Articoli sulla Modern Money Theory (MMT). Articoli sull’economia, notizie dall’Italia, dall’Europa e dal mondo. Scritti che contengono o linkano video e audio non a carattere di prevalenza.

Cos’è la MMT, qual è il nostro punto di vista, quali sono i nostri valori ? Cosa dicono i media, la politica, gli economisti su come deve essere gestita l’economia ? Di conseguenza, cosa dice la MMT ? Come replica la MMT alle critiche ?

La visione della MMT su tematiche importanti nel dibattito odierno. Qual è il punto di vista MMT sull’inflazione e la svalutazione ? E’ veramente necessario tassare per poter spendere ? Il debito pubblico cos’è ? Rappresenta un reale problema oppure no ? Di conseguenza, cosa propone la MMT per ridurre la disoccupazione e combattere la povertà ? Come vede la MMT un possibile ritorno alla lira ? Come valuta la MMT una possibile uscita dall’Unione Europea ?

Chi sono gli economisti MMT ? Qual è il loro curriculum, la loro storia ? Che visione hanno sull’Unione Europea, sull’eurozona e su altre organizzazioni internazionali ? Qual è la loro opinione su una possibile uscita dall’euro o dall’Unione Europea ? Di conseguenza, cosa propongono per una corretta gestione dell’economia ? Quali sono le loro pubblicazioni, i loro papers, i loro dibattiti con altri economisti ? Di conseguenza, quali iniziative hanno realizzato a livello internazionale e nel nostro Paese ? In conclusione, qual è il messaggio che è stato comunicato ?

Chi sono gli attivisti dell’Associazioni MMT Italia ? Descrizione delle iniziative dell’Associazione MMT Italia. Chi sono i giornalisti e gli opinionisti MMT più importanti a livello nazionale ed internazionale ? Di conseguenza, qual è stato il loro contributo alla diffusione della MMT in Italia e in altre nazioni ?

Ed eccoci alla quarta parte di questa nostra serie di video, dedicata ad una cosa di cui quotidianamente sentiamo parlare e presentata da molti esponenti del mondo della politica, dei media e da vari economisti come una possibile soluzione alla grave crisi sanitaria ed economica che sta colpendo il nostro Paese.

Ma quanti di noi sanno cosa veramente sia il Meccanismo Europeo di Stabilità ?

Il nostro referente economico Filippo Abbate ci spiega le regole e le politiche sulle quali poggia questo strumento, basandosi su fonti ufficiali facilmente verificabili da chiunque.

Alla prossima !

Proseguiamo la nostra serie di video sulla MMT con la seconda parte del Capitolo “I bilanci prima della tua vita”.

Vedremo insieme cosa significa per uno Stato perdere la sua sovranità monetaria e di bilancio, alla luce anche dei recenti fatti di cronaca.

Ti sei mai chiesto cosa rappresenta veramente per te cittadino il debito pubblico ? Sei veramente convinto che il Governo di una nazione deva comportarsi come una famiglia, ossia, spendere di meno di quello che incassa ? Cosa comporta questo per noi settore privato di cittadini ed aziende ? Cosa c’è veramente all’origine della crisi economica iniziata nel 2007, e che ora rischia di inasprirsi nuovamente con conseguenze ancora più gravi ?

Come hanno agito gli Stati dotati di una loro sovranità monetaria per fronteggiare la crisi finanziaria ? Come hanno agito invece l’Italia e l’eurozona ?

A queste ed ad altre domande risponderà il nostro referente economico nazionale Filippo Abbate.

Buona visione ! E buona diffusione !

Iniziamo questa serie di video con la prima parte, in cui parleremo di come funziona uno Stato, dell’assurdità delle regole dei trattati europei e dell’importanza della spesa pubblica, cosa oggi come oggi ancora più vera considerata l’emergenza sanitaria ed economica in corso.

La parola a Filippo Abbate, referente economico nazionale di MMT Italia.

Buona visione e buona divulgazione !

Chi ha detto che le cose non possono cambiare e bisogna solo adattarsi e sopportare di fronte ai grandi movimenti storici, quando essi si risolvono in sofferenza e privazioni più o meno gravi, per la popolazione?

MMT Italia non ci sta ad assistere inerte al nostro amato Paese che affonda ogni giorno che passa.

Ma soprattutto non ci sta ad assistere alla disinformazione comunicata sui media e che danneggia inevitabilmente la formazione di una sana opinione pubblica.

La convinzione è che il cittadino non possa realmente partecipare alla vita sociale della Nazione se le informazioni in suo possesso non gli consentono realmente di discernere all’interno dei movimenti storici in atto.

Da queste considerazioni, e per quello che è il nostro campo operativo di elezione, ecco il progetto che è stato messo in piedi per dare contributo alla soluzione del problema.

CONSAPEVOLEZZA E COSTITUZIONE

Scopo del progetto è portare lo spettatore ad acquisire maggiore consapevolezza sui reali meccanismi economici in atto e sulla situazione di pericolo in cui si trova il Nostro Paese, al fine di creare un’azione comune proveniente dal basso, dalla popolazione italiana. I video conterranno un collegamento crescente con la nostra Costituzione, ne richiameranno gli articoli, ricollegandoli alla situazione attuale. Questo con l’obiettivo di situare gli interventi in un contesto di chiara difesa dello stato civile, che nelle prossime settimane sarà in grave pericolo.

Non vi è consapevolezza senza educazione

Non vi è libertà senza consapevolezza.

Educazione (intesa sia in senso comportamentale che culturale), Consapevolezza, Libertà, sono gli elementi distintivi – oggi scarsi – del messaggio centrale insito nell’intera collana divulgativa.

Nei video sarà tenuto un tono mai aggressivo, mai volgare, in linea con la serietà della divulgazione. Lo spettatore verrà in possesso, piuttosto che di interpretazioni, di una serie di dati di spessore che gli consentiranno di costruirsi in autonomia la propria visione della realtà storica attuale e di individuare i comportamenti che dovrà mettere in campo per risolvere le attuali problematiche.

Inoltre, ogni video sarà supportato da un articolo che ne riporterà le fonti, e da una bibliografia consigliata di supporto e di approfondimento. È anche prevista la produzione di una parallela versione podcast dei video, per aumentarne la fruibilità agli utenti finali e per allargare, di conseguenza, la platea dei destinatari.

Ogni registrazione sarà contraddistinta dal logo MMT che mette i video stessi al riparo da strumentalizzazioni.

I video saranno pubblicati prima di tutto sui mezzi di comunicazione MMT, poi dietro consenso scritto su vari media, che dovranno rispettare la condizione di metterli in onda integralmente, affinché non venga distorto il messaggio in essi contenuto.

Infine, i video conterranno sempre una premessa molto chiara e una sintesi conclusiva, messaggi scritti per dare la massima chiarezza al video stesso che appariranno in sovrimpressione per avere maggior impatto, nonché animazioni esplicative.

