2023 (sesta puntata)

La scelta di Olimpia

scritto da Elisabetta Uccello e Giuseppe Nasone

Una storia doppia a puntate scritta a quattro mani, in attesa delle imminenti elezioni. Ricordate Sliding doors?

Bene, lo schema è analogo: una protagonista, un bivio temporale, due situazioni, due vicende. La discriminante: una scelta a monte.

Il colore del pallino che vedrete sulle immagini svelerà qual è la storia che si sta sviluppando nell’ipotetico futuro immaginato dagli autori, pallino blu – storia A, pallino rosso – storia B. Ecco oggi la sesta puntata. Buona lettura.

n.d.a.: un ringraziamento affettuoso a Pier Paolo Flammini per uno dei suoi più begli articoli pubblicati su questo sito, da cui sono stati tratti stralci e ispirazione nella parziale stesura di questa puntata della storia.

Europei”, esordì il Presidente del Consiglio dei Ministri.
Osservando rigidamente l’allora vigente procedura di revisione ordinaria dei Trattati, l’UE aveva siglato il cambio di passo: nasceva la tanto attesa Costituzione Europea.
Il testo fondamentale del nuovo Stato Europa annullava e sostituiva non solo i precedenti trattati comunitari ma soprattutto le Costituzioni nazionali.
Europa era suddivisa in Distretti Territoriali che corrispondevano inizialmente agli ex Stati membri in attesa di una successiva rimodulazione sulla base della massimizzazione delle specificità produttive.
La nuova Costituzione Europea stravolgeva l’ordinamento precedente:
1) Il Parlamento europeo veniva soppresso. Rimaneva la possibilità per i singoli di comunicare osservazioni on line alla Commissione;
2) Nuovi organi soppiantavano i precedenti:
a) I Governatori di Distretto in sostituzione dei capi di Stato degli ex Stati membri;
b) Gli Uffici Territoriali Europei in luogo dei Governi nazionali
c) La Polizia Europea in luogo delle forze dell’ordine nazionali.
3) Sopprimeva i Parlamenti nazionali e la figura del Presidente della Repubblica.
La Costituzione Europea non prevedeva il diritto di secessione.
Nessun articolo disciplinava un potenziale ritorno agli Stati nazionali.
Per un attimo, nella mente di Olimpia si affacciò una rossa immagine di rivoluzione civile…

