2023 (settima puntata)

La scelta di Olimpia

scritto da Elisabetta Uccello e Giuseppe Nasone

Una storia doppia a puntate scritta a quattro mani, in attesa delle imminenti elezioni. Ricordate Sliding doors?

Bene, lo schema è analogo: una protagonista, un bivio temporale, due situazioni, due vicende. La discriminante: una scelta a monte.

Il colore del pallino che vedrete sulle immagini svelerà qual è la storia che si sta sviluppando nell’ipotetico futuro immaginato dagli autori, pallino blu – storia A, pallino rosso – storia B. Ecco oggi la settima e ultima puntata. Buona lettura.

n.d.a.: un ringraziamento affettuoso a Pier Paolo Flammini per uno dei suoi più begli articoli pubblicati su questo sito, da cui sono stati tratti stralci e ispirazione nella parziale stesura di questa puntata della storia.

Anche il sistema bancario veniva radicalmente trasformato. Si compiva quel processo iniziato già nel luglio 2021 che aveva impegnato la BCE nella sperimentazione della valuta digitale, una moneta elettronica digitale che garantiva ai cittadini europei l’accesso gratuito e diretto in tutta Europa alla forma più sicura di moneta, la moneta della banca centrale (riserve) per ogni tipo di pagamento.
Conti correnti direttamente presso la BCE senza più intermediazione. L’accentramento del sistema bancario.
Integerrima, anche la BCE aveva rispettato le scadenze auto impostasi per il 2023.
La tutela della privacy diveniva ancora più sentita ed era garantita dalla digitalizzazione. Questa favoriva rapide interconnessioni e allo stesso tempo evitava spostamenti inutili. Ciò avrebbe rafforzato la coesione tra cittadini europei.
Un unico chip sicuro e all’avanguardia, 100% eco-sostenibile, per ogni transazione commerciale, personale ed istituzionale.
I rapporti tecnici sulle risorse suggerivano la transizione a sistemi più efficaci anche al livello mondiale al fine di ammortizzare possibili shock asimmetrici. Per questo la BCE stava già lavorando alla proposta di un tasso di cambio fisso euro-dollaro…

Olimpia schiacciò un tasto ed interruppe la connessione.

Fuori dalla finestra il cielo si era rannuvolato e la luce si era dimezzata, le prime gocce di una pioggia leggera presero a picchiettare meste sui vetri, senza che la donna, assorta nei suoi pensieri, le ascoltasse.

Prese con delicatezza i libri del padre tra le mani e rimase lì, ad osservarne la copertina ingiallita.

Fonte: https://www.governo.it/

Alle ore 12 il Presidente del Consiglio tenne una conferenza stampa trasmessa in diretta da televisioni e giornali on line. Assieme al ministro per l’Economia espose alcune misure economiche decise dal consiglio dei ministri appena conclusosi: “Con la nuova lira siamo tornati a essere gli emittenti della moneta nazionale, e non siamo costretti a prenderla in prestito nei mercati internazionali. Potremo anche sospendere l’emissione dei titoli di stato e garantire i risparmi dei cittadini con l’apertura di conti correnti al tasso di interesse garantito dallo Stato. Questa misura sarà avviata già nel prossimo mese e confidiamo in alcuni anni di incanalare totalmente l’attuale ammontare di titoli pubblici in questo schema” disse. Olimpia, con i colleghi dell’ufficio, restò in ascolto.
“Come avevamo previsto, non vi è stata alcuna pesante svalutazione della nuova lira nei confronti dell’euro, mentre vi è una sostanziale stabilità rispetto alle altre valute internazionali. Nonostante molti giornali e l’opposizione in queste settimane e nelle ultime ore ci abbiano criticato duramente, sapevamo che era molto difficile assistere ad una svalutazione speculativa rispetto ad una moneta, di fatto, ancora non esistente e non in possesso degli speculatori finanziari. L’obiettivo del governo è di avere una valuta forte e soprattutto che rispecchi la forza dell’economia nazionale: nei prossimi giorni assisteremo all’oscillazione della lira ma noi non cambieremo atteggiamento e rilanceremo la nostra economia, come esempio per tutti i popoli europei devastati dall’occupazione dell’euro”.