Riteniamo che con questa collana lo spettatore avrà in mano uno strumento valido ed efficace per spiegare alle persone cosa sta succedendo in Italia in modo autorevole, documentato e completo.

Per tutto il resto si rimanda alla visione dei video man mano che saranno pubblicati nei prossimi giorni, a partire da questo:

Abbiamo il piacere di comunicare l’inizio della nostra nuova iniziativa.

A breve pubblicheremo una serie di video in pillole per spiegare i concetti base della MMT e l’importanza della piena applicazione della Costituzione Italiana del 1948, per poter tornare ad essere un paese libero e garantire il benessere economico e sociale alla nostra popolazione.

Iniziamo quindi con la presentazione del progetto a cura del nostro referente economico nazionale Filippo Abbate.

Buona visione !

Di Marco Cavedon, postato il 30/03/2020.

Fonte: https://mmtveneto.wordpress.com/2020/03/29/cosa-ci-insegna-lattuale-emergenza-del-virus-covid-19/

Ormai da mesi si sta parlando dell’emergenza legata al diffondersi in tutto il mondo del virus Covid-19.

Il nostro Paese, l’Italia, “vanta” purtroppo i numeri più alti sia di persone contagiate che di morti, che il 28/03/2020 hanno superato la cifra di 10.000.

Quella che all’inizio, anche da parte di vari “esperti”, era considerata una malattia infettiva che non avrebbe portato a conseguenze particolarmente gravi per la nostra popolazione, si sta ora manifestando in tutta la sua drammaticità, tanto che il Governo è stato costretto a prendere via via provvedimenti sempre più restrittivi, arrivando alla chiusura totale delle attività produttive ritenute non di prima necessità col DPCM 22/03/2020, mentre da ormai due settimane è in vigore il divieto di spostamento dalla propria dimora se non per esigenze legate alla spesa, al lavoro o a motivi sanitari o di particolare urgenza, divieto che via via è divenuto sempre più restrittivo.

Quali sono le considerazioni da fare di fronte ad una situazione certamente molto grave, probabilmente la peggiore vissuta dal mondo occidentale a partire dal secondo Dopoguerra ?

Anche in questo caso, possiamo rilevare tutta la drammaticità legata alle regole dell’Unione Europea e dell’euro, che impongono alle diverse nazioni ex sovrane fortissimi limiti nel potere di intervenire. A proclami generici di sospensione del Patto di Stabilità e alle proposte portate avanti da alcuni Paesi dell’Unione di mutualizzare l’emissione dei debiti, finora nulla di concreto è seguito, quando buonsenso avrebbe voluto si fosse intervenuti molto prima del dilagare della situazione. E’ del 28 Marzo la dichiarazione del Presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen, che ha escluso ogni possibilità di ricorso ai cosiddetti eurobond, salvo poi rettificare in maniera maldestra tramite un suo portavoce l’affermazione parlando in modo generico di “opzioni entro i limiti del trattato”. Insomma, dopo settimane nulla di concreto si sta facendo a livello europeo, considerato anche il fatto che attualmente i Paesi che in qualche modo sono favorevoli all’ipotesi di mutualizzazione del debito sono solo una minoranza, 10 su un totale di 27 e fra questi non mancano differenze notevoli di visioni, considerata la presenza di realtà storicamente avverse all’Italia quali la Francia o comunque fortemente favorevoli alle politiche neoliberiste, quali l’Irlanda. Insomma, anche se si arrivasse (e le condizioni attuali lo escludono) a condividere i rischi sull’emissione del debito non è chiaro assolutamente in che misura questo piano verrebbe attuato, con quali meccanismi e in che tempi, senza contare il fatto che una tale misura richiederebbe ulteriori cessioni di sovranità a livello europeo, con ogni probabilità creando un ministero delle finanze unico, l’ennesimo apparato sovranazionale elefantiaco che molto difficilmente riuscirebbe a prendere decisioni uniche ed efficaci per realtà molto diverse ed in tempi celeri.

Tornando al discorso iniziale, vediamo come di fatto le politiche di austerità nella spesa pubblica mettano decisori e commentatori della politica di fronte a due alternative che umanamente sono inaccettabili, ossia, quella di lasciare il virus dilagare al fine di permettere le attività produttive ed il girare dell’economia, e quella di bloccare le industrie a tempo indefinito senza però un forte intervento dello stato capace di garantire stipendi e pensioni. Basti considerare che in Italia fino a Maggio è stato bloccato il pagamento dei contributi e pertanto il Presidente dell’INPS Pasquale Tridico ha dichiarato che i soldi per pagare le pensioni ci saranno sicuramente solo fino a quella data. Dopodiché dovrebbe intervenire il Governo, che potrebbe però essere a corto di liquidità.

Di fronte a tale drammatica situazione il Governo continua ad appellarsi ad un improbabile intervento europeo, quando altri Paesi, anche facenti parti dell’UE, senza aspettare che siano gli altri a muoversi hanno già dichiarato senza problemi di voler disattendere il Patto di Stabilità e di spendere cifre enormi per far fronte all’emergenza. La Germania ha infatti varato un piano di intervento di ben 750 miliardi di euro per tutelare imprese e famiglie, che comprendono un deficit di 156 miliardi per il 2020. Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha approvato un piano di aiuti da 2000 miliardi di dollari per risollevare l’economia, mentre il Regno Unito ha annunciato un piano da ben 330 miliardi di sterline per il sostegno di imprese e lavoro. E in Italia ? Per il momento è stata approvata per il 2020 l’emissione di debito pari a 25 miliardi di euro tramite il decreto “Cura Italia”, a cui se ne aggiungono solo 4,3  versati ai comuni e altri 400 milioni, col vincolo di utilizzare queste somme per le persone che non hanno i soldi per fare la spesa. Veramente poca cosa quindi, se rapportata a quanto realizzato da altri Paesi e considerata anche l’attuale emergenza sanitaria, per fronteggiare la quale in tempi brevi si dovrebbero mettere a disposizione molti nuovi posti letto per la terapia intensiva assieme alle attrezzature, ai medici e agli infermieri necessari. Il Decreto, più che basarsi sul potenziamento dell’organico, parla di retribuzione degli straordinari per  i dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale già attivi e della possibilità di trattenere in servizio medici ed operatori sanitari pronti per la pensione.

Ancora una volta abbiamo la prova di come uno Stato privo della sua sovranità monetaria e di bilancio non abbia di fatto alcun potere di intervenire per la tutela del bene della popolazione e della sua economia, cosa ancora più vera in situazioni di emergenza grave come quella attuale dove la chiusura di interi comparti produttivi non permette al denaro di circolare, mettendo a rischio posti di lavoro e versamenti di contributi al sistema previdenziale ed assistenziale per cifre che potenzialmente possono arrivare alle centinaia di miliardi di euro. E affidarsi alle decisioni degli organismi centrali europei, considerata anche l’emergenza in atto che richiederebbe risposte veloci e concrete, non pare affatto un atto realistico e che possa portare a dei risultati certi.

