Prima parte.

Di Giulio Betti.

NESSUNA SOLUZIONE DENTRO EURO E UNIONE EUROPEA

 

“Ma perchè uscire dall’euro? Non potremmo semplicemente allentare il deficit e sforare il 3%?”

Spesso sentiamo domande come queste, provenienti in molti casi da persone disinformate, o peggio ancora da persone informate ma paurose di prendere posizioni che potrebbero essere giudicate estremiste. Quella di sforare il limite del 3% del rapporto deficit/pil (portato in realtà allo 0,5% dal trattato Fiscal Compact) è una soluzione ridicola, addirittura difficilmente classificabile come “soluzione”. Prima di tutto questa ipotesi manterrebbe in vita l’Euro, moneta straniera della quale le nazioni ex-sovrane dovrebbero continuare ad approvvigionarsi ricorrendo alle grandi istituzioni finanziarie private, in quanto il monopolio dell’emissione rimarrebbe saldamente nelle mani di un’entità terza, ovvero la Banca Centrale Europea. Tutto ciò in barba ai principi fondamentali della nostra carta Costituzionale, i quali non prevedono che funzioni fondamentali come l’emissione monetaria siano affidate ad istituzioni diverse da quelle della Repubblica e non soggette ad un controllo di legittimità democratica, come avviene per la Bce. Infatti la Bce ha come caratteristica fondamentale l’indipendenza nello svolgimento delle sue funzioni, ovvero non è possibile influenzare direttamente la sua attività tramite richieste, raccomandazioni o sollecitazioni provenienti da organi esterni. Tutto ciò è profondamente antidemocratico e irrispettoso della volontà, legittima, di ciascun popolo, di voler determinare quali politiche attuare nei propri territori.

La Bce e la Commissione Europea non hanno nessun interesse a concedere allentamenti del deficit a nazioni come l’Italia, se non a seguito di pesanti riforme dei salari e del mondo del lavoro, tipo quello che è successo in Spagna. L’obiettivo di Bce e Commissione Europea non è la ripresa economica, una ripresa economica che determini un aumento successivo dei salari e condizioni di vita migliori delle popolazioni. Tutto ciò che conta è evitare spinte inflattive, che poi il vostro lavoro e il vostro reddito siano distrutti, per loro non conta! Non vedete che fine hanno fatto i capi di governo che in questi anni volevano far “cambiare verso” all’Europa? Questo dovrebbe ormai essere chiaro da un pezzo, ma evidentemente ancora non lo è.

Ma anche ammesso che ci concedessero per miracolo un allentamento del deficit, la famosa flessibilità sui conti pubblici, cosa succederebbe nei paesi del sud Europa? Restando nell’euro, moneta straniera, valutata secondo autorevoli studi troppo forte per i paesi del sud Europa e troppo debole per quelli del nord, accadrebbe che il denaro rimasto in circolo grazie al maggior deficit verrebbe speso in beni e servizi provenienti dai paesi del nord Europa, resi convenienti per i cittadini del sud rispetto ai beni e servizi nazionali proprio dalle dinamiche della moneta unica. Esattamente ciò che è successo dall’introduzione dell’Euro fino allo scoppio della crisi del 2008: grazie all’uso di una moneta più forte rispetto a peso, dracma o lira è diventato più conveniente comprare auto, elettrodomestici e persino prodotti alimentari esteri! Anche andare a fare le vacanze all’estero è diventato più conveniente, rispetto a farle in Sardegna, ad esempio. Quindi un maggior deficit senza moneta nazionale, all’interno di un sistema di cambi fissi, acuirebbe solamente gli squilibri che già sono presenti in Eurozona. Lo stato ex-sovrano non potrebbe comunque fare politiche di sostegno ai salari, pena un incremento esponenziale delle importazioni, che non costituirebbe neanche un problema con valuta nazionale in tasso di cambio flessibile, ma con la moneta estera Euro sì.

