2023 (seconda puntata)

La scelta di Olimpia

scritto da Elisabetta Uccello e Giuseppe Nasone

Una storia doppia a puntate scritta a quattro mani, in attesa delle imminenti elezioni. Ricordate Sliding doors?

Bene, lo schema è analogo: una protagonista, un bivio temporale, due situazioni, due vicende. La discriminante: una scelta a monte.

Il colore del pallino che vedrete sulle immagini svelerà qual è la storia che si sta sviluppando nell’ipotetico futuro immaginato dagli autori, pallino blu – storia A, pallino rosso – storia B. Ecco oggi la seconda puntata. Buona lettura.

Olimpia aveva 24 anni quando l’Italia abbandonò la lira e adottò l’euro.
Ricordava ancora quel leggero senso di spaesamento che avvertiva intorno a sé, soprattutto negli anziani, di fronte alla necessità di usare una moneta diversa da quella a cui erano abituati. Ricordava il disagio di sua nonna alle prese con la conversione dei prezzi, ricordava anche di averle portato uno di quei convertitori di valuta blu Unione Europea che circolavano in quei primi tempi del nuovo corso, ricordava le proteste e le denunce sul raddoppio dei prezzi… Ma per Olimpia fu diverso. Era nel fiore degli anni, bella e ribelle, aperta e ricettiva verso quelle novità che trovava stimolanti per il suo spirito curioso e conoscitore. Aveva surfato sugli adattamenti e vissuto in serenità la trasformazione. Nella sua testa, l’Unione Europea era cosa buona e giusta. Questo era ciò che dicevano tutti e lei sentiva che era vero.
Olimpia era figlia di due dipendenti pubblici. All’università aveva scelto una facoltà un po’ insolita per quei tempi. Studiava giapponese. Perché, dicevano, il Giappone è il futuro. La tecnologia, l’ avanguardia. Ma non solo. Sì, s’impegnava molto nello studio, si specializzava, ma soprattutto sentiva il bisogno di immergersi nel mondo lontano ed esotico della filosofia orientale, un mondo dove spiritualità e ricordi di una infanzia felice si abbracciavano. Questo la allontanava dalla monotonia della routine quotidiana di una vita stretta. Le giornate trascorrevano tra le aule universitarie veneziane ed un lavoro serale. Infatti, benché la sua fosse una famiglia agiata, studiare all’università costava molto. Inoltre, in quegli anni si diffondevano dei messaggi molto forti: l’ indipendenza, l’internazionalismo, la produttività.
Olimpia si scontrava in famiglia perché non la capivano più. Il padre le parlava di diritti del lavoro, di famiglia, di lotte sindacali, di crescita nella comunità e di popolo. Lei lo criticava portando gli esempi di un nuovo mondo che non aveva mai visto ma che sui libri c’era tutto. Un mondo di realizzazione spirituale che può partire solo dal singolo e dal suo impegno. Diceva che l’unica crescita possibile era quella dell’individuo: efficienza, competitività, sfide, carriera, mobilità, resilienza erano i nuovi valori…
Ormai Olimpia non parlava più con nessuno se non con i compagni di studi. I vecchi amici avevano preso strade diverse… chi già lavorava e chi studiava diritto o economia, roba amministrativa insomma. Niente a che vedere con il mondo verso il quale lei era proiettata. Nelle occasioni d’ incontro non si capivano più. Interessi diversi, conoscenze diverse. Competenze che si affinavano in direzioni opposte.
Per questo Olimpia si disinteressava di politica. Era convinta che non sarebbe più stato affar suo. Una piccola parentesi al liceo ma, insomma, esperienze da rivoluzione esistenziale, niente di più. Ad ogni modo come avrebbe potuto essere affar suo. Solo chi aveva una qualifica aveva il diritto di esprimersi.
Figuriamoci per l’economia. Vedeva la sorella tra libri di grafici e numeri e nelle discussioni accese a cena a seguito di una qualche notizia di borsa o di banche, sua sorella aveva sempre la risposta tecnica.
Non voleva, Olimpia, scendere al livello di coloro che le facevano domande sciocche senza aver studiato in un qualche istituto certificato.
Pertanto, poco o nulla conosceva di ciò che stava accadendo. Di fatto si poteva viaggiare senza passaporto, niente più calcoli del tipo quante lire quanti franchi, si poteva cambiare lavoro con più facilità perché in tv dicevano di contratti di lavoro più flessibili; arrivavano poi tanti prodotti tedeschi a prezzi più bassi, competitivi, addirittura i voli internazionali costavano meno. Accidenti a quel Giappone però che per noi costava tanto…
Olimpia si presentava fiera del proprio nome perché aveva scoperto che poco più di un anno prima si era svolto un Summit alla sede dell’Onu, il Summit del Millennio che parlava della “Tregua olimpica”. Era un evento epocale: i Capi di Stato di 150 nazioni che convergevano verso obiettivi globali come sradicare la povertà e promuovere la sostenibilità ambientale. Che onore portare un nome che evocava la fine delle ostilità tra nazioni. Si apriva un tempo di pace perpetua? Decisioni mondiali serie, prese fuori dalla portata dell’uomo comune…

