Recovery Fund – Il punto di vista della MMT

Di Marco Cavedon. Postato il 18/02/2021.

Fonte: https://mmtveneto.wordpress.com/2021/02/18/recovery-fund-il-punto-di-vista-della-mmt/

Che cos’è il Recovery Fund ?

Per fa fronte all’emergenza legata alla diffusione del virus Sars Cov2, le istituzioni dell’Unione Europea e gli Stati membri hanno raggiunto un accordo sul prossimo bilancio a lungo termine, al quale verrà affiancato un nuovo strumento chiamato Next Generation EU. Ma di cosa si tratta esattamente e può veramente ritenersi utile questo strumento ?

Andiamo con ordine. Innanzitutto, si tratta di uno strumento non ancora operativo. Come scritto nel sito ufficiale della Commissione Europea infatti, affinché Next Generation EU possa diventare effettivo, l’Unione dovrà essere in grado di contrarre prestiti sui mercati dei capitali a costi si suppone più favorevoli rispetto a molti Stati membri, ma per far ciò è tuttavia necessario che la nuova decisione sulle risorse proprie sia ratificata da tutti gli Stati membri in linea con le rispettive norme costituzionali.

Ma quali sono le cifre in gioco ? Sommando i fondi che verranno stanziati in 7 anni (2021-2027) tramite il bilancio europeo (1074,3 miliardi di euro) e il nuovo strumento Next Generation EU (750 miliardi), arriviamo ad un totale di 1824,3 miliardi di euro. Di questi, quelli relativi al bilancio europeo, come è sempre avvenuto, saranno finanziati esclusivamente con le tasse degli Stati membri (alle quali si aggiungerà una nuova imposta sui rifiuti di imballaggi in plastica non riciclati), mentre quelli del piano Next Generation EU da titoli venduti ai mercati dei capitali da parte della Commissione EuropeaIn nessun caso pertanto si tratta di nuovo denaro messo in circolazione nell’economia reale, questo sarebbe possibile solo se i Governi europei potessero finanziarsi direttamente presso la Banca Centrale, ma così non è. E le cifre in gioco non sono nemmeno tanto elevate come sembra. Annualmente infatti si potrebbe teoricamente arrivare ad un importo massimo di 261 miliardi di euro, da dividersi però tra tutti i 27 Paesi che compongono l’UE. Per fare un raffronto, solo il nostro Paese spende annualmente quasi 900 miliardi di euro.

Ma veniamo ora al punto che più ci interessa. Per Recovery Fund, si intende la parte più cospicua dei fondi che verranno stanziati tramite il meccanismo Next Generation EU, e cioè il “Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza”, tramite il quale verranno messi a disposizione degli Stati membri 672,5 miliardi di euro (sempre in 7 anni e per tutti i Paesi UE nel complesso) in prestiti e sovvenzioni. L’obiettivo dichiarato è quello di “attenuare l’impatto economico e sociale della pandemia di coronavirus e rendere le economie e le società dei Paesi europei più sostenibili, resilienti e preparate alle sfide e alle opportunità della transizione ecologica e di quella digitale. Gli Stati membri stanno preparando i loro piani di ripresa e resilienza, che daranno diritto a ricevere fondi nell’ambito dello strumento per la ripresa e la resilienza”.

Come visibile dallo schema di cui sopra, tratto dal sito della Commissione UE, dei 672,5 miliardi di euro messi a disposizione, 312,5 verranno versati sotto forma di sovvenzioni, 360 (cioè la maggior parte) come prestiti.

Come verranno ripagati i prestiti ?

Tramite purtroppo nuove entrate applicate a livello europeo che verranno proposte in due step successivi (giungo 2021 e giugno 2024) dalla Commissione UE: meccanismi di adeguamento delle emissioni di CO2, prelievo sul digitale, imposta sulle transizioni finanziarie, un contributo finanziario collegato al settore societario, una nuova base imponibile comune per l’imposta sulle società.

Ma come funziona esattamente questo meccanismo ?

Gli Stati Membri dovranno presentare entro il 30 Aprile 2021 dei piani che prevedano dei pacchetti di riforme e dei progetti di investimento, e per ottenere il finanziamento tali riforme dovranno essere approvate dalla Commissione UE ed essere implementate entro il 2026.

Su che basi verranno valutati tali piani ?

