Qui la prima parte

Traduzione di Alessio Tartari

Fonte: Corporate Europe Observatory http://corporateeurope.org/eu-crisis/2013/03/businesseurope-and-economic-governance

Parguez 1998

Business Europe (BE) sta quindi chiedendo lo smantellamento dei diritti dei lavoratori conquistati nel secolo scorso. Ancora una volta diventa ovvio che BE non è così interessata al consolidamento fiscale in sé ma all’austerità come mezzo di attacco al lavoro, [alla piccola e media impresa, ndt] e allo Stato sociale.

Questo richiamo alla competitività attraverso le riforme strutturali riflette inoltre gli indicatori proposti da BE per la sorveglianza macroeconomica e la procedura sugli squilibri. L’idea di strumenti per gestire gli enormi squilibri macroeconomici all’interno dell’eurozona non è un idea esclusiva di BE. Keynesiani ed economisti della sinistra hanno criticato l’architettura dell’eurozona sin dal suo principio per il modo in cui avrebbe amplificato gli squilibri tra le diverse economie nazionali. In particolare la Germania è stata criticata poiché indeboliva la domanda interna, in particolare con le riforme neoliberiste del governo Schröeder e dei suoi successori, che hanno basato la forte ed altamente produttiva economia tedesca sull’export anziché sulla domanda interna.

Senza l’opzione della svalutazione delle valute nazionali, la riduzione dei salari e dei diritti dei lavoratori è diventato uno dei pochi mezzi che gli stati membri possono utilizzare per aumentare la loro competitività, nel libero mercato unico ed una valuta condivisa. Prima dell’esplosione della crisi, questa critica è stata invece emarginata, ma al suo risveglio anche Christine Lagarde, il ministro delle finanze francesi dell’epoca e l’ex capo del FMI Dominique Strauss-Kahn hanno fatto critiche simili, ai primi del 2010, sollecitando il governo tedesco ad incrementare la domanda interna per contrastare gli squilibri economici all’interno dell’eurozona. 16

Ridefinire gli squilibri

Mentre tali squilibri erano inseriti nell’agenda della Task Force, venivano reinterpretati con successo dalla Commissione Europea e dalla Germania. Al contempo il Governo Francese rivedeva presto la sua posizione e promuoveva riforme del mercato del lavoro in stile tedesco, ampiamente supportati da BE in tale scopo. BE spiegava gli squilibri come un problema di competitività e, coerentemente, proponeva svariati indicatori al fine di misurare le performance non solo di variazione del costo del lavoro unitario, ma anche direttamente sullo sviluppo dei salari nel settore pubblico e privato17. Dato che il costo del lavoro tiene conto anche della produttività, BE proponeva direttamente salari obbiettivo al fine di aumentare la “competitività”. Ed è estremamente chiaro che BE non intende penalizzare salari stagnanti o decrescenti. Un altro indicatore suggerito, è davvero emblematico dell’agenda politico-economica di BE: “apertura al commercio e performance d’esportazione”.18 Riassumendo, le proposte di BE si concentrano sulla crescita ed il profitto tramite un orientamento all’export e bassi salari.

Similmente, l’agenda di BE riguardo le riforme strutturali è rivelata in un’altra proposta. Mentre da un lato BE chiede regole stringenti e vincolanti, chiedono dall’altra eccezioni dalle stringenti regole fiscali nel caso il paese stia implementando le riforme strutturali in aree come il lavoro, la sanità o il sistema previdenziale.19

Il Six Pack – Regole fiscali più stringenti e riforme strutturali

Al termine del 2010 la Task Force termina il suo compito, ed insieme alla Commissione, presenta il “Six Pack” (così nominato poiché consiste in sei atti normativi) come risultato dei precedenti mesi di elaborazioni. Se confrontiamo le riforme di gestione economica espresse e le proposte di BE non possiamo sorprenderci del fatto che la stessa fosse “felice di vedere un ampio numero di queste [loro] raccomandazioni riflesse nel pacchetto legislativo.20  il Six Pack, che venne infine adottato dal Consiglio e dal Parlamento Europeo nel 2011, aumenta la pressione per l’implementazione delle politiche d’austerità con ulteriori mezzi.

