Poi non dite che non ci avevano avvisati. L’euroscettico Wynne Godley lo fece, in modo perentorio, a partire dal lontano 1992, al momento del varo del Trattato di Maastricht. Tesi: senza un governo democratico federale, l’Europa affidata solo all’euro e alla Bce è fatta apposta per portare le sue nazioni al collasso economico. Perché, senza un potere di spesa illimitato e “pronta cassa”, alla prima crisi seria si spalancherà l’inferno delle austerità e le economie più deboli cominceranno a soccombere, andando incontro alla catastrofe sociale. Godley non era un profeta, ma semplicemente un economista democratico: «Se un paese o una regione non ha alcun potere di svalutare – scriveva nel ’92 – e se questo paese non è il beneficiario di un sistema di perequazione fiscale, allora un processo di declino cumulativo e terminale sarebbe inevitabile e condurrebbe, alla fine, all’emigrazione come unica alternativa alla povertà e alla fame».
«Moltissime persone, in Europa, si sono rese conto improvvisamente di quanto il Trattato di Maastricht potrebbe interessare direttamente le loro Wynne Godleyvite e quanto poco ne conoscano i contenuti. La loro legittima ansia ha spinto Jacques Delors a fare una dichiarazione secondo la quale il punto di vista della gente comune, in futuro, dovrebbe essere consultato. Avrebbe potuto pensarci prima». Parole che sembrano scritte oggi. E che, invece, hanno richiesto vent’anni per essere diffusamente comprese. «L’idea centrale del Trattato di Maastricht – scrive Godley in un intervento ripreso dal sito “MeMmt” – è che i paesi della Ce dovrebbero muoversi verso l’unione economica e monetaria, con una moneta unica gestita da una banca centrale indipendente. Ma qual è il resto della politica economica da approntare? Poiché il trattato non propone alcuna nuova istituzione eccetto quella di una banca europea, chi sponsorizza tale trattato probabilmente crede che non occorra fare di più». La storia dell’economia che si auto-regola? Non s’è mai visto al mondo. Eppure: pare che proprio questo surreale “punto di vista” abbia effettivamente determinato la modalità con la quale è stato inquadrato il Trattato di Maastricht, prima causa dell’attuale catastrofe economica.
E’ la “vulgata” neoliberista, secondo la quale i governi dovrebbero “lasciar fare al mercato”, senza neppure tentare di fare il loro mestiere, e cioè raggiungere i tradizionali obiettivi di sviluppo di una politica economica, verso la piena occupazione. Tutto quello che si può legittimamente fare, secondo la tragica Europa di Maastricht, è «controllare l’offerta della moneta e il pareggio del bilancio». E per giungere a questa desolante conclusione – la Bce come unica istituzione deputata all’integrazione europea – c’è voluto «un gruppo in gran parte composto da banchieri: il Comitato Delors». Un’Europa sbagliata da cima a fondo, progettata – nella migliore delle ipotesi – da fanatici dementi ed economisti incapaci (nella peggiore: da veri e propri golpisti, ben decisi ad annientare il potere contrattuale di interi popoli, rendendoli schiavi dell’oligarchia finanziaria). Godley cita il connazionale Tim Congdon: «Il potere di emettere la propria moneta, attraverso la propria banca centrale, è ciò che principalmente Tim Congdondefinisce l’indipendenza di una nazione». Viceversa: «Se un paese rinuncia o perde questo potere, acquisisce lo status di un ente locale o colonia».
Stati retrocessi al rango di province, o addirittura di semplici colonie: certo non rischiano di subire una svalutazione, «ma non hanno, allo stesso tempo, il potere di finanziare il proprio disavanzo attraverso la creazione di denaro». Comuni e colonie «devono rispettare la regolamentazione imposta da un organo centrale per ottenere altri metodi di finanziamento e non possono cambiare i tassi di interesse». Risultato: totale dipendenza dall’altrui potere, visto che i membri dell’Eurozona hanno completamente perduto qualsiasi sovranità, non disponendo più di nessuno strumento di politica macroeconomica. Ovvero: fin dove è possibile finanziare “buchi”’ Fin dove spingere la tassazione? E così per tutto: tassi di interesse, crescita, livelli di disoccupazione. E poi l’inflazione, strumento-chiave col quale John Maynard Keynes propose di finanziare la guerra contro i nazisti.
