Nell’ultimo post abbiamo visto come il Tesoro si finanziava concretamente tramite la Banca d’Italia prima del “divorzio” e dell’entrata in vigore del Trattato di Maastricht e come gestiva la politica di spesa pubblica attraverso la propria Banca Centrale. Aggiungo un’illuminante citazione del Governatore della Banca d’Italia del 1973, Guido Carli, sul ruolo della Banca Centrale come ramo bancario e finanziario del Tesoro:

Ci siamo posti e ci poniamo l’interrogativo se la Banca d’Italia avrebbe potuto o potrebbe rifiutare il finanziamento del disavanzo del settore pubblico astenendosi dall’esercitare la facoltà attribuita dalla legge di acquistare titoli di Stato. Il rifiuto porrebbe lo Stato nella impossibilità di pagare stipendi ai pubblici dipendenti dell’ordine militare, dell’ordine giudiziario, dell’ordine civile e pensioni alla generalità dei cittadini. Avrebbe l’apparenza di un atto di politica monetaria; nella sostanza sarebbe un atto sedizioso, al quale seguirebbe la paralisi delle istituzioni. Occorre assicurare la continuità dello Stato, anche se l’economia debba cadere in ristagno; d’altronde le conseguenze del caos amministrativo sarebbero più gravi. Non possiamo impedire la caduta con i soli strumenti della politica monetaria; possiamo adoperarci affinché sia meno profonda.

Fonte: Considerazioni finali della Banca d’Italia, 1973, p. 563.

Tanto per capire dove eravamo prima e dove invece siamo finiti adesso.

FONTE: http://memmttoscana.wordpress.com/2013/09/17/sovranita-monetaria-cosa-ne-pensava-la-banca-ditalia-nel-lontano-1973/

Comments

  1. Ma perchè mai la Banca d’Italia avrebbe potuto rifiutarsi di finanziare quando in realtà eravamo sovrani e la Banca d’Italia in quanto pubblica era tenuta a rispondere al Tesoro? Forse anche il buon Carli non aveva ben chiaro il sistema monetario o la contabilità dello stato? Poi, essendo già usciti dallo standard aureo non servivano neppure i titoli di stato. O sbaglio?

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