E’ con grande piacere che vi presentiamo la puntata di “Notizie Oggi Lineasera” andata in onda su Canale Italia il 02/06/2019.

Si tratta della prima volta che i referenti economici della nostra Associazione hanno partecipato a questa importante trasmissione visibile a livello nazionale, nel corso della quale il conduttore Vito Monaco dà spazio a visioni del mondo, della politica e dell’economia molto diverse rispetto quelle che siamo abituati a sentire tutti i giorni negli ordinari canali di comunicazione.

Tra gli ospiti in studio Tiziano Tanari e Cavedon Marco, rispettivamente Presidente e Vicepresidente dell’Associazione MMT Italia, Filippo Abbate, Maria Luisa Visione, Mario Volpi ed Elisabetta Uccello, referenti economici storici del nostro gruppo. Si è parlato di sovranità monetaria, euro, Europa e dei principi fondamentali della Modern Money Theory.

Buona visione !

Di Tiziano Tanari, con la collaborazione di tutto lo staff dei referenti economici dell’Associazione MMT Italia. Postato il 06/03/2020.

Siamo lieti di pubblicare in questa sede il frutto di un lungo e duro lavoro che ha visto coinvolto in primis il nostro Presidente Tiziano Tanari.

Vi presentiamo in esclusiva il Manuale MMT di Macroeconomia per i cittadini, un minipaper che illustra in maniera chiara e sintetica i principi fondamentali della MMT, nonchè le posizioni della nostra Associazione circa l’attuale realtà politica, economica e giuridica in cui versa il nostro Paese. Un documento fondamentale per comprendere il mondo che ci circonda e saper controbattere in maniera efficace alle falsità di economisti e politici mainstream.

Buona lettura !

Clicca qui per scaricare il pdf.

Postato il 04/06/2019.

Documento redatto dal Comitato Scientifico MMT, in risposta all’articolo de l'”Avvenire” intitolato “La nuova teoria «MMT». La spesa pubblica senza freni, l’idea Usa che seduce e spaventa“, del 25 Aprile 2019.

Questo scritto vuole rappresentare l’inizio di un dibattito serio e costruttivo sulla MMT all’interno del mondo dei media nazionali. Ci siamo sentiti in dovere di replicare ad una serie di inesattezze ed imprecisioni pubblicati da l'”Avvenire” nell’articolo di cui sopra. Tuttavia ringraziamo il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana per l’interesse dimostrato e per aver stimolato il confronto.

Di seguito la nostra risposta.

Che cos’è la Modern Monetary Theory – MMT ?

Questa teoria nasce 25 anni fa ad opera dell’economista Warren Mosler e si sviluppa originariamente negli USA; oggi annovera tra i suoi sostenitori economisti di varie nazionalità.

Per i suoi contenuti, la MMT si sta imponendo sempre più all’attenzione degli organi di informazione e nel dibattito accademico; per la sua straordinaria portata sociale, attira un apprezzamento e un crescente seguito popolare nei vari continenti, fenomeno davvero straordinario, anzi unico per una teoria economica.

In Italia nel 2012, a seguito dei tre summit MMT a Rimini e Cagliari, convegni di macroeconomia con una partecipazione da guinness dei primati (migliaia di partecipanti), gli attivisti si riuniscono e convergono in organizzazioni volte a divulgare a ogni livello sociale la MMT e a svolgere un’opera di “alfabetizzazione macroeconomica”.

Ad oggi, quest’opera e il contributo al dibattito economico degli attivisti italiani (dove si ritrovano sia il cittadino comune, sia il laureato in economia, il ricercatore, l’analista, il consulente finanziario, ecc.) si sono concretizzati in migliaia d’incontri pubblici, centinaia di apparizioni in televisione e articoli sui quotidiani, contatti e collaborazioni con forze politiche, dialogo con accademici e docenti universitari di economia, presenza costante su social media e siti web, traduzione ed elaborazione di documenti e tanto altro ancora.

Ci piace sottolineare che la nostra Associazione opera da anni in tutto il territorio nazionale autofinanziandosi, senza mai aver usufruito di nessun contributo esterno; questo può dare un’idea dell’importanza che diamo alla nostra opera di informazione.

Ma torniamo al punto. La MMT è una scuola di pensiero macroeconomico post-keynesiana, forse la più vicina allo spirito della Teoria Generale di John Maynard Keynes, che in seguito venne ripresa e sviluppata, con una concezione più progressista del suo autore, da economisti quali Michał KaleckiJoan RobinsonNicholas Kaldor, Piero Sraffa e Hyman Minsky, con grande enfasi sulle politiche favorevoli ai lavoratori, alla redistribuzione, a elevati livelli di occupazione e di protezione sociale.

Ha solide basi teoriche e affonda le sue radici nel Cartalismo elaborato, a cavallo tra il XIX e il XX secolo, dall’economista tedesco Georg Friedrich Knapp, e dall’inglese Alfred Mitchell-Innes, poi ripreso da John Maynard Keynes nel suo Trattato sulla moneta e da una serie di economisti successivi come Abba Lerner e Charles Goodhart.

Tra i suoi contributi accademici, sono sicuramente da annoverare l’analisi sul funzionamento della moneta moderna (o moneta fiat), sui rapporti del sistema bancario con la banca centrale e il Tesoro e lo sviluppo di modelli previsionali validi e apprezzati, come citato nel vostro articolo, anche da analisti di Wall Street.

L’approccio alla fenomenologia economica è anche “pragmatico”, concreto e teso ad osservare come nel mondo reale funzionano le cose e ad individuarne deduttivamente il perché; ciò sovente dà una marcia in più a questi economisti nel confronto con posizioni tradizionali meramente teoriche.

Un esempio di ciò è il dibattito, citato dal vostro giornalista, tra il famoso Paul Krugman e la MMTeer Stephanie Kelton, “vinto” dalla seconda: senza addentrarci nei dettagli, le obiezioni e il relativo modello teorico sostenuti dal premio Nobel Krugman sono stati dalla Kelton smentiti con i dati del mondo reale, spiegando anche che il modello era sbagliato perché riferito a una tipologia di sistema monetario non paragonabile a quello attuale.

Non ha brillato Krugman, né per competenza, né per eleganza, trattando la Kelton come economista di secondo ordine.

Non certo una bella figura per un premio Nobel fare un po’ il sostenuto con una “sconosciuta” economista e poi farsi insegnare da quest’ultima che, alla presenza di una spesa dello stato, il tasso d’interesse si muove in senso diametralmente opposto rispetto a quanto da lui ipotizzato, con la precisazione che “qualsiasi banchiere te lo saprebbe dire”.

