krugmanIn un’intervista del 9 dicembre Paul Krugman, premio nobel per l’economia nel 2008, ha dichiarato quanto segue:

In linea di principio, si possono avere attività finanziarie che hanno un valore, anche se non c’è nulla che garantisca tale valore […] Oggi, questo non è il caso della moneta fiat [ossia tutte le odierne valute che non sono né convertibili, né garantite da alcuna attività reale, come oro o argento, nda], dal momento che essa è garantita dal fatto che alla fine voi pagate le imposte con essa; la moneta fiat è come se fosse garantita dal fatto che ci sono uomini con i fucili.


Vi suona familiare? Dovrebbe, dal momento che proprio la Mosler Economics-Modern Money Theory sostiene queste posizioni da oltre due decenni. E anche perché l’esempio utilizzato da Paul Krugman, secondo cui possiamo immaginare che ci siano “uomini con i fucili” a garantire il valore della moneta è lo stesso che Warren Mosler utilizza da anni nelle sue conferenze in giro per il mondo. Infatti, uno Stato crea la sua valuta e impone l’obbligo ai propri cittadini di dover pagare le tasse in quella determinata valuta, scelta dallo Stato stesso. A questo punto, i cittadini saranno costretti a far fronte a tale obbligo per non finire in galera e quindi cercheranno di procurarsi quella determinata valuta. Gli uomini armati, spiega Mosler, non sono altro che gli esattori delle tasse, incaricati dal governo di far rispettare ai cittadini l’obbligo di pagamento delle imposte. Ed è proprio tale obbligo, se ci pensate bene, che di per sé è sufficiente a fare in modo che quella valuta acquisisca valore e sia garantita all’interno delle transazioni private, dal momento che quella è l’unica valuta accettata dal governo per il pagamento delle tasse stesse. Nessun metallo prezioso e nemmeno il fatto che quella valuta abbia corso legale in un determinato Paese sono condizioni necessarie a garantirne il valore fra i cittadini, ancor prima infatti è sufficiente che ai cittadini sia richiesto di far fronte ai propri obblighi fiscali solo in quella determinata valuta.

Ecco, adesso che lo dice anche Paul Krugman (lontano dalla ME MMT per molti dei suoi aspetti più cruciali, ma probabilmente l’economista vivente più letto e seguito), qualcuno sarà forse rassicurato, altri saranno sorpresi, altri faticheranno ancora di più ad etichettare questo concetto della Modern Money Theory come pura follia, senza cadere nel ridicolo.

Ma, la vera cosa buffa sapete qual è? In realtà, il concetto di moneta fiat garantita dalle imposte e di moneta come creatura dello Stato, su cui lo Stato stesso ha il pieno monopolio, e che assume valore in quanto unico mezzo per far fronte agli obblighi fiscali introdotti proprio dallo Stato, non sono affatto idee inventate da Warren Mosler, Randall Wray, Bill Mitchell o Stephanie Kelton.

E se non ci credete vi basterà leggere le prossime citazioni riprese dagli scritti di Adam Smith, il padre dell’economia politica; Georg Friedrich Knapp, economista tedesco di inizio novecento; John Maynard Keynes, il padre della macroeconomia; per arrivare nel secondo dopoguerra ad Abba Lerner, Hyman Minsky, Charles Goodhart e persino ad un altro premio nobel, James Tobin.

adamSmith

Adam Smith, The Wealth of Nations, 1776:

La necessità che alcune imposte debbano essere pagate in una particolare carta moneta può fare in modo che quella moneta abbia un certo valore anche se non convertibile. […] Un principe, che potesse sancire che una certa parte delle sue imposte debbano essere pagate in una carta moneta di un certo tipo, potrebbe, in virtù di questo, dare un certo valore a questa moneta.


Georg Friedrich Knapp, nell’opera The State Theory of Money (1924) introduce ed esamina il concetto di moneta di Stato, un approccio che si oppone alla visione Metallista, secondo la quale il valore della moneta deriva dal valore del metallo utilizzato (per esempio oro o argento) per coniare o garantire la moneta stessa. Secondo l’economista tedesco il limite maggiore di questa visione è quello di non prendere in considerazione nell’analisi del sistema monetario lo Stato. E Knapp riteneva ciò assurdo, dal momento che:

La moneta di Stato è ciò che viene accettato presso gli uffici statali di pagamento. […] In base a questo, non è l’emissione ma l’accettazione, così la chiamiamo, ad essere decisiva. L’accettazione da parte dello Stato delimita il sistema monetario. Accettazione che va intesa come accettazione da parte dello Stato presso gli uffici pubblici di pagamento.


