Trasmissione televisiva In 1/2 oraFonte http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=773

Dal Sole 24 Ore del 14/02/2014

Serra: La cosa che salta agli occhi, ancora una volta in netto contrasto con il ritratto che se ne fa sui giornali italiani, è che tra le più importanti misure proposte da Serra per salvare l’Italia c’è l’aumento delle tasse sulle rendite finanziarie, e non di poco, addirittura di dieci punti percentuali, dal 20 al 30 per cento. Una cosa di sinistra.

Barnard: Assolutamente no. Sarebbe proporzionalmente una forte tassazione delle rendite finanziarie dei ‘poveri’, i milioni di micro risparmiatori da pochi spiccioli, e che lascerebbe inalterata la grande ricchezza, che fra l’altro facilmente si sposterà a Londra o a Lugano. Non ci vuole un genio a capire che il 30% di 20.000 euro picchia di più del 30% di chi di euro ne fa girare milioni/miliardi.

S.: Il maggiore gettito per le casse dello Stato andrebbe a compensare, secondo Serra, una riduzione del 10 per cento delle tasse sulle imprese, per renderle competitive rispetto alle equivalenti europee, e delle imposte sui lavoratori.

B.: E’ il solito paradigma alla Giannino, di gente cioè che non capisce nulla di bilanci settoriali in economia (o che finge di non capire): togli 20 soldi dalle rendite dei risparmiatori, che sono il SETTORE NON-GOVERNATIVO DI FAMIGLIE E AZIENDE, e li aggiungi a quelli del resto dello stesso SETTORE NON-GOVERNATIVO. Bilancio finale 0, zero. Tassi 20 e detassi 20. Geniale.

S.: Dobbiamo trovare 50 miliardi di euro l’anno per dieci anni, come dice il Fiscal compact che abbiamo firmato.

B.: Appunto, e non dici che questo è il problema numero uno? Chi ha votato in Italia la Chemiotassazione del Fiscal Compact? Nessuno. Chi ha votato in Italia il pareggio di bilancio imposto dal Fiscal? Nessuno. Pareggio di bilancio, amico finanziere, significa 0 beni finanziari al netto dallo Stato al SETTORE NON-GOVERNATIVO anno su anno, col risultato che qualsiasi crescita finanziaria del SETTORE NON-GOVERNATIVO dovrà finanziarsi con l’indebitamento bancario e/o con l’erosione dei risparmi. Catastrofico. Siete pazzi, o peggio.

S.: Del resto quando un’azienda è sovraindebitata, non devi far altro che aggiustare la struttura del debito. Sono dolori, ma l’alternativa è saltare in aria.

B.: Quando le aziende sono indebitate, la prima salvezza è un aumento di deficit dello Stato che alzi la DOMANDA nel SETTORE NON-GOVERNATIVO. La domanda, la domanda, sai cos’è Serra? Ne parlava gente come Keynes o Kalecki, ti dicono nulla? No, perché l’economia REALE non esiste nella tua testa.

S.: Il primo problema è il debito sbilanciato: troppo debito pubblico, poco privato e poco delle aziende.

B.: Serra! Torna a scuola. Il debito dello Stato è al centesimo l’attivo del SETTORE NON-GOVERNATIVO, cioè del privato. Questa è una della più consolidate ‘identities in macroeconomics’ in assoluto. Invece il debito di privati e aziende sono passività finanziarie che non si trasformeranno mai in beni finanziari al netto, neppure se resusciti Mago Merlino, Serra. Nel SETTORE NON-GOVERNATIVO il risparmio di uno è sempre il passivo di un altro. Fine.

S.: Questo blocca la crescita. Il settore pubblico è la metà del nostro Pil, e non è il miglior operatore, anche a causa della corruzione congenita del nostro sistema. Prendiamo i numeri: abbiamo 2.000 miliardi di debito e un prodotto interno lordo di 1.600 miliardi, 850 dei quali sono spesa pubblica: pensioni, sanità, spesa corrente e interessi sul debito.

B.: E allora? Sai che roba! Prima cosa l’Italia della corruzione era, prima dell’euro, una potenza mondiale, e non un Maiale-PIIGS. Il Giappone ha 13,5 trilioni di dollari di debito su un PIL di 6 trilioni di dollari (quasi il doppio del nostro debito). Ha un deficit di bilancio del 9,2 % (tre volte il nostro deficit), ma viaggia a inflazione a 0,3%, disoccupazione al 4% (noi 12%, ma 27% reali), e paga meno dell’1% di interessi sui titoli di Stato. Differenza Serra? Comincia per E. Poi c’è una U, poi la R, poi una O, poi… zona. Ma questo tu e RenzinoBlair non lo dite, eh?

