Ho scritto un post due settimane fa in cui ho spiegato che la credenza diffusa secondo cui l’inflazione verrebbe causata dalla crescita di denaro dipende perlopiù da ipotesi che non reggono nel mondo reale. Il denaro si crea quando qualcuno lo aggiunge alle proprie attività finanziarie. Ciò succede quando lo si prende in prestito (che crea nuovo cash dalle riserve), oppure quando si vendono titoli alla FED che inietta nuovo denaro cash nel sistema. In nessuno di questi casi l’offerta di denaro della banca centrale supera la domanda, che è la storia raccontata da coloro che sostengono fermamente che l’accrescimento di denaro circolante causa inflazione. Al contrario, l’inflazione si materializza prima. Ciò significa che gli agenti hanno bisogno di più denaro per le proprie transazioni e ciò li porta a prenderne in prestito di più o a vendere titoli di stato alla FED. Dunque, la crescita di denaro accompagna l’inflazione, ma non la causa. Il post originale si trova qui: https://mmtitalia.info/la-crescita-della-moneta-non-crea-inflazione/

Quello che lì non ho analizzato, a parte un esempio conciso, era che i processi economici sono in realtà responsabili per l’iniziale incremento di prezzo. Vediamo ora di completare il discorso.

Definizione di inflazione

In macroeconomia, l’inflazione è semplicemente un aumento del prezzo medio di beni e servizi. Quali siano i particolari beni e servizi soggetti a inflazione dipende dalla misura rilevata. L’inflazione dei prezzi al consumo, quella che normalmente si sente nelle notizie, si calcola come media pesata di vari prodotti acquistati da una famiglia tipo (la lista dei prodotti viene determinata da sondaggi e aggiornata periodicamente). La media si può innalzare mentre taluni prodotti possono crollare, e la misura in cui ciò riflette la tua situazione personale dipende da quanto è vicino l’insieme dei prodotti e servizi considerato al tuo modello di spesa. Tuttavia, alla fine l’inflazione si manifesta solo quando si incrementa il prezzo medio di un insieme prestabilito di beni e servizi.

Quanto detto non avviene per caso. Ci vuole che qualcuno da qualche parte decida consapevolmente di far pagare di più per il prodotto o servizio che offre. Non è detto però che tale incremento interessi direttamente la misura dell’indice dei prezzi al consumo. Nessuna famiglia dalle mie parti, ad esempio, compra barili di petrolio; eppure, il fatto che il petrolio diventi più caro provoca un effetto domino a tutti i prodotti ad esso correlati e alla fine anche i prezzi al consumo crescono.

Certamente il fatto che qualcuno riesca ad incrementare i propri prezzi implica altresì che deve trovarsi nella posizione di imporlo. Potrei marciare fino all’ufficio del rettore qui alla TCU e chiedere un raddoppio di stipendio, ma è difficile che si realizzi (piuttosto mi darebbe l’opportunità di aggiornare il curriculum mentre sgombero l’ufficio). Altri fattori sono in gioco, diverse circostanze sono in grado di causare inflazione; mi concentrerò su quattro di queste.

Cause dell’inflazione: Potere di mercato

Anzitutto, gli agenti economici potrebbero avere un certo potere di mercato. Ciò significa che riescono ad eludere le pressioni competitive, almeno fino a un certo punto. E sono tali pressioni che costringono le imprese a soddisfare di più i consumatori. Adam Smith scrisse nel 1776 che non possiamo sperare che gli affaristi abbiano premura per gli altri, perciò dobbiamo tenerli a bada. Non occorre tuttavia focalizzarsi sui mercati, è la concorrenza da tenere d’occhio, e le due cose non sempre sono sovrapponibili. Il cartello petrolifero dell’OPEC degli anni 70 e 80 è una classica espressione di potere di mercato. Se, oltre al petrolio che tali compagnie vendevano, si fossero potute sfruttare altre risorse, esse non sarebbero state soggette a limiti nelle forniture e quindi non avrebbero potuto spingere in alto i prezzi come in realtà fecero poiché la competizione non glielo avrebbe permesso. Semplicemente, avremmo comprato il petrolio (o un eventuale prodotto sostitutivo) da qualcun altro. Fino alla fine del 1973 tra i vari esportatori mancava la volontà politica di fissare rigide quote. Ma, una volta che il motivo arrivò dal coinvolgimento americano nella guerra del Kippur, si decise consapevolmente di tagliare le forniture per far crescere i prezzi. E non essendoci competizione funzionò! Questo, nonostante le famiglie non acquistassero direttamente petrolio, innescò una terribile inflazione: salirono i prezzi dei prodotti basati sul petrolio e di qualsiasi cosa dipendente da esso, crebbe il prezzo del gas e, di conseguenza, di tutto ciò che veniva trasportato. L’inflazione interessò anche altre risorse energetiche, essendoci maggiore richiesta da parte degli utenti. Il potere di mercato, e non la crescita di denaro, causò in questo caso l’inflazione.

