Si parla di crisi del settore bancario italiano: banche che falliscono mentre altre banche subiscono pesanti perdite in borsa (vedi Monte dei Paschi di Siena).

A tal proposito è importantissimo comprendere la forte interdipendenza che esiste tra le politiche fiscali (spesa pubblica e tasse) e lo stato di salute del sistema bancario, quel che c’è da capire è:

1) in una situazione di recessione economica, deflazione, alta disoccupazione, numerosi fallimenti aziendali, il tutto generato da carenza di moneta (troppe tasse in rapporto alla spesa pubblica) nel sistema, ampi deficit pubblici e quindi politiche fiscali espansive, non solo generano arricchimento finanziario netto e quindi più soldi per cittadini ed imprese, ma questo aumento della ricchezza finanziaria privata consente ai soggetti privati, cittadini ed imprese, di essere maggiormente solvibili nei confronti delle banche e li mette in condizione di ripagare i prestiti esistenti che oggi costituiscono gli attivi deteriorati nei bilanci delle banche. In questo modo si risolverebbe il principale problema che vive oggi il settore bancario, quello veramente funzionale a famiglie e imprese.

2) Non solo: aumentare la ricchezza finanziaria netta del settore privato farebbe ripartire i consumi, gli investimenti e l’occupazione e ciò aumenterebbe la richiesta di prestiti da parte del settore privato alle banche (bisogna essere in due per ballare il tango). Per fare in modo che ci sia un prestito bancario occorre non solo che la banca sia disposta a concederlo, ma che ci sia anche qualcuno che lo chieda per creare o migliorare la propria azienda o allo scopo di migliorare il proprio futuro e quello della collettività.


3) Infine, la maggior solvibilità di famiglie e imprese raggiunta attraverso l’aumento della ricchezza renderebbe i soggetti privati più solvibili in prospettiva futura (dovuto anche all’aumento dell’occupazione) incentivando le banche ad elargire nuovi prestiti a clienti con un merito creditizio conseguentemente migliorato.

I vantaggi derivanti da politiche fiscali espansive sarebbero enormi. Non solo darebbero respiro a cittadini ed imprese ma risolverebbero anche la crisi bancaria che stiamo vivendo riducendo l’insolvenza sugli stessi prestiti elargiti.

Invece cosa stanno facendo? Cercano di risolvere la crisi bancaria, non attraverso politiche fiscali espansive, come sarebbe logico ed auspicabile, ma attraverso politiche monetarie finalizzate all’abbassamento dei tassi d’interesse, oggi addirittura in territorio negativo e leggi “innovative” come il bail in (in pratica nuove tasse). E queste soluzioni, inclusa la politica monetaria, non funzionano: non solo è folle pensare di stimolare la crescita attraverso il credito bancario in una fase di recessione economica ma è oltretutto sbagliato pensare che la riduzione dei tassi d’interesse e l’aumento delle riserve bancarie deciso dalla BCE (attraverso il Quantitative Easing) sia in grado di indurre le banche a prestare ed il settore privato a prendere in prestito. Tale meccanismo di trasmissione, benché avallato da alcuni libri di testo di economia e confermato da modelli economici mainstream, non funziona (come conferma oltre ogni dubbio il grafico sottostante preso in prestito da FEF Accademy).


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Stanno somministrando la medicina sbagliata al paziente e, dopo sei anni di terapia, insistono con la stessa medicina nonostante sia ormai dimostrato palesememente da dati empirici che questa non sortisce effetti benefici sul paziente.

A questo punto, mentre da una parte occorre sottolineare la responsabilità che ha oggi la classe dirigente nel non capire come funzionano i sistemi monetari moderni e nel non comprendere quali sono gli strumenti sui quali dovrebbe far leva, dall’altra occorre anche sottolineare che l’attuale assetto istituzionale dell’Eurozona rende impossibile l’applicazione delle politiche fiscali espansive e la cosiddetta flessibilità infatti:


1) alla BCE è vietato il finanziamento monetario (diretto e indiretto) del deficit pubblico dei singoli stati (nell’Eurozona è possibile finanziare i deficit soltanto attraverso il prelievo fiscale e la vendita di titoli di Stato ai mercati privati).

2) manca una garanzia universale e solidale da parte della BCE sui debiti pubblici dei singoli Stati oggi denominati in euro. Ciò mette in discussione la solvibilità di tutti gli Stati che oggi appartengono all’Eurozona dato che i mercati di capitali acquisteranno i titoli di Stato soltanto dopo una attenta valutazione dei profili di rischio. Viene da sé che se ci fosse la garanzia esplicita della BCE non esisterebbero rischi di insolvenza da parte dei singoli Stati sul debito pubblico)

3) i vincoli al deficit pubblico (Fiscal compact e trattato di Maastricht) impediscono di fatto l’utilizzo della politica fiscale che è lo strumento più importante ed efficace nella situazione che stiamo vivendo.

Questo assetto anomalo e unico al mondo e che non prevede il coordinamento necessario tra politica fiscale, in capo ai governi, e politica monetaria, in capo ad una istituzione sovranazionale (BCE), porta la nostra classe politica ma anche quella europea tutta a cercare di risolvere la situazione attraverso politiche che aggravano la recessione:

– La politica monetaria che non funziona
– Politiche volte a massimizzare l’export (export lead) che non funzionano
– riforme del mercato del lavoro che non funzionano
– altre riforme strutturali, nessuna delle quali ha effetto sull’economia

Le hanno provate tutte tranne l’unica che funziona cioè le politiche fiscali espansive.
Ce la faranno i nostri eroi? magari spinti da una coscienza nuova nei cittadini che subiscono?

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