Olimpia aveva 24 anni quando l’Italia abbandonò la lira per l’euro. Aveva ancora ben presente quel senso di disorientamento nella gente, soprattutto negli anziani, costretti di punto in bianco a usare una moneta diversa dalla solita e mai vista prima di allora. Ricordava il disagio di sua nonna di fronte alla conversione dei prezzi e che per renderle più facile l’operazione le aveva portato uno di quei convertitori di valuta blu Unione Europea che circolavano a quel tempo, simili a una mini calcolatrice tascabile; ricordava le proteste e le denunce sul raddoppio dei prezzi al consumo… Tutto questo non valeva negativamente per Olimpia che era nel fiore degli anni, bella e ribelle, aperta e ricettiva verso quelle novità stimolanti per il suo spirito curioso. A suo modo di vedere, l’Unione Europea era cosa buona e giusta. Se lo dicevano tutti doveva per forza essere così. Lei era una di quelle persone che non si fermavano mai, mutavano, evolvevano. Come doveva fare l’Italia nell’Unione. Suo padre le parlava di diritti del lavoro, di famiglia, di lotte sindacali, di crescita nella comunità e di altro ancora. Punti di vista per lei obsoleti che la lasciavano pressoché indifferente e a cui rispondeva che l’unica crescita spirituale era quella che cominciava dall’individuo e a lui e lui soltanto finiva. I nuovi valori che si affacciavano raccontavano di un mondo nuovo e dinamico, vitale, giovane come lei era. Ognuno doveva solo fare il suo e la comunità a cui suo padre teneva così tanto sarebbe andata al meglio. Olimpia si disinteressò di politica, convinta che, grazie alla competenza dei rappresentanti delle istituzioni europee, non sarebbe più stato affar suo.

Cambiò idea quando vide gli effetti dell’austerità intorno a sé: lo zio operaio, licenziato per ristrutturazione della fabbrica, che si domandava chi mai lo avrebbe più assunto a 56 anni; il suo ex moroso che il lavoro non lo trovava ormai da tre anni; il suo amico d’infanzia impiegato in un’attività commerciale di calzature, quella di famiglia, sempre stata fiorente e ora ridotta a un terzo. Chi poi l’attività di famiglia esistente da generazioni l’aveva dovuta proprio chiudere. Ma, s’interrogava, possibile che alla gente non servano più scarpe di qualità? La risposta se la diede quando vide famiglie senza reddito da lavoro, figli trentenni laureati ancora in casa dei genitori, coppie di fidanzati lavorare entrambi e non avere i soldi per metter su famiglia. Non è che le scarpe buone non fossero ancora utili, è che non ce la si faceva più a comprarle. “La domanda aggregata nazionale di beni e servizi è il motore della crescita dell’economia di una nazione”. Lo sentì una volta da un giornalista in una trasmissione televisiva. E se non ci sono i soldi da spendere? Lei, che considerava il top girare il mondo e soprattutto andare in quel Giappone di cui aveva saputo molto dai libri, salutò con le lacrime agli occhi la sua vecchia compagna delle superiori, una delle più brave della classe, che emigrava in Inghilterra non per scelta, bensì per non continuare a fare la fame in Italia con l’ennesimo lavoro part time da commessa a quattrocento euro al mese e un calcio in culo se te ne lamentavi anche solo un pochino. La rottura col fidanzato storico la mise infine su quell’aereo per Londra. “E poi sai – le disse senza un filo di entusiasmo e quasi col tono di chi si sta giustificando – mi danno una casa gratuita per il primo mese e mi fanno fare anche un corso di lingua…” In un simile scenario, Olimpia sentì sempre più sfumata e lontana, simile a una cacofonia stridente e falsa la storia ribadita fino alla nausea dai media sul problema dell’Italia che doveva fare le riforme strutturali e che chi è formato trova lavoro. “Che centrano le riforme?” si chiese, “Che c’entra la formazione? Che c’entra dovere essere i migliori, primeggiare? Perdio, non è possibile che la società non abbia più bisogno di commessi, di operai, d’ingegneri, di artisti!” A partire dal 2011 e dalla cd. crisi dei debiti sovrani, Olimpia cominciò a perlustrare fonti d’informazione diverse e alternative a quelle monocorde ufficiali acquisendo in breve una nuova consapevolezza. Cambiò idea sull’Unione al punto tale da abbracciare la causa del sovranismo e dell’Eurexit. In tempi di emergenza sanitaria andarono a crescere di numero e intensità le voci di divulgatori che portavano a conoscenza in modo martellante, modi diversi e alternativi di concepire l’economia. Si registrò poi un generale riavvicinamento alla Costituzione italiana e all’idea di società in essa sottesa. Tra le varie poi, si distinse molto la scuola economica della MMT – Modern Money Theory sia per la solidità d’impianto teorico, sia per le proposte politiche di un’economia a beneficio di tutti; la divulgazione efficace della rete di attivisti si diffuse sempre più capillarmente. Proprio grazie a voci come la MMT e altre, l’opinione pubblica, già mesi prima delle elezioni, ebbe in mano ottimi ausili per valutare in modo disincantato i punti chiave della narrativa mainstream. Un profondo cambiamento era in atto, nella popolazione italiana si destava una coscienza collettiva che s’innervava pervasiva, fresca e vibrante, nel tessuto sociale… (CONTINUA LA PROSSIMA PUNTATA)

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