Da oggi l’Iva sarà ridotta al 15%, dall’attuale 22%”, esordì, “e stiamo lavorando per arrivare ad una sua drastica riduzione. Il pacchetto di tagli fiscali immediato è di circa 50 miliardi di lire, e oltre all’Iva abbiamo deciso di azzerare i contributi pensionistici dovuti dalle aziende e dai lavoratori autonomi, i quali da ora in avanti saranno contabilizzati dallo Stato e assegnati al momento dell’ingresso dell’età pensionistica, il cui limite viene ridotto a 65 anni per gli uomini e 60 per le donne”.
Il Consiglio dei Ministri aveva inoltre stanziato 90 miliardi di nuove lire per investimenti pubblici: “Un sistema ferroviario e viario autostradale in Sicilia e Sardegna, subito 10 miliardi per gli interventi urgenti sul fronte del dissesto idrogeologico, 10 miliardi di investimento in università e ricerca, linee veloci ferroviarie e stradali sul versante adriatico e per i collegamenti con Roma, e un grande piano energetico nazionale, con interventi di recupero del patrimonio edilizio pubblico e privato”.
“Ci aspettiamo che nel giro di un anno il tasso di disoccupazione scenda al 2-3%” continuò, “intanto, per evitare che l’attesa degli interventi come gli investimenti si protragga, lanciamo un programma di lavoro transitorio che coinvolgerà le associazioni di volontariato già esistenti in tutto il territorio nazionale, in modo che chiunque voglia contribuire al benessere collettivo in ambito sociale, economico, culturale, possa farlo e riceva uno stipendio adeguato. Abbiamo già il piano, oggi abbiamo stanziato le prime risorse, fra un paio di mesi riusciremo a calibrare meglio gli impegni. Ma quello che ci tengo che sia chiaro, e che sto dicendo, è che nel giro di pochi mesi la disoccupazione in Italia non esisterà più, dando seguito finalmente alla realizzazione concreta dell’articolo 1 della Costituzione Italiana.
Un’ultima anticipazione: avviati questi provvedimenti urgenti, altri importanti interventi sono già allo studio di questo Governo, interventi e investimenti volti a riprendere in mano e ridisegnare l’intero comparto della sanità e quello dell’istruzione oltre che a delineare una pianificazione industriale nazionale che coniugherà la ripresa economica con le esigenze dell’ambiente.”

“Ma dove li prendono questi soldi? Ci riempiono di debiti, con il deficit” disse il capoufficio. Olimpia avrebbe voluto rispondere come aveva già sentito dal Presidente del Consiglio tuttavia, non dubbio di risultare poco convincente, restò in silenzio. Pochi minuti dopo, però, la stessa domanda fu posta da un giornalista de Il Sole 24 Ore, e il Presidente rispose: “Siamo noi che emettiamo la valuta e le banche la prendono in prestito da noi. L’epoca dell’euro è finita, siamo in Tempo di Moneta Moderna, non siamo più noi a chiedere in prestito alle banche. Quindi noi, governo, stanziamo il denaro necessario a produrre lavoro con investimenti e detassazione, fin quando utile, tutto qui”.