Una delle cose che più apprezziamo di questa Teoria è che essa sviluppa un modello caratterizzato dal superamento del secolare conflitto inflazione-piena occupazione, grazie al consapevole e sapiente utilizzo della moneta moderna, che ha le potenzialità necessarie allo scopo: oggi, applicando la MMT, è possibile perseguire contemporaneamente la piena occupazione e la stabilità dei prezzi.

È innegabile l’estrema valenza sociale di tali proposte di politica economica; riteniamo che la MMT sia uno strumento unico e prezioso, in grado di dare un contributo fondamentale alla realizzazione del modello socio-economico delineato dalla Costituzione italiana, che pone il lavoro a fondamento della Repubblica democratica e lo indica quale diritto, dovere e libertà.

Nel vostro articolo si cita Jerome Powell, Presidente della Federal Reserve, che davanti al Congresso ha ribadito che “l’idea che i deficit non importino per Paesi che possono indebitarsi nella loro stessa moneta è semplicemente sbagliata”.

Se Powell volesse approfondire meglio la Teoria, magari direttamente dai suoi sviluppatori e non da rumors orecchiati qua e là, potrebbe scoprire che il concetto portato avanti dalla MMT è alquanto diverso da quello di uno Stato che spende come se non ci fosse un domani.

Riguardo all’entità del deficit dello Stato, è bene ricordare che la MMT non ha una posizione dogmatica su quale debba essere il saldo del settore pubblico. In avanzo, in pareggio o in disavanzo che sia, lungi dal vincolare le proprie decisioni di spesa al rispetto di posizioni contabili prestabilite (l’idea diffusa dei “conti in ordine”), uno Stato guarderà sempre all’economia nazionale e alle sue esigenze contingenti, spenderà nella misura ritenuta necessaria e calibrerà la pressione fiscale ad un livello tale da lasciare alle persone abbastanza moneta da comprare, in una situazione di piena occupazione, la produzione interna e ciò che il resto del mondo ci vuole vendere.

Se per fare questo in un certo anno occorre sperimentare deficit importanti, ciò non deve rappresentare un problema, oltre che per quanto già detto nel vostro articolo, neanche da un punto di vista contabile: uno Stato che s’indebita nella moneta che lui stesso produce avrà sempre, per definizione, la capacità di pagare i propri debiti. Anzi, la spesa a deficit è un qualcosa di necessario, come ammesso anche dall’economista premio Nobel William Vickrey: essa rappresenta l’attivo del settore privato, che si manifesta appunto quando la spesa pubblica del settore governo è maggiore della tassazione. Ricordiamo inoltre che il settore privato di famiglie ed aziende non può aumentare in aggregato il suo attivo, non potendo legalmente creare il denaro, se non tramite politiche neoliberiste e neomercantiliste basate sulle esportazioni e l’abbattimento della domanda interna, al fine di essere competitivi. Si tratta di politiche che, laddove applicate, hanno dimostrato sempre i loro limiti in termini di costi sociali; pensiamo allo sfruttamento della manodopera nei paesi emergenti (quali la Cina e l’India), ma anche nelle cosiddette economie avanzate quali la Germania, che “vanta” un esercito di milioni di minijobbers, lavoratori pagati massimo 450 euro al mese.

A questo proposito, è certamente vero che oggi all’Italia, con l’Euro, è impedito di realizzare i deficit di volta in volta adeguati al caso.

È anche vero che ci sono altri problemi diretta conseguenza dei vincoli e delle anomalie strutturali di questo sistema monetario, come il tasso d’interesse dei titoli di stato in mano non al Tesoro bensì ai mercati: a causa dell’impossibilità della BCE, sancita dal Trattato di Maastricht, di acquistare sul mercato primario i titoli in asta, viene meno un aspetto essenziale della naturale collaborazione tra l’autorità monetaria e quella fiscale, secondo cui il Tesoro agisce e la Banca Centrale reagisce in conseguenza.

Non esiste fuori dall’Euro un meccanicismo che lega l’andamento dei tassi d’interesse dei titoli di stato con quello del deficit governativo. È ampia la casistica storica di aumenti di deficit accompagnati a contemporanea riduzione, non aumento, del tasso d’interesse sui titoli di debito pubblico. A titolo esemplificativo citiamo: Argentina (2015-2016); Stati Uniti (1982-1983; 1990-1993; 2008-2010); Vietnam (2012-2014; 2017-2018); India (2001-2002; 2008-2009); Francia (1992-1994); Cina (vari anni dal 2006 a oggi).

Tutto questo dovrebbe fare riflettere: quanto la BCE sta veramente operando in favore degli stati aderenti all’Eurozona?

E, ancora più a monte: l’appartenenza al sistema Euro è davvero vantaggiosa in termini assoluti per l’Italia?

Riguardo poi alla citazione riportata nell’articolo in cui “i ricchi troverebbero la MMT conveniente, poiché con più deficit pagherebbero meno tasse”, non corrisponde al vero in quanto le tasse, per la MMT, rappresentano un importante strumento di politica fiscale per ottenere l’effetto della redistribuzione della ricchezza e il suo compito primario non è certo quello di finanziare la spesa pubblica. Uno stato sovrano della sua valuta prima deve spenderla (creandola dal nulla) e solo in un secondo momento ne può pretendere il riscatto con la tassazione.

Inutile commentare, infine, la definizione denigratoria su Warren Mosler, definito uno “squalo” di Wall Street; Mosler è il fondatore della MMT e chi la comprende si rende conto del grande valore sociale delle sue proposte. A tal proposito vi invitiamo a leggere i suoi scritti.

Concludendo, la demonizzazione del deficit sottesa a tanta disinformazione è figlia dei nostri tempi; questo non significa che essa debba essere considerata una cosa giusta, anzi, ben vengano dibattiti che, come quello portato avanti dalla MMT, aprano la possibilità a che alcuni degli assunti macroeconomici acquisiti nei decenni passati, e dati per scontati oggi, siano da tutti misurati nella loro reale consistenza, ex novo e senza pregiudizi.

A nostro parere, il punto focale è che, come asserisce la MMT, il deficit dello Stato equivale al risparmio del settore privato. Detto con parole nostre semplici: se ci mancano soldi (basta guardare al livello attuale dei nostri consumi per capire che soldi non ce ne sono abbastanza) lo Stato ce li deve fornire, e lo può fare solo attraverso deficit di bilancio, creando redditi legati al lavoro, quindi alla produzione di beni e servizi.

Se non lo fa, per noi sono guai.

Ormai, si consenta l’ironia, certe cose le hanno capite persino alla BCE se, nel suo Research Bulletin n. 36 del 2017 è scritto che: “… In un’economia che ha una propria moneta a corso forzoso, l’autorità monetaria e quella fiscale possono garantire che il debito pubblico denominato in quella valuta nazionale non sia soggetto a default, cioè che i titoli pubblici che giungano a maturazione siano convertiti in valuta a parità. Con una disposizione di questo tipo la politica fiscale può focalizzarsi sulla stabilizzazione del ciclo economico anche quando la politica monetaria sui tassi raggiunge il livello nominale minimo. Nonostante ciò le autorità fiscali dei paesi dell’area euro hanno rinunciato alla possibilità di emettere debito non soggetto a default. Di conseguenza una stabilizzazione efficace del ciclo macroeconomico è diventata un obiettivo difficile da raggiungere”.

