Summit MMT di Cagliari: la relazione di Mathew Forstater sulla Teoria della Moneta Moderna e sulla Finanza Funzionale.
Qui trovate le slide:
Teoria della Moneta Moderna – La moneta non convertibile flottante è guidata dalle tasse
SLIDE – La moneta non convertibile flottante è guidata dalle tasse
Finanza funzionale – Deficit di bilancio del governo e Debito pubblico
SLIDE – Finanza funzionale

Madrid, Roma, Atene, Lisbona, l’Europa si ferma a causa di scioperi e manifestazioni coordinate a livello europeo. Si chiede lavoro e dignità domandandosi fino a che punto la Troika è disposta a farci patire.
Torino, Padova, Milano, Brescia, Napoli, Palermo, l’Italia di Mattei e Olivetti è sfigurata nell’anima da Monti, Grilli, Passera, da alcuni onorevoli che non meritano la maiuscola, la cui ignoranza e malafede è evidente.
L’Italia piange, ma gli italiani che fanno? Oggi, 14 novembre 2012 sono scesi per strada uomini e donne, per protestare contro le misure adottate da un governo che con perseveranza criminale mira a cancellare qualsiasi rantolo di dignità umana: la kossovizzazione della mia Patria è alle porte, anche per merito degli italiani.
A voi ho da dire questo: da decenni scendete in piazza, da quando ero bambino passano di fronte a me le iniziative sindacali e studentesche, risultati ottenuti? Zero. Si ripete sempre lo stesso film: un corteo, una scintilla e gli scontri. Questa direzione è controproducente ed è bene cambiare sceneggiatura.
La vera arma a disposizione dei cittadini non sono le molotov, le spranghe e le bombolette spray. Il mezzo che noi massa di gente comune abbiamo a disposizione è uno solo: la cultura. La cultura ci permette di accrescere il nostro spirito critico, saremo in grado di decidere cosa è meglio per noi da un punto più alto rispetto al precedente. Avremo a disposizione una figura d’insieme più vasta e la decisione sarà presa più agevolmente. Nel momento in cui un cittadino è reso edotto di come funziona realmente l’economia, capirebbe che ci hanno preso in giro. Immagina Bersani o Alfano nella tua città e una piazza vuota. Pensa al pubblico di Sky che intima all’unisono ai 5 candidati del PD di farsi da parte perché palesemente non in grado di governare il Paese. Questo però non accade. Il cittadino non legge i programmi elettorali, non ha spirito critico, è drogato dai messaggi mistificatori che i giornalisti ripropongono in eterno finché noi non cediamo ad una catalessi che ci pone dentro una cabina per disegnare una croce. Perché lo hai votato? Chiedetevi perché li avete votati.
Paolo Barnard ha capito, prima di molti altri, che l’unica rivoluzione di cui c’è bisogno è quella culturale, senza alternative. Un cittadino informato è un cittadino armato e l’arma più letale contro il Vero Potere è la cultura, che è a prova di lacrimogeni.
Portiamo la guida alla salvezza economica per l’Italia, disponibile a breve, ai politici e ai nostri vicini e smettiamola di pensare che non cambierà mai nulla.


Pictures speaks louder than words” (Le immagini sono più forti delle parole, Mathew Forstater).

Qualcosa è cambiato nel weekend, e al drammatico comunicato che ci negava per motivi indecifrabili la pubblicazione del PROGRAMMA ME-MMT sul Corriere della Sera*, sono seguite trattative oggi, fino al direttore responsabile, e ora ci sono speranze.
Ci rincresce davvero che questi incidenti ci pongano fra l’altro nella spiacevole condizione di essere ora anche in trattativa con altre testate nazionali, e di dover tenere tutti in sospeso. Non è per nostra negligenza che questo accade.
Speriamo che il Corriere ci dia una risposta definitiva in queste ore. PB
* Avevamo ricevuto nel venerdì sera una mail di rifiuto definitivo che è in archivio.
FONTE: http://www.paolobarnard.info/

Summit MMT di Cagliari: l’introduzione di Warren Mosler su come l’Italia può uscire dall’euro, già da domani, mettendo in piedi una sana economia e un sistema monetario che funzioni.
Mosler spiega come l’Italia con la nuova moneta sovrana dovrebbe gestire la Banca Centrale, i titoli di stato, il debito privato, il debito pubblico e i mutui.

Il complotto del ‘signoraggio’. Sfatare un malinteso che copre un crimine assai più grave. (pdf)
Ero partito per affrontare il presunto ‘complotto del signoraggio bancario’, dove si afferma che i debiti pubblici delle nazioni sviluppate sarebbero il frutto della truffa delle Banche Centrali che cedono la moneta circolante ai governi in cambio di titoli di Stato, cioè se la farebbero pagare euro su euro (o dollaro su dollaro ecc.) con debito pubblico, anche se a loro costa nulla stamparla o emetterla. Questo all’insaputa dei cittadini che affonderebbero così nel debito perenne. Le Banche Centrali, poi, occulterebbero i profitti ciclopici che ne traggono, con la complicità delle banche commerciali, le quali partecipano alla trama a piene mani attraverso un loro particolare signoraggio. Vi sarebbe infine una congiura del silenzio intorno a questo tema, tale da rendere pressoché impossibile ottenere opinioni autorevoli da chiunque, eccetto naturalmente alcuni signoraggisti noti, e qualche sparso personaggio del mondo degli affari. Addirittura è stato affermato che alcuni eccellenti furono assassinati mentre tentavano di ostacolare quella rapina monetaria (Lincoln, Kennedy). Dunque un complotto colossale e in piena regola, apparentemente.
Nell’intento di capirci qualcosa, ero a un bivio: i signoraggisti non mi offrivano garanzie di autorevolezza, essendo un gruppo assortito di avvocati, medici, traders, giuristi, internettiani non meglio qualificati e/o imprecisati affaristi, insomma, tutto meno che economisti e monetaristi. Eccezion fatta per un paio di nomi accreditati, come ad esempio il prof. Willem Buiter, della London School of Economics, che ne avrebbe parlato apertamente, il quale però interrogato da me replicò: “Chiunque veda nel signoraggio bancario un complotto, è un orso decerebrato”. Che fare allora? A chi chiedere di analizzare il presunto ‘complotto del signoraggio’ con la dovuta competenza ma anche libertà di pensiero? Scartai l’ipotesi di rivolgermi a un accademico italiano, semplicemente perché avrei speso più tempo a capire da quale corrente politica e/o massonica era appoggiato che a intervistarlo. La mente corse allora a Michael Moore, e al suo ultimo Capitalism a Love Story. In quel film, che com’è noto attacca frontalmente proprio le più micidiali e potenti banche del mondo, appare un economista americano di tutto rispetto, William Black. Autorevole docente di giurisprudenza ed economia, più volte testimone eccellente al Congresso degli Stati Uniti contro i recenti scandali bancari, persino minacciato di morte per le sue denunce contro i banchieri e gli affaristi, Black era il mio uomo. Lo contatto, gli spiego la mia intenzione, e Black fa due cose: primo, mi fa capire fin da subito che nel complotto del signoraggio vi è ben poco di vero, e tanto di confuso, poi mi suggerisce di rivolgermi a colui che ritiene essere il più grande esperto vivente della materia, un economista dell’Università del Missouri-Kansas City, un uomo sicuramente senza paura, mi dice Black. E’ il Prof. Randall Wray, che coordina un’unità di economisti e monetaristi di diversi Paesi che da 20 anni scavano nel mondo bancario, nelle Banche Centrali, e nella politica monetaria. Nel frattempo avevo però scritto a un altro combattente accademico e nemico giurato dei banchieri, Dean Baker. E’ co-direttore del Center for Economic and Policy Research a Washington, col celebre Mark Weisbrot. Sono due economisti che hanno preso di petto praticamente ogni potere forte sul pianeta, inclusa la Federal Reserve americana (di seguito FED), un pedigree impeccabile. Baker legge il materiale che gli mando sul complotto del signoraggio (incluso Zeitgeist) e risponde lapidario:  “Paolo, questa roba è un tocco fuori di testa”.  Torno al prof. Randall Wray, e al suo team di esperti internazionali.