S.: Lo spread va abbattuto perché non incide soltanto sui 80 miliardi di interessi che paghiamo sul debito, ma anche sul costo del denaro che le banche prestano ai privati e alle aziende.

B.: Serra bocciato all’esame di banking. Prima cosa l’Italia nel 1994 aveva uno spread di 600(!!) ma Standard & Poor’s ci giudicava “una delle economie leader d’Europa”. Lo spread è un bufala, amico. E soprattutto se tu capissi qualcosa di banche e Banche Centrali sapresti che lo spread col costo del denaro non c’entra una mazza. Quello che invece c’entra, purtroppo, è non avere più una Banca Centrale nelle sue piene capacità, sempre a causa di sta maledetta Eurozona, perché una BC ha il pieno potere sul costo del denaro che viene prestato ad aziende e cittadini.

S.: C’è una sola soluzione: tagliare la spesa pubblica e riqualificarla togliendo sprechi e allocando correttamente le risorse, anche per migliorare i servizi. Questa la madre di tutte le battaglie, difficile da combattere perché ci si scontra con interessi e lobby fortissimi.

B.: Per forza, si scontra con i nostri interessi di persone!, togliere il potere di fuoco dello Stato di spendere a deficit per creare beni finanziari al netto per il SETTORE NON-GOVERNATIVO, è come bloccare il corso del fiume Po e poi sperare di trovare acqua dalla rugiada la mattina sulle foglie. Dio Santo! Ma quanto siete monotoni tu e Renzi, come tutti quelli di destra finanziaria, “tagliare tagliare tagliare”… tanto poi per voi una TAC urgente c’è domani, mica a luglio da oggi… (per i lettori: ai vecchi bei tempi c’era la ghigliottina per certe ingiustizie).

S.: C’è da recuperare denaro dall’evasione, una delle cause del debito

B.: Troppo lungo da spiegarti qui, Serra, ma l’evasione in uno Stato sovrano nella moneta, non toglie un centesimo alla spesa pubblica, semplicemente perché lo Stato prima spende, e solo dopo tassa, per cui le tasse non finanziano lo Stato. Lo fanno, ahimè, in sto abominio di Eurozona, perché non abbiamo una moneta nostra e la dobbiamo prendere in prestito dai mercati di capitali, e dobbiamo poi ridargliela con interessi. E allora eccoci con la Chemiotassazione al SETTORE NON-GOVERNATIVO per restituire una moneta che non possiamo creare.

S.: Torniamo ai dati: abbiamo meno dipendenti pubblici dei nostri partner, ma li paghiamo di più, non nella parte bassa, ma in quella alta. Gli altri spendono il 13 per cento in meno rispetto a noi. L’impatto è devastante: uccidiamo la competitività, diventiamo deboli nei settori innovativi, ammazziamo le imprese e aumenta la corruzione.

B.: Spiegami cosa cavolo c’entrano gli stipendi pubblici, che se sono alti delle due aiutano la domanda interna, con la competitività del made in Italy, i settori innovativi, e ammazzare le imprese? Ehhhhhhhh????

S.: Ogni anno, a parità di conto economico, le aziende italiane perdono rispetto ai concorrenti europei il 15 per cento dei profitti a causa dello spread (assumendo che i ricavi siano gli stessi, ma non lo sono). Quindici per cento l’anno. Dopo due o tre anni, quando magari le aziende devono rinnovare i macchinari, non hanno i soldi e quindi sono costrette a chiudere o a vendere, e magari a investire il ricavato nella finanza e non nell’industria.

B.: Su sta stupidaggine dello spread rileggi sopra. Dire che le aziende ne soffrono, dello spread, è come dire che un affamato africano soffre la fame perché mastica male (mica perché non c’è niente da mangiare, nooo). Dì piuttosto che le aziende italiane soffrono del VERO spread, che è quello della differenza fra i tassi che caricano le banche tedesche alle aziende tedesche e i tassi assurdi che caricano le banche italiane sui nostri imprenditori, anche se entrambi i sistemi bancari prendono soldi da Draghi all’1%. Dì che le aziende tedesche hanno preso miliardi sottobanco dallo Stato (ti dice nulla KFW?) mentre da noi gente come te predica i tagli di spesa pubblica. Serra, mi stai facendo incazzare.