Un’ammissione importante, anche se la MMT va oltre e consente allo Stato di superare, non già solo di stabilizzare, il ciclo economico.

Ma questa è un’altra storia…

Fonte:
https://mmtveneto.wordpress.com/2019/04/10/come-funziona-lunione-europea/

Cosa è fondamentale sapere in vista delle imminenti elezioni.

Di Elisabetta Uccello, postato il 10/04/2019. Revisione di Marco Cavedon.

In vista delle prossime elezioni per il Parlamento Europeo del 26 maggio 2019, è necessario fare ancora una volta chiarezza sui suoi reali poteri e funzioni e sul procedimento di riforma dei trattati europei .

Attenzione: questo scritto non vuole rappresentare un articolo a favore di una riforma dell’attuale assetto dell’Unione Europea, al fine di introdurre meccanismi maggiormente democratici; più volte ci siamo espressi circa le problematiche enormi da un punto di vista politico nel procedere di fatto verso la creazione di un superstato europeo, seppur formalmente democratico. Tuttavia è utile informare le persone del perché, anche chi condivide questo percorso, si troverà di fronte ad ostacoli tecnicamente e politicamente pressoché insormontabili.

E’ fondamentale avere il quadro completo del contesto per comprendere che i messaggi dei partiti candidati alla competizione elettorale sono errati, e si avvalgono della carente preparazione giuridica dei cittadini per portare a se’ voti.

Illustreremo:

  1. COS’E’ L’UNIONE EUROPEA: definizione giuridica, da dove nasce e come vuole evolvere il proprio ordinamento.
  2. GLI ORGANI DELL’UNIONE EUROPEA: nello specifico poteri, funzioni e composizione di Parlamento e Commissione.
  3. PROCEDURA DI RIFORMA DEI TRATTATI.
  4. GLI OBIETTIVI DELL’UNIONE EUROPEA.

Le nozioni qui riportate sono tratte esclusivamente dai trattati istitutivi dell’ Unione Europea e dai siti ufficiali della stessa.

Le integrative spiegazioni giuridiche sono riportate dai dizionari giuridici italiani accreditati.

1 – COS’E’ L’UNIONE EUROPA.

L’ Unione Europea è un’organizzazione SOVRANAZIONALE.

Il trattato di Maastricht istituisce l’ Unione Europea, programmata evoluzione delle precedenti comunità europee (la CECA, l’Euratom e la CEE), organizzazioni formalmente intergovernative ma sostanzialmente sovranazionali.

Ma che differenza c’e’ fra organizzazione intergovernativa e sovranazionale?

Il metodo intergovernativo di associazione a livello internazionale è quello che non prevede alcun sacrificio di sovranità da parte degli Stati che vi aderiscono. In un’organizzazione di tipo intergovernativo il meccanismo decisionale si fonda esclusivamente o comunque in modo prevalente sulla regola del consenso unanime degli Stati partecipanti, con la conseguenza che ciascuna nazione, manifestando il proprio dissenso, esercita sostanzialmente un diritto di veto.

Il metodo intergovernativo prevede che gli Stati collaborino oppure che al massimo si consultino e il metodo che adoperano per coordinarsi è quello dell’unanimità. Quindi è sufficiente il veto di un solo Paese per bloccare le proposte.

Intergovernativo è il metodo classico, confederale di relazioni tra i governi nazionali e le diplomazie. Il processo decisionale è affidato ad organi di Stati, all’interno dei quali gli individui agiscono nell’interesse e secondo le istruzioni del proprio Paese di appartenenza. Una decisione comune viene adottata solo quando è nell’interesse di tutti portarla avanti, evitando che le volontà di alcune nazioni vengano imposte a tutte le altre.

Ogni Stato è sovrano ed indipendente, le relazioni che sorgono fra le nazioni sono su un piano di parità, sia per diritti che per doveri.

Sovranazionale è un metodo che prevede un’autorità centrale sopra le nazioni e quindi più centralizzato. Gli Stati membri trasferiscono agli organismi comunitari la loro sovranità in determinate materie, attribuendo ad essi il potere di emanare disposizioni pienamente vincolanti e, in taluni casi, direttamente applicabili.

Le decisioni sono approvate non all’unanimità ma a maggioranza.

Il processo decisionale è affidato ad organi  composti da individui, i quali possono esprimere le loro opinioni in modo indipendente rispetto agli Stati di provenienza.

Inoltre, decidendo di cedere la propria sovranità, gli Stati si sono vincolati al rispetto del principio maggioritario, in base al quale è possibile l’adozione di atti applicabili a tutti i Paesi aderenti, assunti tuttavia senza il loro consenso unanime.

(Con il caso van Gend & Loos  del 1960 l’allora Comunità Economica Europea si eleva ad un rango diverso da quello su cui si ponevano le comuni organizzazioni internazionali, poiché il caso ha costituito il fondamento del principio di efficacia diretta di alcune categorie di norme comunitarie, cioè la ‘non applicazione’ della normativa nazionale contrastante con quella europea competente in materia).

Aggiungiamo  un’ulteriore caso: lo Stato Federale .

Lo Stato federale è qualcosa di più perché c’è un unico Governo centrale e i vari Paesi diventano “Stati federati”, cioè “regioni” con una certa dose di autonomia, tuttavia molto limitata in quanto dipendente in prima istanza dalle decisioni prese dal “centro”. Ad esempio, la regione Veneto, così come lo Stato della California, pur potendo tassare e spendere (possono quindi operare delle politiche fiscali), non possono espandere il proprio bilancio a piacimento, dipendendo in prima istanza dalla moneta creata ed immessa dalle istituzioni centrali nell’economia attraverso la spesa pubblica.

L’Unione Europea non è un punto d’arrivo ma solo una tappa nel processo di creazione degli Stati Uniti d’Europa; e’ un soggetto che evolve nel tempo con l’incremento delle competenze ad essa attribuite.

Mettiamo in evidenza che uno Stato è libero oppure no di cedere la propria autorità ad un’entità sovranazionale. Nel caso della Costituzione Italiana tuttavia si parla di limitazioni e non di cessioni di sovranità, per il solo fine della pace e della giustizia tra nazioni. All’UE gli Stati hanno singolarmente e volontariamente deciso di cedere parte della propria sovranità approvandone e ratificandone i trattati. Ed è anche vero che il singolo Paese può in ogni momento decidere di riprendersela uscendo appunto dall’UE, cosa non possibile all’interno di uno Stato federale in cui il potere di imperio del governo centrale è garantito da una polizia federale e da un esercito. Purtroppo in questo caso, il singolo Paese per separarsi non ha altra strada che quella di scegliere una vera e propria rivolta, con possibili risvolti violenti.

