Alla vigilia di Pasqua, in un incontro “Economicidio” in cui raccontiamo il colpo di Stato finanziario e la ME-MMT come strumento di salvezza, puoi incontrare nella stessa sala un signore qualsiasi, lo chiameremo “signor Giuseppe” e un milionario, seduti nel pubblico a tre metri di distanza l’uno dall’altro.
A fine incontro come sempre rispondiamo alle domande e signor Giuseppe, un uomo sulla sessantina, interviene tra i primi. Quando prende la parola si alza in piedi e tiene in mano una piccola scatola di cartone blu. Non sembra, non è, una persona particolarmente colta, ma ha capito. Ha capito, e lo dice, che la tecnocrazia gli ha rubato i diritti scritti nella Costituzione. Racconta di aver sempre lavorato fino a circa due anni fa, quando è rimasto disoccupato. Da poco ha chiamato un suo amico ristoratore in Germania chiedendogli un posto di lavoro come lavapiatti, ma il suo amico gli ha detto no, perché in un anno ha ridotto da 300 a 50 coperti a causa della crisi. Basterebbe questo, ma a quel punto signor Giuseppe apre la scatoletta che tiene in mano: c’è dentro un nido, un nido vero, un piccolo nido di passero; dice “loro vogliono togliermi il mio diritto di potermi costruire il nido”, e si siede. Io non ho tanto da aggiungere, rispondo: “Sì, è vero. Noi vi abbiamo spiegato come fanno”.
Il milionario non è solo uno dei più importanti imprenditori d’Italia, è anche uno dei principali dirigenti del PD; è stato Governatore della Sardegna, è l’editore dell’Unità, il giornale che era nato per difendere i “signor Giuseppe” nel 1924. Lui parla tra gli ultimi, chiede la parola e si alza in piedi presentandosi con nome e cognome. Un vezzo, forse: non c’è bisogno che lo faccia in Sardegna e ancora di meno a Sanluri, che è casa sua, lo conoscerebbero per nome anche i sassi. “Non credo a una parola di quello che avete detto”, e poi snocciola una rassegna dei fantasmi che dovrebbero convincere i tanti signor Giuseppe che è giusto che un sessantenne elemosini un posto come lavapiatti a duemila chilometri da casa. Perchè “se si stampano molti soldi poi bisogna fare la spesa con la carriola come a Weimar”, perchè “bisogna stare attenti con l’inflazione perché danneggia i più poveri”, “noi dobbiamo comprare anche i prodotti esteri, e senza l’euro come facciamo?”. E poi l’Europa, che è “il sogno di Spinelli”, e Tommaso Padoa Schioppa, di cui noi “ci siamo permessi di parlare”, e che è stato “un brav’uomo, un uomo onesto”. E infine, “ma voi, chi siete”?
Non c’è niente a cui “credere”, gli rispondo, la realtà “funziona” esattamente come la descrive la ME-MMT, che lui “lo creda o meno”, e la realtà dissolve i fantasmi: i prodotti esteri sono sempre entrati in Italia, anche quando c’erano le lire, compreso il petrolio che è stato raffinato per 50 anni nella più grande raffineria del Mediterraneo, in Sardegna. La realtà è che Weimar non fu “stampa di moneta” ma un caso di iper inflazione che ha precise cause, che gli illustro; la realtà è che le politiche di austerity non mettono al riparo dall’inflazione, ma creano la stagflazione in cui si trova l’Europa. La realtà è che Padoa Schioppa, “il brav’uomo”, non è stato descritto da noi ma si è descritto da solo con le parole orrende scritte da lui sul Corriere della Sera nel 2003 (e da noi citate nel corso dell’incontro), con cui invocava “riforme strutturali che riportino le persone a contatto con la durezza del vivere”, esattamente come a Sparta si scagliavano nelle scarpate i bambini disabili inadatti “alla durezza del vivere”. La realtà è un uomo di 60 anni, seduto lì a tre metri, che cerca un posto da lavapiatti in Germania ed è il segno del buon successo di queste riforme che il “brav’uomo” Padoa Schioppa invocava. E la risposta a “chi siamo”, è che siamo quelli che fanno quello che dovrebbe fare il suo partito: spieghiamo alle persone come funzionano le cose, e chiamiamo “crimini contro l’umanità” le politiche di austerity che in nome dei fantasmi dell’inflazione causano 18 milioni di disoccupati in Europa e 3 in Italia, politiche votate in parlamento anche dai deputati del suo partito.
Non so se da domani tutti i presenti che erano lì e che hanno applaudito a queste parole faranno qualcosa per fermare il mostro che divorerà il loro futuro, e che abbiamo svelato in un incontro di tre ore. So che alla fine della discussione e delle domande signor Giuseppe è rimasto un altro po’ a parlare con noi.
Il dirigente del PD Renato Soru invece era già andato via, da solo.
Ecco perché probabilmente non sentirete mai la parola “ME-MMT” pronunciata dall’editore dell’Unità ma potreste sentirla, da domani, in bocca ai tanti signor Giuseppe che incontriamo in tutta l’Italia.