SAGGIO INTERDISCIPLINARE DI TEOLOGIA E DIRITTO

IL LIBRO DELLA GENESI E

L’ASTENSIONISMO

Nei primi due capitoli del libro della Genesi, troviamo il racconto della creazione secondo due diverse tradizioni, le quali si differenziano tra loro principalmente per le parole attraverso le quali Dio creò l’uomo e sull’intenzione con la quale lo fece.

Nel primo capitolo, Dio creò il cielo, la terra, il firmamento, gli animali e le piante in funzione dell’uomo, che creò alla fine, il sesto giorno. Infatti, leggiamo: “E Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra”. Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra“.”

Nel secondo capitolo, invece, è l’opposto, in quanto si dice che Dio plasmò l’uomo in funzione della creazione; infatti leggiamo: “Quando il Signore Dio fece la terra e il cielo, nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata – perché il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra e nessuno lavorava il suolo e faceva salire dalla terra l’acqua dei canali per irrigare tutto il suolo -; allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.” – “Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato.” – “Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.

Queste due tradizioni relative alla creazione dell’uomo, sebbene sembrino logicamente differenti e contraddittorie, in realtà, dal punto di vista teologico, si sposano perfettamente tra loro e coesistono in maniera del tutto armonica: il creato fu concepito per l’uomo e l’uomo fu creato per custodire la creazione.

Da qui nasce il concetto teologico della “Creatio Continua”, secondo la quale, per grazia divina, l’uomo compartecipa alla creazione attraverso la propria fecondità e moltiplicazione riempiendo la terra, ma anche e soprattutto attraverso il lavoro, perché Dio ha creato l’uomo per lavorare, custodendo e coltivando la creazione divina.

Il lavoro di “coltivare”, in questo contesto, non significa solo coltivare e irrigare la terra, ma significa proprio lavorare, cioè sviluppare le idee costruttive in progetti e poi in realtà, “soggiogare e dominare” il creato in termini costruttivi al fine di trasformare la polvere e la pietra in bellezza e in feconda utilità creativa, significa costruire angoli di Eden, oasi abitabili, città delle meraviglie (come diceva l’economista Keynes) anche negli angoli più bui e inospitali della terra. In ultima analisi, coltivare significa proprio far germogliare come un fiore tutte le potenzialità umane, spirituali, intellettuali e materiali, assieme a tutte le potenzialità naturali e ambientali, attraverso le nostre opere e il lavoro, il quale, pertanto, ricopre un ruolo di primo piano nell’intera creazione. Dio ha dato luogo alla creazione per sei giorni attraverso il proprio lavoro, riposandosi il settimo, così dando origine alla prima settimana lavorativa, e Dio ha reso l’uomo compartecipe della creazione proprio attraverso il lavoro.

Con il verbo “custodire”, invece, si intende il lavoro di prendersi cura del creato, che può consistere nel fare manutenzione delle caratteristiche naturali di un territorio e valorizzarle, proteggere le biodiversità; significa preservare e trasmettere le tradizioni e la cultura, significa difendere la sacralità della vita, esprimere leggi che custodiscano i diritti naturali ed i principi di equità che garantiscono la piena occupazione, cioè la possibilità per tutti di poter lavorare secondo le proprie attitudini e capacità, al fine di compartecipare alla creazione divina.
Custodire, però, ha anche il significato di combattere per proteggere il creato e le creature da coloro che, servendo il maligno, operano per distruggere l’opera divina, compreso il dono della “Creatio Continua” dato da Dio all’uomo, provocando in primis distorsioni luciferine del patto sociale attraverso leggi inique che, da una parte, sono finalizzate a provocare disoccupazione, che impedisce a tante, troppe persone di lavorare e quindi di compartecipare alla creazione divina e, dall’altra, stabiliscono retribuzioni misere e ingiuste per i lavoratori, che non permettono loro di vivere un’esistenza decorosa.

Non è un caso che, per questo motivo, nel Catechismo di San Pio X, leggiamo quanto segue:
966. Quali sono i peccati che si dicono gridare vendetta nel cospetto di Dio?
I peccati che diconsi gridar vendetta nel cospetto di Dio sono quattro:

  1. omicidio volontario;
  2. peccato impuro contro l’ordine della natura;
  3. oppressione dei poveri;
  4. fraudare la mercede agli operai.

967. Perché si dice che questi peccati gridano vendetta al cospetto di Dio?
Questi peccati diconsi gridare vendetta al cospetto di Dio, perché lo dice lo Spirito Santo e perché la loro iniquità è così grave e manifesta che provoca Dio a punirli con più severi castighi.”

