Non siamo “gufi”, non siamo “anti-italiani”. E in tanti, non solo in queste pagine, avevamo anticipato da mesi e anni che le misure sbandierate come “salva-Italia” erano solo triste propaganda. Nonostante le evidenze e gli errori in serie di questi anni abbiano azzerato il volume di certi consiglieri economici nei dibattiti pubblici, resiste forte la voce di chi continua a ripetere che “bisogna fare come la Germania”, “che le riforme fatte non bastano, ora occorre girare le viti”, “che l’Italia non funziona”. Soprattutto ai massimi livelli giornalistici, lasciando perdere chi ha un ruolo governativo e quindi è quasi obbligato ad indossare la maschera del tutto-va-ben-madama-la-marchesa.Le dichiarazioni del vicedirettore del Corriere della Sera Daniele Manca hanno dell’incredibile. Fra poco non sapranno più cosa inventarsi. O forse ripeteranno all’infinito la storiella della burocrazia.E’ come se vi dicessero che la vostra squadra del cuore sta perdendo le partite non perché il presidente si rifiuta di acquistare il centravanti, ma perché le procedure di controllo dei tifosi all’ingresso dello stadio sono troppo lunghe e gli spalti si riempiono solo all’ultimo secondo, riducendo la forza della tifoseria di casa.

Daniele Manca

 

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