Fonte: Memmt Veneto

Oggi vi voglio parlare di tre paesi e non di tre paesi qualunque, ma tre stati che le fonti ufficiali dipingono come economie benestanti, due dei quali rientrano a pieno rango tra le economie più avanzate secondo la classifica del Fondo Monetario Internazionale.

Come mai sono importanti questi stati?

Vi ricordate dell’inflazione e delle partite correnti ? Ne abbiamo parlato diffusamente qui (http://www.memmtveneto.altervista.org/frodi3.html) e qui (http://www.memmtveneto.altervista.org/frodi6.html).

Riassumendo, l’economia mainstream dipinge l’inflazione come uno dei mali peggiori, come qualcosa che necessariamente mina alla base la solidità di tutti i parametri macroeconomici più importanti, quali l’occupazione e il reddito nazionale; mentre la competitività (saldo positivo delle partite correnti) è assolutamente necessaria, in quanto una nazione può sopravvivere di fatto solo facendo sì che un’altra soccomba, nella gara globale al ribasso dei prezzi e dei salari reali dei lavoratori al fine di esportare il più possibile beni reali in cambio di beni finanziari.

Bene, oggi vedremo come questi tre paesi di cui sopra accennavo, di fatto con le loro serie storiche smontano ancora una volta questi falsi miti, creati ad hoc per spaventare le persone e giustificare le politiche criminali oggi imposte da tutti i governi dell’Eurozona (tra cui ovviamente il caso Italia non è da meno, come sovente accade quando si tratta di fare il male e non il bene).

Consideriamo in prima istanza l’Australia: si tratta di un paese assai ricco di materie prime, un paese quindi fortemente esportatore, ma anche fortemente importatore per quanto riguarda i prodotti finiti: http://it.wikipedia.org/wiki/Economia_dell%27Australia
Come farà mai questo stato ad essere fra le prime economie al mondo ? Grazie alle sue materie prime ovviamente; senz’altro noi Italia non possiamo pensare di essere uno stato autonomo con una sua moneta, perché non abbiamo materie prime, mentre l’Australia ne è ricchissima e campa di surplus commerciali.
Bene, ancora una volta facciamo affidamento alle fonti ufficiali e andiamo a vedere se veramente le cose stanno così:

Australia_macro

Signore e signori, ho il piacere di presentarvi il caso Australia. A quanto pare il fatto di essere ricchi di materie prime non necessariamente comporta di avere dei surplus col settore estero (vedere linea gialla sopra che rappresenta il saldo delle partite correnti). Ebbene, l’Australia dal 1980 fino al 2013 ha registrato costantemente forti disavanzi dei suoi pagamenti con l’estero (al contrario dell’Italia, vedere qui: http://www.memmtveneto.altervista.org/frodi4.html).
Nonostante ciò, non sembra affatto che la sua economia ne abbia risentito, con aumenti percentuali annui del PIL sempre ragguardevoli (in media circa 3-4% all’anno) e un livello di disoccupazione che solo in due anni superò la soglia del 10%, per poi ridiscendere in maniera pressoché costante e stabilizzarsi ad un livello inferiore al 6% (più o meno la disoccupazione che oggi ha la Germania, che vive di esportazioni).
Mah che strano. Come mai tutto ciò ? Forse che l’aumento del reddito di una nazione non è dovuto solo agli scambi finanziari con l’estero, ma anche ad altre entrate, quali ad esempio la spesa pubblica, che non a caso aumentò sempre in maniera costante, mentre il debito pubblico (somma dei deficit annuali di uno stato) subì un’impennata proprio a partire dalla crisi finanziaria del 2007 ?

Australia_spesa

Ma vediamo ora (per levarci ogni dubbio) anche il caso della Nuova Zelanda, paese che al contrario dell’Australia è povero di materie prime (esattamente come la sfortunata Italia): http://it.wikipedia.org/wiki/Nuova_Zelanda#Economia.

 NZelanda_macro

Arghh! Di nuovo un paese con forti deficit nei confronti dell’estero ma con altri parametri macroeconomici “in regola”, uno stato che attualmente ha una disoccupazione pari al 6% (meno della metà rispetto quella nostra, nonostante nel 2013 l’Italia sia tornata ad avere un surplus nelle partite correnti, dovuto però ahimè al calo dei consumi, quindi anche delle importazioni: http://www.memmtveneto.altervista.org/frodi7.html). Per qualche strano motivo che gli economisti mainstream si guardano bene dall’analizzare, qualcosa non quadra. Non sarà forse per merito anche qui di una crescita della spesa dello stato e di un debito pubblico che aumenta in tempo di crisi finanziaria (dal 2007 in poi) ?