L’ UE avanza per fasi, cioè per obiettivi volti al raggiungimento di uno scopo finale, gli Stati Uniti d’ Europa.

Espressioni contenenti una chiara allusione alla auspicata “Federazione europea”, oppure agli “Stati Uniti d’Europa” non sono recenti: Il termine “Stati Uniti d’Europa” fu usato da Victor Hugo al congresso internazionale di Parigi nel 1849.

Tra i promotori di questo progetto, nominando solo alcuni, troviamo anche Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi, Winston Churchill (anni ‘30), Giovanni Agnelli e infine il politico italiano Filippo Turati il quale consigliava all’Europa di seguire l’esempio Statunitense: se la federazione europea e quella americana si fossero unite, saremmo diventati i “padroni economici” del globo terrestre per vincere la concorrenza asiatica. E questo è proprio il concetto neoliberista della competizione tra Paesi, nella quale per sopravvivere bisogna massimizzare le esportazioni ed il saldo finanziario con l’estero a scapito degli altri. Quella logica che non tiene conto di come sia possibile utilizzare una moneta sovrana per creare occupazione tutelando la domanda interna, e che ha rappresentato spesso la vera causa dei conflitti tra nazioni che si sono succeduti nella storia.

Luigi Einaudi già nel 1918 propose alla Società delle Nazioni una sorta di super Stato fornito di una sovranità diretta sui cittadini dei vari Paesi, con il diritto di stabilire imposte proprie, mantenere un esercito Super-Nazionale, con una propria amministrazione. Nel 1935 Carlo Rosselli del futuro Partito d’Azione propose l’elaborazione di una costituzione europea e la necessità di portare l’idea del federalismo europeo a contatto con le masse popolari.

Nulla di nuovo insomma. Gli Stati Uniti d’ Europa sembrano proprio progettati da tempo e l’UE ne è solo una tappa. Tuttavia questo processo è stato caratterizzato fin dall’inizio da una metodologia alquanto elitaria ed antidemocratica e lo si ravvisa anche nelle dichiarazioni degli attuali leader delle istituzione europee.

“Noi prendiamo una decisione in una stanza, poi la mettiamo sul tavolo e aspettiamo di vedere cosa succede. Se non provoca proteste o rivolte, è perché la maggior parte delle persone non ha idea di ciò che è stato deciso; allora noi andiamo avanti passo dopo passo fino al punto di non ritorno.“ — Jean-Claude Juncker, attuale presidente della Commissione Europea dal 1º novembre 2014.

2- GLI ORGANI DELL’ UNIONE EUROPEA: QUALI SONO E CHE FUNZIONI HANNO.

I principali organi dell’UE sono Parlamento Europeo, Consiglio Europeo, Commissione Europea, Consiglio dell’Unione Europea, Corte di Giustizia Europea, Banca Centrale Europea, Corte dei Conti Europea.

Ci soffermiamo in quest’ articolo ad analizzare soprattutto il ruolo di Parlamento e Commissione.

IL PARLAMENTO EUROPEO.

E’ definito l’organo legislativo ma non ha potere di iniziativa legislativa:

Cosa fa il Parlamento europeo?

1 – ADOTTA la legislazione dell’UE, insieme al Consiglio dell’UE, sulla base delle proposte della Commissione Europea.

Come si svolge il lavoro legislativo?

In seno a una commissione parlamentare, il deputato elabora una relazione su una proposta di “testo legislativo” presentata dalla Commissione Europea, la quale ha il monopolio dell’iniziativa normativa. La commissione parlamentare vota su tale relazione, eventualmente modificandola. Il Parlamento definisce la propria posizione apportando modifiche al testo e votandolo in Aula. Questo processo viene ripetuto una o più volte, a seconda del tipo di procedura e in base al raggiungimento o meno di un accordo con il Consiglio UE.

Per l’adozione degli atti legislativi, si distinguono la procedura legislativa ordinaria (codecisione), che pone il Parlamento allo stesso livello del Consiglio UE, e le procedure legislative speciali (detta non legislativa o consultazione), che si applicano esclusivamente a casi specifici in cui il Parlamento svolge soltanto un ruolo consultivo.

Il Parlamento è ‘’colegislatore’’ su un piano di parità con il Consiglio UE nella maggioranza dei settori (procedura legislativa ordinaria), ma per determinate questioni (ad esempio, la fiscalità), il Parlamento Europeo esprime soltanto un parere consultivo (procedura di consultazione).

Il comitato di conciliazione, che riunisce rappresentanti del Consiglio UE e altrettanti rappresentanti del Parlamento, ha il compito di giungere ad un parere comune su un progetto entro un termine di ventuno giorni dalla convocazione.

Se il comitato di conciliazione non giunge a un accordo su un progetto tra Parlamento e Consiglio, oppure il Parlamento respinge il progetto, la Commissione presenta una nuova proposta di legge.

L’iniziativa legislativa spetta alla Commissione.

Il Trattato di Maastricht, rafforzato dal trattato di Lisbona, ha ‘’addirittura’’ concesso al Parlamento Europeo un diritto di iniziativa legislativa che gli consente di chiedere alla Commissione di presentare una proposta. Ma……a norma dell’articolo 225 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea,  la Commissione può rifiutare di elaborare la proposta legislativa richiesta dal Parlamento. E qui finisce l’iniziativa legislativa del Parlamento Europeo.

Si, quello eletto direttamente dai cittadini.

2- Partecipa alla programmazione annuale e pluriennale.

La Commissione avvia il processo di programmazione annuale e pluriennale e prepara un progetto di bilancio, che viene sottoposto al Parlamento e al Consiglio UE.

Il Parlamento adotta una risoluzione sulla programmazione annuale e il suo Presidente chiede al Consiglio di esprimere un parere sul programma di lavoro della Commissione e sulla risoluzione del Parlamento. Il Consiglio adotta la sua posizione sul progetto di bilancio e la comunica al Parlamento.

Se il Parlamento approva la posizione del Consiglio o non delibera, il bilancio si considera adottato. Tuttavia solitamente il Parlamento approva degli emendamenti e il testo emendato è trasmesso al Consiglio. In questo caso il Presidente del Parlamento convoca senza indugio il comitato di conciliazione. Il comitato di conciliazione non si riunisce se, entro un termine di dieci giorni dalla trasmissione, il Consiglio comunica al Parlamento che approva tutti gli emendamenti.

Se il comitato di conciliazione non giunge ad un accordo su un progetto comune oppure il Parlamento respinge il progetto, la Commissione presenta una nuova proposta di bilancio.

Anche in questo caso quindi il Parlamento Europeo non ha un potere di iniziativa, né esercita una potestà esclusiva circa l’approvazione del bilancio.