Nei primi contatti con l’accademico americano lavoro per stanare le sue eventuali indecisioni, spio le sue parole in risposta alle mie accuse al sistema bancario, misuro il coraggio delle sue affermazioni. Poi voglio una bibliografia dei suoi lavori pubblicati, che mi soddisfa appieno: quest’uomo e il suo team hanno bastonato i banchieri senza pietà, per due decadi almeno, non sembrano facili da intimidire, né da pilotare, e di certo sono molto autorevoli. Mi sento nel posto giusto. Decido di stare con Wray e i suoi economisti, e ci lavorerò per otto mesi.
Il risultato finale andrà molto oltre le considerazioni sul signoraggio e, come detto all’inizio, sarà una scoperta tanto devastante nei contenuti quanto oltraggiosa per la coscienza, cioè il più grande crimine in Occidente dal secondo dopoguerra a oggi (si legga Il Più Grande Crimine, paolobarnard.info). Che però non mi giunge interamente nuovo, poiché è a tutti gli effetti il complemento dei miei precedenti studi sul Potere e come ci fu imposto. Ma rimaniamo col signoraggio, che va interamente sfatato proprio perché sta assorbendo le energie di migliaia di attivisti che ignorano così quel maggior crimine.

 UNA DISTINZIONE ASSOLUTAMENTE DA RICORDARE.
Attenzione: è imperativo per il lettore memorizzare uno spartiacque fondamentale da qui in poi, che riguarda la sovranità della moneta. Esistono monete sovrane e non. Le monete sovrane hanno sempre tre caratteristiche, sono cioè:

1) di proprietà dello Stato che le emette.
2) non convertibili, cioè Stato e Banche non promettono più di convertirle in oro o altri beni concreti su richiesta del cittadino (ma rimangono cambiabili in altre valute per andare in ferie ad es.).
3) floating, che significa che le autorità non promettono più di cambiarle a un tasso fisso con altre monete forti.

Il dollaro è moneta sovrana, poiché di proprietà degli Stati Uniti d’America, così la sterlina, di proprietà della Gran Bretagna, così lo yen giapponese, e altre. Tutta Europa, fino al gennaio 2002, ancora possedeva monete sovrane (marco, franco, lira ecc.), che sono poi scomparse con l’avvento (sciagurato) dell’euro, che… non è di proprietà di nessuno Stato. Questo fatto ha cambiato in modo radicale tutte le regole classiche della funzione monetaria ed economica nell’Europa dei 16 Paesi aderenti alla moneta unica. Al punto che purtroppo lungo tutta questa trattazione dovremo sempre pensare con due menti, una che considera gli Stati con moneta sovrana, e una che considera quelli dell’euro. Capirete meglio dopo.

 CHIARIRE UN MALINTESO: IL ‘COMPLOTTO DEL SIGNORAGGIO’.
I signoraggisti sostengono un’equazione semplicistica e del tutto sbagliata che recita: la moneta viene emessa dalle Banche Centrali (di seguito BC) a debito, cioè gli Stati se vogliono spendere, e quindi avere moneta, devono letteralmente comprarla dalle BC pagandola dollaro su dollaro, euro su euro, yen su yen ecc. con debito pubblico, cioè con titoli di Stato. Il film Zeitgeist addirittura fa vedere un cartone animato dove la manina dello Stato consegna i titoli alla BC americana (la FED) e la FED gli consegna i soldini. I signoraggisti ci dicono che se, ad esempio, lo Stato ha bisogno di 1 miliardo di moneta, deve indebitarsi di 1 miliardo esatto con la BC che crea quella moneta dal nulla. Quindi, dicono, il debito pubblico va alle stelle anno dopo anno, e le Banche Centrali incassano cifre inimmaginabili per aver fatto sostanzialmente niente di che, cioè stampato pezzi di carta (banconote) o premuto tasti sui computer (moneta elettronica). Sarebbe questo l’affare del millennio, anzi, la truffa del millennio, che loro chiamano signoraggio. E noi poveri cittadini alla fine dovremo ripianare quell’insensato debito-truffa con le nostre tasse, in eterno. Veniamo tenuti all’oscuro di tutto ciò, sostengono i signoraggisti, da un complotto ferocemente ordito da parte di banchieri e politici, con la complicità di giornalisti e accademici, al punto che parlarne significa rischiare la vita.
Questa storia è tutta, ma proprio tutta sbagliata. Nulla di quanto detto sopra accade, e molto di ciò che circola in rete come il ‘complotto del signoraggio’ è, come vedrete ampiamente di seguito, frutto di una catastrofica incomprensione di come funziona la moneta moderna. Ma c’è di peggio: è frutto anche di altri due elementi inquietanti, che sono, in ordine, l’esplosione mondiale del genere Fantasy di Rete,  e il subdolo dilagare dell’ideologia Libertaria di matrice austriaca. In breve: la prodigiosa forza della Rete ha però permesso a milioni di persone delle generazioni anni ’70-’80 di replicare in essa gli affetti fantastici della propria infanzia, che erano le epiche di Tolkien o di Guerre Stellari, di Harry Potter e soci, fatte cioè di mondi fantasiosi popolati da imperi del male e cattivi onnipotenti, dove ogni sortilegio e congiura è possibile, dove i buoni lottano contro il maligno ecc., ma soprattutto dove la ragione cede sempre il posto all’emozione della fantasia. Ed ecco che anche nell’affrontare la politica o l’economia, migliaia di persone in Rete si lasciano andare a congiure scalcinate, a credenze che non hanno alcun appiglio nella realtà, la quale, purtroppo per loro, è sempre un po’ più banale e meno emozionante dei mondi fatati che immaginano. I signoraggisti sostengono l’esistenza di una cabala di perfidi banchieri padroni del mondo che tutto possono e tutto fanno, di masse di denaro immani che spariscono nel nulla, di sicari pronti a uccidere, e chi più ne ha più ne metta. A ciò si aggiunge l’influenza della scuola economica austriaca estrema dei Libertari, il cui nome più noto fu Ludwig Von Mises, che sono dei perniciosi lobbisti che mirano in sostanza a un mondo di estremismo nel Libero Mercato caratterizzato dalla sostanziale scomparsa di tutto ciò che è regola dello Stato, e soprattutto delle tasse. Essi soffiano sul fuoco di paglia del signoraggio proprio per arrivare a questo fine, e infatti i signoraggisti finiscono invariabilmente con lo sbraitare la storia (falsa, si veda in seguito) che noi cittadini dobbiamo ripianare l’enorme debito del signoraggio con le nostre tasse. Questo mi preoccupa molto.
Non varrebbe la pena fermarsi troppo sul ‘complotto del signoraggio’, ma poiché, come ho scritto sopra, esso rischia di coprire un crimine economico immensamente peggiore che va fermato, e che è il reale oggetto della mia inchiesta, diventa essenziale chiarire il capitolo ‘complotto del signoraggio’.
A dir la verità, tutto il teorema signoraggio potrebbe essere smontato semplicemente dicendovi questo: la spesa a debito degli Stati a moneta sovrana (com’era l’Italia fino al 2002), e che finisce indirettamente nelle casse delle Banche Centrali sotto forma di buoni del Tesoro, non è mai il debito dei cittadini, ma al contrario è la loro ricchezza. I cittadini degli Stati a moneta sovrana non sono mai chiamati a ripagare alcun debito pubblico, e le tasse non sono mai servite a ciò. Gli Stati a moneta sovrana, poi, non devono mai onorare quel debito, neppure quando è detenuto dalle Banche Centrali, nulla li costringe a farlo, anzi, proprio non lo fanno, per cui s’infrange il teorema secondo cui essi sarebbero oggi schiavi delle Banche Centrali, e noi assieme ad essi. Incredibile? No, tutto vero.

