Marx evidenziò ed analizzò il conflitto tra Capitale e Lavoro. Oggi il Capitale, inteso soprattutto come capitale finanziario privato, ha allargato enormemente la sua quota di ricchezza a scapito di quella detenuta dai lavoratori. Le nuove misure del governo che si basano sulla compressione salariale e sulla flessibilità del lavoro aumenteranno ulteriormente questo divario.
Un sistema economico basato sulla MMT (Teoria della Moneta Moderna) avrebbe delle implicazioni estremamente positive sia per l’economia reale, che per il ridimensionamento del potere del Capitale Finanziario Privato.
Uno Stato che emette valuta a tasso di cambio flessibile e che lega la spesa pubblica al perseguimento della piena occupazione, attraverso Piani di Lavoro Garantito ed investimenti pubblici, avrebbe enormi vantaggi che sintetizzo di seguito:
–          Il lavoratore, grazie alla piena occupazione, non subirà la pressione dell’esercito di riserva dei disoccupati mentre il Capitale Finanziario Privato avrà come concorrente il ben più potente Capitale Finanziario Pubblico: lo Stato infatti, disponendo del monopolio d’emissione della valuta non dipenderà dal capitale finanziario privato per investire e attuare le politiche fiscali improntate alla piena occupazione;
–          La capacità di emettere valuta a tasso di cambio flessibile consentirà di portare a zero, se lo si desidera e se ritenuto ottimale, il tasso d’interesse sui titoli e addirittura di eliminare questi ultimi: in tal caso si rimuove la principale fonte di rendita certa del capitale finanziario privato;
–          La capacità di emettere valuta a tasso di cambio flessibile rende non necessaria la creazione di fondi sovrani;
–          Un tasso di cambio flessibile comporta che i capitali finanziari privati dovranno tenere in forte considerazione la possibili fluttuazioni della valuta: ciò renderà i rendimenti meno sicuri, e più prudenti i loro investimenti;
–          Un tasso di cambio flessibile limiterà le operazioni speculative del capitale finanziario privato in grado di attaccare gli Stati, capaci di creare enormi profitti, come accaduto nel recente passato, proprio a causa dei vari esperimenti di fissazione del tasso di cambio (si veda in merito il caso dell’Argentina);
–          La piena occupazione e quindi una buona domanda aggregata potrebbero stimolare più alti livelli d’inflazione di cui i capitali finanziari privati dovranno tener conto: ciò renderà i rendimenti meno sicuri e più prudenti i loro investimenti;
–          La piena occupazione e quindi una buona domanda aggregata attireranno capitali finanziari esteri ma tali capitali non troveranno nè imprese disposte a svendersi per sopravvivere né comparti pubblici da privatizzare a prezzi di saldo perché lo Stato “deve fare cassa”;
–          Venendo meno la necessità di privatizzare per fare cassa, si ridurranno i profitti sotto forma di parcelle per le consulenze delle banche d’affari nei processi di privatizzazione e quotazione in borsa;
–          Lo Stato potrà pagare pensioni sicure e dignitose a prescindere dalle entrate previdenziali: ciò renderà la previdenza pubblica più sicura di quella privata gestita attraverso Fondi Pensione, riducendo il potere e l’impatto di questi ultimi;
–          Attraverso una seria regolamentazione del sistema bancario, come elaborata da Warren Mosler, si limiterà sia la frequenza di crisi finanziarie che il loro impatto nell’economia reale e,  nel caso in cui si generassero crisi, lo Stato interverrà nell’interesse pubblico e non nell’interesse delle banche e del capitale finanziario privato come accaduto in questi anni;
–          Attraverso apposite leggi e regolamenti si limiterà il comportamento predatorio delle multinazionali sul territorio amministrato dallo Stato;
–          In ultimo, qualora fosse necessario, il governo potrà introdurre efficaci controlli sui movimenti di capitali.
Occorre inoltre sottolineare che:
–          Il peggior nemico del capitale finanziario privato è uno Stato che emette valuta a tasso di cambio flessibile;
–          Il peggior nemico del capitale finanziario privato (prestato ad interesse), è uno Stato che immette capitale finanziario netto nel sistema attraverso deficit pubblici (e quindi non a prestito), chiedendo in cambio lavoro e quindi azzerando l’esercito di riserva dei disoccupati;
–          Il peggior nemico del capitale finanziario privato è uno Stato che si preoccupa dell’inflazione e del deprezzamento della valuta soltanto a condizione di una piena occupazione; ciò significa che eventuali interventi per contenere l’inflazione o in difesa del tasso di cambio non saranno attuati nell’interesse del capitale finanziario privato e degli esportatori facendo quindi leva sulla crescita della disoccupazione; tali interventi saranno attuati nell’esclusivo interesse della collettività che lo Stato amministra senza mai prescindere dalla piena occupazione.
La MMT è la strada più pratica ed efficace per costruire una rete di sicurezza per arginare  l’enorme potere del capitale finanziario.

2 commenti
    • Mario
      Mario dice:

      Se l’importazione di determinati prodotti può generare cali di occupazione interni nei relativi settori di produzione, lo Stato potrà sempre occupare coloro che perdono il lavoro in altri settori. Ilcontrollo delle merci è necessario eventualmente per finalità d’interesse pubblico: non dovrebbe essere permessa l’importazione di beni nocivi alla salute come ad esempio giocattoli cinesi realizzati con sostanze tossiche o mozzarelle tedesche che diventano blu. Ma in questi casi la finalità è l’interesse pubblico e non la piena occupazione.

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