Il peccato di “oppressione dei poveri”, pertanto, grida vendetta al cospetto di Dio contro chi abusa della propria posizione di potere per opprimere le persone, per imporre la propria volontà con l’estorsione, la violenza privata o leggi inique, rendendo insopportabile la vita, già abbastanza dura di per sé, specialmente per le fasce più deboli della popolazione. È un peccato che può riguardare particolarmente quei politici e quei Governi che, speculando sulle classi umili e sulla loro miseria, rendono difficile l’esistenza dei cittadini, tenendo il popolo in sottomissione, incutendo paura e lasciandolo forzatamente in povertà ad affrontare, senza i mezzi opportuni, angosce materiali ed esistenziali. È il caso, ad esempio, esattamente della condotta criminale caratteristica di quei Governi che, oggi, obbediscono agli interessi luciferini dei noti fori di potere sganciati da ogni ufficialità (quelli elogiati da Mattarella, per intenderci), in totale spregio dei valori democratici, della legalità costituzionale e dei principi cristiani.

Il peccato di “defraudare la giusta mercede agli operai”, poi, è commesso da coloro i quali, avendo il potere di gestire la vita lavorativa e la retribuzione dei lavoratori, scelgono di non dare loro il giusto compenso. Anche in questo caso, attualmente, è un peccato di cui si macchiano in primis quei politici e quei Governi che, essendo eterodiretti da centri di potere speculativi, dispongono salari inadeguati per i dipendenti pubblici, creando le condizioni affinché, poi, tutti i lavoratori a cascata siano sottopagati o disoccupati.
Il Vangelo, invece, stabilisce: “l’operaio ha diritto al suo salario”: c’è dunque da chiedersi perché il salario sia così importante e se questa rilevanza sussista anche nell’ordinamento legislativo.

Ebbene, questo aspetto è ben spiegato nella nostra Costituzione: infatti, il primo comma dell’Art. 36 Cost, sancisce che Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.
Più chiaro di così non potrebbe essere: il fatto stesso di avere un’attività lavorativa dovrebbe essere garanzia, per il lavoratore che percepisca una retribuzione, di diventare indipendente e di avere la possibilità di affrancarsi dalla casa paterna e gettare le basi per la costruzione di una propria famiglia, e ciò non solo in vista di un mero automantenimento di sussistenza, ossia per sopravvivere, ma per vivere liberamente e dignitosamente.

Cosa significa veramente, quindi, “una retribuzione in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa”, secondo le intenzioni dei padri costituenti?

Libera significa una vita libera dai bisogni primari, di modo che il lavoratore, proprio per il fatto stesso che lavora, a prescindere dalla quantità e dalla qualità del suo lavoro, non debba più preoccuparsi di riuscire a sopravvivere e soddisfare i propri bisogni essenziali, incurvato su se stesso, come un animale che pensa solo a superare la giornata.

Con dignitosa, poi, si intende la possibilità di ogni individuo, una volta garantita la possibilità di soddisfare i propri bisogni essenziali, di elevarsi da “animale” (cioè vivere pensando solo a sopravvivere) a essere umano, dovendo essere la retribuzione sufficiente a consentire alla persona di occuparsi di altro che non sia il solo lavoro retribuito, ossia poter esprimere la propria personalità all’interno della società, materialmente, intellettualmente e spiritualmente.
E attenzione, la retribuzione non deve essere sufficiente ad assicurare solo al lavoratore un’esistenza libera e dignitosa, ma anche alla sua famiglia. Cioè, la Costituzione impone necessariamente che in una famiglia possa bastare anche un solo stipendio per far sì che tutti i suoi componenti possano godere di una esistenza libera e dignitosa: significa, quindi, che la retribuzione che dovrebbe essere sufficiente ad assicurare al solo lavoratore un’esistenza libera e dignitosa, debba essere moltiplicata per il normale numero di componenti di un nucleo familiare, cosicché essa non debba essere sufficiente al solo lavoratore, ma anche alla sua famiglia, per assicurare ad ognuno dei suoi componenti di vivere un’esistenza libera e dignitosa.

