Diego Della Valle, fonte Lettera43

fonte: RivieraOggi.it

Diego Della Valle, 14 gennaio 2014: “Abbiamo un orizzonte temporale molto limitato, direi un paio di mesi al massimo, per introdurre quei cambiamenti di sistema che possono salvare il Paese”.

Bce, 2013: “Accrescere la flessibilità dei mercati del lavoro (…) Una sensibile, effettiva riduzione del costo del lavoro per unità di prodotto (…) è particolarmente urgente nei paesi dove l’elevata disoccupazione rischia di divenire strutturale”.

Bce, raccomandazione 4 all’Italia, 2013: “Dare attuazione effettiva alle riforme del mercato del lavoro e del quadro per la determinazione dei salari per permettere un migliore allineamento dei salari alla produttività” (ergo: riduzione salari e stipendi italiani, ndr).

Il marchigiano Diego Della Valle, è tra i mille uomini più ricchi al mondo e tra i venti più ricchi d’Italia. Naturalmente con pieno merito. Nell’articolo de Il Sole 24 Ore non segnala alcun rimedio urgente: fa il populista, ma il populista per davvero. Abbiamo due mesi di tempo, e Mr. Shock Economy in Casette d’Ete si limita a pacchianate da bar: “Le banche devono tornare a fare le banche (…) ascoltare le esigenze di credito del territorio (…)”. La soluzione? “Propongo di ricavare un ufficio in ogni banca per i direttori andati in pensione o magari prepensionati per fare spazio a giovani preparati ma non esperti“.

In questo articolo si affrontano due temi: 1) il problema del credito non è un problema delle banche; 2) Della Valle fa l‘influencer “Shock Economy” e devia l’attenzione dai problemi veri: e ad un corregionale non lo si può permettere, in una regione dove 90 mila persone ogni giorno pranzano nelle mense sociali.

1) IL PROBLEMA DEL CREDITO E’ COLPA DELLO STATO (E QUINDI UNIONE EUROPEA) E NON DELLE BANCHE Le crisi economiche dipendono da varie cause. Quella del 2007-08 ha origine non naturale (alimentare, disastro, guerra) ma finanziaria. Colpisce gli Stati Uniti, principale paese importatore del mondo: il crollo dei consumi (1) negli Usa provoca a catena un crollo della produzione (2) in tutto il mondo.

Le imprese producono meno, quindi devono licenziare (3). Più disoccupati, quindi meno consumi (4). Meno consumi, quindi più disoccupati. Siamo nella spirale che si avvita. Dare credito diventa più rischioso (5). Le banche sono purtroppo state privatizzate, e quindi se concedono credito ad un sistema che è in piena recessione hanno grandi probabilità di non vederlo restituito: sono imprese private che lavorano sui crediti concessi, e quindi una riduzione degli stessi (credit crunch) (6) non è un evento da loro desiderato. Ma le valutazioni del rischio glielo impongono.

C’è un solo elemento nel sistema economico nazionale che può invertire questa tendenza: lo Stato (7). Se il settore privato collassa, lo Stato deve agire in maniera anticiclica: spendere di più in investimenti pubblici, ridurre le tasse. L’Unione Europea ha imposto all’Italia, come elemento di risanamento, l’austerità: riduzione degli investimenti pubblici, aumento delle tasse (8). Tutto questo ha ridotto ulteriormente i consumi, aumentato la disoccupazione. E ovviamente il “credit crunch” aumenta. La spirale si avvita più velocemente (9) al collo del moribondo.

Diego Della Valle queste cose le sa.

2) LA SHOCK ECONOMY, LA CINESIZZAZIONE DEL SUD EUROPA, E IL CAVALIER DELLA VALLE 

Diego Della Valle è persona troppo attenta all’immagine per dire quello che pensa. Non lo fa nessuno, nel puritanesimo del politicamente corretto, d’altronde. L’Italia non è la Grecia. L’Italia non è la Spagna, ma è abbastanza simile alla Spagna. Vediamo somiglianze e differenze con i fratelli iberici. Negli ultimi due giorni due importanti trasmissioni televisive nazionali, Piazza Pulita su La7 e Ballarò su RaiTre, hanno dedicato due interessanti servizi sul “miracolo spagnolo”.

http://www.youtube.com/watch?v=Z6tMlHyF_4o

Hanno fatto una informazione corretta: la pseudo-ripresina spagnola stavolta a rischio di bolla non privata ma pubblica (causa euro), e la forza lavoro ridotta ad un livello leggermente superiore allo schiavismo, con una classe media annientata. Non hanno fatto il passo di spiegare precisamente chi e perché ha condotto a ciò, ma quei servizi sono stati comunque molto importanti.

Il libro “Shock Economy” di Naomi Klein dimostra con centinaia di citazioni giornalistiche e documentaristiche l’ascesa dei “Chicago Boys“, ovvero il verbo neoliberista dell’Università di Chicago, a partire dagli anni ’70 nelle dittature sudamericane, quindi il salto con la Tatcher e Reagan, e di nuovo, nella dissolta Unione Sovietica, nell’Est Europa, in Messico, nel Sud Africa liberato dall’Apartheid, nelle Tigri Asiatiche.

