Vari politici e osservatori da tempo sostengono l’idea del referendum per l’uscita dall’euro. E’ una buona strada? Sarebbe efficace? Dunque, prima di tutto è fondamentale comprendere che la nostra Costituzione, in base all’articolo 75, non permette referendum abrogativi su leggi di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali.

Il precedente che viene spesso richiamato è il referendum che fu allestito con legge costituzionale del 3 aprile 1989 da un parlamento totalmente concorde, per domandare al popolo italiano se fosse d’accordo con l’accelerazione del processo di integrazione europea. Il popolo italiano rispose con un plebiscito a favore dell’Europa, registrando l’88% dei Sì.

Piccolo particolare: per realizzare la legge costituzionale per fare successivamente il referendum, sono necessarie due deliberazioni da parte di Camera e Senato, quattro votazioni in tutto, di cui la seconda a maggioranza assoluta. Mentre nel 1989 tutti i partiti erano d’accordo nel fare una legge costituzionale ad hoc per indire un referendum, oggi abbiamo un parlamento composto per la maggior parte da Pd, Scelta Civica, Ncd, Forza Italia. Siete davvero sicuri che costoro voterebbero a favore dell’indizione di un referendum per uscire dall’Euro? Considerata soprattutto la storica ostilità di membri del Pd e affini a tali tematiche?

Ma anche se si arrivasse all’approvazione della legge costituzione per fare il referendum, questo avrebbe poi un valore consultivo. Ovvero, in parole povere, sarebbe un grande sondaggio. Se vincesse il Sì, il governo Renzi non avrebbe poi nessun obbligo di uscire dall’euro, nonostante l’espressione del popolo italiano in quel senso. Questo referendum difatti non creerebbe effetti giuridici diretti come accade ad esempio con i referendum abrogativi.

Il gioco continuerà a dettarlo la maggioranza di governo e potrà ignorare tranquillamente l’esito referendario, perciò tanti saluti. Oltretutto, proviamo ad immaginare il clima di terrore che verrebbe creato dai mass media (Televisioni nazionali e Radio in primis) prima della votazione e per tutta la campagna referendaria. Già oggi creano il panico nella popolazione quando qualcuno in Tv prova a dire che l’euro è sbagliato, con i fans della moneta unica che invocano carriole per andare a far la spesa e tracollo dell’economia nel caso in cui si uscisse dall’euro: pensate a cosa potrebbe succedere nel momento della campagna referendaria.

Senza contare i mercati in fibrillazione, spread ecc.. La cittadinanza sarebbe talmente spaventata da tutti i terrorismi economici infondati che si riverserebbe in massa nelle urne per votare a favore della permanenza nell’Eurozona. E a quel punto, come potremo continuare la nostra divulgazione per il ripristino della sovranità monetaria, quando il popolo si sarà espresso (poiché fuorviato) per restare nell’euro?

Molto semplice: fine della battaglia per l’uscita dall’euro, cari signori. Ecco ciò che accadrebbe. L’inutilità dei referendum, in assenza di sovranità monetaria, è palese, basti pensare a che fine ha fatto la volontà del popolo greco di uscire dall’austerità a luglio 2015. Quindi noi dobbiamo divulgare alla cittadinanza il modo per uscire dalla morsa dell’Eurozona, e questa può avvenire solo attraverso una presa di coscienza da parte della società civile riguardo le potenzialità di uno stato a moneta sovrana, tale per cui i cittadini decidano di destinare il proprio voto unicamente a chi vuole uscire dall’euro con una decisione del governo, proprio come proposto dal programma economico della Me-mmt.

Noi dai summit di Rimini del 2012 stiamo divulgando giorno per giorno le modalità corrette di ripristino della sovranità monetaria, non permettiamo che i nostri sforzi vengano vanificati da referendum farlocchi e fuorvianti. Chi propone soluzioni come il referendum è chi non vuole capire il sistema monetario e non credo sia un mio amico nella lotta contro l’euro e l’Ue.

Perciò unitevi a noi, e divulghiamo senza sosta.

Euro referendum

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