Olimpia, come quasi tutti gli italiani, si tenne informata senza sosta. L’interesse mostrato dalla popolazione per il ritorno alla nuova lira fu pari soltanto a eventi come la finale di Coppa del Mondo di Calcio o il disastro delle Twin Towers. Mentre consumava il rapido caffè del mattino, in televisione un canale all news aprì il notiziario ovviamente con l’argomento nuova lira. Il venerdì sera il Presidente del Consiglio aveva annunciato con un discorso televisivo di mezz’ora che dal lunedì prossimo lo Stato italiano sarebbe tornato in possesso della propria moneta, spiegando dettagliatamente come si sarebbe svolta la transazione dalla vecchia moneta alla nuova.
L’Italia veniva da 15 anni di recessione, il Paese aveva perso il 40% di produzione industriale e la disoccupazione ufficiale permaneva all’11%. Era il conclamato fallimento del modello economico perseguito dall’Unione. Le chiacchiere stavano a zero, si doveva solo agire. Il Presidente, mentre avviava le trattative con le quali definire i futuri rapporti tra lo Stato Italiano e l’Unione, decise d’introdurre la nuova valuta e dare l’avvio senza indugio alla ripresa economica del Paese. Il gradimento del premier salì, le critiche di attendismo, sparirono.
Il lunedì mattina Olimpia si recò al lavoro dopo aver portato la bambina a scuola. Comprò la pizzetta per merenda al solito forno, pagando un euro, che la fornaia accettò. L’unica certezza che ebbe in quel momento fu che il cambio fissato tra euro e nuova lira era di 1:1 e sarebbe durato poche ore. A partire dalla mattinata sarebbero iniziate le contrattazioni valutarie e quindi si avrebbe avuto un valore sicuramente diverso. Tuttavia l’euro sembrava in difficoltà: solo nell’ultima settimana aveva perso il 10% del valore rispetto al dollaro, il 15% sulla sterlina inglese e il 18% sul franco svizzero, a causa delle incertezze relative alla sua sopravvivenza, almeno nella forma che aveva dal 2002.
In Francia, tutti gli economisti intervistati nel fine settimana ritennero il ritorno alla moneta nazionale dell’Italia il più grande pericolo per l’economia francese: “Se resteremo vincolati alle regole tedesche, diventeremo la nuova Grecia”.
Secondo i giornali di sinistra il governo francese aveva già pronto il piano di uscita, ma voleva aspettare alcuni giorni per capire in che modo proporlo senza conseguenze sul piano internazionale. Era curioso di verificare cosa sarebbe accaduto in Italia per poi muoversi di conseguenza.
In Germania i socialdemocratici appoggiarono le posizioni del Cancelliere, osteggiato dalla crescente opposizione anti euro: l’unione monetaria sarebbe stata comunque preservata con gli stati satelliti di influenza tedesca.
Il presidente del Consiglio italiano aveva spiegato che, come primo atto del suo governo, quello stesso lunedì, si sarebbero accorpati i provvedimenti di spesa mensili per dipendenti pubblici e pensionati, in modo da iniziare a distribuire le nuove lire.
Per evitare panico e dietro i consigli dell’economista americano Warren Mosler e di altri dell’area della MMT, nonostante furiose critiche apparse nei giornali italiani quel fine settimana, il Presidente decise di non costringere gli italiani a cambiare obbligatoriamente i risparmi da euro a lire.
Vi furono due motivi: essendo una uscita unilaterale e non concordata, occorreva dare il tempo alle nuove lire di entrare nel circuito economico senza provocare una penuria di liquidità controproducente che avrebbe rischiato di far cuocere sotto le critiche il governo; e secondariamente occorreva del tempo per modificare i codici elettronici delle apparecchiature di pagamento automatico, dai bancomat ai self service e distributori che nelle prime ore avrebbero dunque accettato gli euro. In questo modo inoltre, fu l’assicurazione di Mosler, la scarsità di lire e l’abbondanza di euro avrebbero evitato il deprezzamento della lira, o al peggio una sua eccessiva oscillazione speculativa al ribasso, perché nessuno, di fatto, l’avrebbe potuta vendere ma soltanto acquistare.