Le sue parole ebbero un’eco notevole in tutto il mondo. Erano anni, forse decenni, che in Europa non si annunciava un piano economico di questo genere. La stampa straniera lo accostò a Roosevelt. In Italia le critiche da parte di alcune frange di economisti ed opinionisti non cessarono, ma non ebbero più il livore dei giorni precedenti, perché i direttori dei giornali nazionali erano stati duramente smentiti già dall’annunciata svalutazione immediata della lira.
Il piano economico ottenne un consenso così vasto, sia dal mondo lavorativo che da quello imprenditoriale italiano sia, per paradosso, dalla grande industria internazionale. Le decisioni del consiglio dei ministri furono così clamorose e inattese che già nel pomeriggio la richiesta di nuove lire salì notevolmente, prevedendo una forte ripresa dei consumi e della produzione nazionale. Questo portò la lira a recuperare il poco terreno perso in mattinata rispetto a dollaro, sterlina e yen, ma anche la Borsa di Milano arrivò a chiudere in leggero rialzo, al contrario di tutte le altre borse continentali in forte perdita.
La richiesta di acquisto della lira proseguì con un effetto addirittura inaspettato. Se in Italia, stante ancora la doppia circolazione delle due monete, la lira valeva già il 7% rispetto all’euro, chiunque volesse speculare al ribasso dell’euro doveva acquistare la lira. Questo amplificò nel brevissimo periodo la rivalutazione della moneta italiana. Intanto, come spiegava il Ministro dell’Economia e delle Finanze al Tg2, “chiunque venda euro e acquisti lire non fa altro che consentire alla Banca d’Italia di accumulare euro che vengono e verranno adoperati per ripagare i debiti contratti dallo Stato italiano in quella valuta e per eventuali operazioni di acquisto delle lire e vendita degli euro in caso di pressioni svalutative”.
Il Governo aveva disposto che a partire dall’avvento della nuova moneta, non ci sarebbero state più emissioni di titoli di debito pubblico denominati in euro e aveva assicurato che il debito pregresso in euro sarebbe stato regolarmente pagato a maturazione.
Questa decisione aveva attirato le critiche degli irriducibili, scettici sulle capacità dello Stato di approvvigionarsi degli euro necessari a onorare gli impegni presi.
Ma quando si vide che, a dieci giorni dall’inizio del nuovo corso, i risparmiatori italiani avevano già cambiato in nuove lire più del 50% dei loro depositi in euro, tutte le illazioni cessarono.
Nelle settimane successive anche Francia e Spagna, attivarono la procedura di recesso dall’Unione e la separazione monetaria utilizzando il “modello Italia”, che aveva evitato gli eccessi spesso paventati dai sostenitori della moneta unica…

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Elena era proprio il tipico esemplare di scricciolo tira baci, con quel sorriso ampio come il cuore e quello spazio lasciato vuoto dagli incisivi di latte, più simile a un portale che a una finestrella. Correva e salterellava intorno alla giostra del parco insieme a una compagna di giochi conosciuta appena due minuti prima e subito agganciata grazie alla simpatia e all’espansività sua propria. “Tutta sua mamma” pensò Olimpia sorridendo fra sé.

Per qualche secondo la sua attenzione fu attirata da quella strana cosa sul marciapiede adiacente alle siepi. Quella specie di roll up pubblicitario bombato che aveva denominato “cabina telefonica 5.0”. Gli interventi pubblici nel campo di telefonini e radiofrequenze avevano dato diversi frutti di ricerca e sviluppo negli ultimi mesi: implementazione della tecnologia Li-Fi; avvio di una produzione pubblica di cellulari di ultima generazione con installato un dispositivo che poneva automaticamente il telefono, tutte le volte che non era in uso attivo, in una modalità simil-aereo in grado comunque d’intercettare messaggi e chiamate in arrivo. Inoltre, era dotato di un ingresso con cavetto dedicato, per collegarlo alla rete LAN, sconnettendo automaticamente l’emissione di radiofrequenze. In alcuni centri urbani pilota – Olimpia risiedeva proprio in uno di quelli – si era avviata una sperimentazione ambiziosa che gli abitanti, dopo un periodo di adattamento e calibrazione, mostravano di gradire. I ripetitori esistenti erano stati sostituiti con apparecchiature di potenza ridotta che consentivano il trasporto dei soli pacchetti dati di telefonate e messaggi basici tipo SMS. Contemporaneamente, per garantire una funzionalità piena, la compagnia telefonica pubblica (sì, la Tim, come anche la Banca d’Italia, era stata nazionalizzata) installava gratuitamente prese LAN in aziende, esercizi commerciali e di ristorazione, pubblici uffici e abitazioni private in modo da coprire le esigenze degli abitanti con un numero adeguato di collegamenti via cavo sparsi nel territorio comunale.

