Il JOLTS database del US Bureau of Labour Market contiene stime del tasso di abbandoni. Il grafico seguente mostra in modo molto interessante che il tasso di abbandoni (abbandoni del settore non agricolo in percentuale dell’occupazione non agricola totale) si comporta in maniera ciclica, come ci aspetteremmo — ossia, aumenta quando i tempi sono buoni e crolla quando i tempi sono cattivi. Molti studi hanno dimostrato questo fenomeno per diversi Paesi ove sono disponibili dati soddisfacenti.
Le aree ombreggiate indicano le recessioni designate dal NBER [National Bureau of Economic Research; NdT] utilizzando la loro metodologia del business cycle dating.
I lavoratori divengono molto cauti quando la disoccupazione comincia ad aumentare e rimandano ogni cambiamento di lavoro desiderato o programmato optando per la sicurezza del loro attuale lavoro.
Quando vengono creati più posti di lavoro e aumenta il tasso di assunzioni, allora i lavoratori assumono più rischi e il tasso di abbandoni tende ad aumentare.

[La linea blu indica il tasso di abbandoni, la linea rossa il tasso di licenziamenti collettivi; NdT]

I dati più recenti sono pure interessanti. Essi ci dicono che il mercato del lavoro USA è momentaneamente abbastanza statico — seguendo un qualche schema uniforme.

Il grafico seguente mostra il numero totale di disoccupati per opportunità di lavoro (non agricoli e destagionalizzati), quindi dà una misura di quanto il lato della domanda nel mercato del lavoro (opportunità di lavoro) sia preponderante in relazione al numero di persone in cerca di lavoro (disoccupati).

Nel 2010, il US Bureau of Labor Statistics descrisse i dati di allora in questo modo:

“Nel dicembre 2007, quando è cominciata la recessione, vi erano 1.8 persone disoccupate per opportunità di lavoro. Il rapporto è salito ad un elevato livello di 6.2 persone disoccupate per opportunità di lavoro, più del doppio del più alto rapporto riscontratosi sin dall’avvio delle serie JOLTS … Il rapporto, dal livello elevato di 6.2 persone disoccupate per opportunità di lavoro nel novembre 2009, è crollato a 5.0 nel giugno del 2010.”

Dal 2010, il rapporto è migliorato costantemente poiché la crescita occupazionale è in corso, ma ha ancora lunga strada da percorrere prima di raggiungere i livelli pre-crisi dove, al suo punto più basso (marzo 2007), vi erano 1.4 persone disoccupate per opportunità di lavoro.
Attualmente il rapporto si aggira attorno ai tre valori più bassi ma, fortunatamente, continua a cadere.
I mercati del lavoro, nel corso del ciclo economico, tipicamente si comportano in modo asimmetrico, come si può evincere dal grafico. Il peggioramento è stato secco e rapido. La ripresa è molto più lenta e lo sarà sempre di più, in quanto la crescita occupazionale non ha da assorbire solamente i nuovi partecipanti alla forza lavoro (emersi dalla crescita della popolazione) ma deve anche far fronte all’enorme riserva di disoccupati causata dalla recessione.
Una delle cose che ripeto spesso è che i disoccupati non possono cercare un lavoro, se il lavoro non c’è! Questo è esattamente quello che accade quando crolla la domanda aggregata e le opportunità di lavoro vengono meno.
C’è ancora molta strada da percorrere per il mercato del lavoro statunitense, poiché il rapporto sta riprendendo i livelli pre-crisi. Ciò richiederà un piccolo, sostanziale incremento nella crescita occupazionale e ciò è quello che dovrebbe essere l’obiettivo del governo USA per i prossimi mesi. È dura vedere che il sistema politico statunitense sia disfunzionale malgrado abbia i mezzi per ovviare a tale necessità.
Un altro modo per vedere come i flussi occupazionali ci diano informazioni circa la direzione dei cambiamenti è confrontare i licenziamenti collettivi con gli abbandoni. Il grafico seguente mostra i movimenti nelle assunzioni e nelle separazioni per l’economia statunitense, come pubblicati dal BLS per il periodo che va dal dicembre 2000 al dicembre 2012.
Sebbene i mercati del lavoro siano chiaramente dinamici, nel senso che persino durante una contrazione vengono continuamente creati e distrutti nuovi posti di lavoro, i tassi variano in modo ciclico. Così, mentre venivano creati nuovi posti di lavoro, al culmine della crisi vi fu una grave carenza di nuovi posti di lavoro, come mostrato dal grafico. Le separazioni sono crollate anche per le ragioni esposte in precedenza.
Quando il mercato del lavoro è altamente limitato da insufficiente domanda aggregata, la sfilza della disoccupazione si espande e l’ordinamento dei differenti collettivi demografici all’interno della sfilza diviene rilevante. I lavoratori più avvantaggiati sono in grado di transitare da dentro e fuori nel mercato del lavoro durante una recessione più agevolmente dei lavoratori poco qualificati, che possono avere a che fare con pregiudizi e discriminazioni da parte dei datori di lavoro.