S.: Siamo primi nell’economia sommersa: l’ultimo dato è del 21,5 per cento. Fino a qualche anno fa in Corea del Sud era al 20 per cento, ma il Fondo monetario ha imposto l’uso delle carte e in poco tempo l’evasione si è ridotta al 5 per cento. Da noi abolirei il contante e per i controlli farei incrociare le dichiarazioni dei redditi e il flusso di cassa a un operatore non italiano, a Google o al software usato dallo Stato francese. Altra cosa: i lavoratori autonomi sono il 32 per cento, ma valgono soltanto l’8 per cento delle entrate fiscali: 13 miliardi sui 165 del gettito da lavoro. I non dipendenti dovrebbero pagare una cinquantina di miliardi in più, una cifra intorno al 3 per cento del Pil. Senza questa evasione ventennale avremmo un rapporto debito-Pil del 60 per cento invece che del 130. E a noi basta arrivare al 100. L’obiettivo dei prossimi dieci anni è ridurre di 600 miliardi il debito pubblico. È la missione della nostra generazione.

B.: Primo, il sommerso in Italia è in gran parte un tentativo istintivo del SETTORE NON-GOVERNATIVO di pareggiare la catastrofica perdita di PIL dovuta, Serra!, alla DISOCCUPAZIONE. La disoccupazione ci costa 360 miliardi minimo (+ probabile 800) di PIL perso. Il sommerso è a 333 miliardi. Ma tu le parole “piena occupazione” manco sai cosa sono. Poi, ripeto, è solo a causa dell’Eurozona se oggi le tasse in Italia finanziano la spesa pubblica (leggi sopra), e questo impedisce al governo di ABBASSARE LE TASSE, tipo, abolire l’IVA?…, per aiutare l’economia al collasso, altro che combattere il sommerso. E infine, ripeto Serra, ridurre il debito pubblico significa ridurre l’attivo del SETTORE NON-GOVERNATIVO (leggi sopra), cioè TAS-SAR-LO! Il debito pubblico è una passività del SETTORE NON-GOVERNATIVO italiano OGGI solo perché siamo in Eurozona, con una moneta che non è nostra e dobbiamo restituire ai mercati.

S.: Va dunque tagliata la spesa del 20 per cento… Tagliando i costi della politica… Le pensioni, poi…

B.: Ok, dai, basta. Solita pappa Blairiana, Thatcheriana, Neoclassica, ecc. ecc. Ma non fate prima, tu e il tuo amico Renzi, a dirlo chiaro? Di economia reale non capite niente, siete di destra finanziaria, ma la cosa grave è chi vi dà gli ordini. Bruxelles. Ciao trader. PB

Comments

  1. Che dire, Barnard nelle sue risposte in questo post ha semplicemente riassunto tutto il programma memmt per salvare il paese in 5 minuti di lettura tutto. La cosa sconsolante e che troppo pochi lo leggono.

  2. Con un Boeri all’ economia, ritroveremo anzitempo la sovranità monetaria, e dopo, tutto diverrà davvero più facile. Lui non appartiene alla schiera dei “convenzionali”, Boeri è uno controcorrente che saprà far rinascere il nostro tessuto produttivo. Ho davvero una gran fiducia in questo Bocconiano. Forza ragazzi, non ha più senso diffondere la mmt, possiamo essere certi che Tito la implementerà seduta stante.

  3. dopo due anni di governo renziano l’italia sara’ davvero in ginocchio, i sopravvisuti forse apriranno gli occhi ,e solo alloro , forse, ci sara’ la svolta……..

    speriamo di sopravvivere al governo renziano

  4. Paolo ha dimenticato un’altra perla di Serra: i giovani non trovano lavoro perchè le aziende non possono licenziare i vecchi (che poi sono i loro genitori).

  5. una domanda.

    considerato che il 10% della popolazione italiana detiene il 50% della ricchezza, perche tassare quella ricchezza non va bene?

    perche, come leggo, il 20% picchia di piu su 20mila euro che su 20milioni???

    siamo sicuri?

    è vero, le aliquote non sarebbero progressive, ma chi ha di piu pagherebbe di piu. chi non ha ricchezza non pagherebbe.

    oggi invece paga solo chi ha un reddito (fino al 43%) anche se non ha alcun patrimonio…

    oggi chi vive di rendite paga il 20% (se lo paga), trovo eticamente sbagliato che paghi di meno di chi lavora.

