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  1. La spiegazione di Paolo Barnard è ineccepibile.
    Ma si potrebbe risolvere anche senza uscire dall’Euro, basterebbe che all’Italia sia concesso di stampare una nuova Lira da usare, parallelamente all’Euro, per rimettere in moto l’economia.
    O ancora, basterebbe che venga abolito dai Trattati Europei il limite, senza senso, che impone che deficit/PIL debba essere minore del 3%.
    Modi ce ne sono tanti… ma penso che, ahimè, la maggior parte delle persone si senta lontana da questi problemi monetari.
    Ormai si è abituata a non chiedersi chi crea i soldi.
    C’è ancora, a mio parere, disinteresse sul tema e purtroppo tanta ambizione di emergere nei vari movimenti post-keynesiani o “anti-euro” e poca voglia di trovare tutti insieme una soluzione dove nessuno vince ma tutti stanno meglio. In fondo sarebbe semplice.
    Ma tutti sono nervosi e impazienti e preferiscono gridare affermando le proprie idee :(

    1. No. Modi non ce ne sono tanti. Ce n’è uno solo più valido e realistico da un punto di vista sia tecnico che politico, ossia, il pieno ritorno alla sovranità dei popoli europei, sottratta da un sistema che non è mai stato creato per essere solidale e aiutare gli stati, bensì per distruggerli, come disse il padre della moneta unica Francois Perroux nel 1943. Ti consiglio di leggere i testi di Alain Parguez.
      Se pensi che la gestione dell’economia a livello europeo sia dovuta solo ad errori tecnici-economici, allora non hai capito nulla di cosa veramente sta accadendo.

      1. Conosco le origini dell’Euro e la storia di quelli che oggi vengono considerati i suoi tre padri fondatori: Jean Monnet che, nel 1943 per primo auspicò la creazione di un soggetto politico sovranazionale allo scopo di evitare future guerre, François Perroux che teorizzò per tale unione politica una moneta unica e una banca centrale che unificasse gli scambi economici, e Robert Schuman che nel 1950 dà inizio al progetto di cooperazione europea. Conosco i testi di Alain Parguez e le sue feroci e opportune critiche alle intenzioni dell’allora presidente francese François Mitterand e del suo “regime” che tramite il suo stretto collaboratore “Jaques Attali”, ai tempi del Trattato di Maastricht, aveva l’intenzione di far crollare i salari, distruggere il consumismo, spingere all’accettazione della povertà, etc…
        Penso però che dobbiamo fare i conti con quello che c’è ora: una crisi economica e tante persone, imbevute di quello che superficialmente racconta la TV, che non discutono l’utilità pratica della moneta unica.
        Penso anche che la diplomazia è importante e che, forse, sarebbe più efficace discutere in sede europea la reintroduzione di monete nazionali (Euro, Franco, Marco, etc.) come esperimento finalizzato alla piena occupazione, consentendo di creare una liquidità aggiuntiva in tali nuove valute e soprattutto non danneggiando la funzione dell’Euro, che potrebbe essere ancora utile per gli scambi internazionali.
        Impostando diplomaticamente in questo modo le trattative a livello europeo, penso che eventuali politici in mala fede e con la sincera vocazione di “distruggere i popoli”, sarebbero costretti a venire allo scoperto e dire: NO, NON VOGLIAMO CHE GLI STATI ABBIANO ANCHE UNA MONETA NAZIONALE, SENNO’ POTREBBERO RIPRENDERSI”.
        Sinceramente non penso che nessun politico europeo avrebbe il coraggio di rifiutare a priori un esperimento con le monete nazionali.
        Spero di essermi spiegato. Che cosa ne pensi ora di quello che ho prospettato in alternativa all’uscita secca dall’Euro?

        1. Sì, precisando che le intenzioni da te enunciate di Monnet e Perroux sono solo delle motivazioni ufficiali, in verità lo scopo era quello di creare un mercato di sbocco delle potenze economiche francesi e tedesche nel sud Europa. Al di là di questo, proprio perchè nata sotto queste premesse e considerando la corruzione che esiste a livello europeo e le intenzioni dei paesi del centro – nord Europa, una riforma in sede centrale riteniamo sia impossibile, proprio perchè questo sistema è stato creato per la distruzione degli stati e delle politiche a favore dell’economia reale. Mantenere l’Euro per gli scambi internazionali mi sembra una soluzione anacronistica, richiama il bankor di Keynes o il legame che avevamo col dollaro ai tempi del gold standard. Non vedo proprio perchè dovremmo limitarci ed eseguire gli cambi internazionali con una moneta straniera che lo stato non può emettere, dovendo ancora legarsi le mani per prenderla in prestito dai mercati dei capitali o comunque dovendo dipendere da volontà esterne che non sono certo a nostro favore.