Il lavoro di custodire la creazione e la funzione della giusta retribuzione, concetti biblici tradotti poi in norma dal Catechismo e dalla Costituzione, sono da sempre osteggiati con ogni mezzo dai servi del maligno, i quali, soprattutto in quest’era, sono arrivati ad accumulare un potere economico praticamente sconfinato, sia gestendo quasi interamente i grandi accentramenti di capitale e l’alta finanza internazionale, sia, addirittura, controllando numerose Banche Centrali, il che dà loro il potere di creare moneta infinita per finanziare tutti i loro progetti eversivi e luciferini. Così questi poteri sono ormai capaci, e stabilmente impegnati, a piazzare i loro vassalli nelle Cancellerie di mezzo mondo, soprattutto in quelle occidentali, ossia proprio nei Paesi cristiani. Di conseguenza, questi poteri riescono facilmente a evertere il progetto divino attraverso l’emanazione di norme e trattati internazionali atti a produrre le condizioni funzionali necessarie a costringere larghe fette della popolazione a vivere nella privazione e nella miseria, cosicché le persone saranno talmente soverchiate dall’istinto di cercare i mezzi per sopravvivere individualmente, dal finire col disinteressarsi completamente di Dio e delle leggi fondamentali e del patto sociale, lasciando a questi poteri satanici campo libero per impoverire intere nazioni senza alcuna resistenza, così concedendo loro l’incremento ulteriore del potere decisionale a livello economico e, di conseguenza, politico.

A livello economico, quindi, se oggi la retribuzione dei lavoratori non è sufficiente nemmeno al semplice mantenimento e al soddisfacimento dei bisogni essenziali, di certo l’approfondimento di tematiche astrattamente elevate, come quelle teologiche o politiche, sarà l’ultimo dei pensieri dei cittadini, e qui si rinviene l’origine del fenomeno dell’astensionismo.

Il fatto che milioni di persone rinuncino ad esercitare il diritto di voto rappresenta, pertanto, la cartina tornasole per eccellenza circa la fondatezza della teoria per la quale gli attuali gruppi di potere hanno di mira l’esclusione della popolazione dalla partecipazione attiva alla vita sociale mediante l’impoverimento dei cittadini.

Oltre che attraverso l’apnea economica, funzionale a costringere le persone a pensare solo a come campare e non più alla vita politica, riducendole ad uno stato che potremmo definire di “mera animalità”, questi gruppi di potere riescono a far crescere l’astensionismo anche attraverso l’emanazione di leggi farraginose, le quali, risultando volutamente incomprensibili e ambigue, anche per gli esperti in materia, in totale spregio del popolo e dei valori democratici, finiscono per produrre ostilità da parte dei cittadini nei confronti del potere legislativo stesso, quindi rinnovato disinteresse verso la vita politica del Paese.
Un’altra strategia ancora più subdola è costituita dal plagio di massa, che viene raggiunto attraverso un’informazione parziale e una propaganda ideologica, volte a sovvertire i valori cristiani e le leggi fondamentali, messe in atto in modo martellante nei mass-media, in televisione, nelle radio e sui giornali, nei film trasmessi al cinema, nelle serie tv e nelle note piattaforme streaming.

Ancora, l’astensionismo viene alimentato da questa élite massonico-finanziaria facendo infiltrare i movimenti del dissenso da alcuni loro uomini, i quali, soprattutto nei periodi elettorali, lavorano per sponsorizzare l’astensionismo, invitando i cittadini a non andare a votare, attuando una vera e propria macchina del fango contro tutti i movimenti e i partiti antisistema nati spontaneamente. In questo modo, questa cupola di potere occulto non solo esercita interamente il controllo sui maggiori Partiti di Governo e di falsa opposizione, che vengono quotidianamente sovraesposti mediaticamente per far prendere loro il maggior numero di voti possibile, ma crea un vero e proprio partito dell’astensionismo, con la funzione di sottrarre voti ai Partiti antisistema per non permettere loro di entrare in Parlamento. In questo modo, i gruppi dell’alta finanza internazionale riescono a controllare i maggiori Partiti del Paese, da sinistra a destra, compreso quello dell’astensionismo, riuscendo così, quasi sempre, a occupare interamente il Parlamento e il Governo.

Dunque, per tutto quanto sinora detto, l’astensionismo non può essere in alcun modo considerato come un atto di protesta, visto che produce, come risultato, la consegna integrale dei seggi del Parlamento (unica sede di esercizio della sovranità popolare) ai poteri finanziari extra-parlamentari già consolidati, garantendo loro la massima legittimità, com’è accaduto anche, e con particolare efficacia, nelle ultime tornate elettorali.

L’astensionismo altro non è, pertanto, che il silenzio e l’inerzia dei giusti, i quali abdicano volontariamente dalla funzione stessa per la quale Dio li ha creati, ovvero il compito di custodire il creato, da intendere come attività che eleva l’uomo a compartecipe della creazione divina.