[Totale (in migliaia) delle assunzioni del settore non agricolo in blu, totale (in migliaia) delle separazioni del settore non agricolo in rosso; NdT]

I dati più recenti mostrano che, nonostante assunzioni e separazioni indichino che la ripresa sta continuando, il miglioramento è modesto. Questo è un effetto scala. I tassi sono statici.
Il mercato del lavoro statunitense adesso è ingarbugliato in una situazione dove la moderata crescita occupazionale assorbe appena i nuovi entranti e dove i lavoratori più svantaggiati sono intrappolati nella disoccupazione di lungo termine.
Di conseguenza, quando vi è una carenza complessiva di posti di lavoro, i lavoratori altamente qualificati (più istruiti) tendono ad accettare lavori che in precedenza erano occupati dai lavoratori meno qualificati. I lavoratori non qualificati sono dunque costretti ad uscire, finendo nella sfilza della disoccupazione. Quindi vi sono due inefficienze: (a) la sottoccupazione da qualifica; e (b) la disoccupazione.
I licenziamenti a man bassa sono uno dei costi (inefficienze) della recessione — la parte dell’iceberg che sta sott’acqua!

Siete pregati di leggere i miei blog — Full employment apparently equals 12.2 per cent labour wastage e More fiscal stimulus needed in the US — per ulteriori discussioni a riguardo.

Inoltre, i licenziamenti collettivi ed il tasso di esuberi, che sono pure stati pubblicati nel database JOLTS BLS e che rispecchiano il lato della domanda del mercato del lavoro, sono anche fermamente contro-ciclici, come ci attenderemmo. Le imprese licenziano i lavoratori quando vi è insufficienza di domanda aggregata e li riassumono quando si risollevano le vendite. Di nuovo, ciò è in contrasto con la logica ortodossa.
Il chiaro significato di tale comportamento è che la spiegazione ortodossa della disoccupazione non è supportata dalla realtà empirica.

Questo grafico mostra le opportunità di lavoro e la disoccupazione dal dicembre 2000 al dicembre 2012 (in migliaia). La disoccupazione totale (linea verde) è sull’asse di destra, mentre il totale delle opportunità di lavoro del settore non agricolo (linea blu) è sull’asse di sinistra. È possibile notare che quando le vacillanti opportunità di lavoro dell’economia sono collassate la disoccupazione è aumentata, ma non quanto si sarebbe potuto prevedere dalle perdite occupazionali.
Perché? Risposta: alcuni lavoratori hanno rinunciato a cercare, lasciando la forza-lavoro. Laddove le opportunità di lavoro sono incrementate nuovamente negli ultimi mesi, la disoccupazione è rimasta costante perché i lavoratori scoraggiati ora stanno rientrando di nuovo nella forza-lavoro.

 

Il seguente grafico a dispersione consente di notare la traslazione nella relazione opportunità di lavoro-disoccupazione. Allorquando la crescita economica mostrò segni di ripresa, il tasso di attività [o tasso di partecipazione al lavoro; NdT] incrementò e ciò spinse la disoccupazione verso l’alto quando la crescita occupazionale riprese. Tali aggiustamenti ciclici accompagnano sempre le fasi iniziali di una ripresa.

Ciò riflette che l’insufficienza di domanda non solo incrementa la disoccupazione durante la crisi, ma spinge anche la gente fuori dalla forza-lavoro poiché essi rinunciano alla ricerca attiva di un lavoro che evidentemente non c’è. Questi lavoratori invisibili disoccupati rientrano nella forza-lavoro quando (secondo loro) la probabilità di ottenere un’occupazione aumenta.

Dunque questo schema è totalmente normale.

Conclusioni

Oggi non ho molto tempo perché devo viaggiare molto (sto digitando sull’aereo) e dopo ho un seminario a Darwin. Spesso i dati aggregati non sono maneggiati con abbastanza cura da consentirci di ottenere informazioni chiare che potrebbero portarci a supportare o a respingere un particolare approccio teorico. Il database JOLTS è molto utile perché si rivolge ad alcune delle più semplici affermazioni fatte dall’approccio mainstream alla disoccupazione. E l’evidenza è lampante. Per tale approccio la strada è tutta in discesa. Direi che per oggi è abbastanza!

Originale disponibile qui.
Traduzione a cura di Marco Sciortino.

– La disoccupazione di massa – tutta una questione di domanda (Prima parte)

 

Comments

  1. Questi studi, basati soltanto sull’economia e la statistica, lasciano il tempo che trovano. Saranno senz’altro attendibili. Ma per assicurare il lavoro a tutti è necessaria una profonda trasformazione della società industriale.

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