 1) Il ‘complotto del signoraggio’ afferma che la moneta sovrana non è più di proprietà degli Stati, ma delle BC che la emettono/stampano. Falso. La moneta sovrana è sempre emessa PRIMA dagli Stati nell’ambito delle loro attività di SPESA. Lo Stato a moneta sovrana se la inventa dal nulla, e spende per PRIMO, è cioè l’unico soggetto esistente che ‘monetizza’ per primo i beni e i servizi acquistandoli con la sua moneta; dopo possono farlo anche i cittadini, ma solo una volta che lo Stato ha speso per primo originando la moneta che essi usano. La BC assiste lo Stato nel processo di spesa o fornisce liquidità al pubblico (su sua richiesta) attraverso il sistema bancario commerciale. Anche la BC può originare la moneta dello Stato, inventandola dal nulla, e ciò accade quando presta denaro alle riserve bancarie o quando assiste lo Stato nella sua spesa, ma solo dopo che lo Stato l’abbia imposta spendendo per primo ed essendone proprietario esclusivo. Gli Stati a moneta sovrana non devono affatto bussare alle BC per avere la moneta, meno che meno pagare queste ultime. I signoraggisti credono che le monete sovrane siano oggi monopolio delle BC unicamente perché non comprendono i meccanismi di spesa degli Stati, come dire, li osservano a distanza e ne sono ingannati. Non comprendono neppure il significato delle tasse, e da qui generano una gran confusione.

 2) Il ‘complotto del signoraggio’ afferma che lo Stato si indebita all’infinito con le BC perché esse gli vendono il denaro a prezzo pieno in cambio di titoli di Stato.  Ciò non accade, oltre che per il motivo al punto 1), anche perché di fatto ciò viene proibito dai meccanismi legali di spesa dello Stato, sia negli USA che in Europa. Semplicemente non può succedere che un governo venda direttamente i suoi titoli alla BC, punto. Chi ha seguito la cronaca dell’attuale crisi greca in Europa, ha potuto verificare l’ostinato rifiuto che la Banca Centrale Europea opponeva alla richiesta di Francia e Germania di monetizzare i titoli di Stato greci. La BCE vi è stata infine costretta recalcitrante.

 3) Il ‘complotto del signoraggio’ afferma che il debito pubblico e il deficit di bilancio degli Stati a moneta sovrana è causato dall’indebitamento con le BC, e che rappresenta un giogo che schiaccia i cittadini che lo devono poi ripagare. Secondo questo teorema, le BC e le banche commerciali acquisirebbero i titoli di Stato, che poi venderebbero ai privati incassando denaro, o che terrebbero fino a maturazione. In entrambi i casi, tutti quei titoli di Stato rappresenterebbero un immane debito che il pubblico dovrà poi ripianare.  Sbagliato, è esattamente il contrario: cioè, la spesa a debito dello Stato a moneta sovrana attraverso l’emissione di titoli di Stato è sempre l’attivo dei cittadini, cioè il loro risparmio. Nel caso dei titoli di Stato, ciò che accade è che essi trasferiscono di fatto il denaro del cittadino che li compra dal suo conto corrente a bassissimo interesse a un ‘libretto di risparmio’ a interessi superiori (il titolo), cioè un suo attivo, non un debito. Inoltre, il debito dello Stato a moneta sovrana non è mai un problema economico rilevante, infatti esso non viene mai ripagato, cioè i titoli di Stato a livello generale (aggregato) non giungono mai a maturazione. Infine, come si vedrà più avanti, il debito dello Stato a moneta sovrana arricchisce al netto la società per cui automaticamente quel debito si auto-riduce e l’inflazione si limita. I signoraggisti commettono l’errore di credere che gli Stati spendano e s’indebitino come i cittadini, come i negozi o come le aziende, che poi devono ripagare i propri  debiti, ma questo è del tutto sbagliato. Sono due meccanismi di spesa/debito completamente diversi.

 4) Il ‘complotto del signoraggio’ afferma che i cittadini saranno tassati per ripianare il deficit di bilancio dello Stato e  il debito pubblico causati dalla BC che gli vende il denaro.  Sbagliato, gli Stati a moneta sovrana non tassano mai per ripagare alcunché. In altre parole, le tasse non servono mai, né mai sono servite, a pagare alcunché nei bilanci degli Stati a moneta sovrana (più avanti delucidazioni). Per cui, anche se esistesse un ‘complotto del signoraggio’, esso non inciderebbe sui cittadini affatto. I cittadini degli Stati a moneta sovrana non devono ripagare i titoli di Stato emessi dallo Stato, che rimangono sempre un loro attivo.

5) Il ‘complotto del signoraggio’ afferma che anche le banche commerciali operano il signoraggio inventandosi la moneta col meccanismo della riserva frazionaria. Le banche si inventano soldi e tu devi lavorare per restituirglieli.  
Non accade in questi termini semplicistici. E’ vero che le banche commerciali s’inventano il denaro in alcune loro operazioni di cassa (prestiti o mutui), ma esso si auto cancella, interessi esclusi: infatti, quando il Sig. Bianchi spende il prestito ottenuto dalla Banca A e compra un’auto da Rossi, questi versa l’assegno nella Banca B, che lo deve accettare come buono anche se sono soldi inventati dal nulla dalla Banca A. Banca B iscrive quell’assegno come proprio debito verso Rossi (glielo deve), e chiederà alla Banca A di onorarlo. Alla fine del gioco, a livello di sistema bancario, abbiamo un credito e un debito che si annullano a vicenda: il prestito della Banca A è un credito del sistema bancario verso un cittadino che li deve restituire, e il deposito di quegli stessi soldi nella Banca B sono un debito del sistema bancario verso un altro cittadino che li deve avere. Il saldo va a zero. Si obietterà che quel credito va poi ripagato, e i signoraggisti dicono che viene ripagato con “denaro vero”, mentre la banca se l’era inventato. Sbagliato di nuovo e ciò appare evidente quando si considera cosa sia il pagamento di una rata di un prestito/mutuo: Bianchi ripaga alla fine del mese 100 euro del suo prestito. Cosa accade? Semplice, 100 euro spariscono dal suo conto corrente, che è il suo attivo, ma spariscono contemporaneamente dal suo debito verso la banca, che è il suo passivo. Pari. Va assolutamente capito questo: la banca si era inventata numeri su un computer (il prestito a Bianchi) e si riprende indietro gli stessi numeri di computer (la rata di Bianchi), Bianchi però ha in mano il bene concreto che ha acquistato (l’auto) e che sta pagando col suo lavoro, cioè il lavoro di Bianchi non dà affatto “denaro vero” alla banca, lo dà alla sua auto. La banca ha solo creato e cancellato numeri elettronici dai suoi conti e ha in mano, di extra, solo gli interessi. Punto.
Ne consegue, e va ripetuto, che il Sig. Bianchi non lavorerà un anno per pagare la banca, lo farà per pagare l’auto che gli rimane come bene tangibile. Non paga la banca che se ne sta lì a lucrare, paga l’auto. La banca gli dà solo un ‘codice’ (denaro) per pagarla, da cui entrambi ricavano interessi (si legga su questo il capitolo COS’E’ LA MONETA.). Infine, se fosse un privato a prestare a Bianchi i soldi che ha guadagnato col lavoro reale, e non una banca che se li è inventati, nulla cambierebbe per Bianchi: dovrebbe comunque lavorare un anno per ripagarlo e dargli gli interessi. E’ anche scontato che l’immagine signoraggista della banca che non fa nulla e inventa denaro con cui si arricchisce è fantasiosa. Sarebbe vera se i banchieri se ne stessero in spiaggia alle Maldive e pigiassero bottoni con cui creano denaro per pagarsi lo yacht; ma nella realtà chi lavora in banca sgobba esattamente come tutti noi, ogni giorno. Il loro stipendio si chiama interessi, il nostro paga mensile, nessuna differenza, se non nella quantità, ma questo vale anche per il dentista e per l’operaio, ed è un altro discorso.
Talvolta poi, il denaro bancario è denaro nuovo che viene creato dalla BC se la richiesta dei cittadini (contante + prestiti) supera le riserve disponibili delle banche commerciali. Dunque, per concludere, le banche non possono mai direttamente creare denaro nuovo, e fra l’altro la riserva frazionaria in sé non esiste. Essa fu un errore di teoria economica della fine degli anni ’60, che è rimasto per inerzia su qualche libro di testo, ma che oggi è saldamente riconosciuto come pratica bancaria inesistente.