Primo e più importante, i paesi che mancano determinati parametri di bilancio o non riducono (velocemente) l’onere del debito possono ora essere inseriti più facilmente in una procedura – di deficit eccessivo – che li multa per il mancato raggiungimento degli obiettivi. Aumentando il potere della Commissione Europea ed in particolare del Direttorato Generale per gli Affari Economici e Monetari. Se la Commissione conclude che uno Stato membro non è in conformità con le regole su debito e bilancio, può inserirlo in tale procedura. Questa cosiddetta “regola di maggioranza inversa” realizza l’obiettivo desiderato di bloccare le decisioni democratiche in materia di bilancio e pertanto sulla politica economica in generale. La Commissione è ora – su calda approvazione di BE – in una posizione che rinforza le regole dell’austerità, se necessario, attraverso sanzioni.

Un’altra richiesta che è stata accolta dalla Task Force e dalla Commissione, è una lista di proposte d’eccezione per gli obiettivi di budget nel caso di omnicomprensive riforme strutturali. La regolamentazione della sorveglianza sulle posizioni di budget è scritta in questo modo:

“il Consiglio e la Commissione devono prendere in considerazione l’implementazione delle principali riforme strutturali che hanno un effetto positivo diretto e a lungo termine sul deficit di bilancio, incluso un aumento della crescita sostenibile potenziale, e dunque un impatto verificabile sulla sostenibilità di lungo termine delle finanze pubbliche.21

Questa eccezione dalle regole sul bilancio è rivelatoria ed interessante. L’intera sorveglianza sotto il Six Pack è a base di austerità e di metodi con cui rinforzarla, ad eccezione che il paese effettui riforme strutturali neoliberiste assecondando la lista dei desideri del grande business. Per cui, se un paese investe in misure sociali senza un tangibile valore economico, per la Commissione non c’è spazio per le eccezioni, ma se ad esempio, privatizza il suo sistema pensionistico o abolisce protezioni per i lavoratori, le nuove norme sono ampiamente accondiscendenti.

Implementando l’agenda

Il Six Pack non solo porta un inasprimento delle regole fiscali domandate da BE, rinforzando dunque l’austerità, ma promuove anche le riforme strutturali che BE desidera. L’implementazione della procedura di squilibrio eccessivo (EIP) mette tutti i paesi dell’UE sotto stretto regime di sorveglianza in termini della loro “competitività”.

I paesi che perdono in competitività, secondo la Commissione (che supervisiona la procedura), sono messi sotto il “braccio correttivo”, dove i paesi in questione non solo possono essere sanzionati se perdono “competitività”, ma devono anche seguire un “piano d’azione correttiva”.  Tale piano descrive nel dettaglio i provvedimenti che il paese deve mettere in pratica all’interno di un ben definito lasso di tempo, basato su un accordo tra lo stato membro, la Commissione e il Consiglio.

La scheda di indicatori che giudicano questa competitività è decisa unilateralmente dalla Commissione ed è quindi al di fuori dalla portata del controllo democratico. Quello che è considerato uno squilibrio macroeconomico e il metodo per misurarlo, è una decisione esclusiva della Commissione.22 Mentre l’attuale valutazione non adotta le proposte di BE (elencate a pagina 4) praticamente promuove la stessa agenda. Attraverso 12 indicatori, come ad esempio, una misura della bilancia delle partite correnti con una propensione per i surplus, privilegiando di nuovo un economia orientata all’export, un’altro valuta lo sviluppo del costo unitario del lavoro e quindi la dinamica salariale.23

Non è stato chiesto da BE, dato che volevano comparazioni tra salari stessi, mentre il costo unitario del lavoro consiste nel rapporto tra salari e produzione. I salari sono una variabile facilmente modificabile se le politiche di austerità vengono promosse a livello europeo. Inoltre è da notare che il punteggio misura solo la crescita eccessivamente rapida dei salari, ma non l’opposto. Ciò è altamente problematico, poiché è ben noto che i bassi salari della Germania, uniti ad un alta produttività, rendono possibile l’espansione tedesca all’interno dell’eurozona alle spalle degli altri.

Approccio in stile Troika

È inoltre interessante che un paese che adotta un piano di “azione correttiva” viene promosso dalla branca correttiva (chi segue la procedura) non riportando in equilibrio gli indicatori ma eseguendo le azioni correttive col solo fine di soddisfare le istituzioni europee.24 Questo significa che l’obbiettivo delle “azioni correttive” non è tanto correggere gli squilibri, ma applicare riforme neoliberiste. La “correzione” degli “squilibri macroeconomici” è un approccio tipico della Troika.