Nota: il Consiglio Europeo è composto dai capi di Stato o di governo, dal suo Presidente – eletto per due anni e mezzo con mandato rinnovabile una volta – e il Presidente della Commissione europea. Il Consiglio ‘’definisce l’orientamento politico generale e le priorità dell’Unione’’.

Il Consiglio dell’Unione Europea invece è composto, ai sensi dell’art. 16 del Trattato sull’Unione europea, da un rappresentante di ciascun Stato membro a livello ministeriale che possa impegnare il governo dello Stato membro, scelto in funzione della materia oggetto di trattazione. Assieme al Parlamento Europeo e alla Commissione esercita la funzione legislativa e di bilancio.

COMMISSIONE.

I poteri della commissione sono ben riassunti nell’articolo 17 TUE.

1- La Commissione promuove l’interesse generale dell’Unione e adotta le iniziative appropriate a tal fine. Vigila sull’applicazione dei trattati e delle misure adottate dalle istituzioni in virtù dei trattati. Vigila sull’applicazione del diritto dell’Unione sotto il controllo della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Dà esecuzione al bilancio e gestisce i programmi. Esercita funzioni di coordinamento, di esecuzione e di gestione, alle condizioni stabilite dai trattati. Assicura la rappresentanza esterna dell’Unione, fatta eccezione per la politica estera e di sicurezza comune e per gli altri casi previsti dai trattati. Avvia il processo di programmazione annuale e pluriennale dell’Unione per giungere ad accordi interistituzionali.

2 – Un atto legislativo dell’Unione può essere adottato solo su proposta della Commissione, salvo che i trattati non dispongano diversamente. Gli altri atti sono adottati su proposta della Commissione se i trattati lo prevedono.

3 – Il mandato della Commissione è di cinque anni. I membri della Commissione sono scelti in base alla loro competenza generale e al loro impegno europeo e tra personalità che offrono tutte le garanzie di indipendenza. La Commissione esercita le sue responsabilità in piena indipendenza. Fatto salvo l’articolo 18, paragrafo 2, i membri della Commissione non sollecitano né accettano istruzioni da alcun governo, istituzione, organo o organismo. Essi si astengono da ogni atto incompatibile con le loro funzioni o con l’esecuzione dei loro compiti.

4 – A decorrere dal primo novembre 2014, la Commissione è composta da un numero di membri, compreso il Presidente e l’Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, corrispondente ai due terzi del numero degli Stati membri, a meno che il Consiglio Europeo, deliberando all’unanimità, non decida di modificare tale numero. Il Consiglio Europeo dell’11 e 12 dicembre 2008 ha deciso che il sistema di rotazione nella scelta dei membri della Commissione non entrerà in funzione.

Quindi il compito dei commissari è quello di difendere gli interessi generali dell’Unione, non gli interessi dei singoli Paesi. Agiscono in piena indipendenza dai governi nazionali e hanno il potere di iniziativa legislativa, potere che in un contesto almeno formalmente democratico dovrebbe spettare al Parlamento Europeo, l’organo rappresentativo dei cittadini.

Nomina della Commissione: CHI NOMINA CHI.

– ) il Consiglio europeo (CAPI DI STATO o DI GOVERNO degli Stati membri), deliberando a maggioranza qualificata, propone al Parlamento Europeo un candidato alla carica di Presidente della Commissione. Tale candidato è eletto dal Parlamento Europeo a maggioranza dei membri che lo compongono. Se il candidato non ottiene la maggioranza, il Consiglio Europeo, deliberando a maggioranza qualificata, propone entro un mese un nuovo candidato, che è eletto dal Parlamento secondo la stessa procedura.

-) Il Presidente della Commissione nomina i vicepresidenti.

-) I commissari sono membri di gruppi di lavoro guidati dai vicepresidenti, che si occupano di settori politici specifici.

-) Il Consiglio, di comune accordo con il Presidente eletto, adotta l’elenco delle altre personalità che propone di nominare membri della Commissione, sulla base delle nomine proposte da ognuno degli stati membri.

-) Ogni candidato deve presentarsi di fronte alla commissione parlamentare competente sul portafoglio per il quale viene proposto.

-) A seguito del voto del Parlamento che approva la Commissione, i commissari vengono nominati dal Consiglio Europeo.

Ricordiamo il criterio di scelta: ’’I membri della Commissione sono scelti… tra personalità che offrono tutte le garanzie di indipendenza’’ ( n. b: indipendenti dagli Stati membri). Pertanto chi vi dice che tramite le elezioni europee sarà possibile nominare dei commissari che faranno l’interesse del popolo italiano sta semplicemente mentendo.

Un appunto…

L’ articolo 11 del TUE prevede iniziative popolari o consultazioni pubbliche su determinate questioni e rimanda all’articolo 24 del TFUE per le procedure.

Peccato che iniziative e consultazioni debbano essere rivolte alla Commissione (i cui membri non sono eletti dai popoli) e non al Parlamento che dovrebbe essere ( e non è) l’organo legislativo e di accoglimento delle istanze dei cittadini, in un contesto, ricordiamolo, almeno formalmente democratico.

3 – REVISIONE DEI TRATTATI SULL’UNIONE EUROPEA.

Le procedure di revisione sono illustrate all’articolo 48 del Trattato sull’Unione Europea. A prescindere dalla procedura avviata, i paesi dell’UE devono esprimersi all’unanimità sulla revisione delle disposizioni del trattato interessate.

Le due procedure: ordinaria e semplificata.

1 – La procedura di revisione ordinaria.

Riguarda le modifiche più importanti apportate ai trattati, quali l’aumento o la riduzione delle competenze dell’UE. Funziona nel modo seguente.

Qualsiasi governo nazionale di un paese dell’UE, il Parlamento Europeo o la Commissione possono presentare proposte di modifica dei trattati al Consiglio UE, che a sua volta le presenta al Consiglio Europeo (formato dai capi di Stato e di governo dei paesi dell’UE). Anche i parlamenti nazionali vengono informati.

Se il Consiglio Europeo decide positivamente, viene convocata una Convenzione composta da rappresentanti dei parlamenti nazionali, dai capi di Stato o di governo dei paesi dell’UE, dal Parlamento Europeo e dalla Commissione. E in caso di modifiche al settore monetario anche la Banca Centrale Europea. La Convenzione esamina le proposte di modifica e decide per consensus.

Viene poi convocata una Conferenza di rappresentanti dei governi dei paesi dell’UE da parte del Presidente del Consiglio, con l’obiettivo di adottare di comune accordo le modifiche ai trattati. Tali modifiche entrano in vigore solo dopo essere state ratificate da tutti i paesi dell’UE.

2 – La procedura semplificata.

Si applica per la revisione delle politiche e azioni interne dell’UE (riguardanti ad esempio l’agricoltura e la pesca, il mercato interno, i controlli alle frontiere, la politica economica e monetaria).