6) Il ‘complotto del signoraggio’ afferma che le BC, quando producono moneta di carta o elettronica, segnano quelle enormi cifre come proprio passivo, mentre, dicono i signoraggisti, esse non lo sono, poiché quel denaro è costato quasi nulla alle BC. In questo modo ci trufferebbero. Inoltre, dicono, il denaro prodotto dalle BC non sarà mai una passività come lo è per il cittadino quando usa il denaro (cioè spende), poiché il cittadino deve sudare lavoro per emetterlo, mentre le BC pigiano solo tasti. Sbagliato. Il denaro prodotto dalle BC è a tutti gli effetti un passivo, perché le stesse banche si impegnano poi a riconoscerlo come valido ogni volta che gli torna indietro dai cittadini (ad esempio il contante). Quindi per ogni centesimo che producono, devono riconoscerci lo stesso valore nel momento in cui noi usiamo quel denaro per saldare i nostri bisogni. Cioè: ci danno carta straccia e numeri elettronici, ma noi li ripaghiamo con la stessa carta straccia e numeri elettronici, e loro l’accettano indietro. Sarebbe truffa vera se le BC producessero moneta e però pretendessero da noi il saldo delle nostre spese non più con quella stessa moneta, ma in beni reali come case, bistecche, abiti, metalli preziosi ecc. Infine, anche la seconda argomentazione è fasulla,  perché, in virtù di quanto già spiegato al punto 5), il cittadino non suda lavoro per emettere il suo denaro né per guadagnarlo, ma solo per acquisire beni concreti. Il denaro è solo un ‘codice’ neutro che facilità quella acquisizione.

7) Il ‘complotto del signoraggio’ afferma che esiste una truffa delle BC che si inventano false passività emettendo denaro (si legga sopra), che poi trasferiscono a cascata (le passività) alle banche private che talvolta posseggono le BC. Questo per celare i profitti. 
Sbagliato. Non è possibile per le BC trasferire passività così come si trasferisce una cariola di sabbia da casa mia a casa tua. Le banche private che partecipano nella BC vi hanno investito pacchetti azionari, che non possono risentire per definizione degli eventuali debiti dell’istituto a cui partecipano. E’ come il signor Bianchi che possiede azioni in Fiat: se la Fiat ha passività, il signor Bianchi non può reclamarne un pezzetto. Inoltre i signoraggisti dimostrano di non aver capito nulla del funzionamento delle riserve bancarie. In realtà quando la BC emette contante o moneta elettronica (propria passività), essa trasferisce quel contante/m. elettronica nelle riserve delle banche, e tale trasferimento sarà sia un attivo delle banche che un loro passivo, ma non accade un trasferimento di sola passività a pioggia. Nel caso del contante, accade che quando la BC dà alla banca ad es. 1000 in banconote, gli sottrae 1000 dalle sue riserve, conto pari; la banca poi dà i 1000 al cittadino che li ha richiesti e glieli sottrae dal suo conto corrente. Ancora conto pari per la banca.

Sulla questione della proprietà privata delle BC, che è una realtà per molte di esse, Banca d’Italia inclusa, è certamente giusto osservare che ciò contrasta col dettato costituzionale sia italiano che di altri Paesi, ma il cosiddetto conflitto d’interessi che ne deriverebbe secondo i signoraggisti è immaginario, perché è immaginario tutto il ‘complotto del signoraggio’. Ribadisco che le banche private che partecipano alla proprietà di una BC vi investono pacchetti di azioni, o meglio quote, sulle quali ricevono utili pari a una percentuale (6% o 10% ecc.) del valore di quel pacchetto originario, e  non sul valore degli utili netti della BC  che variano di anno in anno e spesso crescono. Infine una percentuale molto alta (in media dal 60% in su) degli utili netti della BC torna ogni anno nella casse dei ministeri del Tesoro per legge. Si pensi che negli USA, meno dell ’1% degli utili lordi della FED viene pagato annualmente in profitti alle banche private che la posseggono.  In realtà il conflitto d’interessi esiste, ma non nel reame immaginario del signoraggio, bensì nel trattamento di favore che poi le banche private avranno da parte della BC in caso di crisi finanziaria, come si è visto scandalosamente nel corso della crisi 2008-2010, e in decisioni di politica monetaria che favoriscono direttamente i banchieri.

8) Il ‘complotto del signoraggio’ afferma che la moneta emessa dalle BC è carta straccia o impulsi elettronici di nessun valore, a fronte dei quali lo Stato emette titoli di debito che equivalgono a denaro reale.  Sbagliato. I titoli di Stato nello Stato a moneta sovrana sono altrettanto pezzi di carta di nessun valore, che il Tesoro si inventa a costo zero esattamente come fa la BC con banconote e moneta elettronica, e che non deve ripagare praticamente mai, né li devono ripagare i cittadini (come si è visto quei titoli di Stato saranno il risparmio dei cittadini). Per cui il bratto è carta straccia per carta altrettanto straccia, e non, come immaginano i signoraggisti fantasiosamente, carta straccia per denaro vero.

***

Le teorie dei signoraggisti, inoltre, propongono altre tesi che vanno confutate in breve.

Dicono:  “Le BC trafugano gli immensi profitti da signoraggio verso i paradisi fiscali, con un sistema complicato di clearing.” Impossibile, poiché tutto quel denaro (che dovrebbe essere una somma colossale dato che è il debito aggregato di quasi tutti gli Stati, immaginate le cifre) sarà prima o poi speso dai Paperon d’ Paperoni, e questo oceano di liquidità che allaga il mondo causerebbe inflazione a cifre inaudite; inoltre una immissione di capitale così immane nelle società porterebbe alla piena occupazione, perché sarebbe speso in beni e servizi gonfiandone la produzione alle stelle. Infine, per funzionare, un trucco così dovrebbe coinvolgere solo il contante, perché solo il contante si può spendere senza passare per le banche e quindi essere beccati (la prassi delle mafie). Non esiste in tutto il mondo, e neppure sulla Luna, abbastanza contante che copra l’immaginario signoraggio dei debiti pubblici degli Stati messi assieme.
Quando parlano di riserva frazionaria, i signoraggisti citano spesso queste esemplificazioni: “Consideriamo il sistema bancario come fosse una banca. Il Sig. A prende in prestito 1.000 $ dalla Banca X e usa quei soldi per comprare dei beni dal Sig. B. La Banca X segnerà quei 1.000 $ sia come passivo (soldi dati ad A) che come attivo (A glieli deve). B depositerà gli stessi soldi nella stessa Banca X, che accrediterà a B 1.000 $, ma segnerà quel denaro come attivo extra senza cancellare l’attivo che iscrisse quando prestò i soldi ad A.”  Sbagliato: primo, si dimenticano che quando A spende i soldi, la Banca X perde la sua passività con A, che recupera quando B deposita i soldi. Cioè, era rimasto un attivo alla Banca X (il debito di A), che però è subito pareggiato da un nuovo passivo che è il deposito dei 1000 $ da parte di B nella stessa Banca X. La Banca X non può in alcun modo segnare il deposito di B come attivo, perché ogni deposito è sempre solo un passivo che la banca deve a chi lo effettua (è un conto corrente). Risultato finale: nel sistema bancario ci sono 1 passivo e 1 attivo, pari.

Un’altra è questa: “Il processo della riserva frazionaria inizia quando un primo deposito di 100$ di denaro della BC viene fatto nella Banca A. La Banca A quindi ne mette da parte il 20% (20 $) nelle sue riserve e poi presta a interesse il rimanente 80% (80 $). A questo punto ci sono un totale di 180 $ nel sistema bancario, cioè i 100 depositati e gli 80 prestati. Questi 80 prestati vengono depositati nella Banca B, che si trova nella stesse condizioni della Banca A, cioè ha un deposito di 80$ di denaro della BC, ne mette da parte il 20% (16$) e presta a interesse il resto (64$). E la catena continua fino a creare artificiosamente una somma prestata a interesse dalle banche che è di molto superiore all’iniziale deposito di 100$. Tutto denaro inventato e che frutta interessi artificiosi alle banche commerciali”. Prima cosa, è raro che qualcuno depositi denaro della BC in una banca, perché il 99,9% dei depositi fatti dai cittadini sono denaro già circolante all’interno del sistema bancario che solamente si sposta da una banca a un’altra. Nella realtà accade che un cittadino va alla Banca A e chiede un prestito; la Banca A non gli presta i soldi di nessuno, semplicemente crea dal nulla la cifra richiesta e gliela accredita in conto corrente. Il cittadino poi fa un assegno con quei soldi e compra qualcosa (es, un’auto). Chi gliela vende deposita il denaro nella Banca B e quella banca glieli accredita in conto corrente. Banca B chiede alla Banca A di onorare quell’assegno  e ciò accade con uno spostamento di denaro dalle riserve della Banca A verso quelle della Banca B. Va compreso che le banche non possono moltiplicare all’infinito i depositi di denaro fatti dai cittadini, perché, ripeto, quei depositi sono denaro che già esisteva nel sistema bancario e che solamente si sposta da una banca all’altra  E non hanno bisogno di moltiplicare nulla quando prestano, poiché s’inventano il denaro da zero. Si è poi già detto che la riserva frazionaria fu un errore teorico che oggi non avviene.