    1. Perchè chi ha dei risparmi non è detto che viva di rendita. Nel 90% dei casi è un lavoratore che ha risparmiato, quindi ha già pagato le imposte sui redditi prima di poter mettere da parte qualcosa e perchè dovrebbe pagare il 30% sugli interessi dei suoi 20.000 euro che sono stati tassati?
      Di questi tempi potrebbe anche essere un lavoratore disoccupato che ha qualche risparmio e lo sta consumando per sopravvivere, altro che rendita.

      1. nei paesi scandinavi i disoccupati non sono costretti a usare i risparmi per sopravvivere (e cmq non tutti i disoccupati hanno risparmi, soprattutto se giovani!!), lassu TUTTI – inclusi gli studenti che usciti da scuola non trovano lavoro – hanno diritto a un sussidio con cui si puo vivere decentemente.

        ma sempre lassu gli interessi sono tassati al 30%, tutte le successioni sopra i 40mila euro sono tassate (da noi fino a 1 milione non si paga nulla….). le auto di lusso pagano maxi imposta fino al 50%, oltre all IVA al 24%.

        sono dei pazzi?

        grazie a questo, lassu le tasse sul lavoro (il nostro irpef) sono a parità di scaglione di reddito la metà di qua. (il 17% quando da noi è il 38%).
        un esempio: su un reddito di 30mila euro lordi, sono 5mila euro di tasse in piu OGNI ANNO. vi pare poco????

        eppure chi vive di stipendio in italia è contrario a una tassazione sulle rendite, come se tutti avessero dei conto correnti milionari….

        1. Mi risulta che anche in Italia si paghino le tasse sulle successioni e suui conti correnti:
          http://www.buonenotizie.it/economia-e-lavoro/2014/01/05/meno-tasse-sui-conti-correnti-addio-allimposta-di-bollo/
          La tassazione nei paesi scandinavi è più alta di quella Italiana perchè sono paesi dalla tradizione neoclassica che hanno sempre utilizzato lo strumento del contenimento del debito pubblico e l’export come entrate:
          http://economia.panorama.it/Tasse-in-Danimarca-ne-pagano-piu-che-in-Italia-Ma-evadono-molto-meno
          Non a caso anche loro sono in recessione con PIL in forte calo:
          http://www.imf.org/external/pubs/ft/weo/2013/02/weodata/weorept.aspx?pr.x=64&pr.y=5&sy=2010&ey=2013&scsm=1&ssd=1&sort=country&ds=.&br=1&c=142%2C128%2C144&s=NGDP_RPCH&grp=0&a=

        2. Non sono contraria a una tassazione sulle rendite, dico solo che chi ti taglia l’irpef e ti aumenta un’altra tassa ti sta prendendo per i fondelli.

          E se ti informi sul reddito minimo garantito, parlo della proposta cinque stelle, vedrai che è concessa solo con un ISEE molto basso. Quindi se rimani disoccupato, PRIMA devi consumare quasi tutti i tuoi risparmi e DOPO ti viene concesso il reddito minimo.

    2. Ecco, Ursula, hai detto bene alla fine: il discorso è etico, non macroeconomico. Si tratta di due piani diversi, non confondiamoli e, soprattutto, non cadiamo nella retorica del “i soldi ci sono, basta prenderli a chi li accumula e se li tiene stretti”. E’ il solito modo di agitare un fazzoletto davanti agli occhi per impedirti di guardare alla radice del problema. Perciò, se mi dici che è giustizia sociale ripartire diversamente il carico fiscale mi trovi d’accordo al 100%; se invece pensi che, così facendo, risolveremmo i nostri mali attuali… no, macroeconomicamente non funziona così. Anzi, secondo me dato lo stato attuale peggioreremmo le cose.

    3. Ursula. Quel discorso del 50% della ricchezza in verità ha forti limiti, perchè sono inclusi anche i beni immobiliari. Ora, senz’altro molti dei nostri genitori o nonni quando c’era l’elevata inflazione negli anni ’70 hanno potuto costruire abitazioni anche grandi con relativa facilità di ripagare i mutui (perchè si sono svalutati anche i debiti e c’era la scala mobile), ma la ricchezza totale non rispecchia il reddito. Ad esempio mio nonno negli anni 60 e 70 progressivamente è riuscito a costruire due grandi case con annessi, ma percepiva (purtroppo se n’è andato il luglio scorso) la pensione minima e quando ha dovuto pagare l’IMU abbiamo dovuto dargli una mano (3600 euro e passa).

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