Agenda Monti
La riforma del mercato del lavoro rappresenta un passo avanti fondamentale del nostro Paese verso un modello di flessibilità e sicurezza vicino a quello vincente realizzato nei Paesi scandinavi e dell’Europa del nord. Non si può fare marcia indietro.

ME-MMT
La riforma del mercato del governo Monti introdotta dalla legge numero 92 del 28 giugno 2012 ed entrata in vigore in data 18/07/2012, prevede il “Licenziamento illegittimo per mancanza di giustificato motivo oggettivo” e rappresenta un passo indietro devastante nel diritto del lavoro, nonché un insulto all’Art.1 della Costituzione Italiana. L’obiettivo dichiarato di questa riforma era quello di aumentare la flessibilità in uscita e ottenere l’aumento dell’occupazione. La riforma ha fallito, come vediamo dalle fonti ISTAT, il numero degli occupati in Italia è precipitato da 23.064.910 a 22.873.250 occupati (-191.660 unità).


Oggi la disoccupazione è all’11,1% (in aumento dal 10.7% dell’anno precedente), quindi ancora ai massimi dall’inizio del 1999. Si tratta di 2,9 milioni di persone che stanno cercando un lavoro senza trovarlo; mezzo milione in più rispetto a un anno prima. Di questi, più di 640.000 sono under 25 (tasso di disoccupazione giovanile pari al 37,1%), che è il peggior dato dal 1992.
Per comprendere ancora meglio lo scenario negativo è necessario considerare anche i dati relativi alla cassa integrazione. L’INPS ha di recente comunicato l’aumento record delle ore di cassa integrazione richieste dalle aziende nel 2012, un valore che è arrivato a 1,1 miliardi di ore (+12,1% rispetto al 2011). Questi addetti non sono classificati statisticamente come “disoccupati”, pur essendo esclusi dai processi produttivi. L’erogazione della cassa integrazione costituisce l’esempio più tipico di “spesa a deficit negativa”, che non ha come contropartita una prestazione lavorativa del beneficiario.
Nei primi 11 mesi dell’anno le richieste di disoccupazione sono state 1.285.299 con un aumento del 14,49% rispetto allo stesso periodo del 2011.
Inoltre vanno ricordati i 120.000 “esodati” (dati INPS costantemente in rialzo; 200.000 secondo CGIL) generati dal decreto “Salva Italia”; persone senza lavoro per aver rinunciato al proprio posto sulla base di accordi aziendali o territoriali, ma che secondo le nuove regole del sistema previdenziale non avevano ancora maturato i requisiti per accedere alla pensione e pertanto dopo aver rinunciato al posto di lavoro sono stati obbligati a rimandare di anni rispetto al previsto l’accesso alla pensione. L’INPS ha già fatto sapere che nel 2013 se ne aggiungeranno altri 8.900 a quelli già rilevati.

–TRATTO DAL DOCUMENTO AGENDA MONTI: COSA DICE E COME RISPONDE LA ME-MMT (SCARICA LA VERSIONE INTEGRALE IN PDF)

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