Sulla massa monetaria che circola in un Paese, i signoraggisti ci propongono la seguente esemplificazione, per convincerci che esiste il potere arbitrario delle BC di creare denaro dal nulla, con cui poi s’impossessano di ricchezze e sottraggono a noi potere d’acquisto: “Immaginate un’isola dove ci sono 100 abitanti. Ciascuno di questi abitanti possiede 1.000 $. Questo significa che la massa monetaria è di 100.000 $, e ciascun abitante ha un potere d’acquisto dei beni esistenti sull’isola pari a 1/100. Il Re dell’isola ha il potere di stampare denaro, e così stampa 10.000 $ e se li intasca. La massa monetaria è ora cresciuta del 10% ed è divenuta di 110.000 $. Il Re non ha creato nessun vero bene materiale, il valore complessivo dei beni sull’isola è immutato, ma ora il Re ne può acquistare l’11%. Gli abitanti posseggono ancora i loro 1.000 $ ciascuno, ma ora quella somma non è più l’1% della massa monetaria, ma solo lo 0.9%, con cui ogni persona può ora solo compare lo 0,9% dei beni e non più l’1%. Ogni persona ha perciò perduto il 10% del suo potere d’acquisto, che è stato rubato dal Re attraverso una tassazione truffaldina.” Prima cosa, i calcoli sono sbagliati. Il valore dei beni che il Re ora può comprarsi non è l’11%, ma il 10% (ha 11.000 $ su 110.000 presenti sull’Isola). Poi, non si comprende perché sia illegittimo che il Re si porti via una percentuale di beni e servizi emettendo moneta, poiché è quello che accade negli Stati a moneta sovrana che spendono con moneta inventata, ma ciò, come si è già detto più sopra, produce risparmio nei cittadini, non penalizzazione. Soprattutto, la storiella citata non è rilevante per il mondo reale perché presume che quando il Re spende i suoi soldi inventati, nulla accada all’economia dell’isola, cioè che l’economia non produca nulla di conseguenza. Invece nella realtà la spesa del Re finirebbe quasi certamente per stimolare la produzione di altri beni e servizi che non solo beneficerebbero l’economia, ma manterrebbero l’inflazione stabile essendo aumentata sia la massa monetaria che i beni circolanti. Conclusione: attenti alle storielle di questo stampo, tipiche della retorica della scuola austriaca dei Libertari, pericolosi estremisti di destra del liberismo economico che mirano all’abbattimento dello Stato-moneta.

Altra storia dei signoraggisti: “Il potere di emettere denaro a piacimento delle BC è tale da aver immesso in circolazione masse monetarie enormi, che creano inflazione. Infatti se notate, il potere d’acquisto delle monete si è eroso enormemente e costantemente per decenni. Un dollaro del 1960 comprava 10 volte quello che lo stesso dollaro compra oggi (mille lire del 1960 e mille lire del 1990 stessa cosa). E infatti la curva della creazione di denaro segue pari pari la curva dell’inflazione che aumenta.” Non vero. Il motivo per cui in effetti il potere d’acquisto di 1 dollaro oggi è molto minore rispetto agli anni ’60 va ricercato nella storia dell’economia, non nella fantomatica azione delle BC. Prima dell’abolizione dello standard aureo nel 1944 e 1971 (il cittadino poteva pretendere dalla BC un pezzetto d’oro di pari valore in cambio delle sue banconote, oggi non più), le economie avanzate piombavano di regola in terribili depressioni circa ogni 20 anni, e quelle depressioni facevano sì che i prezzi crollassero (nessuno comprava quasi più nulla). La moneta quindi riprendeva valore periodicamente, e si cancellava così buona parte dell’inflazione accumulata. Ma dopo l’abolizione dello standard aureo, le grandi depressioni sono scomparse e questo ha eliminato quella sorta di purga che abbassava i prezzi di tanto in tanto, per cui da anni abbiamo inflazioni che tendono a crescere costanti. Inoltre, non è affatto vero che la curva della creazione monetaria è pari alla curva crescente dell’inflazione; chi affermava questo era Milton Friedman, un economista della destra neoliberale estrema, che è stato da allora smentito ampiamente. Conclusione: è vero che 1 dollaro oggi compra molto di meno di ieri, ma il signoraggio qui di nuovo non c’entra.

Infine, nei meandri del ‘complotto del signoraggio’, si legge: “Alcuni eminenti politici che tentarono di fermare la truffa del signoraggio e di sottrarre la moneta dalle grinfie delle BC furono assassinati. J.F. Kennedy e Abramo Lincoln fra i più celebri.” 

In realtà Lincoln non fece altro che quello che tutti i governi con moneta sovrana fanno oggi, cioè emettere moneta per spendere. Lincoln lo fece per finanziare la guerra, e lo fece in assenza di una BC che allora non esisteva. Oggi la stessa cosa viene fatta dal Tesoro USA con la FED, la banca centrale americana, per capire si legga più avanti il capitolo su come lo Stato a moneta sovrana spende. Su Kennedy, le cose stanno in questo modo: siccome in tempi a lui precedenti il Tesoro americano usava emettere banconote supportate dall’argento, Kennedy cercò di ripristinare quel sistema. Nulla di che, accade anche oggi: infatti quando il Tesoro USA acquisisce oro, la FED accredita il conto corrente del Tesoro per una somma equivalente con banconote. In altre parole, anche oggi il Tesoro USA monetizza il metallo pregiato emettendo banconote. Perché mai JFK avrebbe dovuto essere ucciso per questo? Inoltre, i signoraggisti declamano che Kennedy con quel sistema avrebbe sottratto ben 4,3 miliardi di dollari alla ‘infame’ FED, alleggerendo il debito americano della stessa cifra e però infuriando i banchieri. Ma dovete capire che 4,3 miliardi di dollari sono spiccioli in un Paese come l’America, anche per gli standard di spesa dello Stato del 1963. Erano spiccioli che mai avrebbero impensierito gli eventuali ‘cattivi’, e non avrebbero per nulla alleggerito il debito pubblico. Conclusione: nessun motivo qui per assassinare qualcuno.

Torniamo ora agli otto punti principali sul ‘complotto del signoraggio’. Si faccia attenzione. Tutto quanto sopraccitato è certamente vero nei Paesi che posseggono moneta sovrana, quindi era vero anche in Italia e in Europa fino all’avvento dell’euro nel gennaio 2002, che come si è detto ha distrutto la sovranità delle nostre monete e ha introdotto questa divisa ibrida che non è di nessuno. Ma oggi, alcuni dei punti elencati non valgono più nell’Europa dei 16 Paesi euro, anche se questo non cambia il fatto che il ‘complotto del signoraggio’ non sussiste neppure nell’Eurozona, dove i punti elencati cambiano come segue:

1) Gli Stati dell’euro non sono più i proprietari della loro moneta, non possono più emettere moneta per PRIMI spendendo, e per spendere devono andarsi a cercare gli euro sui mercati di capitali, contrattando i tassi d’interesse esattamente come un cittadino che, necessitando denaro, deve andarselo a trovare contrattando un prestito e tassi relativi. Questo è disastroso, e causa della recente crisi di fiducia dei mercati nei Paesi euro.

2) Rimane identico.

3) Il debito pubblico e il deficit di bilancio degli Stati euro è oggi causato sempre più dal punto uno, e in effetti oggi rappresenta un giogo che schiaccia i cittadini che lo devono poi ripagare. Questo da oggi, non da sempre. Infatti si tratta di un debito contratto con privati che non può più essere ripagato semplicemente emettendo nuova moneta inventata dal nulla, come possono fare gli Stati a moneta sovrana senza gravare sulle tasse dei cittadini, cioè come poteva fare l’Italia della lira (più dettagli di seguito). E dunque i governi euro per ripianare quei debiti devono tassare i cittadini, far tagli alla spesa pubblica e racimolare euro da altri privati. Inoltre, e di conseguenza, la spesa a debito dello Stato non è più l’attivo dei cittadini. Infine nell’Eurozona ciò che sostenevano erroneamente i signoraggisti in generale, e cioè che gli Stati spendono indebitandosi come i cittadini/negozi/aziende, diviene vero, ma dal 2002, non da sempre. Questo non è in ogni caso il ‘complotto del signoraggio’, è un complotto ben più grave architettato a tavolino, come racconto nella seconda parte del saggio.