Finora solo i paesi in difficoltà di rifinanziamento del loro debito pubblico sono stati forzati sotto il regime della Troika (composta dall’Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale) il che significa che le decisioni cruciali sono prese dalla Troika anziché dai parlamenti democraticamente eletti.

Ma con questa procedura è ora possibile per la Commissione Europea e per il Consiglio Europeo determinare direttamente la direzione delle politiche economiche del paese, col precetto di modificare determinati parametri statistici considerati squilibri macroeconomici. Un ulteriore tentativo minatorio del processo decisionale democratico di livello nazionale e un aiuto alla promozione dell’agenda/lista dei desideri di BE.

Oltre al potere diretto acquisito dall’UE con questa riforma, la procedura per gli squilibri è a vantaggio delle grandi imprese sotto un altro aspetto. La Commissione fornisce ora, una serie intensa di dati ufficiali al fine di misurare la competitività degli stati, in tal modo i mercati finanziari puniscono i paesi che non posseggono i requisiti.

Nuovi livelli d’Autorità

Motivati dal successo seguente l’adozione del Six Pack, BE non si è fermata nel portare avanti la propria agenda. Nell’ottobre del 2011 il direttore generale di BE chiede un colloquio per delle “più radicali riforme”25 della governance economica europea.

Al centro dell’agenda di BE c’è di nuovo un richiamo per una più intensa e seria implementazione di riforme strutturali. Da un lato, BE era molto soddisfatta riguardo l’approccio utilizzato dalla Commissione nelle raccomandazioni specifiche agli Stati (raccomandazioni annuali non vincolanti di politica economica) indirizzate a riforme strutturali.26 Mentre dall’altro lato, erano piuttosto amareggiati per la poca determinazione degli Stati nell’attuare le riforme raccomandate.27 Per cui BE lancia un messaggio chiaro: “adesso, niente più buffetti sulla guancia da Brussels. Ma dei veri commissariamenti di tutti gli stati membri per rivedere le loro politiche.”28

Nel giugno 2012 Van Rompuy, assieme al presidente della Commissione e alla BCE ha presentato il report “Verso una genuina Unione Economica e Monetaria”29 che ha dato occasione a BE di realizzare delle richieste impellenti per incalzare le riforme strutturali: accordi contrattuali tra la Commissione Europea e gli Stati membri.30 L’idea dietro tutto ciò è chiara: anziché raccomandazioni non vincolanti, gli Stati membri saranno forzati in accordi sulle riforme che non solo, mineranno la democrazia, ma agiranno da veicolo per promuovere l’agenda neoliberista che BE avanza per gli Stati membri in modo così tenace.

Nel dibattito in corso sulla “genuina unione economica e monetaria” i mesi a seguire saranno decisivi, la democrazia lascerà il passo in favore di austerità e politiche neoliberiste sempre più intense, o qualche altra voce si ergerà in modo abbastanza chiaro da far sì che il grande business non sia l’unico gruppo vincitore?