          1. Parli di corruzione a livello europeo (che è da dimostrare) e non hai risposto alla mia domanda. Non mi hai detto cioè che cosa ne pensi sulla questione diplomatica, secondo me molto importante. Ovvero: il governo italiano chiede in sede europea di concordare un esperimento, finalizzato alla piena occupazione, che consiste nell’introduzione di una nuova Lira emessa dallo stato Italiano che, non toccando il circuito dell’Euro, non crea problemi di svalutazione dell’Euro e può essere usata per rilanciare la nostra economia. Che cosa risponderebbero gli altri governi ad una proposta del genere che non mette a rischio l’Euro? Secondo me non possono che concordare l’avvio di un tale esperimento, che anzi, potrebbe essere replicato in ogni stato in difficoltà dotandolo di una moneta “locale” nazionale finalizzata a rilanciare l’economia e raggiungere la piena occupazione. Insomma: chi può dire di no di fronte ad un esperimento privo di rischi? Al contrario, minacciare l’uscita dall’Euro si presta a molteplici critiche, che pur se spesso infondate, bloccano di fatto la possibilità di attuare qualsiasi politica keynesiana. Che cosa ne pensate?

  2. Sono la zia Adalgisa, ho 80 anni e mi sono sempre e soltanto occupata della famiglia.
    Premesso che comprendo perfettamente i discorsi di Barnard e che io dall’Euro uscirei oggi, ma chi conierebbe la moneta sovrana? La Banca d’Italia? Ma non e’ anch’essa un istituto privato o quasi?
    Perche’ Barnard non prospetta anche l’istituzione di un organo bancario centrale pubblico una volta usciti dall’Euro?
    Scusate la mia ignoranza

    1. La Banca Centrale, anche se con partecipazioni private, è sempre un ente pubblico controllato da un governo democraticamente eletto (tranne la BCE). Se il governo non fa l’interesse pubblico e lascia la banca centrale libera di eseguire una politica monetaria scellerata, questo, ahimè, è da imputarsi come colpa in primis al governo che lo consente.

  3. anche questa sera Paolo Barnard è stato chiaro nell’esporre le teorie di cui è portatore. la sua performance risulta complessivamente molto più efficace e comprensibile. se la sua dizione rallentasse un pochino, sarebbe perfetta. bravo Paolo Barnard!

  4. Affermare che l’euro sia l’origine di tuttI i mali italiani e’, nella migliore delle ipotesi, da irresponsabili. Tutti ricordano che nel 1993, quando Ciampi avvio’ le trattative per l’unificazione umane targa, l’Italia pagava interessi sul suo debito mediamente oltre il 10%. Da quell’anno i tassi sul debito pubblico subirono una progressiva diminuzione, grazie al processo di unificazione monetaria, portandoli a meno del 4% per quasi un quindicennio. Peccato che il gigantesco risparmio ( oltre 750 miliardi di euro) sia stato vanificato dal contemporaneo raddoppio del debito pubblico. Quando si ha la presunzione di raccontare la verità, credito sia corretto farlo per intero.

    1. Caro Fabio,
      capiamo che la propaganda continua su questo aspetto l’abbia tratta in inganno: però oramai sono anni che l’abbiamo smontata. Nessun risparmio sugli interessi, nessun tesoretto, eccetera eccetera.
      Le consigliamo tre articoli, dopo i quali, tuttavia, occorre che capisca meglio la Mmt e la funzione degli interessi:
      http://mmtitalia.info/hanno-rubato-620-miliardi-di-euro-al-99-degli-italiani-e-tempo-di-riprenderseli/
      http://www.rivieraoggi.it/2013/02/19/160949/ditelo-a-djannino-la-d-e-muta/
      http://mmtitalia.info/il-divorzio-banca-ditalia-tesoro-un-falso-mito-studiare-lo-sme-per-capire-leuro/

    2. Ciao Fabio.
      Niente vero. Il processo di unificazione monetaria iniziò già negli anni 70, prima con il serpente monetario e poi con lo SME. Gli alti tassi di interesse li avevamo perchè dovevamo convincere gli investitori stranieri ad acquisire le lire per comprare i nostro titoli, al fine di mantenere il tasso di oscillazione della lira rispetto l’ECU al 6%, cosa che mandò in rosso il nostro current account negli anni 80 fino all’uscita dallo SME nel 92 (per poi rinetrarci subito dopo).

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