Oltre a ciò, c’erano quelle strane “cabine telefoniche 5.0”: una semplice barriera rigida in bioplastica alta due metri e larga 90 centimetri; dal lato opposto a quello dell’utente, un ripetitore 5G a breve distanza, con un cono di emissione corto e stretto puntato verso la struttura che lo intercettava interamente e, grazie a una forma a sezione di paraboloide lo convogliava in una fessura che corrispondeva, dal lato della persona, a una rientranza all’altezza della vita che fungeva da alloggiamento per il cellulare. Secondo Olimpia l’idea era tanto semplice quanto geniale: si teneva il cellulare tra le mani dentro l’alloggiamento, la zona dell’antenna andava a coincidere con la fessura che convogliava un segnale 5G concentrato e potenziato, la struttura faceva da scudo per le emissioni e infine, ciliegina sulla torta, un sistema semplice di lenti rimandava l’immagine dello schermo del cellulare, ingrandita 4x, su uno schermo trasparente ad altezza petto, simile al display dello sportello bancomat.
Per non tacere poi della continua campagna di promozione sul corretto e ridotto uso dei telefonini, sui media e nelle scuole…

In un articolo a tema ecologia uscito sul sito di MMT Italia si spiegava che la MMT, togliendo il problema dell’approvvigionamento della moneta, apre la strada verso rapporti interni ed esterni non più basati sulla prevaricazione. Un approccio ecologico destinato a buon fine non potrà prescindere da due elementi portanti: il rapporto di cooperazione tra Patrie e il ruolo del soggetto pubblico. Infatti, il dilemma di amletica memoria, se essere o non essere sostenibili, è inesistente. Il punto è capire chi deve guidare la transizione ecologica della società. E così come non si può pensare che chi ha provocato il problema – il privato che persegue il profitto – non può divenire alfiere della soluzione al problema stesso, allo stesso modo non si può pensare che enti sovranazionali etero-dirigano le società umane. Questo è vero non solo per la questione dell’ecologia ma per tutti quegli aspetti politici, giuridici ed economici che conformano nel loro insieme una comunità nazionale, i suoi principi e i suoi valori. Pertanto sulla questione, concludeva l’articolo, al privato va preferito il pubblico e al sovranazionale, l’internazionale.

In quell’anno, l’Unione Europea si era ridotta ai minimi termini: infatti con la sua uscita e l’applicazione delle giuste politiche l’Italia aveva dimostrato di potere prosperare molto più e molto meglio di prima. A ruota Francia, Spagna e Portogallo avevano seguito l’esempio italiano. Recentemente Grecia e Austria erano uscite, già da qualche settimana la Germania aveva introdotto sul suo territorio una moneta parallela all’Euro, il nuovo Marco, usato per ora solo per transazioni interne e pagamento di alcuni oneri fiscali. Il mese prossimo sarebbero iniziate le trattative tra gli Stati rimanenti, per il definitivo smantellamento dell’Unione. Con essa tramontava, nel continente europeo, il c.d. Green Deal condotto dalle multinazionali mentre negli Stati Uniti furoreggiavano i movimenti di protesta contro lo stesso.
Olimpia restò là dove si trovava e si guardò intorno. I primi segni di un mondo che si risvegliava. Tra pozze di fanghiglia quasi asciugate da un sole un po’ meno timido del solito e gemme precoci cadute dagli alberi per la pioggia della notte, spuntavano le prime margherite, avanguardie messaggere della fine dell’inverno. Una leggera brezza le mosse poco i capelli mentre le scivolava sul viso accarezzandole le narici: odorava… di buono. Pensò che molto era stato fatto nel Paese in quell’ultimo anno, a livello internazionale si parlava del “Caso Italia” e del “secondo boom economico italiano”. D’altronde, con una crescita annua del 10,2% del PIL, quelle definizioni ci azzeccavano. Naturalmente molto ancora era da fare, ma c’era rasserenamento, voglia e determinazione tra la gente, la si sentiva anche in quell’aria pre-primaverile. Diede una veloce occhiata alla bambina e per un attimo ebbe l’idea di andare alla cabina per mandare alcuni messaggi whatsapp al suo amico… ci ripensò. Com’era quello slogan? La vita è tutta intorno a te, non dentro a quello schermetto. Sulla panchina alla sua destra c’era una donna, evidentemente la mamma della compagnetta di giochi estemporanea di Elena. Si sedette accanto a lei, iniziarono a parlare fianco a fianco, gli occhi fissi sulle bimbe che si rincorrevano festose.

FINE

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