Il modello si è incarnato nel cosiddetto “Pensiero Unico” degli ultimi vent’anni: il mercato si autoregolamenta se lo Stato non interferisce. Il modello ha fatto il suo ingresso negli Stati usciti dal sistema della Seconda Guerra Mondiale o della Guerra Fredda attraverso degli “shock” i quali consentivano l’adozione di misure altrimenti inaccettabili dalla popolazione: ecco all’inizio i colpi di Stato sudamericani e la violenza militare, poi, in seguito, guerre, collasso del sistema politico, terrorismo informativo.

Sempre accompagnate da attacchi speculativi contro l’economia nazionale, spesso attacchi al sistema monetario e alla volontà di garantire tassi di cambio stabili. Il libro è uscito prima della crisi del 2007-08. L’Italia e l’Europa sono l’ultima roccaforte (già ampiamente piegata nel 1992 dalla speculazione che colpì la lira e dal Trattato di Maastricht) sulla quale si è abbattuto il vento della Shock Economy.

Naturalmente coniugandosi ad una terra antica, ricca di cultura: una terra dove le austerità hanno radici solide e dove i rentier (chi vive di rendite, soprattutto finanziarie e di “captive demand”, ovvero di capitalismo globalizzato e non soggetto a concorrenza) riprendono, con l’europeismo di facciata (Maastricht e via dicendo, fino all’euro) l’indiscusso potere.

Siamo di fronte ad un immenso trasferimento di ricchezze, l’operazione inversa rispetto al periodo 1946-1989. La fine della paura del comunismo ha significato anche la fine della concorrenza tra modelli di sviluppo: se non c’è un rivale nel quale rifugiarsi, allora le cose potranno andare sempre peggio, ma si è costretti ad accettarle.

L’Europa deve cinesizzarsi, perché diventa un mercato economico e politico residuale rispetto agli scenari successivi al 1989. L’euro è lo strumento che salva le elite tedesche da questo scenario, scaricando sul Sud Europa (ma anche la consapevole Francia) i costi di una moneta svalutata rispetto al marco.

Di fatti, sia detto per inciso, Della Valle è Della Valle non perché produce scarpe apprezzate in tutto il mondo. Ma perché, oltre a Rcs, ha una azienda finanziaria lussemburghese, è in Mediobanca, in Assicurazioni Generali, è stato in Bnl, nella Comit. Con l’amico Montezemolo ha una società di trasporto ferroviario. Della Valle ha finanziato la campagna elettorale di Mario Monti, e prima quella di Berlusconi, ed ora appoggia Renzi.

Della Valle dice a Il Sole 24 Ore di richiamare dirigenti bancari in pensione, ma non dice una parola contro le Austerità che stanno massacrando lavoratori, piccoli imprenditori, studenti, precari, disoccupati. Della Valle commette omissione di soccorso intellettuale verso i suoi connazionali.

Della Valle, quando parla di “riforme entro due mesi” e si limita a soluzioni pacchiane come quella da lui enunciata, non può che confermare le richieste che arrivano dalla Bce e eseguite dai governi fantocci italiani: “distruggere la domanda interna” (Mario Monti).

Della Valle dà il suo contributo alla “shock economy”.

Ecco la Spagna. Il “miracolo” spagnolo evidenziato dalle tivvù è un puro miracoletto da super-export, da occupazione straniera dopo la “shock economy”. Milioni di disoccupati, giovani che emigrano, e buone infrastrutture. Il paradiso del turbo-capitalismo parassita (non confondiamo i piccoli imprenditori con costoro, per favore). Arrivano investimenti dall’estero, la Volkswagen trasferisce la produzione in Spagna, che diventa primo paese europeo per esportazione di automobili; ripartono le esportazioni.

Perché? Perché ci sono nuovi schiavi e la politica (si fa per dire) ha svolto la sua esecuzione capitale: abolizione della democrazia rappresentativa nazionale, annacquamento delle costituzioni nazionali per mezzo di trattati sovranazionali, potere in mano a tecnocrati non eletti, informazione che colpevolizza la casta.

Ed ecco spiegato il gran favore della Commissione Europea agli spagnoli: deficit annuo del 10,5%, mentre nipote Letta, in Italia, ha realizzato una manovra fiscale correttiva dello 0,1% per rientrare nei superstiziosi parametri europei. Si sono dunque chiusi gli occhi laddove stanno arrivando investimenti stranieri tanto copiosi nonostante il disastro sociale.

Il deficit con moneta non sovrana euro rappresenta veramente un peso scaricato sullo Stato spagnolo a favore delle corporation che non stanno pagando tasse in Spagna. Cosa accade in Italia, invece?