E se qualche anno dopo che la Bce ci ha concesso miracolosamente l’aumento del deficit, ci ripensano? Mi immagino già la scena “Ok avete fatto deficit per 2-3 anni, adesso tornare a fare pareggio di bilancio”. Saremmo di nuovo punto e a capo. Di nuovo a cercare improbabili soluzioni.

Lasciamo poi stare proposte come quelle di Quantitative Easing for People o fantascientifiche allocazioni di risorse finanziarie per creare posti di lavoro da parte della Bce, perché queste proposte presuppongono un’errata comprensione del mandato e dello svolgimento delle funzioni della Bce stessa, come sopra analizzato. Queste sono tutte proposte placebo. Sono perdite di tempo e gimcane assurde, mentre in Europa i popoli ex-sovrani sono decimati, affamati e senza futuro a causa dei trattati europei. E noi dovremmo andare ad elemosinare qualche spicciolo alle stesse istituzioni che ci hanno distrutto lavoro, salario e vita? Andare a contrattare “migliori condizioni da prigionieri”? No signori, non è questa la strada. Dobbiamo riprenderci la libertà, la nostra sovranità. Per i governi, nelle crisi con i gruppi terroristici, regna una regola aurea: “Non si tratta con i terroristi”. Ebbene, allo stesso modo io dico “non si tratta con chi vuole vederti crepare, non si tratta con la Bce e la Commissione Europea”. L’Ue maciulla i nostri diritti, la nostra dignità come popoli delle nazioni europee. Proporre soluzioni che mantengono in vita le istituzioni Ue è antidemocratico. Lascio volentieri ai moderati queste non-soluzioni, io ripeto a gran voce “USCIRE DALL’EURO E DALL’UNIONE EUROPEA ORA“.

Seconda parte.

Di Marco Cavedon.

Perché “trattare” con L’Europa per risolvere il problema dell’attuale architettura dell’euro è sbagliato.

1) Manca totalmente in questa visione il concetto di quello che la UE è veramente, di come è stata creata e portata avanti e cioè nel disprezzo di diritti umani fondamentali quali l’autodeterminazione dei popoli e il concetto stesso di democrazia.
L’Europa non è un qualcosa nato dal basso, ma imposto dall’alto attraverso un metodo che potremmo definire “dittatura illuminata“, come ammesso nelle loro intenzioni dai principali artefici di questo progetto quali Kalergi, Monnet, Spinelli e da tecnocrati moderni quali Tommaso Padoa Schioppa.

2) Ma non potremmo lanciare un ultimatum all’UE di pochi mesi per aumentare il limite di spesa a deficit?

Stiamo parlando di trattare con una istituzione fondata sul neoliberismo, in completa antitesi con i principi fondamentali della Costituzione Italiana. Legittimare ulteriori trattative (per quanto in extremis) significa di fatto legittimare tutti quei movimenti politici che si definiscono europeisti ma che in qualche modo (nemmeno loro dicono bene come) vogliono cambiare questa Europa e alzano la voce per farlo credere senza poi essere disposti veramente ad uscirne nel caso il risultato non sia conseguito. Nel corso delle trattative si mette sempre su un piatto qualcosa mentre dall’altra parte si mette qualcos’altro e il risultato finale non è garantito. Nello specifico, cambiare le regole di spesa a deficit non comporta una semplice “collaborazione” con gli altri paesi UE per attuare diverse politiche, quanto la riscrittura dei trattati fondanti di questa Unione nonché il dover spiegare politicamente alla cittadinanza tutta il perché finora si è considerato il debito pubblico un problema, quando in verità è divenuto tale solo grazie a questi stessi trattati – politicamente improponibile. Inoltre continuare a legittimare le forze politiche che (a parole) dicono di voler riformare l’UE significa con ogni probabilità perdere ulteriore tempo, in quanto questi movimenti parlano più per convenienza politica che per reale voglia di risolvere i problemi; basta guardare a come è stato salutato il “piano Junker” per gli investimenti o la stessa Banking Union, che in realtà ha creato problemi al posto di risolverli.

3) L’aspetto morale e politico.