 NZelanda_spesa

Anche in questo caso, è esattamente ciò che è successo.

Per quanto riguarda l’altro grande spauracchio, ossia, l’inflazione, divertiamoci ulteriormente andando a guardare le serie storiche di un paese non certo tra le economie più avanzate e nemmeno tra i più democratici e rispettosi dei diritti umani e del bene della popolazione, ossia, la Turchia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Turchia#Economia

Turchia_macro

Allora, non prendete paura. Ho usato un grafico a doppio asse “y” al fine di poter analizzare contemporaneamente tutti i dati macroeconomici più rilevanti, ossia, inflazione (asse a destra), disoccupazione e aumento percentuale del PIL (asse a sinistra). Come si evince dai dati sopra, dal 1981 al 2002 circa la Turchia ha sempre avuto un’inflazione molto elevata (superiore quasi sempre al 40% di aumento annuo). Nonostante ciò, registrò molto spesso aumenti annui del reddito nazionale (PIL) circa pari o superiori al 5% (con picchi vicini al 10%), mentre la disoccupazione non sembrò risentirne affatto, attestandosi su valori moderati per poi incredibilmente superare le due cifre proprio in corrispondenza del forte abbassamento dell’inflazione a partire dal 2002. In questo caso dunque il modello della “Curva di Phillips” sembra dare ragione all’economia mainstream, che tuttavia preferisce rispetto all’alta inflazione avere più persone che il reddito proprio non lo percepiscono (svalutato o meno che sia).
Dove l’economia mainstream non ha però ragione è sul parallelismo tra spesa pubblica e aumento dell’inflazione:

Turchia_spesa

Sia la spesa totale del governo che il debito pubblico (in valori assoluti) sono sempre aumentati, mentre il debito pubblico in rapporto al PIL è pressoché sempre calato, segnale del fatto che ad un aumento della liquidità disponibile sono aumentati in misura maggiore i consumi interni in beni e servizi (e quindi anche il reddito interno aggregato). Come abbiamo più volte ribadito infatti (http://www.memmtveneto.altervista.org/frodi3.html), se ad un aumento dell’offerta di moneta aumenta anche la produzione, l’inflazione non ne risente e in questo caso è pure calata.

Questo articolo è nato da un’idea del nostro referente economico Daniele della Bona e da un esempio riportato da Warren Mosler nel corso della riunione con gli attivisti ME-MMT tenutasi a Chianciano domenica 12 gennaio 2014 (e trascritta magistralmente da Mario Volpi).
Un particolare grazie a tutti.

Nota: tutti i grafici di cui sopra sono stati ottenuti mediante elaborazione dei dati ricavati dal sito del Fondo Monetario Internazionale, World Economic Outlook Database:http://www.imf.org/external/
In alcuni casi i dati per gli anni ’80 del secolo scorso non sono disponibili.

Comments

  1. ABBIATE PAZIENZA NON MI STANCHERO’ MAI DI PUBBLICARE

    A TUTTI I PARTITI ANTIEURO.
    EGR.SIG.Se non vi mettete in testa che dovete avere una unica guida macroeconomica, per combattere il vero potere che sta distruggendo l’eurozona , non risolverete mai nulla. Per quanto ne sò esiste una sola scuola macroeconomica attrezzata per combattere contro questi MOSTRI, E’ LA ME-MMT. CHE HA 100 ANNI DI STORIA (KENNEZIANA) STUDIATELA , CONTATTATE I MACROECONOMISTI DELLA ME-MMT, DIVULGATELA ALLE POPOLAZIONI. Non perdete più tempo se non volete trovare tante grecia in eurozona. I problemi europei si possono risolvere con intelligenza, purtroppo se non ci sarànno capacità politiche di aggregazione, sotto un’unica guida macroeconomica, attrezzata per combattere contro il neoliberismo/neofeudalesimo/neomercantilismo, che ci sta schiavizzando (vedi grecia) non vincerete mai. IL VERO POTERE LA ME-MMT LO CONOSCE MOLTO BENE, SA COME COMBATTERLO.

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