L’offerta di moneta aumentò solo perché imprese e consumatori chiesero prestiti più grandi e vendettero attività al fine di ottenere moneta. La FED si comportò così come c’era da fare, adattandosi a tale incremento nella domanda di denaro.

(Si noti che il fatto di contare sul potere di mercato, non necessariamente dà la libertà di incrementare i prezzi. Persino i monopolisti non possono far lievitare di molto i prezzi, altrimenti i consumatori cesserebbero di acquistare i loro prodotti. In ogni caso, hanno lo stimolo e la capacità di porre in essere tentativi periodici per accaparrarsi maggiori ricavi. Non entrerò troppo nello specifico in merito al come e quando lo fanno, comunque questo fenomeno è dettagliatamente analizzato in Alfred Eichner’s classic study of the microeconomy, Megacorp and Oligopoly: Micro Foundations of Macro Dynamics, Cambridge U Press, 1976 (dovrebbe essere un po’ datato, ma la lezione di fondo vale ancora).

L’impatto dell’inflazione negli anni 70 e 80 fu comunque pesante, e questo è il punto. Ricordiamo che quando si paga di più per qualcosa, la persona dall’altro lato del registro contabile automaticamente incassa di più. Ciò dipende dalle attitudini di acquisto individuali e anche dal luogo in cui ricevi lo stipendio. Con l’inflazione dell’OPEC, coloro che erano impiegati nell’industria petrolifera, erano sì soggetti agli stessi aumenti di prezzo alla pompa di benzina e al supermercato ai quali erano soggetti tutti gli altri individui, ma tuttavia erano in condizioni finanziare migliori di prima poiché i loro stipendi crebbero a un tasso maggiore. Ciò fu particolarmente vero per coloro che controllavano i rifornimenti di petrolio nei Paesi OPEC. Il processo inflattivo redistribuì i redditi a loro favore e questa è la questione vera, o no? Capire questo è estremamente importante. L’inflazione non colpisce tutti allo stesso modo, ma sposta potere d’acquisto da un gruppo a un altro (anche se chi ne beneficia potrebbe comunque lamentarsi perché colpiti anch’essi dall’aumento generale dei prezzi – ma ciò che non capiscono è il loro ruolo nell’averlo causato!). Infatti, il cuore del processo inflazionario in queste circostanze è proprio il tentativo di accaparrarsi maggior reddito. L’incremento di offerta di moneta in circolo non determinò l’aumento dei prezzi, fu il tentativo dell’OPEC di accaparrarsi una fetta di reddito più grande a farlo. Nessuna azione di controllo dell’offerta di moneta poteva eliminare l’effetto ultimo dell’innalzamento dei prezzi del petrolio, che fu proprio la redistribuzione del reddito a favore di taluni paesi e dell’industria petrolifera.

Tra l’altro, vale la pena sottolineare che il fatto che il mercato crei un particolare prezzo, salario, saggio di profitto o reddito non significa che sia in ogni caso oggettivamente equo. I numeri citati quantificano soltanto i valori esistenti nella società. Certamente ci sono anche altre forze puramente economiche in gioco. L’oro vale di più dell’argento perché ce n’è di meno. Ma possiamo veramente giustificare i salari guadagnati dagli afroamericani negli anni 50 come economicamente ragionevoli, semplicemente correlati alla loro produttività? Il nocciolo della questione è che un sistema di libero mercato in una società razzista riflette e rinforza valori razzisti. I mercati sono le persone e le preferenze di queste persone, per quanto buone o cattive, si riflettono nei prezzi che vediamo. Voglio dire che potranno esserci tempi in cui nella realtà preferiremo, come nazione, modificare i risultati creati dalle pressioni competitive. L’abolizione della segregazione interferì con i meccanismi dei mercati e le forze competitive, come fecero i movimenti motivati a creare posti di lavoro più sicuri. Inoltre, pagare di più gli afroamericani e ridurre le possibilità di infortuni sul lavoro causò inflazione poiché le due cose aumentarono i costi e redistribuirono la ricchezza. Era giustificabile oppure no? Sfortunatamente, non sono domande semplici.

FONTE: What Actually Causes Inflation (and who gains from it)
Traduzione a cura di Marco Medici