NOTE

  1.  http://www.businesseurope.eu/content/default.asp?PageID=582
  2.  BusinessEurope; Putting Europe back on Track, Settembre 2009,http://www.businesseurope.eu/content/default.asp?PageID=568&DocID=24599
  3.  ibid. p.8
  4.  BusinessEurope; “Combining fiscal sustainability and growth: A European Action Plan”, March 2010, http://www.businesseurope.eu/content/default.asp?PageID=568&DocID=25979
  5. ibid. p. p.3 [/fn]
  6. James Watson; Policy Making at EU-Level – Economic Governance. Address by James Watson, June 2011, p. 3 http://www.businesseurope.eu/content/default.asp?PageID=568&DocID=28845
  7.  Per maggiori informazioni sui casi di conflitto d’interesse: http://corporateeurope.org/revolving-doors
  8. European Commission; “Reinforcing Economic Governance”, COM(2010) 250 final, May 2010, p. 5http://ec.europa.eu/economy_finance/articles/euro/documents/2010-05-12-com(2010)250_final.pdf
  9.  Il Fiscal Compact è un iniziativa lanciata dal governo Tedesco. Come il Six Pack, determina le regole per i deficit di bilancio e il debito pubblico, ma mentre il Six Pack è un rafforzamento principalmente di livello europeo, il Fiscal Compact obbliga gli Stati membri ad avere “freni al debito” nelle proprie legislazioni nazionali o anche nelle proprie Costituzioni. Per una disamina più dettagliata si veda: http://corporateeurope.org/publications/automatic-austerity
  10.  BusinessEurope; “Combining fiscal sustainability and growth: A European Action Plan”, March 2010, http://www.businesseurope.eu/content/default.asp?PageID=568&DocID=25979
  11.  BusinessEurope; “Combining fiscal sustainability and growth: A European Action Plan”, March 2010, p. 3 http://www.businesseurope.eu/content/default.asp?PageID=568&DocID=25979,
  12.  ibid. p. 3 e p. 11-12
  13.   BusinessEurope; IMPROVING EURO‐AREA GOVERNANCE, SECURING THE LONG‐TERM SUCCESS OF THE EURO, June 2010, p. 3, http://www.businesseurope.eu/content/default.asp?PageID=568&DocID=26627
  14.  Phillip De Buck, Letter to Van Rompuy, July 2010, p. 2, http://www.businesseurope.eu/content/default.asp?PageID=568&DocID=26807
  15.  Phillip De Buck, Letter to Van Rompuy, March 2011, p. 2, http://www.businesseurope.eu/content/default.asp?PageID=568&DocID=28181
  16.  Spiegel Online International; Tension in the Euro Zone: France, Germany Bicker over Export Surplus, http://www.spiegel.de/international/europe/tension-in-the-euro-zone-france-germany-bicker-over-export-surplus-a-684185.html
  17.  Phillip De Buck, Lettera a Van Rompuy, Luglio 2010, p. 2,http://www.businesseurope.eu/content/default.asp?PageID=568&DocID=26807
  18.  ibid.
  19.  BusinessEurope; IMPROVING EURO‐AREA GOVERNANCE, SECURING THE LONG‐TERM SUCCESS OF THE EURO, Giugno 2010, p. 6,http://www.businesseurope.eu/content/default.asp?PageID=568&DocID=26627
  20.  BusinessEurope; “DECLARATION ON ECONOMIC GOVERNANCE”, October 2010, p. 2 http://www.businesseurope.eu/content/default.asp?PageID=568&DocID=27393
  21.  Regolamentazione (EU) No 1175/2011 del Parlamento Europeo e del Consiglio 16 Novembre 2011 emenda la regolamentazione del Consiglio (EC) No 1466/97 sul rafforzamento della sorveglianza sulla posizione di bilancio e la sorveglianza e la coordinazione delle politiche economiche, 22 http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:32011R1175:EN:NOT
  22.  Regolamentazione (EU) No 1176/2011 del Parlamento Europeo e del Consiglio  16 Novembre 2011 sulla prevenzione e la correzione degli squilibri macroeconomici, Articolo 4 (http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:32011R1176:EN:NOT)
  23.  DG-ECFIN; Scoreboard Indicators, http://ec.europa.eu/economy_finance/economic_governance/macroeconomic_imbalance_procedure/mip_scoreboard/index_en.htm
  24.  Regulation (EU) No 1176/2011 of the European Parliament and of the Council of 16 November 2011 on the prevention and correction of macroeconomic imbalances, Art. 8 and 9 http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:32011R1176:EN:NOT
  25.  Phillipe De Buck; “TWENTY-FIFTH MEETING OF THE MACRO-ECONOMIC DIALOGUE AT POLITICAL LEVEL”, p. 2 http://www.businesseurope.eu/content/default.asp?PageID=568&DocID=29202
  26.  ibid.
  27.  BusinessEurope; “OVERCOMING THE CRISIS: TOWARDS A POLICY PROGRAMME FOR SUSTAINABLE RECOVERY“, November 2011, p. 2 http://www.businesseurope.eu/content/default.asp?PageID=568&DocID=29429
  28. Phillipe De Buck; “THE GROWTH IMPERATIVE – CIP BUSINESS CONGRESS, Novembre 2011, p. 3, http://www.businesseurope.eu/DocShareNoFrame/docs/16/EICCIJKABMDHOEABHPG…
  29.  Van Rompuy; “Towards a Genuine Economic and Monetary Union”, Giugno 2012, http://ec.europa.eu/economy_finance/focuson/crisis/documents/131201_en.pdf
  30. Per una disamina più dettagliata si veda http://corporateeurope.org/blog/troika-everyone-forever e http://corporateeurope.org/blog/hand-hand-towards-genuine-economic-and-monetary-union

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