Carlo Azeglio Ciampi alla Banca d'ItaliaUno degli aspetti spesso più criticati della Mosler Economics Modern Money Theory è quello relativo al cosiddetto consolidamento che i suoi propugnatori operano fra Tesoro e Banca Centrale. L’osservazione che molti (giustamente) fanno è che nella realtà gli ordinamenti istituzionali dei vari Stati operano una distinzione di ruoli fra questi due soggetti e a livello operativo il loro operato è vincolato e delimitato dalla legge. Dunque, proseguono i critici, perché la MEMMT sembra ignorare questo aspetto. Questa è stata la replica di Warren Mosler (durante una lezione tenuta a Siena lo scorso 15 marzo):
“La banca centrale è l’agente fiscale per l’intero governo, per l’intero sistema governativo. […] Il motivo per cui facciamo il consolidamento è per mostrare la posizione complessiva del sistema governativo. Non ho mai detto che il Tesoro prima spende e poi prende in prestito, ho detto che il governo americano prima spende e poi prende in prestito. Chiaramente, usa diversi organi per raggiungere i suoi obiettivi: per esempio, ordina alla Banca Centrale di spendere prima affinché il Tesoro possa poi prendere in prestito e dà istruzioni, tramite il Congresso, su come ciò debba avvenire. E lo stesso Congresso pone dei vincoli sulle modalità attraverso cui avvengono queste operazioni. […] Ma il Congresso non ha vincoli, mentre è vero che il Tesoro così come la Banca Centrale sono vincolati dal proprio capo, che è appunto lo stesso Congresso. Ma il capo non è affatto vincolato nel prendere decisioni sulla spesa di questi organi. Pertanto, per comprendere la posizione in cui si trova il capo, il Congresso, consolidiamo tutti i vari agenti del Congresso e li chiamiamo Governo. […] Quanto detto in precedenza è vero in generale per chi emette la valuta […] Io semplicemente faccio una distinzione fra chi emette la valuta e chi la utilizza. Io posso emettere i miei biglietti a casa mia, diventandone l’emettitore e i miei figli gli utilizzatori. Il cinema è l’emettitore dei biglietti d’ingresso e gli spettatori sono gli utilizzatori. […] Emettere qualcosa è diverso da utilizzare qualcosa che viene emesso da qualcun altro“.
Bene. Adesso vi faccio sentire cosa ha detto lo scorso 23 maggio l’allora Presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, nel corso di un’audizione pubblica di fronte al Comitato Economico del Congresso Americano:
Chi ha familiarità con l’inglese forse avrà colto una frase emblematica nel video sopra: “We are the agent of the Treasury, and it’s our job to do whatever they tell us to do”.
Traduzione: “Noi siamo l’agente del Tesoro, e il nostro lavoro è fare tutto ciò che ci chiedono di fare”.
Ma i critici più strenui a questo punto non si accontenteranno e incalzeranno: “Sì sì va bene ma quelli sono gli Stati Uniti: hanno il dollaro e le testate nucleari. Noi siamo l’Italia, dove andremmo con la nostra Liretta. Per noi questa roba non vale”.
Ok. Allora vi racconto un’altra storia. Stavolta riguarda proprio l’Italia. Andiamo indietro di qualche anno. Fine del 1982: avevamo da poco vinto i Mondiali, il tasso d’inflazione raggiungeva a fine anno il 16,4 per cento, il tasso di risparmio della famiglie era al 24,5 per cento (si avete letto bene: un quarto del reddito veniva risparmiato), il doppio governo Spadolini veniva sostituito a inizio dicembre da quello di Forlani, Carlo Azeglio Ciampi (nella foto) guidava la Banca d’Italia, da pochi anni avevamo intrapreso il lungo sentiero dell’Unione Monetaria (allora si chiamava Sistema Monetario Europeo) e l’anno precedente Andreatta proprio insieme a Ciampi aveva siglato un accordo che sollevava la Banca d’Italia dall’obbligo di acquisto residuale dei titoli di Stato (il cosiddetto divorzio, vedi qui per approfondire).
Ed ecco la storia: a causa della “difficoltà di collocare sul mercato titoli in quantità adeguate a coprire il fabbisogno del tesoro. Nel 1982, con l’ulteriore dilatarsi del deficit, gli sconfinamenti  [sul conto corrente di Tesoreria, nda] divennero sistematici a partire dal mese di settembre; alla fine di questo mese e nei successivi la Banca dovette attivare la comunicazione dello sconfinamento prevista dalla legge del 1948. I rientri avvennero con difficoltà e per un numero limitato di giorni, dando luogo a successivi sconfinamenti che non vennero meno nemmeno a dicembre […]: apparve chiaro che il Tesoro non era in grado di rientrare entro il limite, date le previsioni sugli incassi e i pagamenti del mese di dicembre e le emissioni nette di titoli programmate e pertanto un’anticipazione straordinaria da parte della banca fu l’unico strumento possibile per superare l’emergenza dei conti pubblici di quell’anno [….].
L’anticipazione fu votata dal Parlamento per un importo di 8 mila miliardi di lire con durata 12 mesi e tasso d’interesse all’1 per cento [con la legge del 25 gennaio 1983, nda]” (Pasquale Ferro, Banca d’Italia e Tesoreria dello Stato: vicende storiche, riforme e prospettive, 2013 p. 77). Un episodio che Ciampi, allora governatore della Banca d’Italia definì come un “conflitto tecnico”, che si determinò nel momento in cui il Tesoro non fu “in grado di reperire sul mercato le risorse necessarie a coprire il proprio disavanzo e la Banca centrale, come è suo compito istituzionale, non intende rinunciare agli obiettivi di stabilità”.
Ma, nonostante l’autonomia istituzionale nei confronti del Tesoro, la stessa Banca d’Italia rispondeva alle direttive del Parlamento. Infatti, come ricorda lo stesso Ciampi: “In Italia, la composizione del conflitto è demandata dalla legge al Parlamento. Secondo il D. lg. 7 maggio 1948, n. 544 ‘nessuna nuova anticipazione straordinaria da parte della Banca d’Italia al Tesoro può essere effettuata senza apposito provvedimento legislativo che ne determini l’importo’. […] nel gennaio del 1983, per far fronte provvisoriamente all’ingente sconfinamento del Tesoro sul conto di tesoreria manifestatosi nei mesi precedenti. Il ricorso ad essa fu reso necessario dall’emergere del conflitto tecnico”.
Insomma, era riconosciuto anche dalla figura che forse più di ogni altra incarnava in Italia l’ideologia della banca centrale indipendente, che alla fine l’ultima parola spettasse al parlamento e che comunque l’istituzione da lui stesso rappresentata rispondesse sempre e comunque al parlamento sovrano: “la Banca centrale, appartiene al settore pubblico, perché è chiamata a tutelare un bene pubblico” (Carlo Azeglio Ciampi, Politica monetaria, politica di bilancio e pubblica amministrazione, 1989).
“E ma lo Zimbabwe……”. Ok ci rinuncio. D’altronde come scriveva Shakespeare: “Un discorso intelligente si addormenta nell’orecchio di uno stolto”.