A livello teologico, quindi, l’astensionismo si può tradurre come l’annullamento dell’amore verso il prossimo, sostituito dallo stato di necessità e dall’egoistico istinto di sopravvivenza. L’astensionismo politicamente rappresenta l’annichilimento del senso di appartenenza dei cittadini alla collettività nazionale, cioè dell’amore verso i propri concittadini, verso la propria Patria e verso i valori del patto sociale che essa incarna. Ciò si manifesta, soprattutto, nel disinteresse nell’esprimere la propria personalità nella società e nella vita pubblica. Non a caso le leggi inique, emanate dai Governi asserviti al gotha finanziario-satanista, sono sempre volte a rimpiazzare i valori di cooperazione cristiana, sanciti nelle Costituzioni degli Stati Nazionali, con anti-valori, come la forte competitività ed il liberismo, che si traduce inevitabilmente con la libertà assoluta dei soggetti economici più rilevanti di distruggere le piccole e medie realtà economiche mediante una concorrenza spietata.

Per concludere, una volta compreso il meccanismo mediatico e sociale in atto, volto a ottenere la disaffezione dei cittadini verso le vicende politiche del proprio Paese, diventa più agevole comprendere e contestualizzare alcune dichiarazioni formulate dai padri fondatori dell’Unione Europea, la quale rappresenta un importante strumento sovranazionale utilizzato per la distruzione degli ordinamenti degli Stati nazionali cristiani all’interno del continente europeo, costringendo i popoli europei a vivere in un sistema di deflazione salariale e rarefazione monetaria artificiosa, che genera impoverimento dei lavoratori e delle loro famiglie e la chiusura inevitabile delle piccole e medie imprese.

Van Rompuy (Presidente del Consiglio Europeo, Ministro del Bilancio e Primo Ministro del Belgio, Presidente del Vertice Euro, Gruppo Bilderberg): “L’intero territorio europeo, a parte la Russia, verrà inglobato nell’UE. Non so se c’è il sostegno dell’opinione pubblica, ma lo faremo lo stesso”.

Mario Monti (Presidente del Consiglio italiano, Commissario Europeo per il Mercato Interno, Commissario Europeo per la Concorrenza, FMI, Presidente del Bruegel, International Advisor per Goldman Sachs, Presidente Europeo della Commissione Trilaterale, membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg), il 2 Ottobre 2015, ha affermato: “Ci si può addirittura chiedere se la democrazia, come noi la conosciamo, e l’integrazione internazionale siano ancora compatibili […] È possibile che le pecore prendano a guidare il pastore nella buona direzione, assumendo il controllo del cane da pastore? […] È romantico e improbabile che il popolo possa avere una visione più lungimirante di quella che gli viene suggerita”.

E nel 2011, sempre Mario Monti ha dichiarato: “Non dobbiamo sorprenderci che l’Europa abbia bisogno di crisi e di gravi crisi per fare passi avanti. I passi avanti dell’Europa sono, per definizione, cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario. È chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza dei cittadini a una collettività nazionale, possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle, perché c’è una crisi in atto visibile, conclamata”.

Jacques Attali (formatore economico di Francois Mitterand e consigliere speciale, padre fondatore dell’euro, Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, fondatore di PlaNet Finance, fondatore di Eureka, Gruppo Bilderberg) durante un’intervista avrebbe detto che “Non è colpa nostra se la plebaglia europea era convinta che l’unione monetaria fosse fatta per la loro felicità”.

Guy Abeille (2012) (ideatore della regola del 3%, ministero dell’Economia e Finanze della Francia): “Abbiamo stabilito la cifra del 3% in meno di un’ora. È nata su un tavolo, senza alcuna riflessione teorica. Mitterrand aveva bisogno di una regola facile da opporre ai Ministri che si presentavano nel suo ufficio a chiedere denaro […]. Avevamo bisogno di qualcosa di semplice. 3%? È un buon numero, un numero storico, che fa pensare alla Trinità”.

Ognuno, ora, faccia pure le proprie considerazioni e tragga le proprie conclusioni, ma non credo possano esserci dubbi sulle logiche luciferine portate avanti da questi poteri, che si autocelebrano come guide illuminate, ovvero portatori di luce (Lucifero, infatti, sta per lux fero, ovvero portatore di luce), concependo il resto della popolazione come formato da animali da guidare, esprimendo, così, il loro più totale disprezzo verso ogni valore cristiano e democratico. Anche per questo ci chiamano “plebaglia”, “pecore”, ci affamano, ci tolgono il lavoro e ci privano della giusta retribuzione, per ridurci a vivere come gli animali, che, secondo loro, noi tutti siamo.

Impedendo alla popolazione di coltivare e custodire il creato, intendono offendere Dio, dimostrandoGli che gli uomini non sono degni della Creatio Continua, mentre loro, i demoni e i loro servi, scimmiottando le Sacre Scritture, si presentano a noi come i buoni pastori e gli unici salvatori dell’umanità, presentandosi come l’élite illuminata da sola in grado di governare il mondo in sostituzione del popolo, così camuffando la loro vera natura di lupi.

(autore)
Diego Manca
, Presidente MMT Regione Veneto