di Venezia ritiene che per modifiche costituzionali maggiori, una procedura politica deliberativa e democratica sia preferibile ad un approccio puramente giuridico.


 

LA FEDELTÀ NON È OBBEDIENZA

Fonti:

http://www.pacedifesa.org/documenti/Diritto%20di%20Resistenza.pdf

http://www.nascitacostituzione.it/02p1/04t4/054/index.htm?art054-011.htm&2

http://www.venice.coe.int/webforms/documents/default.aspx?pdffile=CDL%282009%29168-e

Al riguardo l’On. Costantino Mortati nella sua dichiarazione di voto sul 2°comma dell’ art 50 del Progetto di Costituzione, afferma: “La resistenza trae titolo di legittimazione dal principio della sovranità popolare perché questa, basata com’è sull’adesione attiva dei cittadini ai valori consacrati nella Costituzione, non può non abilitare quanti siano più sensibili a essi ad assumere la funzione di una loro difesa e reintegrazione quando ciò si palesi necessario per l’insufficienza e la carenza degli organi ad essa preposti”.

Riguardo alla resistenza collettiva, il Prof. Giuliano Amato, un costituzionalista molto acuto (chiamato il “dottor sottile”), commentando le due sentenze di condanna emesse dai tribunali penali di Palermo e di Catania in seguito ai gravi moti di piazza del luglio 1960 contro il Governo dell’On. Tambroni, sostenuto dal partito di destra Movimento Sociale Italiano (peraltro i moti popolari portarono alla caduta del Governo), nel 1961 scriveva che i poteri che sono esercitati dallo Stato-governo “ non
fanno capo originariamente ad esso, ma gli sono trasferiti, magari in via permanente, dal popolo”. Pertanto, “l’esercizio di quei poteri deve svolgersi, per chiaro dettato costituzionale, in guisa tale da realizzare una permanete conformità dell’azione governativa agli interessi in senso lato della collettività popolare: sì che, quando tale conformità non sia perseguita da quell’azione, è perfettamente conforme al sistema, cioè legittimo, il comportamento del popolo sovrano che ponga fine alla situazione costituzionalmente abnorme”. Sostiene inoltre che “la resistenza collettiva può indirizzarsi anche contro il Parlamento” qualora la sua azione sia illegittima. Pertanto, “potrebbe il popolo, nel mancato funzionamento dei meccanismi di garanzia predisposti all’interno dello Statogoverno, ripristinare con altri mezzi il rispetto del suo sovrano volere, che nella Costituzione trova la sua massima espressione”.

Inoltre, Giuliano Amato scrive nel 1962, in La sovranità popolare nell’ordinamento italiano, che in caso di non funzionamento degli organi di controllo e di garanzia, se cioè lo stesso Stato-apparato fosse “partecipe dell’azione eversiva”, compiendo “atti difformi dai valori e dalle finalità fatti propri dalla coscienza collettiva ed indicati nella Costituzione”, allora sarebbe legittimo il ricorso alla resistenza, individuale o collettiva. Afferma inoltre: “ove circostanze particolari lo impongano, come può disconoscersi al popolo, che della sovranità è titolare e che ne controlla l’esercizio… da parte dello Stato-governo, il potere di ricondurre alla legittimità, con mezzi anche non previsti, questo esercizio, ove irrimediabilmente se ne discosti”.


 

Comments

    1. Io no. Il secondo comma di quell’articolo dice sostanzialmente che la permanenza dell’Italia in un organizzazioni come l’Euro, l’UE e la Nato è completamente incompatibile con la Costituzione.