4) Le tasse nei 16 Paesi euro diventano per la prima volta un modo di raccogliere fondi per pagare il debito pubblico o le spese per i cittadini, poiché, di nuovo, i governi non possono più provvedere a tali incombenze semplicemente inventandosi la moneta necessaria come facevano prima.

5) Rimane identico.

6) Rimane sostanzialmente identico.

7) Rimane identico.

8) Cambia nel fatto che quei pezzi di carta di nessun valore, cioè i titoli di Stato, sono oggi nell’Eurozona un vero debito che va ripagato per i motivi detti nel punto 3).

Come si vede, le differenze fra Stati a moneta sovrana e Stati euro è drammatica e portatrice di problemi veramente catastrofici di cui tratterò nei dettagli più avanti.

E’ importantissimo capire e dunque ribadire, alla fine di queste righe che trattano di ‘complotto del signoraggio’, il contenuto dei punti 1) & 3) & 5), perché in essi sta l’errore capitale dei signoraggisti.

Nella realtà se un signoraggio esiste, esso è a favore dello Stato a moneta sovrana, che è l’unica entità esistente sulla Terra che può emettere denaro a costo zero e con esso appropriarsi di beni concreti. Ma questa si chiama Sovranità, non signoraggio.

Con gli strumenti attualmente a loro disposizione, compresa la fornitura illimitata di liquidità alle banche centrali, abbassando il tasso interbancario e acquisendo debito nazionale dei governi della zona euro, la BCE non ha alcuna possibilità di provocare inflazione, neanche se lo volesse. Semplicemente non esistono canali conosciuti, diretti o indiretti, in teoria o in pratica, che possano collegare queste politiche all’economia reale. (Si noti che questo non vuol dire che la rimozione di liquidità dalle banche nazionali e [la cessazione del, ndr] sostegno al credito dei governi nazionali non sarebbe catastrofico. È un po’ come l’olio del motore. C’è bisogno di un litro o due di olio perché il motore funzioni correttamente, ma aumentando ulteriormente l’olio nel coppa non si modificheranno le prestazioni del motore).
Tassi di interesse più bassi di sicuro non sono un problema. Basti guardare al Giappone dell’ultimo ventennio, gli Stati Uniti negli ultimi tre anni, e le politiche di abbassamento dei tassi interbancari della BCE degli ultimi anni. Non v’è traccia di inflazione o di eccesso di domanda aggregata o di una svalutazione della valuta con effetti inflattivi che siano causate da bassi tassi d’interesse.1
Se non altro, mi sembra che l’effetto deprimente sui risparmiatori indica che i bassi tassi dalla banca centrale possano addirittura, ironia della sorte, promuovere la deflazione attraverso interessi attivi, in quanto il settore non governativo è necessariamente un ricevitore netto di interessi attivi quando il Governo è un contributore netto. (Vedi Bernanke, Reinhart, e Sacks 2004 report della Fed sull’effetto fiscale delle variazioni dei tassi di interesse.)
Se ciò che è chiamato “quantitative easing” creasse inflazione, il Giappone sarebbe in iperinflazione ormai, con gli Stati Uniti che seguirebbero a ruota. Né vi è alcun segno che gli acquisti di titoli di Stato della BCE abbiano portato ad alcun tipo di inflazione monetaria, nonostante le pressioni deflazionistiche continuano ad aumentare nell’implosione del debito in corso. La ragione per cui non si crea l’inflazione con gli acquisti dei titoli di Stato da parte della BCE è dovuto al fatto che tutto ciò che fa è passare partecipazioni degli investitori dal debito nazionale dei governi ai bilanci della BCE, il che non crea nessun cambiamento per l’economia reale. Neanche la liquidità bancaria ha nulla a che fare con l’inflazione, con la svalutazione monetaria, o con prestiti bancari. Come tutti gli addetti ai lavori sanno, i prestiti bancari non sono mai legati alle riserve di denaro presenti nella banche stesse. I vincoli del sistema bancario provengono dai regolamenti, compresi i requisiti patrimoniali e gli standard di prestito, e, naturalmente, dalla credibilità degli enti creditizi che chiedono prestiti. Non credete che se ci fosse stato qualche tipo di problema monetario sarebbe successo già da tempo, dato che la BCE ha fornito liquidità illimitata negli ultimi anni? Così l’ironia è che, mentre non c’è nulla che la BCE possa fare per provocare inflazione, anche se lo volesse, la stessa, temendo l’inflazione, è restia all’acquisto dei titoli di Stato, [acquisto, ndr] che, eliminerebbe il rischio di insolvenza dei governi nazionali ma non le forze monetarie deflazionistiche attualmente in atto. Allora da dove viene l’inflazione monetaria? Dalla politica di bilancio. L’inflazione di Weimar è stata causata da deficit di spesa dell’ordine di qualcosa come il 50% del PIL per comprare le valute estere richieste per le riparazioni di guerra. Non è stata una sorpresa che il cambio di cosi tanti Marchi tedeschi in valute estere lo abbia spinto verso il baratro come successe. Infatti, non appena questa politica si concluse, cessò definitivamente anche l’inflazione. E non c’era niente che la Banca centrale potesse fare con i tassi di interesse o con l’acquisto e vendita di titoli o qualsiasi altra cosa per fermare l’inflazione causata dalla massiccia spesa, proprio come oggi non c’è nulla che la BCE possa fare per invertire le forze deflazionistiche in atto a causa delle misure di austerità.
Eccoci qui, con la BCE che chiede austerità deflazionistica ai Paesi membri in cambio dell’acquisto limitato di titoli di Stato, il che sembra sostenere una parvenza di solvibilità dei governi nazionali, non rendendosi conto che, anche a volerlo, non può creare inflazione con i suoi strumenti di politica monetaria.

Post script:
L’unico modo che avrebbe la BCE per creare inflazione sarebbe quello di acquistare dollari o altre valute estere a titolo definitivo, ma non lo farebbe neanche quando si potrebbe desiderare un euro più debole, in quanto, ideologicamente, vogliono che l’euro sia la valuta di riserva e non desiderano costruire riserve valutarie che diano l’impressione che l’euro sia sostenuto da altre valute.
Barnard  ha spiegato come i monetaristi classici presumono che tassi bassi stiano a significare che molti prendono in prestito denaro e lo spendono causando inflazione. Ma non è così; non è il tasso basso di per sé ad incoraggiare la circolazione del denaro. È l’economia che tira che incoraggia la circolazione di denaro, ndr.

Traduzione a cura di Marco Pizzolla.
Originale qui.

Intervento di apertura di Paolo Barnard al summit di Cagliari, della durata di circa 40 minuti su: MMT di base, bilanci settoriali e dati macro dell’Italia.

Da quando l’ipotesi dell’uscita dall’Eurozona dell’Italia ha trovato (poco) spazio anche nei talk show, nei telegiornali e nei quotidiani (anche se non tutti) è sempre più frequente imbattersi in commenti del tipo: “Torneremo all’Italia della Liretta. Che fine faremo? Lo Zimbabwe? Saremo un paese da Terzo Mondo!”.
A fronte di tali affermazioni, vedremo come quest’ultime sono prive di fondamento grazie all’ausilio di grafici ed analisi economiche e statistiche della Banca d’Italia, ISTAT, OCSE ed istituti finanziari internazionali come Thomson Reuters.
Come chiunque sa, oggi siamo in recessione (ovvero con un PIL negativo) con prospettive di peggioramento per il 2013.
Andiamo a vedere allora com’era la produzione industriale italiana prima dell’entrata nella moneta unica, confrontandola con quella relativa agli altri paesi principali dell’Eurozona, e com’è oggi.
Grafico Produzione Industriale Eurozona
Il grafico che vedete qui sopra è stato riportato dalla Banca d’Italia nella Relazione Annuale del 2011 nel capitolo “Andamenti macroeconomici, politiche di bilancio e politica monetaria nell’area dell’Euro”.
Come potete benissimo notare, nel 2001 l’Italia era la “prima della classe”. Il paese più produttivo.
Oggi, nell’Eurozona, l’Italia, come potete notare nella parte del grafico relativa all’anno 2012, è sprofondata al penultimo posto, prima della Spagna. La produzione industriale italiana è stata distrutta.
Ma date un’occhiata a chi, mentre nel 2001 era l’ultima della classe, ora, nell’Eurozona, è invece la prima: la Germania.