«La sovranità – dice Godley – non dovrebbe essere ceduta per la nobile causa dell’integrazione europea, ma per affermare che, se tutte le funzioni precedentemente descritte sono estranee ai singoli governi, queste funzioni devono semplicemente essere assunte da qualche altra autorità». L’incredibile lacuna nel programma di Maastricht, aggiunge l’economista britannico, è che contiene un progetto per l’istituzione e il modus operandi di una banca centrale indipendente, ma non fa il minimo cenno alla necessità di un vero governo centrale europeo, autenticamente democratico e federale. Gli Stati che hanno perso le loro tradizionali prerogative nazionali di governo non trovano il loro equivalente a Bruxelles. Semplicemente, la funzione democratica del governo in Europa è scomparsa. «La contropartita per la Keynesrinuncia alla sovranità dovrebbe essere che le nazioni componenti dell’Ue si costituiscano in una federazione a cui è affidata la loro sovranità».
Già nel ’92, Godley vedeva la «grave recessione» in arrivo, e avvertiva: «Le responsabilità politiche di questa situazione stanno diventando evidenti». Mani legate, fin da allora, a causa del disastroso assetto comunitario che frena gli investimenti pubblici condannando alla crisi anche il sistema privato: «L’interdipendenza delle economie europee è già così grande che nessun singolo paese, con l’eccezione della Germania, si sente in grado di perseguire politiche espansive per proprio conto, perché ogni paese che cercasse di espandersi dovrà presto confrontarsi con i vincoli di un bilancio dei pagamenti». Servirebbe un «rilancio economico coordinato», ma «non esistono né le istituzioni, né un quadro di pensiero concordato che porterebbe a questo risultato». E attenzione: «Se la depressione davvero volgesse al peggio – ad esempio, se il tasso di disoccupazione tornasse al 20-25% degli anni Trenta – gli Stati membri dell’Ue prima o poi eserciteranno il loro diritto sovrano di dichiarare il periodo di transizione verso un’integrazione, un disastro, e ricorreranno allo scambio reciproco di protezione e controlli – una economia di assedio».In una vera unione economica e monetaria, dove il potere di agire in modo indipendente degli Stati membri è effettivamente abolito, l’unica contromisura risolutiva – espansione economica grazie al rilancio della spesa pubblica – potrebbe essere intrapresa solo da un governo federale europeo: «Senza tale governo, l’unione monetaria impedirebbe un’azione efficace da parte dei singoli paesi e non cercherebbe assolutamente di mettere a posto le cose». Previsioni confermate alla lettera, vent’anni dopo, fino alle estreme conseguenze: l’assenza di un governo democratico centrale, aggiunge Godley, espone le regioni più fragili al peso di improvvise crisi. Solo un regime di solidarietà fiscale, nel quadro di un governo federale europeo, potrebbe fermare il declino di vaste aree, garantendo le necessarie Jacques Delors, uno dei "padri" dell'euro-disastroprotezioni economiche e sociali. «In extremis, una regione che produrrebbe nulla non morirebbe di fame perché sarebbe titolare di pensioni, indennità di disoccupazione e il reddito dei dipendenti pubblici».
Cosa succede se un intero paese subisce una grave battuta d’arresto strutturale? «Finché è uno Stato sovrano, potrebbe svalutare la propria moneta: potrebbe quindi comunque implementare con successo politiche di piena occupazione se i cittadini accettassero il taglio necessario ai loro redditi reali». Con una unione economica e monetaria, invece, «questa strada sarebbe ovviamente sbarrata, e questa prospettiva sarebbe gravissima a meno che ci fosse la possibilità di adottare disposizioni federali di bilancio che abbiano una funzione redistributiva». Così parlava il “profeta” Godley nel 1992: «Quello che trovo assolutamente sconcertante è la posizione di coloro che mirano a una unione economica e monetaria senza la creazione di nuove istituzioni politiche (a parte una nuova banca centrale), e che alzano con orrore le mani quando le parole “federale” o “federalismo” vengono pronunciate».
FONTE: http://www.libreidee.org/
 