  1. L’articolo era centrato sul diritto di resistenza del popolo.
    L’art. 11 riguarda precise indicazioni di politica estera alle quali si devono attenere Governo e Parlamento.
    La resistenza è legittima all’interno della legalità costituzionale.
    La ribellione è un’altra cosa. E’ perfino scritto. Ci sono tematiche che proponiamo perché vengano approfondite con coscienza e, soprattutto, la giusta consapevolezza che devono poi necessariamente essere confrontate con valutazioni giuridiche molto precise ed attente.
    Questo è un blog. Se vi aspettate che vi venga detto “fate questo e fate quello” su temi tanto delicati con la leggerezza con cui si dà la ricetta di un piatto, ci spiace comunicarvi che siete capitati sul sito sbagliato.
    Nemmeno i ns partigiani hanno preso queste questioni tanto alla leggera, leggetevi i volantini dei CLN e capirete.

    E, soprattutto, andate a parlare di armi da altre parti. E’ una opzione che rifiuto categoricamente. E mi dissocio da chiunque solo la nomini.

    1. Che ti dissoci non so cosa farci. Io invece mi dissocio dall’idea ingenua che tutti i totalitarismi si possono abbattere con la non violenza e con la solita formula di “pace e amore”.
      I partigiani sicuramente avranno subito varie crisi di coscienza ma questo è il prezzo da pagare quando si è in guerra. O la tua vita o quella degli altri.
      Invece di continuare a illudersi con questo pacifismo d’accatto bisognerebbe cominciare a mettere in conto che chi sta al potere non lo cede certo coi bei discorsi e le belle parole.

      1. “pace e amore” è uno slogan che non mi appartiene.
        Ma a fare i partigiani su internet e spararla grossa, tanto si è anonimi, caro IO, è facile.
        Chi ha visto la violenza conosce l’orrore profondo che lascia dentro. Anche se fosse necessario per giustizia, sempre orrore è. Ed un’istanza che bisogna escludere fino all’ultimo.
        Ci sono molti tentativi che si possono fare prima. Ma costano fatica, vero sig. IO? Significa studiare per trovare le argomentazioni più pertinenti, prodigarsi in contatti e divulgazione per fare pressione sull’opinione pubblica e sulle istituzioni. Invece molti vogliono tutto e subito, non importa come. A ME IL “COME” INTERESSA, e parecchio. Il colpo di mano per liberarci dalla dittatura dell’euro e metterci in quella dei violenti che ci hanno “liberato” mi va poco. Voglio vivere in una società evoluta, capace di scelte democratiche, civili, coraggiose!
        IL PROBLEMA NON E’ L’EURO. E’ LA SOCIETA’ CHE VOGLIAMO ESSERE.

        Prima di parlare di lotta per la libertà senza capire quanto costa, si legga le parole di questa mamma, fucilata il 1° novembre 1944, che scrive alla sua piccola bimba:

        “la tua mamma se ne va pensandoti e amandoti, mia creatura adorata, sii buona, studia e ubbidisci sempre gli zii che t’allevano, amali come fossi io. Io sono tranquilla. Tu devi dire a tutti i nostri cari parenti, nonna e gli altri, che mi perdonino il dolore che do loro. Non devi piangere né vergognarti per me. Quando sarai grande capirai meglio. Ti chiedo una cosa sola: studia, io ti proteggerò dal cielo […] la tua infelice mamma”.

        Chiara Zoccarato

        1. Non so cosa farmene del suo sarcasmo. Forse lei è rimasta poco aggiornata finora ma noi in questo momento NON SIAMO PIU’ IN UNA DEMOCRAZIA, un pò come dopo la salita al potere del regime fascista ( vedasi quello che sta succedendo con la legge elettorale ). Di conseguenza NON E’ CERTO COI MEZZI DELLA DEMOCRAZIA E DELLA NON VIOLENZA che si esce da una situazione del genere. Chi comanda dispone ampiamente di mezzi per neutralizzare qualsiasi tentativo di ribellione non violenta e la disparità di forze in campo in questo senso è praticamente abissale.
          Non mi risulta di aver detto di volere tutto e subito, casomai ho detto il contrario, ossia che senza le armi e senza il sacrificio di molte vite non si può certo pretendere di ritornare a una situazione sostenibile, in quanto il punto di rottura e di non ritorno è stato già superato da tempo.
          La realtà è quella: o ci si sporca le mani di sangue o si finirà per abbaiare alla luna e non bastano 10 generazioni per cambiare una situazione del genere.