keynes

John Maynard Keynes, nella sua opera A Treatise on Money, del 1930, sottolinea addirittura come la cosiddetta “Era Cartalista o Moneta di Stato” contraddistingua almeno gli ultimi 4mila anni e come sia la caratteristica comune a tutte le moderne economie:

Lo Stato, quindi, entra in scena prima di tutto in quanto autorità giudiziaria che impone il pagamento della cosa che corrisponde al nome o alla descrizione che si trova sui contratti. Ma, entra in scena nuovamente, quando afferma il diritto di determinare e dichiarare quale cosa corrisponde al nome e di variare la sua dichiarazione nel corso del tempo – quando, per così dire, afferma il diritto di pubblicare nuovamente il dizionario. Questo diritto viene affermato da tutti gli Stati moderni ed è stato affermato allo stesso modo per almeno quattro mila anni.


Lo Stato, dice Keynes, sceglie, da un lato, l’unità di conto in cui vengono espressi i rapporti fra debitori e creditori (“il nome”); dall’altro, sceglie che cosa corrisponde a questo nome (“la cosa”), sia che si tratti di metallo prezioso (oro o argento) sia che si tratti di moneta non convertibile.

Inoltre, come sottolinea Abba Lerner, nel suo Money as a Creature of the State (1947), qualsiasi sia la storia degli ultimi quattromila anni, è indubbio che nell’era moderna la moneta sia sempre moneta di Stato:

Qualunque sia stata la storia dell’oro, oggi, in una normale economia ben funzionante, la moneta è una creatura dello Stato. La sua accettabilità generale, che è la sua caratteristica più importante, esiste o finisce in relazione all’accettabilità dello Stato. […] Lo Stato moderno può fare in modo che qualsiasi cosa lui scelga come moneta sia generalmente accettata. È vero infatti che una semplice dichiarazione di cosa sia o cosa non sia moneta non basterebbe, persino se fosse garantita dalla prova costituzionale più convincente dell’assoluta sovranità dello Stato. Ma, se lo Stato è disposto ad accettare quella che viene dichiarata moneta per il pagamento delle imposte e degli altri obblighi nei suoi confronti il gioco è fatto. Ogni persona che avrà degli obblighi verso lo Stato accetterà i pezzi di carta con cui potrà regolare tali obblighi, e tutte le altre persone saranno disposte ad accettare questi pezzi di carta perché sanno che coloro che devono pagare le imposte, in definitiva, li accetteranno. D’altra parte, se lo Stato rifiutasse di accettare un qualche tipo di moneta per gli obblighi verso esso, sarebbe difficile credere che essa [la moneta, nda] manterrebbe molta della sua generale accettabilità.


minsky

Un fatto riconosciuto in epoca più recente anche da Hyman Minsky, che nella sua opera forse più conosciuta, Stabilazing an Unstable Economy (1986), scrive:

In un’economia in cui il debito pubblico è la principale attività nei bilanci delle banche che emettono depositi, il fatto che le imposte debbano essere pagate dà valore alla moneta di quella economia […] La necessità di pagare le imposte significa che le persone lavorano e producono in modo da ottenere ciò con cui le imposte possono essere pagate.


goodhart

E anche, Charles Goodhart, docente emerito alla London school of economics ed ex membro del Comitato di politica monetaria della Bank of England, ammette questo fatto nel suo libro Money, Information and Uncertainty, del 1989:

Lo Stato impone delle imposte e può richiedere che queste siano pagate nella moneta emessa dallo Stato. Questo garantisce che tale valuta fiat avrà un qualche valore.


tobin

Infine, anche un altro premio nobel come James Tobin, anch’esso lontano dalla ME-MMT analogamente a Krugman, riconosce questo fatto. Nel libro del 1998, Money Credit and Capital, Tobin scrive infatti:

In virtù della sua disponibilità ad accettare un’attività definita per il pagamento delle imposte e degli altri obblighi, il governo rende quella attività accettabile per chiunque abbia quel tipo di obbligo, e in definitiva per coloro che hanno un obbligo verso essi, e così via.


Ecco, se sono stato prolisso era solo per mostrare che la base di certe affermazioni della Mosler Economics Modern Money Theory sono il frutto di oltre tre secoli di storia dell’economia e non strambe idee prive di fondamento come qualcuno vorrebbe, troppo spesso, farle passare.

Nota: Tutte le citazioni presenti nel testo sono riprese da due studi di L. Randall Wray:
Money and Taxes: The Chartalist Approach (1998) e The Neo-Chartalist Approach to Money (2000).

Comments

  1. Complimenti: sono sintesi di cultura economica che valorizzano ulteriormente la ME-MMT, rendendola più autorevole.

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