Spostiamoci ora sulla competitività dei principali paesi europei prima dell’entrata nell’Eurozona e dopo.
Indice di competitività
Anche il presente grafico è stato presentato dalla Banca d’Italia nella Relazione Annuale del 2011 nel capitolo “Andamenti macroeconomici, politiche di bilancio e politica monetaria nell’area dell’Euro”.
Potete benissimo notare come, prima del 2002, l’Italia e la Germania stavano più o meno alla pari in termini di competitività sui mercati. Erano le migliori d’Europa, mentre nel 2011, dato che un aumento dell’indicatore indica una perdita di competitività, la Germania dell’Euro (ed in misura minore anche la Francia) ci ha sorpassato di gran lunga.
Relativamente alla Germania è bene ricordare, però, come essa abbia completamente schiacciato il costo per unità di lavoro già dalla fine degli anni ’90 per prepararsi all’entrata nell’UEM. Nelle parole di Jan Kregel del 1998:
“La Germania sembra aver adottato una politica di controllo della crescita dei salari nominali a un tasso che è inferiore alla crescita della sua produttività interna. I costi unitari del lavoro tedeschi sono in calo… Se la Germania infatti continua a cercare, come sembra abbia fatto per circa due anni, di abbassare i suoi costi unitari del lavoro al 5 per cento – cioè a prezzi che sono sostanzialmente inferiori a quelli degli altri Paesi europei, senza più la possibilità, come è avvenuto in passato, di rivalutare il marco rispetto alle altre valute – questo significa che, se io sono un costruttore o un governo di un Paese europeo non tedesco, sperimenterò margini di profitto in calo finché anch’io non riuscirò a comprimere i miei costi unitari del lavoro. Pertanto, se vi è il rischio associato con l’introduzione dell’UEM di una moneta unica nelle condizioni in cui la Germania sta praticando una politica basata sulla convinzione che in termini assoluti i costi salariali sono troppo elevati rispetto all’Asia e agli Stati Uniti – non internamente, relativamente all’Europa – ci saranno pressioni deflazionistiche molto forti sulle retribuzioni degli altri paesi europei, che produrranno un rischio che è, direi, ora approssimativamente in equilibrio tra inflazione zero e deflazione
E’ esattamente ciò che è accaduto e che sta accadendo.

E per quanto riguarda il commercio estero? Chi era il paese dominante?
Per rispondere a questa domanda è sufficiente mostrarvi questi grafici, mostrati dagli economisti MMT Stephanie Kelton, Marshall Auerback, William Black, Michael Hudson e dai uno dei padri della Teoria del Circuito Monetario, Alain Parguez, al Summit di Modern Money Theory di Rimini tenutosi dal 24 al 26 Febbraio 2012.
Questo grafico mostra le partite correnti (export-import) dei principali paesi dell’Eurozona prima che adottassero l’Euro, nel 1997.
Partite Correnti 1997
L’Italia godeva di un surplus commerciale, mentre la Germania era in deficit.
Guardate ora cosa è accaduto con l’introduzione dell’Euro.
Partite Correnti 2011
Chi ci ha guadagnato?
Come riportava anche Il Sole 24 Ore il 6 Giugno 2012:
” […] E qui arriva il primo dato che dà la dimensione di quanto la Germania fino ad oggi stia tecnicamente beneficiando, in termini finanziari ed economici, da questa crisi. Nei giorni scorsi il Bund tedesco a 10 anni prezzava un rendimento dell’1,345% annuo, mai così basso nella storia. Se si depura questo tasso per l’inflazione (che viaggia oltre il 2%) si ottiene un rendimento reale negativo. Dato che, letto al contrario, equivale a una sorta di ristrutturazione gratuita del debito pubblico tedesco. Niente male, come vantaggio in tempi di crisi. Anche perché questo avviene mentre i vicini, quelli più a Sud, annaspano, costretti a pagare rendimenti reali da record sul debito. E qui arriva il secondo vantaggio della Germania da questa crisi, questa volta più economico che finanziario. Negli ultimi mesi è infatti aumentato lo shopping della Germania di imprese italiane ed europee a prezzi scontati. Ma non finisce qui. La Germania, quello stesso Paese che nel 1997 pagava sui Bund a 10 anni un tasso del 5,5%, non lontano dal 6,1% dei BTp di quel tempo, funziona alla grande con l’euro. Lo dimostrano i dati sulla bilancia dei pagamenti correnti (che registra tutte le transazioni economiche di un Paese tra residenti e non residenti e quindi anche il saldo import-export). Dal 1989 al 2000 (quindi in piena fase pre-euro) la bilancia dei pagamenti correnti della Germania era in rosso per 126 miliardi. Dal 2001 al 2012 (qundi in piena fase euro, comprendendo anche l’attuale fase di crisi dei Paesi periferici) è balzata in positivo a quota 1.791 miliardi (dati Bloomberg rilanciati dalla trasmissione televisiva “Mercati, che fare” di Banca Mediolanum). E l’Italia? Prima dell’introduzione dell’euro aveva una bilancia dei pagamenti correnti positiva (53 miliardi)  contro -388 accusati nel periodo successivo […]“

Altre esternazioni (prive di fondamenta) che è facile sentire sono quelle relative al debito pubblico, agli eccessivi deficit di bilancio, all’inflazione degna di Weimar e quant’altro.
Andiamo ora a vedere, secondo l’ordine pocanzi scritto, il problema del debito pubblico e dei deficit di bilancio.
Ho già scritto più volte come un paese con piena sovranità monetaria ed una fiat money non possa mai fallire, neanche a fronte di debiti pubblici giganteschi.
Ciò è stato oggetto di numerosi studi accademici e soprattutto da parte dell’economista Charles Goodhart, professore alla London School of Economics che ha lavorato anche nel Bank of England Monetary Policy Committee dal 1997 al 2000.
Anche l’ex governatore della FED Alan Greenspan è dello stesso avviso:
“Gli Stati Uniti possono pagare ogni debito che hanno perchè possiamo sempre emettere moneta per farlo, quindi c’è una probabilità pari a zero di fare default.”

Per quanto concerne i deficit di bilancio, ne ho già parlato in un mio articolo pubblicato tempo fa ma andiamo ad analizzarli più nel dettaglio con l’ausilio del seguente grafico.
Saldi Settoriali Italia
Il presente grafico mostra i Bilanci Settoriali dell’Italia in percentuale al PIL.
Come potete notare, ad un deficit di bilancio governativo (Public sector financial balance) corrisponde (specularmente) un surplus di bilancio privato (Private sector financial balance).
Ciò sta a significare che un deficit di bilancio del governo (G > T, Spesa pubblica > Tassazione) comporta un aumento della ricchezza finanziaria netta per il settore privato (famiglie, aziende, banche).
Più il governo è in deficit più la ricchezza finanziaria netta di famiglie e aziende aumenta.
Qui di seguito possiamo vedere una ulteriore analisi dei Bilanci Settoriali ma questa volta relativa agli Stati Uniti d’America, utilizzata dalla Prof.ssa Stephanie Kelton in un suo articolo:
USA * Saldi Settoriali
Stessa situazione come per l’Italia. Ad un deficit governativo corrisponde un surplus privato. Di seguito un ulteriore grafico dei Bilanci Settoriali dal 1952 al 2011 degli USA.
USA Sectorial Balances
Ma noi siamo nell’Eurozona, dove non possiamo più emettere la nostra moneta per finanziare la spesa pubblica ma dobbiamo prendere in prestito dai mercati dei capitali privati internazionali (banche commerciali, fondi d’investimento, fondi pensione, hedge funds, ecc…) ogni singolo Euro ai tassi d’interesse decisi dai mercati dei capitali medesimi.
Questa è la principale e drammatica causa della crisi dell’Eurozona.
Per entrarvi più nel dettaglio possiamo leggere cosa scrisse un altro economista della Modern Money Theory nel 1998, ben 4 anni prima che l’Euro diventasse la moneta unica, Mathew Forstater:
“[…] le forze di mercato possono richiedere una politica fiscale pro-ciclica durante una recessione, aggravando gli effetti recessivi… Anche se non ci fossero limiti imposti sul deficit dei Paesi e dei debiti nazionali, la struttura della UEM rende quasi impossibile per un Paese adottare una politica anticiclica di bilancio anche se ci fosse la volontà politica. Questo perché, cedendo la loro sovranità monetaria nazionale, i Paesi non sono più in grado di condurre una politica fiscale e monetaria coordinata, essenziale per una risposta completa ed efficace alle crisi periodiche della domanda […]“

Per concludere, passiamo a vedere i dati relativi all’inflazione connessa al risparmio delle famiglie e alla chiusura del credito da parte delle banche alle imprese.