        2. Il colpo di mano per liberarci dalla dittatura dell’euro e metterci in quella dei violenti che ci hanno “liberato” mi va poco.” non mi risulta. il colpo di mano è la BASE per scalzare l’assetto di potere esistente e porre le basi per il cambiamento. Chi conquista il potere non è certo disposto a cederlo di fronte ai bei discorsi e le belle parole. Non si è mai visto nella storia dell’umanità dall’Età della Pietra ad oggi. Alla fine è una questione di rapporti di forza e la forza che si impone sull’altra deve avere anche le armi per farlo. Le belle idee, i bei contenuti e la buona comunicazione e organizzazione non bastano. Lo diceva anche una delle icone del pacifismo, ossia Gandhi:
          “Il bene supremo è la non violenza ma se devi peccare di ignavia di fronte al nemico allora è meglio che prendi un fucile e gli spari in fronte”.
          Bisogna mettere in conto anche un’alternativa del genere, o quelli come lei sono così ingenui da pensare che quelli che comandano abbandoneranno il loro trono senza spargimento di sangue?

        3. La lettera da te citata dimostra che in guerra non ci si può permettere di avere delle debolezze e bisogna essere delle macchine progettate per uccidere e farsi uccidere. Dei robot che agiscono senza esitazione. Bisogna abbandonare tutti gli affetti e le emozioni e dedicarsi solo alla lotta fino alla fine senza retrocedere. Chi abbiamo di fronte non si fa scrupoli a compiere un genocidio e non prova il minimo rimorso a farlo, anzi ne prova piacere. Di conseguenza con questa gente bisogna essere spietati e non fare prigionieri. E’ il prezzo da pagare. Io non credo in nessuna vita ultraterrena nè nella giustizia divina.

  2. Perfino l.art.10 costituzione sarebbe incompatibile con la cessione sovranità poiché se i trattati internazionali che comunque devono rispettare le norme inderogabili internazionali e i principi generali internazionali che vietano l.aggressione contro la personalità giuridica degli stati …dunque aggiungerei incompatibili con la convenzione di Vienna sul diritto ai trattati,
    La carta onu ,il patto dei diritti civili economici internazionali,ma non solo i trattati istitutivi Fmi banca mondiale Bce ecc non sarebbero compatibili ne con i principi interni ne con i principi internazionali dunque la situazione incute sospetti al popolo di un ipotetica eversione di tutti gli ordini giuridici…le prove inconfutabili sono da ricercare da circa 150 anni fino ad oggi

    1. L’azione nonviolenta o pacifica è praticabile quando solo ALCUNI organi dello Stato operano in maniera eversiva.
      In questo specifico caso abbiamo una coordinazione di TUTTI gli organi dello Stato nel portare avanti un piano eversivo da almeno 30 anni.
      In date condizioni alla lotta armata non esistono alternative.

  3. “Al principio di fedeltà ed obbedienza alla pubblica autorità fa riscontro quello di resistenza, QUANDO L’AUTORITÀ’ VIOLA LE LIBERTA’ FONDAMENTALI. Venne da alcuni espresso il dubbio se in una costituzione che presuppone e si basa sulla legalità possa trovar posto il diritto o piuttosto il fatto della rivolta. Ha anche qui influito il ricordo di recenti vicende; ed è prevalsa l’idea che la resistenza all’oppressione, rivendicata da teorie e carte antichissime,
    E’ UN DIRITTO E UN DOVERE, del quale non può tacersi, anche e proprio in un ordinamento che fa capo alla sovranità popolare.”

    Ferruccio Ruini, Presidente della Commissione per la Costituzione, Relazione finale all’Assemblea Costituente, 06/02/1947

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