Torniamo ad Olimpia. Dopo aver accompagnato la bambina, si recò in banca. Aveva circa trentamila euro nel conto corrente, chiese di convertire mille euro del suo conto in mille lire. Era convinzione diffusa, fino a qualche giorno prima, che la lira si sarebbe immediatamente svalutata ma l’andamento dell’euro, soprattutto nella settimana precedente, aveva suggerito a molti analisti che quel lunedì l’andamento del cambio lira/euro avrebbe potuto prendere strade inaspettate. In banca fu esposto un cartello in base al quale – su disposizione del Governo – i conti in lire sarebbero stati garantiti integralmente e permanentemente dalla Nuova Banca d’Italia (Nuova perché era a parte della vecchia Bankitalia che permaneva), mentre i conti in euro da quel giorno, divennero conti in valuta straniera. Il documento era firmato dalla Presidenza del Consiglio.
Nonostante i timori e le riflessioni delle ultime ore, Olimpia e suo marito convennero di cominciare a cambiare in lire quella cifra, al momento, nel dubbio che, come ripetevano sui maggiori quotidiani nazionali alcuni economisti, la lira potesse perdere valore sull’euro.
C’erano da fare alcuni pagamenti rigorosamente in lire: la quota di iscrizione all’ordine, la seconda rata dell’università del figlio grande: come spiegato dal Presidente del Consiglio, tutte le tasse e i rapporti con lo Stato sarebbero stati regolati esclusivamente in lire, fin dal primo istante.
In banca vi era coda con i clienti che si attardavano a chiedere spiegazioni e consigli agli impiegati oltre che a un affaccendatissimo direttore. Mentre procedeva al cambio in lire, l’impiegato spiegò a Olimpia tra le altre cose che, contrariamente all’abitudine di richiedere un congruo preavviso per il ritiro di una somma così cospicua, la nuova Banca d’Italia si era affrettata a rifornire le banche di una dotazione di contante elevata per favorire il prelievo e la rapida messa in circolazione. “ E questo pomeriggio ne arriverà altro ancora. Ma per ora nessuno sta chiedendo di ritirare cifre eccessive. Poi, i tecnici stanno finendo di configurare il bancomat e anche da là si potranno ritirare lire. Non più euro però, per quelli d’ora in poi si farà solo qui allo sportello”.
Il conto in euro, disse mentre registrava l’operazione in corso, sarebbe equiparato ad un conto in valuta estera, con i costi che questo comportava in termini di gestione e commissioni: “Non da subito, perché le disposizioni sono di gestire per una settimana i conti sia in euro che in lire senza addizionali, per non punire i correntisti. Ma dalla settimana prossima sarà così, e quindi se vuole fin da ora può aprire il conto in lire, che, ha visto, è totalmente garantito dalla Banca d’Italia”. Olimpia però non aveva preso alcuna decisione in merito, e restò in attesa degli eventi senza toccare ancora i suoi risparmi.
L’impiegato consegnò 800 lire in pezzi da 100, due pezzi da 50 lire, due da 20, tre da dieci, quattro da cinque, e le restanti venti lire furono consegnate in monete metalliche, necessarie per le incombenze quotidiane.
Uscita dalla banca e salita in macchina, riprese il portafogli e ne cavò il contenuto in soldi. Tenne in una mano una banconota da venti euro e nell’altra una da venti lire, ispezionandole curiosa con occhi da cerbiatta. La prima era leggermente più grande della seconda che, come le altre monete appena prelevate, appariva nuova e brillante e ben fatta, più della prima. Il lavoro degli incisori era stato all’altezza della grande tradizione italiana. Irrazionalmente la avvicinò e la annusò. Odorava di nuovo, con uno strano sentore… di buono. Rimise tutto in borsa e si portò presso le poste dove doveva inviare un pacco contenente stampe realizzate per un suo importante progetto in Emilia Romagna.
Nel parcheggiare a pagamento si accorse che lì funzionavano ancora gli euro dato che la macchinetta del biglietto orario era ancora programmata per ricevere quelli.
Invece alla posta spese la prima banconota da dieci lire consegnando sette lire per l’invio del pesante pacco e ricevendone tre di resto. In automobile, nel tragitto per il lavoro, ascoltò incessantemente i notiziari RAI per capire cosa stesse succedendo nei mercati finanziari e in quelli valutari.

La Borsa di Milano aveva aperto in perdita secca dell’1%. Le Borse di Parigi e di Francoforte avevano aperto con un ribasso superiore, quasi del 2%. L’aspetto più interessante riguardava però gli scambi valutari. Fin dall’apertura si registrava una forte domanda di lire da parte di tutti gli istituti bancari italiani, a causa delle richieste dei correntisti per i primi pagamenti della giornata e per provvedere a quelli dei giorni a seguire. La domanda di nuove lire avveniva vendendo euro, e questo stava rafforzando il deprezzamento della moneta unica che alle 10 del mattino perdeva il 5% del valore sulla nuova lira ma perdeva quasi lo stesso importo su dollaro e sterlina, e quasi il 10% rispetto al franco svizzero. Praticamente il governo stava disinnescando il rischio di essere accusato dai media di distruggere i risparmi degli italiani.
Nei sondaggi realizzati tra sabato e domenica tra l’80 e il 90% dei risparmiatori era propenso a non cambiare subito gli euro con le lire, per il timore diffuso di vedere svalutata la nuova moneta. Tranne che alcuni consulenti del governo, alcune aree politiche e gli economisti post-keynesiani della MMT, la pensavano così i principali giornalisti economici e politici.
Nel mercato europeo si assisteva anche allo spostamento di capitali in euro dall’Italia alla Germania in particolare. “Questo però è un fenomeno che non riguarda la nuova lira, è tutto interno all’Eurozona e quindi non determina ripercussioni sul valore della lira”. Lira che era stabile rispetto a dollaro e sterlina e perdeva appena qualche decimale su franco svizzero, mentre lo spostamento di euro non rafforzava lo stesso in quanto era un fenomeno interno. “La lira non può perdere valore rispetto alle altre monete semplicemente perché essendo molto scarsa è impossibile venderla, se lo si volesse” spiegò un consulente economico del governo al Corriere.it. (CONTINUA)

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