Tale procedura evita che ci sia la necessità di convocare una Convenzione europea e una Conferenza intergovernativa.

Il Consiglio Europeo delibera all’unanimità dopo aver consultato la Commissione, il Parlamento Europeo e la Banca Centrale Europea se la revisione riguarda questioni monetarie. Le modifiche dei trattati entreranno in vigore solo se saranno state ratificate da tutti i paesi dell’UE.

Le competenze dell’UE, tuttavia, non possono essere ampliate per mezzo di una procedura di revisione semplificata.

Pertanto, chi vi dice che è importante partecipare alle elezioni del Parlamento UE al fine di riformare l’Europa, vi sta semplicemente prendendo in giro. Per cambiare le regole di funzionamento della moneta euro ad esempio (limiti al deficit e al debito pubblico), condizione indispensabile per poter attuare politiche economiche espansive, non è sufficiente insediare all’interno delle istituzioni UE delle persone scelte dai partiti vincitori. In prima istanza, l’iniziativa legislativa rimane in carico alla Commissione UE, i cui membri, ricordiamolo, vengono nominati sulla base del principio dell’assoluta indipendenza dall’interesse di ciascuna nazione. In secondo luogo, cosa ancora più importante, per cambiare le regole dell’euro o concedere maggiore sovranità agli Stati nazionali pur rimanendo all’interno dell’UE, come recitano i cosiddetti sovranisti, si rende necessaria una modifica dei trattati fondanti dell’Unione Europea, la qual cosa può avvenire solo previo unanime consenso di tutti i Paesi della comunità, e quindi le elezioni europee non servono proprio a nulla, oltre al fatto che si tratta di un’istanza politicamente improponibile. Che interesse avrebbe ad esempio la Germania a cambiare le attuali regole, che consentono alla stessa un surplus finanziario col settore estero a scapito delle economie soprattutto del sud Europa ? Se non bastasse, ecco un altro esempio recente.

4 – OBIETTIVI.

Rileggiamo l’ articolo 3 TFUE (ex articolo 2 del TUE) .

  1. L’Unione si prefigge di promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli.
  2. L’Unione offre ai suoi cittadini uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia senza frontiere interne, in cui sia assicurata la libera circolazione delle persone insieme a misure appropriate per quanto concerne i controlli alle frontiere esterne, l’asilo, l’immigrazione, la prevenzione della criminalità e la lotta contro quest’ultima.
  3. L’Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico. L’Unione combatte l’esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociale, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore.

L’approccio comunitario che si è rivelato tanto vicino al riconoscimento dei diritti civili quanto distante dal riconoscimento dei diritti sociali fondamentali contenuto nella nostra Costituzione Italiana.

L’articolo 3 della Costituzione, come noto, recita:

«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

All’ articolo 3 del TFUE si ricollegano i due articoli della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, che trattano dell’uguaglianza davanti alla legge all’art. 20 e della non discriminazione etnica, religiosa o sessuale all’art. 21.

Si riesce con facilità ad individuare una prima differenza consistente nella mancanza all’interno dell’ art. 3 del TFUE e degli articoli 20 e 21 della Carta di Nizza di un riferimento specifico a quel principio di uguaglianza sostanziale, che rappresenta invece una parte fondamentale della Costituzione italiana: la necessità di eguagliare le persone non soltanto sul piano del trattamento giuridico ma anche sul piano dei fatti.

Questa differenza ha un notevole  peso: l’assenza di un principio di eguaglianza sostanziale nell’ordinamento comunitario implica un modello di forma di governo in cui l’intervento dello Stato (o super Stato se vogliamo guardare alle ambizioni federaliste dell’UE) è quasi inesistente.

Montesquieu aveva messo in evidenza la necessità che le tre funzioni fondamentali dello Stato, legislativa, esecutiva, giudiziaria, fossero affidate a organi diversi, in posizioni di reciproca indipendenza tra loro, al fine di evitare che potesse essere minacciata la libertà.

I modelli di Stato possibili sono tre.

ASSOLUTO
In questo Stato la Corona esercitava il potere sovrano coprendo sia il ruolo  esecutivo che quello legislativo (cioè sia di governo che di produzione delle leggi).
Il potere giudiziario era invece esercitato da giudici nominati dal Re.

Ci sono elementi di questa forma di governo all’interno dell’UE, in quanto, come abbiamo già dimostrato, il potere legislativo è nelle mani di un oligopolio di commissari non eletti direttamente dai cittadini, e spesso al servizio delle grandi lobbies finanziarie ed economiche che esercitano la loro influenza a Bruxelles.

LIBERALE

Lo Stato è garante delle libertà individuali. Lo Stato è minimo, cioè si astiene dall’intervenire al di fuori della sua funzione minimale di garante delle libertà individuali: la proprietà privata, la libertà di pensiero e di stampa, la libertà contrattuale e la libertà personale.

Astenendosi dall’intervenire nell’economia e nel sociale con la creazione diretta di posti di lavoro pubblici e astenendosi dal garantire istruzione, sanità e previdenza a tutti i cittadini gratuitamente, lo Stato non tutela i diritti sociali esimendosi  così dal promuovere il pieno sviluppo della persona umana, garantito invece nel comma 2 art. 3 della nostra Costituzione Italiana. E lo Stato Liberale, che tutela solo in apparenza i diritti sociali e non di fatto, è proprio la forma prevalente dell’Unione Europea, nella quale i governi democraticamente eletti non possono liberamente spendere in una loro moneta sovrana al fine di promuovere la domanda interna, la piena occupazione e la piena produzione di beni e servizi disponibili per tutti, nel nome della tutela della libertà assoluta di concorrenza all’interno del settore privato.

SOCIALE

E’ la forma di governo prevista nella Costituzione Italiana, i cui principi sono incompatibili con i trattati europei, la cui applicazione dovrebbe pertanto essere messa al bando. Lo Stato in questo caso difende la libertà del privato, ma la limita e la coordina al fine di favorire soprattutto l’interesse pubblico. I diritti delle persone vengono tutelati non solo da un punto di vista formale, ma anche di fatto proprio grazie all’intervento di un governo eletto democraticamente dai cittadini, dotato di una sua moneta sovrana con la quale poter attuare politiche macroeconomiche di spesa pubblica espansive, al fine di promuovere la piena occupazione ed il benessere e la dignità di tutte le classi sociali.

Riferimenti:

https://eur-lex.europa.eu/resource.html?uri=cellar:2bf140bf-a3f8-4ab2-b506-fd71826e6da6.0017.02/DOC_1&format=PDF

https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:12012E/TXT&from=IT

https://www.simone.it/newdiz/

https://www.europarl.europa.eu/charter/pdf/text_it.pdf

http://www.centrostudieuropei.it/jeanmonnet/wp-content/uploads/2015/04/Lambiase-Luana-Le-origini-dellidea-di-Europa.pdf

https://www.simone.it/catalogo/v2_7.htm