0 commenti
  1. Marco Cavedon
    Marco Cavedon dice:

    “L’interdipendenza delle economie europee è già così grande che nessun singolo paese, con l’eccezione della Germania, si sente in grado di perseguire politiche espansive per proprio conto, perché ogni paese che cercasse di espandersi dovrà presto confrontarsi con i vincoli di un bilancio dei pagamenti”.
    Perchè le singole nazioni europee non possono restare monetariamente sovrane e gestire indipendentemente le loro economie ? Voi della redazione siete d’accordo con questa affermazione di Godley ?
    Io assolutamente no…

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    • Dave
      Dave dice:

      Marco hai ragione. Io sono d’accordo con te. Godley credo intenda indicare una possibile revisione del sistema Eurozona per quello che è oggi. Un’alternativa potrebbe esser il federalismo europeo (che di per sé è una delle soluzioni e che bypasserebbe l’oligarchia tecnocratica e la relativa politica economica monetaria criminale).
      Immagino tu sappia, in ogni caso come la penso, circa l’Euro.
      Lo stralcio sopra però, pubblicato da te, in realtà credo esprima esattamente, nel 1992, la posizione odierna, ad esempio, della “colonia” Italia e non solo… non capisco perché tu l’abbia inserita nel tuo commento.

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  2. Marco Cavedon
    Marco Cavedon dice:

    Dopo Randall Wray, un’altra grande delusione.
    Ma come fa Godley a pretendere che gli stati europei costituiti da popoli diversi facciano come gli USA, che di fatto sono nati da una costola dell’Inghilterra ?
    Per Godley non ha alcun valore il diritto di ciascun popolo alla sua indipendenza ?

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  3. Daniele Della Bona
    Daniele Della Bona dice:

    Marco la tua critica (legittima e da me condivisa in ultima analisi) credo abbia il difetto di confondere 2 piani distinti (attenzione: distinti ma comunque collegati): 1) il piano dell’analisi economica e 2) quello dell’analisi politica.
    1) Sull’analisi economica non ci sono troppe storie fra gli economisti – siano essi “MMT” (Mosler, Wray, Kelton, Mitchell, Forstater….), di stretta ortodossia (Krugman, Stiglitz, Zingales, De Grauwe), per non palare degli esempi del passato (Godley, Kaldor, Meade, perfino Friedman) – la posizione comune è: un’unione fra paesi con economie diverse senza un’unione fiscale e un governo federale in grado di garantire trasferimenti fiscali fra paesi all’interno dell’unione (modello Usa per intenderci) ed assorbire così gli shock esterni è destinata a creare problemi ai paesi più deboli e probabilmente votata al fallimento. Punto. Su questo il consenso è sostanzialmente unanime (oggi come ieri).
    2) L’analisi politica è un po’ più complessa e deve fare i conti non tanto con la tecnica dell’economia (su cui le posizioni pur da prospettive diverse sono univoche) ma con la volontà politica delle elite dei paesi membri e deve tenere presente (opinione mia) come queste elite hanno gestito il rapporto con i propri elettori rispetto al tema Unione Monetaria/Euro (mentendo ovviamente tanto al nord come in periferia).
    Quindi: 1) Ma se la Germania non vuole oggi in nessun modo sanare gli squilibri che si sono creati all’interno di questa unione (cosa che potrebbe fare domani se ci fosse la volontà politica di farlo) perché dovrebbe volerlo fare domani una volta cedute le nostre già esigue sovranità?
    2) Inoltre, ma se le Germania non vuole nemmeno i trasferimenti a casa propria (in stile Lega) perché dovrebbe volerli per la Grecia, il Portogallo, L’Irlanda, la Spagna, Cipro…. (vedi qui: http://www.borsainside.com/mercati_europei/2013/03/44205-la-germania-non-vuole-lunione-fiscale-tedesca-capirai-quella-europea.shtm)?
    Infine, 3) Ma è davvero auspicabile un’unione fra un popolo che, al di là del sogno europeo che ci hanno venduto e di cui continuano a nutrirci, vede tedeschi e finlandesi insieme a greci e portoghesi a dover controllare processi già adesso del tutto ademocratici e antidemocratici che avvengono a migliaia di chilometri da casa loro, dove si dialoga in un’altra lingua e dove il peso e lo strapotere delle lobbies (http://corporateeurope.org/) la fa già oggi da padrone?
    E’ la seconda parte del ragionamento che deve subentrare di fronte alle posizioni dei molti che oggi continuano a dire: “beh sì hai ragione, così com’è la situazione non va bene, l’Europa va ridefinita….”. Risposta: “ma se l’hanno voluta fare così un motivo ci sarà stato. E chi garantisce un cambio di volontà oggi? Nessuno a meno di non voler sognare ovviamente.

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    • Marco Cavedon
      Marco Cavedon dice:

      Grazie mille Dave e Daniele e scusate la mia foga.
      Il mio punto di vista è che sia giusto cercare il dialogo tra i paesi europei e la collaborazione, ma che sia anche giusto rispettare i diritti di tutti i popoli a vivere liberi nel rispetto degli altri, esattamente come è giusto che una famiglia non deva chiedere a nessun altro come spendere i soldi per i propri figli.
      Una buona soluzione per sanare gli squilibri economici a livello europeo e mondiale secondo me potrebbe essere il “bancor” di cui parlava Keynes, che non implica forti cessioni di libertà.
      Chiaro è che a parer mio queste misure di collaborazione devono comunque essere prese nel rispetto dei popoli, non essere imposte dall’alto, altrimenti sono misure vuote e dannose.
      Mi scuso anche col defunto Godley se sono stato un pò troppo duro… è pur sempre il padre dei bilanci settoriali. Se ogni tanto alzo un pò i toni, è perchè sono molto preoccupato per il nostro bel paese.

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