Sulla base delle “Raccomandazioni specifiche per Paese” adottate dal Consiglio UE di solito nel mese di Luglio di ogni anno, nell’ambito della “Strategia di crescita sostenibile annuale” a livello dell’Unione Europea. In cosa consistono queste raccomandazioni ? Consistono in misure per potenziare l’occupazione e gli investimenti, sempre nell’ambito però di “finanze pubbliche sane“. E qui si pone una prima contraddizione, perchè, come abbiamo più volte vistol’unica cosa che può rilanciare la domanda interna e quindi l’economia di una nazione, inclusivi gli investimenti privati, è la spesa pubblica a deficit da parte dello Stato, che però non è concessa dalle regole UE. Ricordiamo che in macroeconomia, il debito dello Stato rappresenta l’attivo del settore privato, e con sovranità monetaria la sua solvibilità non è mai in discussione. Leggiamo alcuni passi delle raccomandazioni del Consiglio UE per l’Italia emesse il 20/05/2020:

Contenimento della spesa a deficit (e sforamenti consentiti solo in via eccezionale) e precarizzazione del mondo del lavoro al fine di aumentare l’occupazione, due capisaldi delle politiche dell’Unione Europea.

Perdipiù, ogni piano verrà valutato in base ai 4 principi stabiliti all’interno della “Strategia Europea della Crescita Sostenibile per il 2021”, cioè sostenibilità ambientale, produttività, equità, stabilità macroeconomica (cioè contenimento del debito pubblico, che tradotto significa tagli della spesa pubblica e maggiori tasse).

Il fondo sarà incentrato per larga parte sul finanziare investimenti e riforme legate al contrasto ai cambiamenti climatici (37%) e alla transizione digitale (20%). Soprattutto il settore ambientale, necessiterebbe però di fondi molto maggiori sia per la ricerca scientifica che per la riconversione dell’intero settore produttivo. Pensiamo solo ad esempio a quanti soldi sarebbe necessario spendere per sostituire tutte le attuali fonti energetiche fossili con fonti rinnovabili.

Quali sono le cifre destinate all’Italia nell’ambito di questo nuovo strumento europeo ?

Tralasciamo i fondi che riceveremo nell’ambito del bilancio europeo (che da sempre sono stati inferiori a quanto versato dal nostro Paese annualmente).

Non esiste una ripartizione ufficiale dei fondi destinati alle singole nazioni dell’UE, ma da varie fonti giornalistiche, si stima che all’Italia dovrebbe andare la maggior quota. Parliamo di circa 209 miliardi, di cui 81,4 a fondo perduto e 127,4 in prestiti.

In definitiva quindi parliamo teoricamente di circa 30 miliardi all’anno, di cui la maggior parte saranno prestiti che comunque dovranno essere ripagati tramite nuove tasse che la Commissione UE proporrà a partire da quest’anno. Dall’approvazione del piano che l’Italia dovrà presentare entro il 30 aprile potrebbero però passare mesi e, una volta ottenuta, il nostro Paese avrà accesso al 10% del finanziamento globale. La Commissione Von der Leyen ha anche ricordato che i piani nazionali saranno negoziati con le autorità comunitarie e dovranno essere oggetto di un via libera passo passo.

Vero è che l’accordo sul Recovery Fund prevede che il pagamento dei titoli contratti a livello europeo avverrà a lunga scadenza (31/12/2058, anche se questo è un termine massimo ipotizzato), ma è altresì vero che nel frattempo le passività dovranno essere ridotte costantemente e che “gli importi non utilizzati per i pagamenti di interessi previsti saranno impiegati per i rimborsi anticipati prima della fine del bilancio europeo 2021-2027”, con un importo minimo, e possono essere incrementati al di sopra di tale livello a condizione che siano state introdotte nuove risorse
proprie” (cioè nuove tasse europee, nuove entrate della Commissione – ndr).

In definitiva quindi, l’UE ci sta accordando circa 30 miliardi all’anno, dei quali però la maggior parte sono prestiti, che dovranno essere ripagati tramite nuove tasse e con un programma di riforme economiche per riportare l’Italia all’interno del binario tracciato dal Patto di Stabilità e Crescita, per tornare a ridurre la nostra spesa a debito una volta passata l’emergenza sanitaria. Emergenza che tra l’altro dura ormai da un anno, tempo nel quale l’Unione Europea, al contrario di altre nazioni quali Regno Unito e USA, non ci ha dato un solo soldo per far fronte a questa crisi, limitandosi a sospendere il patto di stabilità. E ancora parliamo di cifre comunque irrisorie, che non è nemmeno detto saranno confermate a causa di tutte le condizionalità previste per accedere ai fondi.

Domanda. E se vi dicessimo che l’Italia, se potesse creare una sua moneta, avrebbe la possibilità di spendere fin da subito anche cifre infinitamente maggiori di quelle previste dal Recovery Fund (e senza condizioni), riterreste ancora tanto vantaggiosa e auspicabile la nostra permanenza all’interno dell’UE ? E’ ma l’inflazione, la svalutazione….ok, questa è un’altra storia, ma ne abbiamo parlato già molte volte.

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