Attenendoci ai dati ISTAT, nel 1980 l’Italia aveva un’inflazione pari al 21,2%. Molti ora staranno pensando che eravamo nella situazione dello Zimbabwe, di Weimar, era l’anno in cui le famiglie consumavano tutto il loro reddito, non risparmiavano nulla poichè i prezzi continuavano a salire senza sosta.
Stando ai dati OCSE, questa semplificazione (l’ennesima priva di fondamenta) non regge.
I dati OCSE ci dicono che nel 1980 il risparmio delle famiglie era il 25%: il più alto risparmio al mondo.
Ma vediamo anche i dati relativi al 1990, con un’inflazione molto più bassa: il risparmio privato delle famiglie era aumentato al 25,5% (dati OCSE) e l’inflazione viaggiava al 6,5% (dati ISTAT). Ancora l’Italia leader mondiale del risparmio delle famiglie.
Nel 2009, sempre secondo l’Istituto Nazionale di Statistica, avevamo un’inflazione pari allo 0,8%. Gli economisti tromboni della televisione diranno che questo è un ottimo livello, che con un’inflazione del genere siamo un paese moderno, ricco e produttivo.
Ahimè nemmeno questa affermazione supera la prova dei fatti.
Sempre l’OCSE afferma che nel 2009 il risparmio delle famiglie era crollato al 6,8%.
Era crollato quasi 4 volte tanto.
In conclusione, vediamo ora quali sono le cause principali del “credit crunch” delle banche nei confronti delle imprese italiane, delle quali ne falliscono migliaia ogni giorno.
Fattori imprese e privati
La linea rossa rappresenta le “aspettative generali sull’outlook economico”, cioè sulla prospettiva dell’economia.
Le banche sanno che lo Stato italiano non può più emettere moneta per far ripartire l’economia italiana; sanno che ora la creazione di attività finanziarie per i cittadini e le imprese è completamente in mano alle banche, dato che lo Stato è stato tolto di mezzo.
Con la differenza però che lo Stato crea ricchezza finanziaria netta, un’attività netta per cittadini ed imprese, mentre le banche commerciali creano attività sempre controbilanciate da passività, ovvero zero ricchezza finanziaria netta.
Le banche sono pro-cicliche, ovvero seguono il ciclo economico:
ad una situazione di espansione economica le banche prestano e finanziano gli investimenti; ad una situazione di recessione, come quella in cui ci troviamo, chiudono i rubinetti facendo crollare l’economia.
In questa situazione di recessione economica dovuta all’Eurozona, l’Italia si trova con un tasso di disoccupazione all’11% ed un tasso di utilizzo della propria capacità produttiva peggiore di tutti gli altri principali paesi europei, come mostra il seguente grafico elaborato dall’istituto Thomson Reuters
Tasso utilizzo capacità produttiva
A fronte di tutto ciò, abbiamo compreso come il mito dell’Italia della “Liretta” è un falso. Abbiamo compreso come l’Italia della Lira era l’Italia che entrò nel G7, l’Italia che con il suo export terrorizzava i tedeschi e l’Italia che era la prima economia europea per produttività industriale. Eravamo i leader delle economie europee.

Dopo 10 anni di Euro, siamo tra i “maiali” d’Europa.

FONTE: http://www.qualcosadisinistra.it/

Eppure, confesso, ci ho sperato, per qualche minuto. Quando ho letto il titolo del suo articolo scritto per Repubblica dal titolo “La strada da seguire per creare più lavoro”, quando ho notato nelle “keywords” la presenza di “job guarantee”, ho sperato di ritrovare lì dentro le cose che io e lei ci eravamo scritti in mail a metà Ottobre.
Poi ho letto tutto, da cima a fondo, e sono rimasto a fissare lo schermo e chiedermi “perché?”.
Perché ha scritto un pezzo sulla tragedia che sta divorando l’Europa, la disoccupazione, dimenticando quelle mail che le scrissi, e dimenticando ciò che lei stesso rispose?
Perché ha scritto di piena occupazione per Repubblica, citando il job guarantee, e non ha fatto cenno di essere stato invitato ad intervenire, a Rimini, in quello che sarebbe stato per la seconda volta in un anno il più grande summit di macroeconomia al mondo? Un summit promosso da Paolo Barnard, che aveva come finalità la stesura di un manifesto fondato sulla piena occupazione? Quattro giorni, due a Rimini e due a Cagliari, aperti dal padre della Modern Money Theory, Warren Mosler, con la frase “Dobbiamo dichiarare guerra a qualsiasi proposta che non contenga la piena occupazione”?
Warren Mosler, l’ideatore dell’analisi e teoria economica salva-vite e salva-democrazia MMT. L’autore del libro “Le Sette innocenti frodi capitali della politica economica”, che lei conosce, che lei stava leggendo nei giorni in cui io le scrissi, così almeno lei mi rispose.

Com’è possibile che Luciano Gallino scriva per Repubblica un pezzo sul “creare lavoro”, e non metta in evidenza che nei giorni in cui lo scrive è in Italia Mathew Forstater, che 10 anni fa lavorò con il Governo Argentino al Plan Jefes? L’economista del piano di piena occupazione ispirato dalle idee MMT, uno degli strumenti con cui l’Argentina cacciò via il FMI dai propri confini.
Com’è possibile che io oggi legga questo suo articolo rilanciato da più siti web, circondato da commenti entusiasti di persone cosiddette “di sinistra” che si affannano a siglare il suo pezzo con un “mi piace” su facebook e subito dopo corrono a far la loro parte nella campagna elettorale per le primarie di partiti che per uscire da questa sciagura chiamata “Europa” ci propongono ancora “più Europa”.
Il giorno dopo in cui ho iniziato a pormi tutte queste domande, a Villasor, in provincia di Cagliari, si è ucciso un uomo. Un disoccupato padre di due figli. Leggo che gli hanno trovato, accanto, delle bollette da pagare. Si è ucciso a mezz’ora d’auto di distanza da un centro congressi, a Cagliari, in cui pochi giorni prima i più coraggiosi economisti oggi al mondo avevano spiegato per due giorni di seguito com’è possibile realizzare la piena occupazione, e come la disoccupazione di massa sia un crimine contro l’umanità. Il tutto come sempre nel silenzio quasi totale dei media, se si esclude un passaggio intorno all’una di notte su Rai2 e lo spazio nella stampa locale sarda. Nel silenzio totale di Rai1, Rai3, Mediaset, La7 Corriere della Sera, Sole 24 Ore, Fatto Quotidiano, La Stampa. Nel silenzio totale di Repubblica.

Tutto questo diventa ancora più intollerabile se chi conosce l’esistenza dell’alternativa a questo genocidio non sente il dovere morale di gridarlo con tutti gli strumenti che ha a disposizione, tutti. Noi conosciamo Alain Parguez, Professor Gallino, e sappiamo che basta poco per fare questo passo: basta il coraggio.

Ecco, lei nel suo articolo si chiedeva qual è la strada per creare più lavoro. Secondo me, secondo noi, è anzitutto la strada del coraggio, il coraggio di chiamare “crimine” un crimine, e “dittatura” una dittatura, anche se si nascondono dentro un palazzo di vetro a Bruxelles. Repubblica non le suggerirà mai questa strada, lasci che gliela suggeriamo noi.