Una Unione Europea nata su questi presupposti e portata avanti in questo modo, al di là della questione “riformabilità” moralmente non merita di sopravvivere. Continuare a legittimare un’istituzione nata dal neoliberismo mascherato di “pace e solidarietà” significa criminalizzare con un fare oscurantista il diritto dei popoli a vivere liberi e a determinare le politiche economiche più adatte alla propria situazione specifica. Inoltre, sul piatto delle trattative di cui sopra ci potranno essere chieste ulteriori cessioni di sovranità alle quali la nostra classe politica difficilmente saprà opporsi, in quanto, come noto, più le istituzioni sono centralizzate e lontane dalle singole comunità e nazioni, più essa si sente al riparo dal processo elettorale (e anche qui le citazioni si sprecano). E se in settant’anni le istituzioni europee non hanno dimostrato di voler risolvere i problemi (anzi li hanno creati), figuriamoci se lo potranno fare dopo che avremo dato loro ancora più potere. Il ministro delle finanze tedesco Schauble già ha chiesto la completa cessione di sovranità fiscale a livello centrale (dipinta da molte forze politiche italiane in modo trasversale come una soluzione di per sé al problema), ma non certo per applicare spesa in deficit o comunque aiutare le varie economie europee in modo equo.

4) E ma se si vuole tornare subito ad una valuta nazionale allora si è brutti, cattivi, fascisti ed isolazionisti.

Il difendere la sovranità del proprio popolo è un diritto umano fondamentale che non implica affatto il non voler collaborare o vivere in pace con gli altri. Ad esempio il movimento sovranista italiano di Salvini e Meloni propone una trattativa con gli altri paesi UE per tornare ciascuno alle proprie valute nel modo più indolore possibile. Quindi non è vero che per collaborare con gli altri bisogna per forza cedere sovranità e avere una moneta unica, questa è un’emerita sciocchezza. La nostra Costituzione inoltre parla di limitazioni di sovranità e mai di cessioni, ma in condizioni di parità con gli altri stati, per fini di pace e sempre nel rispetto di regole internazionali generalmente accettate (il che esclude le regole UE che si applicano alla sola Europa e non in modo uniforme): ne consegue che l’attuale adesione ai trattati UE da parte dell’Italia è del tutto illegittima e incostituzionale.

5) Anche da parte di chi vuole costruire veramente un’Europa superstato federale, si permane comunque nell’errore di voler partire dal tetto, non dalle basi mediante condivisione di valori di fondo, mentalità, modello economico, stile di vita, simboli, cultura e tradizioni e se nella Costituzione Europea bocciata nel 2005 non si è voluto nemmeno inserire il riferimento alle nostre radici cristiane, mi pare che al momento non ci siamo proprio. Questo percorso dovrebbe comunque essere seguito senza fanatismi e nel rispetto comunque delle diversità e delle libertà delle nazioni, perché la pluralità di culture e modelli è una ricchezza e la loro applicazione e confronto in diversi contesti può essere d’aiuto a tutti al fine di rendersi conto dei propri limiti e prendere esempio dagli errori e dalle virtù propri e altrui. In nessun “Vangelo” sta scritto che l’Europa deve diventare per forza un’unica nazione.

Motivo per cui, sono orgogliosamente anti euro ed UE ma non anti europeo e isolazionista !

Comments

  1. Sto vedendo il mio paese morire, nessuno è disposto ad ascolare ciò che voi dite in questo film
    sono anni che cerco di far capire queste cose alla gente, ma la gente preferisce mettere la testa sotto la sabbia
    grazie queste cose mi fanno sentire meno sola, ho iniziato ad interessarmi di questa famosa auserity
    4 anni fa e da semplice operaia ho capito cosa ci riservava il futuro, ma ad averlo capito sembriamo
    davvero in pochi grazie

    1. Grazie a te Clelia.
      Purtroppo è vero che l’ignoranza è ancora tanta, così come la malafede, la falsità e l’opportunismo della politica, tutte cose che al momento ostacolano i nostri sforzi. Ma la spinta deve necessariamente venire dal basso perchè i politici non fanno l’interesse del popolo se questo non li mette alle strette.

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