ENERGIA, SOVRANITÀ ED IMPORTAZIONI

Il ruolo centrale dello Stato nei settori strategici

scritto da Elisabetta Uccello

L’articolo del Sole 24 ore, qui riportato in calce, affronta il tema energetico con riguardo ai costi di produzione degli impianti fotovoltaici ed eolici.

Ciò che qui ci interessa è leggere il problema della sostenibilità del prezzo delle materie prime e del prodotto finito in chiave post keynesiana MMT.

Che il fotovoltaico e l’eolico siano davvero gli unici cardini per una transizione energetica e non vi siano altre forme di produzione energetica eco sostenibili non è di certo argomento di questo articolo.

E’ doveroso comunque porci il ragionevole dubbio.

L’ autore riporta i dati dell’aumento del costo di pannelli fotovoltaici e pale eoliche dovute al rincaro delle materie prime d’ importazione e sostiene che:

’Mano a mano che la domanda di una materia prima aumenta, infatti, siamo costretti ad andarla a cercare in luoghi sempre più remoti e in giacimenti sempre meno ricchi. Questo, chiaramente, fa lievitare i costi di produzione fino al punto in cui diventano economicamente insostenibili.’’

Fermo restando per una vera transizione, sarebbe più che opportuno che gli Stati indirizzassero la produzione nazionale allo sviluppo ed al potenziamento delle proprie risorse in modo tale da realizzare quella tendenza all’autosufficienza energetica che si traduce palesemente in indipendenza economica ossia da ovvi potenziali ricatti commerciali internazionali, se, allo status quo, l’ economia nazionale deve ricorrere all’importazione di materie prime occorre individuare con chiarezza il soggetto che per propria natura e struttura si pone a difesa da shock esterni.

Qual’è l’ unico soggetto che può e deve agire in deficit per provvedere compiutamente alla produzione di energia in ogni fase ed all’importazione di materie prime?

Lo Stato.

La nazionalizzazione è essenziale anche nella fase di importazione mediante la creazione di un ente statale preposto all’importazione di qualsiasi materia prima determinante.

Questo è necessario affinché le oscillazioni nei rapporti di forza internazionali ovvero le trasformazioni conseguenti le innovazioni nella ricerca non si ripercuotano sul cittadino.

Facciamo l’esempio di un ente pubblico di importazione che, sia che acquisti a 100 o a 200, permetta che il prodotto finale costi sempre 10 ai cittadini. O zero nel caso di servizi essenziali.

Uno Stato che sia protettore, garante e promotore della piena occupazione e del pieno stato sociale si fa carico di tutte quelle responsabilità di ricerca ed innovazione che il settore privato non può assumere perché al settore manca una caratteristica propria solo di uno Stato a sovranità monetaria : l’emissione della valuta ex nihilo.

Lo Stato invece può sempre comprare tutto ciò che è in vendita nella valuta di cui è il monopolista.

Perché ciò sia possibile serve quel passaggio cruciale: l’uscita dall’unione europea e, di conseguenza, l’istituzione di una Nuova Banca d’Italia ente pubblico e braccio del Ministero del Tesoro.

Lo Stato, è dotato di una capacità finanziaria sufficiente a garantire sempre e comunque sia la piena occupazione sia quella ricerca scientifica in investimenti d’interesse pubblico che permettono a tutti i cittadini, nessuno escluso, di godere di servizi essenziali eccellenti e gratuiti.

Solo cosi’ possiamo mettere in atto lo strumento del nostro amato art. 3 comma II Costituzione:

La rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale che permettono il pieno sviluppo della persona umana.

Ecco la MMT in funzione di una Vera Repubblica.

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