Si devono capire questi passaggi fondamentali, altrimenti qualsiasi analisi è vaga e vuota. Non viviamo in periodi dove si possa perdere tempo.

1. Shock: speculazione (avviata da Deutsche Bank) sui titoli di stato, nel 2011.

2. Lettera Bce-Ue a governo Berlusconi per applicazione misure di austerità.

3. Impossibilità politica per un governo eletto di applicare misure anti-popolari.

4. Sostituzione di un governo eletto con un governo di “emergenza” nazionale (shock economy).

5. Applicazione misure di austerità tremende senza neppure discussione parlamentare con beneplacito Presidenza della Repubblica che non rimanda a libere elezioni.

6. Aggravio della recessione (tra cui credit crunch).

7. L’aumento delle tasse e il taglio agli investimenti pubblici hanno questi effetti: 7a: crollo consumi interni 7b: crollo inflazione a causa di scarsità di domanda 7c: maggiore disoccupazione quindi crollo salari e stipendi

8. La combinazione di 7b e 7c consente di ridurre i costi di produzione.

9. I minori consumi equivalgono a minori importazioni.

10. I minori consumi di prodotti nazionali, con la combinazione del punto 8, aumentano le esportazioni.

Con Monti e poi Letta dunque abbiamo: per la prima volta export superiore all’import da quando siamo nell’euro (nonostante una moneta troppo forte!); inflazione ai minimi storici; record storico di disoccupazione; riduzione consumi interni.

L’Unione Eurotedesca dunque tiene oggi bloccata l’Italia, quasi senza respiro, mentre centinaia di medie aziende sono distrutte da una pressione fiscale insostenibile e pronte alla svendita ai capitali nordeuropei e ai pochi rentier nazionali rimasti. 

Occorrerebbe invece immediatamente ridurre le tasse e rilanciare gli investimenti pubblici, e dunque svincolare la moneta nazionale dall’euro e dalle regole imposte da Bruxelles, come da programma nazionale Memmt.

Diego Della Valle finge di fare la morale alle banche ma è solo una vendita di immagine, è solo politically correct, e pure molto ingenua e grossolana: nella realtà Della Valle tace e anzi finanzia chi sta distruggendo l’Italia. Della Valle sta facendo il “cavalier shock economy” per raccogliere le residue ricchezze che cadranno dal corpo pendente della nazione. Entro due mesi.

Comments

  1. Dr. Flammini, splendido articolo.

    Nel cosiddetto pubblico, cioè nella realtà virtuale, creata dai mass media e dai politici in forma di un’opinione pubblica, ci si meraviglia di tanto in tanto di alcuni avvenimenti, per i quali apparentemente non si trovano spiegazioni, anche se dei singoli sintomi si possono notare chiaramente. Uno di questi è il divario tra ricchi e poveri che continua ad accentuarsi. Più precisamente si dovrebbe definire questo sviluppo come incremento di ridistribuzione da diligente a ricco, perché da gente povera che non lavora non si ottiene nulla. Solamente i diligenti hanno qualcosa da ridistribuire, cioè i frutti del proprio lavoro (e le piccole e medie aziende – risparmiatori l’Italia è piena).
    Il problema successivo si riconosce con l’indebitamento crescente. Ma invece di discutere della causa, che ovviamente Della Vale conosce ma tace, tutti gli stati del mondo dovrebbero accelerare la crescita economica e riscuotere sempre più tasse, presumibilmente per fare qualcosa contro i debiti pubblici. Eterna crescita economica sarebbe l’unica via di soluzione che i media e i politici ci trasmettono, tralasciando sempre la questione di base del sistema. Viviamo nella folle mania di crescita economica, anche se niente nella natura può crescere all’infinito, e il nostro pianeta ne porta i segni evidenti.
    La problematizzazione del debito pubblico in realtà è una grande menzogna. L’Italia avrebbe due bilioni di Euro di debiti. Ma con chi? Forse con gli Stati Uniti? Ma se anche loro hanno dredici bilioni di Euro di debiti. Il Giappone ne avrebbe otto bilioni. Se facciamo la somma di tutti i debiti degli Stati del mondo, arriviamo ad una cifra di 3 34 (trentaquattro) bilioni di Euro, come debito terrestre! Ma con chi la Terra avrebbe tutti questi debiti? Sommando tutto insieme si constata che qualcosa non quadra quanto diffuso nell’opinione pubblica. Il trucco consiste nel oscurare sistematicamente i patrimoni esistenti reali su questa terra, contrapposti ai debiti. Non lasciamo in eredità solo dei debiti, ma anche delle ricchezze. La vera causa che sta dietro alla ridistribuzione da diligente a ricco, alla crescita dell’aumento dei debiti e dei beni, come anche alla mania di crescita economica, è un argomento assente nell’opinione pubblica diffusa: il sistema monetario basato sugli interessi! Il motivo per cui è così, è soprattutto il risultato di un’ attuale struttura di potere, che in sostanza è un regime dell’usura.

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